Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

domenica 11 ottobre 2015

Lo smarrimento del percorso spirituale

Ha fatto molto colpo la recente dichiarazione di un monsignore vaticano con la quale si affermava il diritto di amare secondo l'inclinazione omosessuale (1).
In Vaticano si sono subito preoccupati di condannare queste idee cercando di rimuovere immediatamente l'imbarazzante accaduto e di allontanare il suddetto monsignore da ogni incarico curiale. Gli italiani si sono divisi in due campi: coloro che parteggiavano per il diritto di amare e coloro che, più o meno irritati, condannavano il fatto anche con espressioni triviali e molto raccapriccianti (2).
Non mi pare di aver visto analisi un po' più profonde, dal momento che entrambi gli schieramenti hanno messo in campo motivazioni tutto sommato assai banali: i primi hanno chiesto un adattamento della Chiesa ai tempi, i secondi hanno invocato condanne e pene più severe per i disobbedienti. Come al solito i cosiddetti "tradizionalisti cattolici", che additano narcisisticamente se stessi come gli autentici rinnovatori del Cattolicesimo, non hanno affatto brillato d'intelligenza.
Direi di più: tutti costoro, Vaticano in testa, non si sono accorti che la posizione imbarazzante del monsignore in oggetto è il logico frutto del loro stesso ambiente (3), tenuto soprattutto conto che il sacerdote in questione non è uno qualsiasi o un minus habens, essendosi mostrato studioso di non poco valore, insegnante in atenei vaticani già dopo due soli anni al conseguimento del dottorato in teologia cattolica.
Dinnanzi alla dichiarazione del prelato è stato fatto di tutto per nascondere un principio di luminosa evidenza: quando in teologia si pongono determinati presupposti, in buona fede o meno, o prima o poi si giungerà inevitabilmente a logiche conseguenze pratiche.
Mi spiego.
Non è da oggi che in gran parte del Cristianesimo occidentale la cosiddetta spiritualità non gioca più un ruolo determinante. Essa fa oramai parte delle cosiddette discipline teologiche “minori”: nei seminari, quando la si insegna, non prevede alcun esame di verifica per cui è presa ampiamente sottogamba. La stessa “direzione spirituale” in questi luoghi deputati alla formazione del futuro clero ha assunto un profilo nettamente psicologico (come in altri post ho dimostrato, la psicologia ha preso il posto della spiritualità!).
Gli ordini religiosi che si prefiggevano (o si prefiggono?) un fine spirituale oramai languono o sono totalmente ininfluenti (4).

In un contesto in cui la spiritualità è sostituita dalla psicologia è, dunque, normale dare ascolto alle proprie inclinazioni, buone o meno buone che  siano, e ritenerle, alla fine, un diritto umano. Questo processo di accoglienza è accellerato se si è dinnanzi ad un'impostazione morale di tipo legale: se ad un bambino si dice di non prendere la marmellata, senza dargli un senso profondo alla proibizione, è certo che gli si darà uno stimolo ulteriore a prenderla, poiché gli si aggiunge il cosiddetto “fascino del proibito”.

L'impostazione morale nell'Occidente cristiano ha una mentalità prevalentemente legalistica, giuridica, finendo per mostrarsi come moralistica (5): il peccato è la trasgressione ad una legge e prevede una punizione; la virtù è la conseguenza all'adempimento ad una legge e prevede un premio nell'al di là per l'accumulo (capitalistico!) dei meriti che ne seguono. Ora, questo tipo di impostazione non dice giustamente più nulla alle persone della nostra epoca e non è minimamente in grado di frenarle nella loro rincorsa ai piaceri mondani. Lungi dall'accorgersi di queste evidenze plateali, per giunta riaffermate dalle posizioni del monsignore vaticano a favore dell'omosessualità, in Vaticano si preferisce suonare la musica di sempre. Sono ovviamente liberi di farlo ma non si stupiscano se, poi, si reitereranno fenomeni sempre più spiacevoli e imbarazzanti. Immediatamente in Vaticano considereranno tutto ciò indipendente da loro stessi ma non convinceranno nessuno ...

L'esperienza religiosa in senso stretto è, invece, un'esperienza di tipo spirituale; una percezione di realtà superiori al mondo naturale resa possibile solo da determinati presupposti.

