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lunedì 7 settembre 2015

Clericalismo e liturgia

Nel post precedente abbiamo esposto per sommi capi le tappe fondamentali del clericalismo nella Chiesa: i suoi prodromi, la sua nascita e il suo trionfo.

Il clericalismo, come ho altrove indicato, stabilisce un rovesciamento di valori. Mentre normalmente nella Chiesa il primato è dato dalla Tradizione che fonda l'autentica autorità, il clericalismo tende a rovesciare tale ordine. La Tradizione diviene elemento strumentale per esaltare lo stato clericale e l'autorità può imprimere dei cambiamenti nel modo di vedere e di vivere la Tradizione, fino al punto da cambiare la Tradizione stessa.

Nella storia della Chiesa è normale che esistano certi cambiamenti, ma solamente per le realtà accessorie, non per quelle essenziali. Ad esempio, nella liturgia in Oriente si è passati dalla Divina Liturgia di san Basilio a quella del Crisostomo. La seconda è più breve rispetto alla prima e se anticamente si proclamavano tre letture nella liturgia eucaristica (antico testamento, lettura apostolica, lettura evangelica) poi, per abbreviare, ci si è ridotti a farne solo due.

Lo stile della liturgia, nonostante queste “riforme”, non è cambiato: stesso timor di Dio, stesso atteggiamento devoto, stessa disposizione d'animo.

Se, al contrario, si ritiene che l'autorità sia più importante della Tradizione, l'essenza stessa della liturgia finirà per cambiare e con essa l'essenza della Tradizione. Cambiando l'essenza della Tradizione cambia di fatto la stessa Chiesa che opera un vero e proprio scisma con il suo passato. Stiamo accennando ad uno dei più pesanti problemi del Cristianesimo occidentale.

Tutto ciò, però, non avviene da un momento all'altro ma procede lentamente per fasi che richiedono anche secoli. Potremo, dunque, individuare queste fasi con l'instaurarsi stesso del clericalismo. Quando nella Chiesa si escludono di fatto i laici, che vogliono mantenere un ordine tradizionale, il clero si può arrogare il diritto di fare cambiamenti senza essere minimamente contestato.
Riprendiamo lo schema del post precedente:

la CHIESA APOSTOLICA e patristica (I-IV sec.) vede uno strutturarsi della liturgia come Mysterium. Si riconosce in essa in termini sempre più chiari una vera e propria teofania o manifestazione divina. Perciò si compongono delle mistagogìe, ossia delle catechesi liturgiche per spiegare ai fedeli i sensi profondi dei simboli e delle parole pronunciate nel corso della liturgia. Il culto ha valori pregnanti e comporta un aspetto “cosmico” come dirà san Massimo il Confessore (VII sec.). La liturgia patristica ha, dunque, una valenza profondamente carismatica. Il monachesimo se ne farà particolarmente depositario e ciò spiega l'assoluta importanza dell'opus Dei, ossia del culto, in ambito monastico.

La CHIESA IMPERIALE (dal 380) trasforma la liturgia da evento domestico ad evento pubblico con un carattere sempre più magniloquente. I chierici assumono le vesti imperiali duranti le funzioni liturgiche. Tutto ciò, però, non intacca ancora l'impostazione tradizionale che esige una certa pietà e una vita coerente dal punto di vista cristiano. Tuttavia in chiesa entrano masse sempre più interessate alle facilitazioni sociali derivate dall'adesione al Cristianesimo, piuttosto che affascinate dal Cristianesimo in sé. La qualità dei cristiani generalmente diminuisce. Non a caso san Giovanni Crisostomo ai suoi tempi confesserà che "tutti i falliti della vita sono divenuti sacerdoti" (citazione a memoria). Si stabiliscono già qui i presupposti per la decadenza.

