Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

venerdì 11 settembre 2015

Il film "L'isola"

"La maggior parte dei peccati si annida all'interno di un regalo fatto da un arcivescovo" (dal film)

Non molti anni fa (nel 2006) è uscito un film russo molto interessante: "L'isola", in russo "Ostrov". Forse alcuni di voi lo hanno visto. Per chi non lo avesse fatto, troverà sotto questo post l'intero film.
Vorrei rileggere alcuni punti salienti di questo film alla luce di quanto abbiamo detto fino ad ora.
Il protagonista del film, segnato profondamente da un evento della sua gioventù, abbandona il mondo ed entra, come laico religioso, in un monastero. Ben presto quest'uomo è al centro di eventi inspiegabili.
Attraverso il dolore e l'umiltà giunge ad avere doni che inquietano i confratelli monaci e, tra loro, il consigliere dell'igumeno (abate).
Il protagonista incarna bene l'imprevedibile aspetto carismatico che rompe certi schemi e convenzioni. L'igumeno ha un istinto spirituale che gli suggerisce di proteggere questo laico carismatico dai tentativi sempre più pressanti del suo consigliere di castigarlo in nome di una regola. Egli rappresenta quel tipo di chierico che cerca di mediare tra il carisma e il puro e formale istituzionalismo rappresentato dal suo consigliere.
Più che sul protagonista, è interessante fissare lo sguardo su questo consigliere perché rappresenta perfettamente il clero attuale e diverso clero che prevale nell'Ortodossia contemporanea.
Questo prete si presenta bello, fiero, sempre molto curato, a differenza del protagonista. Ha fatto degli studi raffinati ed alti di cui si gloria. Nonostante i suoi studi non riesce a capire perché non può essere "carismatico" come il povero protagonista (in questo ha qualcosa di buono, perché pare non aver messo per sempre in soffitta l'orizzonte spirituale come molti, anche se lo sottomette ad un forte egoismo). Giunge ad invidiarlo: "Anch'io vorrei essere come te, aiutare la gente, ma il Signore non accoglie i miei sacrifici". Il "prete bello" capisce di essere inferiore e ci soffre. Normalmente preti di questa fatta, fanno di tutto per nascondere le perle della Chiesa, i rimanenti uomini carismatici, per cercare di emergere loro stessi con dei mezzi tutt'altro che carismatici, i mezzi del clericalismo.
Per questo, in realtà, esiste una sottile ma reale guerra o opposizione che il clericalismo ha sempre fatto all'aspetto genuinamente carismatico della Chiesa. 

Lo capiamo anche da un dialogo tra il protagonista carismatico del film e il "prete bello":

- È proprio vero che non mi vuoi bene, padre Iof, Filariet, lui sì che mi vuole bene, ma tu fai proprio tanta fatica!
- Perché dovrei volerti bene? ... 

Non sono in gioco solo "sensibilità" o orientamenti diversi. Alla fine è in gioco l'essenzialità della Chiesa, la sua chiusura o la sua apertura con il mondo trascendente. 

Una Chiesa che fa unico affidamento alle sue forze mondane o clericali e che mortifica l'aspetto carismatico fino a farlo scomparire o soffocandolo nell'istituzione, è oramai finita anche se riempie di sue notizie le pagine dei giornali.


3 commenti:

  1. La sua ultima frase è il ritratto particolareggiato di questa chiesa attuale, ma, come lei ben sa, per Cristo siamo tutti servi inutili, passerà, come tante cose umane,non passerà la Chiesa di Cristo, qualsiasi cosa facciano per tentare di distruggerla, dall'interno, e dall'esterno, nessuno conosce il futuro, aspettiamo l'evolversi degli eventi e......preghiamo per la nostra anima. In spe salvi facti sumus!

    RispondiElimina
  2. Per Cristo siamo tutti servi inutili??!! Pensavo che, per Cristo, fossimo tutti figli!
    Tommaso Pellegrino - Torino
    www.tommasopellegrino.blogspot.com

    RispondiElimina
  3. Il padre misericordioso della parabola ha due figli: uno che si perverte e che ritorna, umile e umiliato, dal padre e confessa il suo fallimento, volendo essere l'ultimo dei suoi servi. Un altro che gli è fedele e, al ritorno del primo, dimostra rabbia e invidia poiché il padre fa festa.
    Il padre non fa festa se uno è figlio, poiché questo è un dato assodato. Il padre fa festa quando il figlio si sente "servo inutile", ossia capisce che senza di Lui non può essere e non può fare nulla. Non le sembra abbastanza semplice?
    Il fatto che lei mi chieda una cosa tanto semplice significa che tutto un contesto culturale ed eccleisale ha perso di vista l'aspetto ascetico che poi è l'unica porta che "mena in Paradiso", come direbbe il Dante. E con questi presupposti non si va da nessuna parte...

    RispondiElimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.