Questi presupposti sono la base dell'esperienza cristiana stessa, il nocciolo del Cristianesimo, l'essenza della sua liturgia antica. Non a caso tradizionalmente a chi si accosta ai sacramenti e a chi li celebra è richiesta la cosiddetta “purezza di cuore”, ossia un distacco anche dagli affetti di questo mondo = “chi ama il proprio padre e la propria madre più di me non è degno di me” (Mt 10, 37). Se questo distacco non avviene è come pretendere di vedere con occhi accecati. Per questo Cristo (che oltre ad essere confessato come Dio, nella Chiesa antica lo si è sempre ritenuto un autentico “sapiente”, il Sophos (6) per eccellenza) esorta: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt 5, 8). La purezza di cuore, in questo contesto, rimanda ad un significato biblico, non superficialmente moralistico come spesso la si intende: è l'esercizio ascetico del distacco dai beni della terra, perfino dai beni affettivi. Nella misura in cui ciò avviene il cuore percepisce, intuisce, ossia biblicamente “vede” Dio. Ecco perché nel salmo 50 Davide recita: “O Dio, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo ... Rendimi la gioia della tua salvezza”. Il cuore puro è reso abile a percepire quella presenza divina che da la gioia della salvezza e la salvezza significa aver la sensazione di abitare nella dimensione divina.

Allo stesso modo, nel momento in cui l'arcangelo Gabriele si presenta alla Madre di Dio, la saluta dicendo: “Gioisci piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1, 28). Il cuore vissuto nel nascondimento e nell'esercizio al non attaccamento, quindi purificato, è in grado di sentire la presenza divina e di gioirne. Ecco il motivo profondo alle rinunce mondane ulteriormente illustrato dalla famosa parabola di colui che, trovata la  perla preziosa, vende tutto ciò che ha (si distacca da tutto ciò che ha) pur di comprarla.

Ora, questo tipo di percezioni sperimentali sono una semplice favola, nell'Occidente cristiano in cui si preferisce la morale come obbedienza ad una legge, svuotando perciò di slancio verticale la pratica religiosa. Questa credenza ha fatto, tra le sue vittime più illustri, molti elementi del clero i quali si sentono logicamente defraudati dalla consolazione mondana che almeno i laici possono avere. Per reazione questo ha dunque generato una rincorsa, spesse volte nascosta ma sempre più evidente, da parte del clero per afferrare selvaggiamente e rapacemente i piaceri della vita secolare. Questa rincorsa nasce da presupposti religiosi completamente sfalsati, non solo da inclinazioni personali problematiche.

Sotto questo particolare aspetto, non si può dire che l'Oriente cristiano ha una impostazione più spirituale, rispetto all'Occidente (più pragmatico). Non si può dire che siamo dinnanzi a impostazioni religiose diverse e complementari, identiche nella loro dignità. Si deve semmai dire che tale impostazione religiosa è sfasata e ha, come logica conseguenza, la secolarizzazione degli ambienti ecclesiastici che la esprimono (7).
Fintanto che non lo si capirà la corsa verso la nullificazione del Cristianesimo in occidente continuerà indisturbata e procederà dal suo stesso interno (8).

___________________

1) Mi riferisco alla dichiarazione di mons. Krzystof Olaf Charamsa (vedi qui). In questo contesto non voglio deliberatamente entrare in una valutazione antropologica dell'omosessualità perché è un argomento complesso che divide profondamente gli spiriti della nostra epoca e soprattutto perché tali analisi non fanno parte dei fini di questo blog. Mi limito ad indicare le cause remote, dal punto di vista religioso, per cui un sacerdote (che dovrebbe attenersi ad un distacco affettivo) finisce per sottomettersi a bisogni di amore e affetto (quand'anche non sessuali) con la ricerca, nascosta o palese, di occasioni per soddisfarli. 

2) Tra i più accesi sostenitori di mons. Charamsa ci sono addirittura dei chierici, com'era da immaginarsi, favorevoli al libertinismo sessuale (vedi qui). Chi raggiunge toni di becero dissenso sono, invece, alcuni tradizionalisti cattolici che, oltre alle argomentazioni consuete, mettono in campo gratuiti insulti e idee talmente ributtanti e maliziose da farli sospettare sullo stesso piano dei libertini (vedi qui) anche se apparentemente militanti in direzione opposta. Una volta di più costoro dimostrano di non essere in grado di dare una reale alternativa all'andazzo corrente.