La CHIESA FEUDALE (IX-XV sec.) si instaura in Occidente. In essa si riproduce la caratteristica della società feudale: le alte cariche sono di appannaggio quasi esclusivo alle etnìe dominanti (i barbari invasori dapprima, le classi nobiliari da essi discese poi), le basse cariche sono riservate a tutti gli altri. Nella Chiesa feudale la liturgia, pur ereditando forme precedenti, si irrigidisce creando una frattura tra il clero (vero attore della liturgia stessa) e il popolo, sempre più ignaro di quanto accade in chiesa. Se è vero che già precedentemente i ruoli clericali e laicali nella liturgia sono ben distinti (il silenzio nella celebrazione è sicuramente precedente all'epoca feudale), con il feudalesimo non si tratta più di ruoli distinti ma di separazione. La nascita delle devozioni personali con le quali il fedele si crea la sua “nicchia devota” mentre il sacerdote celebra la messa trova in questo ambito il suo humus ideale. La rigida separazione clero-laici nella Chiesa non poteva non riflettersi pure in ambito liturgico, confinando i laici nelle loro personali “nicchie devote”.
Nel corso dei secoli, però, la stessa liturgia celebrata dal clero diviene sempre più realtà formale, perde la sua anima ed è vista unicamente come attività stabilita e ordinata dalla Chiesa alla quale il prete si deve attenere sotto minaccia di pena canonica. Il rigoglioso albero della liturgia, dunque, tende a disseccarsi un po' ovunque, contemporaneamente alla forte decadenza del monachesimo e all'insorgenza prepotente della classe clericale.

La CHIESA MODERNA o “tridentina” (XVI-XX sec.), eredita i frutti conseguenti alla fase feudale. La liturgia disseccata e formalizzata del basso medioevo, fortemente contestata da Martin Lutero, viene ripulita e rilanciata in nome dell'autorità (1), un'autorità che, per non farsi contestare, si serve del braccio secolare per isolare il mondo laicale. D'ora in poi i laici non devono mettere becco nelle cose della Chiesa e il solo pensare di farlo li espone al sospetto e alla possibilità di essere inquisiti.
La liturgia restaurata nelle sue forme esteriori raggiunge il suo più alto splendore estetico-celebrativo. In essa il clero esalta pure la sua funzione nella Chiesa, funzione essenziale e indiscutibile. Il periodo moderno, tuttavia, spettacolarizzando la liturgia, non opera per una sua interiorizzazione (2). Non a caso agli inizi del '900 Papa Pio X si trova dinnanzi a liturgie ridotte a “spettacoli sacri” in cui sfugge il senso del mistero e tutto si esaurisce in una formalità religiosa estetizzante. Cercherà di porvi rimedio meglio che potrà ma la tendenza degli animi, oramai, sarà quella di muoversi sempre più verso la formalità, più che verso la sostanza. Il primo movimento liturgico, nato nei monasteri (non casualmente!) cercherà di aggiustare il tiro ma verrà di fatto sconfitto attorno alla seconda metà del '900.

La CHIESA POSTMODERNA, è quella dei nostri giorni. In essa si denota una forte mondanizzazione del clero il quale, non venendo meno nell'esercizio imperioso della sua autorità, ha stabilito nuove forme liturgiche con atmosfere sempre più secolarizzate. Questo non lo si vede solo nelle “messe spettacolo” con balli e coreografie teatrali ma lo si nota distintamente pure nel tipo di preghiere di nuova composizione nei messali, in cui l'elemento spirituale cede il passo a considerazioni psicologiche o, talora, sociologiche. Lo spirito tende, allora, alla dispersione non all'interiorità, seguendo quindi un processo opposto a quello che dovrebbe imprimere la liturgia stessa.
Queste ultime evoluzioni non sarebbero state possibili se, prima, non ci fosse stato tutto un processo plurisecolare e complesso che le ha permesse e preparate. Per lo stesso motivo, il mondo laicale non solo non ha riconosciuto in queste riforme elementi eterogenei e opposti alla Chiesa, ma le ha pure approvate dimostrando nella sua passività (voluta dal clero) di non essere meno avulso dalle basi tradizionali della Chiesa del clero stesso.
D'altronde l'estrema facilità con cui clero e laici hanno accettato radicali cambiamenti, attorno alla metà degli anni sessanta del XX sec., è solo indice che l'autorità poteva oramai scavalcare indisturbata la tradizione, ricevendo pure il plauso del mondo. I laici che videro nelle "facilities" lanciate dal clero uno stile opposto alla Chiesa di sempre furono quantitativamente irrisori e ampiamente derisi.
La dimensione verticale e spirituale della liturgia avrebbe potuto essere coltivata e impressa negli ambiti monastici, solitamente più conservativi e attenti alle essenzialità. Purtroppo la maggioranza di essi, incantata dagli “aggiornamenti”, ossia dalle facilitazioni sempre maggiori nella vita religiosa, ha preferito schierarsi a favore di cambiamenti talora radicali.
Tutto il movimento degli spiriti in quest'ambito ci insegna che la tradizione è divenuta molto secondaria e che l'autorità, animata da criteri sempre più secolarizzanti, ha preferito cambiare alcune basi della tradizione stessa. 