3) Come oggi non ci si vuole accorgere che il clero secolarizzato è frutto di una Chiesa secolarizzata, così nell'epoca barocca si ha fatto finta di non accorgersi che Lutero era il frutto maturo della Chiesa rinascimentale. Pare che la storia non abbia insegnato nulla: oggi come allora il frutto dell'albero è ripudiato dall'albero stesso che lo dichiara pazzo. Ma, come il vangelo insegna, un albero buono non può dare frutti cattivi ...

4) È notizia di questi giorni che in una parrocchia romana tenuta dai Carmelitani scalzi siano stati allontanati alcuni religiosi a causa di frequentazioni ben poco edificanti (vedi qui). Cos'è rimasto a costoro dello spirito di un san Giovanni della Croce? Quasi nulla, immagino...

5) Quest'impostazione nasce dal clericalismo, ossia dal prevalere dell'influenza dei chierici nella Chiesa in Occidente, dopo aver messo in "riserve indiane speciali" (quasi in "campi di concentramento") i monaci che finiscono perciò per divenire ininfluenti. La Chiesa con impostazione monastica, infatti, è quella tipica del primo millennio. In seguito, decaduti i monasteri e accantonati quelli attivi, i chierici assumono un ruolo fondamentale spostando sempre più il baricentro e gli equilibri ascetico-monastici che provenivano da una antica tradizione patristico-evangelica verso una direzione legalistico-morale, quindi di fatto sempre più formale. È un processo che ha richiesto secoli, con qualche battuta d'arresto o qualche inversione di tendenza, ma con un continuo progresso della pars clericalis a scapito di tutte le altre.
La cultura monastica diviene espressione di un piccolo gruppo e non dice più nulla alla Chiesa occidentale odierna, tolti gli spiriti più sensibili e attenti all'essenza evangelica.
L'Oriente cristiano, in qualche sua giurisdizione, è molto affascinato dal clericalismo occidentale, dimostrandosi a volte accecato di fronte a certe problematicità da esso determinate. Un intellettuale d'indubbia affidabilità e serietà mi ha narrato che l'attuale patriarca Bartolomeo, quando era metropolita di Calcedonia, gli confidò un sogno: riformare i monaci greci sul modello occidentale. Se questo significa accantonarli per favorire il clericalismo nell'Ortodossia la fine della Chiesa ortodossa è decisamente imboccata! Non è dunque un caso che, in questi ultimi anni, il clericalismo nella giurisdizione costantinopolitana sia in esponenziale aumento. I chierici vanno rispettati per la missione che compiono ma non possono sentirsi i "padroni" della Chiesa, come lo si crede nell'occidente europeo. Tutto il popolo di Dio è custode delle antiche tradizioni, non una sua singola e, spesso, presuntuosa parte. 

6) Il Sophos è il cosiddetto sapiente. Ora è necessario puntualizzare che la sapienza non ha a che vedere necessariamente con la razionalità. Per questo chi legge razionalisticamente il vangelo (o la Bibbia) non ci può capire gran che e gli parrà un cumulo di affermazioni contraddittorie. Lungi dal porsi come sophoi, molti esegeti attuali, si pongono come razionalisti con danni enormi e non più rimediabili. Ovviamente i vescovi non si preoccupano di questo ma prevalentemente dell'apparenza affinché il clero non sbandieri posizioni morali contrarie a quelle ufficiali. Che miseria e che mancanza di profondità e lungimiranza! Sforzarsi di connettere sempre e necessariamente il messaggio cristiano alla ratio è, da questo punto di vista, teologicamente e pastoralmente fallimentare. La rivelazione cristiana non è campo della ratio ma della sophia, non della psicologia ma della spiritualità, pur illuminando ogni caratteristica umana. Non capirlo e insistere sempre sulla fides et ratio significa aver trasformato la fede in pura ideologia, come di fatto spesso vediamo. L'ideologia, poi, è inevitabilmente destinata a non irrorare le radici del proprio essere per cui, alla fine, allontanta gli uomini da se stessa. 

7) Ben altra impostazione troviamo nell'antichità cristiana. Ad esempio, nella liturgia di san Giacomo (composta tra la fine del III e la fine del IV sec.) si legge: "Chi mai fra i nati dalla terra, inchiodato alle passioni, può comprendere degnamente così grandi misteri? Perché l’instabilità della natura dell’animo toglie la libertà di linguaggio e coltiva empi pensieri nella mente e il comportamento indegno e la vita riprovevole oscurano lo sguardo dell’anima...". L'anima, ossia il cuore, ha uno sguardo spirituale che riconosce la presenza divina. Tale sguardo è oscurato dalle cattive passioni che portano l'uomo all'agnosticismo e in seguito all'ateismo. Tutto ciò oggi non lo si dice e non lo si capisce più, sopratutto in molti ambienti ecclesiastici. Non possono che esplodere conseguenze di tipo profano. È così che l' "anti-Chiesa" si forma e si sviluppa in seno alla stessa Chiesa come avviene nei tessuti affetti da metastasi. 

8) Dicendo ciò sono ben lungi dall'affermare che tutto il Cristianesimo occidentale è negativo. Noto soltanto che ci sono diversi elementi problematici che rodono le colonne sulle quali esso si fonda. Oggi questi elementi problematici si sono decisamente accentuati e hanno contribuito a determinare un Cristianesimo molto secolarizzato, come pure diversi spiriti attenti del mondo cattolico hanno da tempo notato.

20 commenti:

  1. Buonasera,
    Sono uno studente universitario e leggo da tempo il Suo blog, trovandomi spesso a condividere molte Sue riflessioni. Noto talvolta una sorta di deplorazione delle sorti a cui è andato in contro il Cristianesimo occidentale, a paragone con la tradizione Ortodossa. Sono cattolico e praticante, ma ho conosciuto alcune realtà e parrocchie ortodosse e ne sono rimasto affascinato. Mi hanno colpito la spiritualità intimista e la cura della liturgia, anche in contesti limitati come quelli di una piccola parrocchia ortodossa in una città italiana.
    A fronte di questo, spesso mi chiedo, dato il declino della liturgia e della spiritualità del mondo occidentale, cosa ci trattenga nel cattolicesimo. Lei come ha risolto questo dilemma, se mai l'ha avuto?
    La ringrazio sin da ora per la risposta che vorrà darmi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il fine del mio blog non è proselitistico, nel senso che non dico "andate qui" o "andate lì". Mi limito a constatare alcune evidenze elementari fornendo dei criteri di lettura che credo essere fondati nell'antica e universalmente condivisa tradizione biblico-patristica.
      Sulla base di questo poi uno decide cosa fare. La mia prima decisione fu quella di rivolgermi ai contesti monastici che avevano trattenuto una certa tradizione.
      In Occidente san Francesco fece qualcosa di simile nel tentativo di rinnovare la Chiesa di allora al punto che seguì né più né meno il percorso monastico antico (come fratello laico, da cui frate). La storia poi andò in una maniera un po' differente al punto che oggi troviamo conventi francescani che non hanno più nulla dello spirito del Poverello. Già al tempo del santo di Assisi, dunque, c'era qualcuno che cercava di fronteggiare i problemi ecclesiastici come e meglio che poteva.
      L'unica cosa che mi sento di poterle dire è quella di affidarsi alla preghiera, sapendo che Dio è vivente e non è né un'idea né una filosofia e di attendere da Lui una risposta. Personalmente non attendo risposte istituzionali (da vescovi, papi o da qualche vescovo ortodosso) perché li vedo troppo presi in mentalità mondane.
      La Chiesa è di DIo e spetta a Lui dare una risposta quando qualcuno, in essa, inizia a soffrire spiritualmente.

      Elimina
  2. "A fronte di questo, spesso mi chiedo, dato il declino della liturgia e della spiritualità del mondo occidentale, cosa ci trattenga nel cattolicesimo. "

    Caro Anonimo, noi dobbiamo lottare perché spiritualità e liturgia vivano di nuovo. Mi si consenta, con un po' di ironia, il riferimento pop ad un celebre passaggio di un politico americano (per il quale, peraltro, non ho affatto simpatia): non chiediamoci cosa può fare la Chiesa Cattolica per noi, chiediamoci invece cosa possiamo fare noi per la Chiesa Cattolica.

    Come? Non so: come dice Pietro, prima di tutto preghiamo e cerchiamo di capire come possiamo vivere la spiritualità in prima persona. Dopodiché Dio ci farà capire cosa può fare ognuno di noi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Non chiediamoci cosa può fare la Chiesa Cattolica per noi, chiediamoci invece cosa possiamo fare noi per la Chiesa Cattolica".