La dimensione prettamente antropocentrica mentre prima dava deboli o intermittenti segnali di sé nella Chiesa oramai prevale a tutta forza: da molte parti, non a caso, si parla della nascita di una nuova Chiesa in Occidente nella cui compagine si possono anche trovare reliquie del passato ma la cui religiosità è inesorabilmente di tutta un'altra stoffa e tendenza. Ogni giono che passa ci dimostra che ciò pare essere tristemente vero.


© Traditio Liturgica


(1) Il principio dell'auctoritas, sempre più fine se stessa, si staglia in questo periodo. È veramente stupefacente osservare come il mondo tradizionalista cattolico, che talora si lamenta del clericalismo attuale, non riesca minimamente a percepire la stessa caratteristica nel periodo barocco dal quale, in verità, tutto ciò proviene. È vero che un atteggiamento dispotico lo si nota soprattutto quando impone degli errori ma lo si dovrebbe notare pure quando impone cose positive. Infatti non è la rappresentanza di tutta la Chiesa che coralmente conviene e appoggia buone risoluzioni ma una sua parte, quella clericale appunto. 
E, dal momento in cui la Chiesa non è rappresentata se non da una sua parte, o prima o poi quella parte, cambiando opinione, può imperialmente stabilire degli errori nell'apatia di tutti, come sta di fatto succedendo. È un forte rischio nel quale si stanno inconsapevolmente esponendo pure le Chiese ortodosse. 

(2) Vedere nell'acient régime l'apogeo del Cristianesimo, come alcuni tradizionalisti cattolici ritengono, è, da questo punto di vista, abbastanza contestabile. In qualche mio post ho ampiamente dimostrato come ciò non sia vero. Lo vediamo pure da testimonianze di religiose, vissute nel XVII sec. a Venezia, come nel caso di suor Arcangela Tarabotti. Cfr. Mary Laven, Monache. Vivere in convento nell'età della Controriforma, Il Mulino, Bologna 2004.

8 commenti:

  1. Carissimo Dott.,

    cosa ne pensa di quanto riportato qui:
    http://luceortodossamarcomannino.blogspot.it/2015/09/aggiornamento-sul-concilio-pan.html

    Davvero l'Ortodossia sta pensando di mandare in soffitta la Tradizione in nome dell'aggiornamento al mondo contemporaneo? La cosa mi addolora non poco...