      La questione è mal posta. Uno non deve dire: "cosa posso fare per la Chiesa cattolica" ma "cosa posso fare per la mia salvezza", nel senso inteso dal mio post. Solo dopo può veramente fare qualcosa anche per la Chiesa cattolica. Altrimenti parte da una dimensione idealistica, non spirituale; si muoverà con presunzione, non con pentimento.
      Lei dunque fa un errore capitale che le deriva dal fatto di respirare un'aria spiritualmente non buona..

      D'altronde, l'idea che l'irraggiamento spirituale consista in un'attività proselitistica diretta e attiva è completamente naufragata, oggi più che mai! L'evangelizzazione vera parte dalla santificazione della persona. Questa è la tradizione apostolica autentica. La tradizione clericalista è invece diversa perché si appoggia tutta sull'orgoglio, la volontà di potere e potenza finendo inevitabilmente per distorcere il Cristianesimo e svuotarlo al suo interno, dopo che lo ha reso vacua celebrazione formale.

      Elimina
    2. come diceva San Serafino di Sarov: “Acquisisci lo spirito di pace, e migliaia intorno a te troveranno la salvezza..."

      Elimina
    3. E' esattamente questa la tradizione apostolica. Il punto è che in Occidente, leggendo questa frase diranno: "E' spiritualità orientale". O peggio: "È devozionalismo pietistico". Così se un chierico si addentra nelle questioni spirituali viene preso in giro dai suoi confratelli ma se vuole fare sicuramente carriera basti che studi diritto canonico... Siamo proprio mal messi e quel che è peggio e che certi ortodossi vogliono imitare questo andazzo, affascinati come sono dalle apparenze e dal prestigio di facciata di certe realtà religiose occidentali...

      Elimina
  3. Sono in generale d'accordo col post. D'altro canto, se pur di segno differente, i problemi non mancano da nessuna parte.
    Cfr. il caso clamoroso del Sacerdote Ortodosso George Passias
    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/scandalo-nella-chiesa-greco-ortodossa-usa-sacerdote-lascia-s-1179312.html

    Velocemente, alcuni altri aspetti della crisi cattolica attuale:
    _non solo c'è psicologia e psicologismo/esistenzialismo nei seminari cattolici; si insegna il modernismo direttamente (Rahner, de Lubac, Teilhard de Chardin, per es.), e si insegna come se la Chiesa sia nata nel 1968, rarissimi i rimandi precedenti; in più ora si è già nella fase sociologica. Se lo psicologismo aveva al centro l'intimo della persona, se pur visto in maniera sviata e incompleta, ora siamo al "bene comune", a una visione sociologica che deriva dal fatto che parte della fede cattolica, dimenticata l'ascesi, ha mantenuto solo una dimensione orizzontale (il volemose bene, misti di marxismo e sindacalismo) ma non più verticale.

    _Nella predicazione cattolica, da un certo punto in poi, molto è concentrato sull'uomo e sulle sue esigenze, ma non su Dio. Un esempio: anche il sinodo sulla famiglia è centrato più sui vizi dell'uomo da raggiungere e abbracciare così com'è, senza trasformarlo, cambiando pure la disciplina, ma non sulle richieste divine. Non si parla più dell'Onnipotenza di Dio, che in Cristo può redimerci e sanare anche la nostra vita interiore, anche quella sentimentale.
    Pio XII affermò: "Il più grande peccato di oggi è che gli uomini hanno perduto il senso del peccato." Sono d'accordo con quanto rilevato nel post a proposito di legalismo, giuridismo, etc.
    Oggi ci può essere (ma solo in certi casi) un senso di colpa davanti a certi gesti, ma sembra scomparso il senso del peccato autentico. Bisogna quindi tornare al vero senso di Dio e dell'uomo, e a capire la posizione della creatura davanti al Creatore. Il peccato invece è ribellione a Dio, è anteporre beni/piaceri transitori prima o al posto del Bene ultimo, Dio. Similmente, la contrizione è altro dalla consapevolezza di aver compiuto qualcosa di irregolare. Recuperare il senso del peccato significa ricostruire nella coscienza il suo senso teologico di offesa a Dio. E' anche così che si scivola in legalismo, una dimensione sfasata di trasgressione/osservanza.
    Quanto è vero l'episodio di Nicodemo, oggi specialmente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. So bene che certi "problemini" esistono pure nella Chiesa ortodossa ma lì la tradizione è chiara e non è falsificabile. Un archimandrita può anche dire al ragazzino che gli piace "non è peccato masturbarsi" ma poi quello, appena racconta l'accaduto a qualche monaco, sente esattamente come le cose stanno. Nessuno nell'Ortodossia si può permettere di proiettare nella Trinità l'amore carnale umano, come ho sentito in altri ambiti. Le basi sono chiare per chi le vuole vedere. Che poi esistano pure lì archimandriti e vescovi corrotti è verissimo. Ricordo la gran meraviglia avutai un giorno quando, di ritorno dall'Athos ed edificato dall'atmosfera spirituale trovata, incontrai un chierico ortodosso tutto turbato e nervoso che mi disse: "In Grecia stanno bene perché hanno soldi!". Quel chierico che tutto è tranne che povero, è, in realtà, la più povera e disgraziata persona da me conosciuta (ed è pure vendicativo). Ciononostante diverebbe amabilissimo se, scendendo dalla sua montagna di orgoglio, divenisse umile. Il fatto è che gli va bene così ed è circondato da troppe persone che lo aiutano a non cambiare.
      Quindi le miserie (e non solo di tipo sessuale) sono ovunque.