    Paleologo

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    1. I rischi che nell'Ortodossia avvenga una imposizione clericale (i membri del clero, prescindendo più o meno da motivazioni carismatiche, impongono una linea prettamente razionale) non sono affatto remoti. La tendenza permanente del Fanar è quella di far emergere il potere del patriarca costantinopolitano e di non giudicare assolutamente le sue risoluzioni (che parrebbero buone ex-sese). Non a caso in molti ambienti dell'Ortodossia (anche greca) si dice che il Fanar è un luogo "papista". Come si vede ci sono diverse anime nel mondo ortodosso ma quello che preoccupa anche me è una strisciante "rivoluzione", come ho già scritto, ossia il tentativo di porre l'autorità clericale al di sopra della tradizione carismatica. Questo si è già consumato in Occidente, al punto che se avviene una radicale rivoluzione liturgica voluta dal clero, i laici per il 99 per cento non si oppongono e seguono muti.
      L'Oriente in diversi chierici ha una segreta ammirazione per il Vaticano: "I loro preti sono riusciti ad avere un potere nella Chiesa che piacerebbe avere anche a noi", sembra che pensino. Questo spiega perché si trovino "bene" in quei consessi.
      Inoltre, fino a 30 anni fa quando lei incrociava un chierico ortodosso non era raro vederlo con il komboskini in mano assorto in preghiera. Oggi lei vede questo? Io sono anni che non vedo un chierico ortodosso con il komboskìni in mano. Oramai il komboskìni sembra cosa riservata solo ai monaci pii.
      Anche questo è segno di mondanità.
      Lei capisce che indire un concilio è cosa importante ma se questo concilio ha uomini lontani dal komboskìni (che Dio non voglia!) le sue risoluzioni per quanto buone apparentemente siano, saranno tutte innervate da una tensione anti-ascetica. Molti aggiornamenti della Chiesa cattolica lo sono stati e pensiamo che l'Oriente possa esserne preservato? Al contrario, io penso che ci sono molti presupposti che fanno pensare di no...
      Ho visto chierici ortodossi che, invece di gloriarsi della vita di alcuni santi, si gloriavano di essere alla corte dei cardinali, invece di addolorarsi perché si sentivano inadeguati, piangevano di non avere soldi a sufficienza (quando in realtà ne avevano fin troppi) e potrei continuare in questa direzione. Le mi capisce che se questa tipologia di persone inizia ad essere la maggioranza la nave imbarca acqua inesorabilmente e non c'è modo di venirne fuori. Una tradizione venerabile e ancora vivente diviene, così, pura formalità. "Bello bello", dicono certi ingenui cattolici davanti a questo. Ma tale bellezza, ammesso che sia ancora tale, non è più in grado di dare vita, se ha staccato la "spina" dall'essenzialità evangelica ...

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  2. Caro Pietro, se un fallito può diventare sacerdote, evidentemente era anche fallito chi sacerdote ce lo ha fatto, e la catena non può che arrivare a Cristo Dio, che però guardacaso ha scelto proprio dei falliti non foss'altro perché di per sè l'homo è un fallito se è senza Dio. Insomma il discorso a cascata lascia il tempo che trova...infatti...abbiamo avuto smanie di eretici pieni di "carismi" e "carisma" , chiramente non da Dio, ma ne abbiamo avuti. E' ovvio che questi non sono carismi in senso pieno mancando soprattutto l'agire proprio di Dio essendo che si parla di manipolazioni magiche dell'homo, ma sono stati poteri o trucchi che hanno impermeato da sempre i popoli, scienze occulte che usano ancora oggi i potenti del globo, che hanno accompagnato da subito i cristiani.
    Dai giudaizzanti agli gnosticisti delle prime ore, con atteggiamento oltranzista o perfino impudico, nelle varie combinazioni eretiche che da subito abbiamo avuto, non si può dire che la Chiesa ai tempi patristici od apostolici/sub apostolici fosse senza difficoltà, non tanto per la clandestinità, ma proprio per le avversioni degli eretici nel suo seno.
    Il tuo schema rischia di nascondere la realtà, e se già a me sembra esagerato l'attacco all'istituzione, che è vitale e e garante e trasmittente e riferimento e bacino, forse bisogna davvero avvedersi che non siamo innanzi a deviazioni ma a vere e proprie infiltrazioni che non si è più riusciti a respingere cedendo il passo ad un collaborazionismo.
    Il comunismo non è morto come si usa dire.
    Probabile che se non fosse stato per l'impero romano, non si sarebbe neanche saputo cosa fosse il cristianesimo in sè. Anzi, ciò è sicuro per il fatto stesso che è accaduto e per la retrospezione che si può compiere sulla missione di Roma che si affianca provvidenzialmente ad Israele, non mi dilungherò oltre su questo, perché se è accaduto questo è stato il mezzo della Provvidenza che ha usato il braccio secolare.
    D'altronde la vera confusione nasce quando si vuole negare che l'unico sacro gerarca è il vescovo in quanto eparca ed episcopo ma non lo intendo in quanto eparca dell'impero, ma in quanto erede della missione affidata specialmente a Pietro e dunque ad Antiochia , Alessandria ( via Marco ) e Roma , e per onore a Gerusalemme ( che guardacaso era il solo ed unico patriarcato onorifico .
    Se fosse onesto ammetterebbe che il riconosciemento canonico di Costantinopoli è invalido e mai stato riconosciuto se non via sotterfugi e dunque NON DEGNO di Cristo. E' questa la disunione che il demonio ha provocato. L'errore romano occidentale riguardo la missio canonica è il negare che il collegio degli apostoli sia autonomo da un lato e che l'unico suprematista sia il Papa quando non solo il concilio ecumenico è superiore per definizione , ma ugualmente la sua superiorità è data proprio dall'accordo dei 4 patraircati che sono INDISPENSABILI come sappiamo per averlo, patriarcati petrini, di cui costantinopoli non fa parte affatto.
    Se quindi si vuole rimodulare lo schema che dal feudalesimo in poi è corretto, si ricordi l'abuso che costituisce NON LA CAPITALE ma il patriarca di Costantinopoli.