      Elimina
  4. Per chiudere, mi permetto di linkare 2 pezzi, solo per cogliere la temperie attuale. Uno delirante di Enzo Bianchi:

    http://www.lafedequotidiana.it/enzo-bianchi-gesu-non-ha-mai-parlato-dei-gay-la-chiesa-taccia-si-alle-unioni-civili/

    e una risposta circostanziata:

    http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/09/e-falso-dire-che-ns-gesu-cristo-non-ha.html

    Tra gli errori plateali di molta della predicazione attuale, c'è anche questo:
    Si cita il Comandamento di Gesù "Ama il prossimo tuo come te stesso" slegandolo dal primo, "Ama Dio con tutto il tuo cuore..."; si afferma poiche il compimento della Legge è l'amore (Rm 13,10) che in sè è giusto, ma viene oggi inteso come "amore" in senso carnale; poi si sottintende che questo "amore" abbia ormai sospeso anche i Comandamenti. Chiaro che da un atteggiamento di questo tipo, può venire solo male, quando s'intenda che qualunque amore umano abbia sospeso i Comandamenti, e non li riassuma in sè e li implichi, senza scavalcarli. In aggiunta al resto, e a una plateale superficialità, va quindi segnalata anche una vera e propria falsificazione del linguaggio, come dei contenuti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io nel mio blog non parlo di gay, se ha notato, perché il campo si apre subito tra chi sostiene l'amore gay (in nome dei nuovi tempì e del fatto che il gay concepito oggi non era neppure immaginabile al tempo della Bibbia nella quale, al più, si concepiva un eterosessuale con occasionali comportamenti omosessuali) e chi lo condanna utilizzando anche espressioni che, francamente, mi paiono almeno brutali.
      Entrare in questo gioco di squadre contrapposte mi irrita e quindi invito pure i miei lettori a non fornire benzina a questo tipo di motore.
      Amo piuttosto andare al concreto del discorso: nella rivelazione gli atti sessuali hanno una regolamentazione e il libertinismo è condannato. Dalla regolamentazione Cristo spinge il discorso più in là lodando addirittura gli eunuchi e chi si fa eunuco pur non essendolo "per il Regno dei Cieli", ossia per preparare se stesso in modo più spirituale. Questa è la rivelazione. Il resto potrebbe essere legno per fascine sulle quali bruciare gli eretici che desideriamo di volta in volta.
      Poi che pena certi siti cattolici (lei me ne cita uno) nel quale si parla di gay ad ogni pié sospinto anche solo per criticarli: sembrano la sezione cattolica dell'arcigay! In compenso gli stessi siti non fiatano neppure quando si tratta di possibile denaro riciclato e di mafie coperte sotto il cupolone (tra l'altro, ha notato che non si parla più se lo IOR si è adeguato o meno agli standard internazionali antiriciclaggio? Glielo chieda a quelli di "chiesa e postconciio", chissà che non intuiscano che nei comandamenti esiste anche il "non rubare" e che questo si applica senza esenzione alcuna pure ai preti !) ....

      Elimina
  5. Ringrazio il contributo del signore di Reggio Emilia che, però, non pubblico. Il fine di questo blog è quello di fornire dei mezzi di discernimento, non di dare una direzione precisa che lascio alla coscienza di ogni singolo. Se questo signore vuole parlarmene sono ben disposto, basta che mi specifichi un contatto che io, ovviamente, non renderò noto ad altri.