    La verità è che il popolo si è infiacchito da molto e non ha più rovesciato i vescovi indegni COME I CANONI DELL'ISTITUZIONE prevedono, e che gli infami nascondono. E' evidente che tra infiltrati e menefreghisti il risultato è sotto gli occhi di tutti


    daouda / Davide

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  3. Vede, bisogna cercare d'intendersi bene.
    Quando io sparo contro una certa visione istituzionale, non ce l'ho con l'istituzione in sé, per altro necessaria al nostro vivere contingente e terreno. Mi contrappongo, semmai, a chi fa unico affidamento all'istituzione e ragiona in modo secolare, finendo per secolarizzare l'istituzione stessa.
    Allo stesso modo, il "fallimento" del sacerdozio e del cristiano non sta tanto nei limiti che l'uomo ha in quanto uomo ma nell'approfittare del sacerdozio e del cristianesimo per i propri porci comodi, nascondendosi dietro ad una facciata onorabile.
    In questo modo, non si può fare il discorso che lei ha posto all'inizio del suo intervento.
    Il motivo politico che ha portato una sede ecclesiastica a prevalere (mi riferisco a Costantinopoli) è cosa nota e sulla quale non si può certo porre un "rimedio". Anzi, i fanarioti se lei cerca di "limitare" questo privilegio le direbbero che è un bestemmiatore, come l'attuale patriarca disse nei riguardi di alcuni moscoviti che avevano tentato solo di ipotizzarlo. "Privilegia sunt amplianda, odiosa restringenda" è un motto che, dunque, non riguarda solo la Chiesa di Roma ma tutte le Chiese che sono state storicamente toccate dal potere.
    Il popolo si è infiacchito, come giustamente dice lei. Contro questo infiacchimento odierno pare non potersi fare più nulla. Per questo, alla fine, siamo degni di avere i preti e i governanti che abbiamo....

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    1. Caro Pietro cerco di vedere dove io abbia esagerato, ma debbo sinceramente far presente che non non me ne avvedo. Ripeto che sin dall'inizio la Chiesa è piena di decadenza, e se oggi la decadenza è veramente miserrima e per la maggiore, non c'è da rimpiangere la decadenza dei primi eretici seguaci di Simon Mago o di Thebutis ( per rispettare lo schema, è cosa mia, tra paganizzanti e giudaizzanti ) che c'erano fin da subito ed intaccavano seriamente la realtà della Fede mentre oggi è già tanto se vi si fà ancora riferimento, il tragicomico è tutto in questa paradossale simmetria invertita tra i due periodi. Non mi sognerei mai di mancare di rispetto in un modo tale da presupporre un attacco all'istituzione.
      Detto tra noi, non c'è nessuna sede ecclesiastico gerarchica a Costantinopoli né mai ci è stata. La giustificazione della gerarchizzazione non dipende solo dal ruolo che ha Roma, ma deriva proprio dal mandato che Cristo ha affidato a Pietro, perché davvero i patriarcati sono e nascono con influsso petrino e non c'è mai stato spazio per Kostantinopoli.
      Se si vuol dire che l'istituzione esiste contingentemente , il carisma è tale ugualmente. In paradiso non servono carismi, e neanche la Chiesa serve tra l'altro. Ora non voglio sembrare di dialogare in termini contrappositivi, davvero non è mia intenzione.
      Di conseguenza io mi disinteresso del perché mi si possa chiamare come bestemmiatore non in nome del carisma né dell'istituzione, ma della Chiesa, che è entrambi, che vietando simonia e obbligando a denunciarla, che dichiarando modalità universali per l'elezione del vescovo, che imponendo determinati requisti per averlo ( quando si parla di vescovo parliamo appunto di un episcopo eparca, episcopo dal lato sacramentale, ed eparca dal lato del mandato del Gesù Dio ) non ho nessuna paura, perché se la situazione è così tragica, non mi meraviglio dato che il nostro Maestro lo ha detto come dovevano andare a finire le cose, ed è per questo che leggere i suoi interventi è molto piacevole per la serenità di fondo che essi hanno, come deve essere per un cristiano pur nei suoi limiti.
      Io ci tenevo a dire, parafrasandoti, che tutte le Chiese sono state toccate dai "carismi" ma se questi sono solo poteri e non l'opera di Dio gratuita nell'homo preparato, utile secondo il piano di Dio, così allora non abbiamo alcun potere reale ma usurpazione e tirannia diabolica, proprio alla luce della differenza illuminante e gratissima riguardo un post di qualche tempo fà sul fatto del tipo di servizio che dovrebbe contraddistinguere la Chiesa alla luce di una corretta traduzione della Bibbia. Forse è solo una levata inutile la mia :)
      Convengo che le prime 3 righe del precedente intervento sono tirate forse un po' a caso. Visti i tempi, la Chiesa torna ad essere invisibile nella massima visibilità di un epoca altamente spettacolare. Inganno superbo, ma ugualmente effimero. Ma tutto forse partiva dal fatto che se sono falliti nel piegare l'istituzione, non dubito che i portenti che porteranno quegli altri a proprio vantaggio , quando sarà, non verrano che interpretati che nello stesso modo distorto con cui si approccia alla gerarchia, vista la fame miracolistica suscitata ad arte e di cui certe apparizioni mariane possono costituire da esempio.

      un abbraccio in Cristo, daouda/ Davide

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    2. Sono rimasto un po' impressionato dal fatto che lei attacchi "Konstantinopoli" contrapponendola a Roma. La prima non avrebbe fondamento apostolico (quindi sarebbe non legittima) la seconda sì (quindi sarebbe legittima). Questo, però è un vero e proprio ragionamento a posteriori. Prenda in mano i manuali di storia. Da quando Roma rivendica l'apostolicità? Non certo dai primordi. Se fosse veramente così questo sarebbe stato registrato nel primo concilio ecumenico (quale occasione migliore per farlo in quella sede?). Invece il primo coniclio registra (guarda caso) il primato di Roma per un SEMPLICE MOTIVO POLITICO = la Chiesa di Roma è la prima poiché Roma è l'antica capitale imperiale; la Chiesa di Costantinopoli è la seconda perché Costantinopoli è la nuova capitale imperiale. E tutto questo ALLA PRESENZA DEI LEGATI DEL PAPA DI ROMA! Questi sono fatti, non supposizioni. Solo dopo e in modo sempre più pressante Roma fa presente la fondazione apostolica ma potremo dire "post factum non valet argumentum!". Quindi, da un certo punto di vista, l'importanza delle Chiese ricalca l'importanza politica delle sedi nelle quali esse sono radicate. Allora avanzare una critica legittima all'istituzione, nella misura in cui essa storna l'attenzione da Cristo e porta la luce su se stessa, è quanto mai necessaria, mi sembra. Andare a vedere che Roma è migliore di costantinopoli, da questo punto di vista, mi pare un'autentica PERDITA DI TEMPO.

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  4. Che il tutto sia un sintomo dell'inizio della fine? Il cristianesimo destinato a fare la fine del paganesimo antico, e magari sostituito da una religione più semplice,più essenziale, come l'islam?

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    1. Per certi versi siamo realmente alla fine di un certo mondo, questo mi sembra oggettivo. Ma, come ho più volte detto, la Chiesa non è unico affaire umano poiché dietro ad essa c'è Dio. E questo non permette mai di disperare, anche in situazioni realmente penose come quelle odierne,

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