    RispondiElimina
  6. Però è strano che l'accusano di fare un match tra Oriente e Occidente, quando fino al 1860 era un fine chiaro del perché della vita monastica in Occidente.... (Vera Lombardo)

    ----

    Ieri sentivo una bella risposta data dall'abate benedettino di Randol ad un intervistatore. Dopo aver elogiato il silenzio come preparazione indispensabile alla vita cristiana, l'abate aggiunge: "Bisogna tornare in se stessi, altrimenti è la morte dell'anima". Ora questo consiglio normalmente viene relegato ai monaci o a quelli che sono piuttosto "originali" perché bisogna fare del Cristianesimo un evento di piazza altrimenti, si dice, il Cristianeismo non si afferma socialmente. Che follia e che follia denominare questa "vita attiva" contrapponendola alla "vita contemplativa". E per finire quest'opera di nullificazione si dice che i consigli evangelici del "rientrare in se stessi", dati dall'abate benedettino francese, sarebbero "spiritualità orientale" che non ha nulla a che fare con i cristiani occidentali. Chi ragiona così non ha capito veramente nulla e, c'è da dire, chi lo fa sono pure dei cardinali!

    https://www.youtube.com/watch?v=QPToTH_tLJY

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ...anche perchè "rientrare in se stessi" è un concetto, tra l'altro, pienamente biblico. Nel Vangelo di S.Luca (15,17-18) si dice che il figliol prodigo «rientrato in sé, disse: Quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza, ed io qui muoio di fame! Io mi leverò e me n'andrò a mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te.»
      In realtà, il primo rientrare in se stessi è il passo originario per un ravvedimento secondo il pensiero di Dio: rientrare in se stessi, fermarsi, riconoscere le proprie colpe. «Ravvedetevi dunque e convertitevi!» (Atti degli Apostoli 3,19). Il primo gradino del ravvedimento è quel rientrare in sè che ci fa riconoscere il fallimento davanti a Dio.
      Così è avvenuto al figliuol prodigo della parabola (Vangelo di S.Luca cap. 15) il quale, dopo essere rientrato in sé, avendo riconosciuto le sue colpe, disse: «Io mi leverò e me n'andrò a mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro te.» Questa intenzione non la rimandò a più tardi, ma la realizzò subito. «Egli dunque si levò.» Prima è rientrato in sé, poi ha confessato i suoi peccati, è ritornato a casa dal Padre. Così come sempre bisogna rientrare in sè, fare più sielnzio e meno..."sociale", o non saremo mai in Comunione, non saremo mai in grado di sentire la Sua Voce. Questo dappertutto e in ogni tempo. Altro che Occidente o Oriente.....

      Elimina
  7. Piero, lei ha certamente ragione sul fatto che prima di tutto si deve pensare alla propria salvezza. Ma non siamo esseri isolati che si salvano in virtù di un rapporto diretto solo con Cristo. Qualsiasi sia l'approccio che si scelga, anche non andare oltre la preghiera, che in ogni caso è il punto di partenza, anche fosse quello di un monaco eremita, questo servirà sia a sé stessi che all'organismo di cui facciamo parte.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì ma questo è un altro paio di maniche. Uno non deve iniziare dicendo "Salvo la Chiesa, salvo le anime" ma "salvo me stesso". Se questo non è chiaro (e a me sembra che neppure per lei lo sia) si mette il carro davanti ai buoi, si pensa di fare grandi cose ma, poi, queste si sgonfiano subito dopo. Guardi tutti quelli che cianciavano di "nuova evangelizzazione" ad esempio (ora non ne sento più parlare). Bisogna fare questo, quello, quell'altro, organizzare delle riunioni, dei corsi biblici, degli eventi... E' tutto un fare fare (al di fuori di se stessi) come quella che sta sempre sul balcone di casa e lascia che la propria casa si riempia di polvere e di sporcizia. Dove crede che si vada in questo modo? E' un cristianesimo di perfetta vetrina, motivato da ragionamenti logicissimi come il suo ma che, alla fine, lasciano l'atonìa più completa.

      Elimina
  8. Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Lo smarrimento del percorso spirituale":

    "Mi limito ad indicare le cause remote, dal punto di vista religioso, per cui un sacerdote (che dovrebbe attenersi ad un distacco affettivo) finisce per sottomettersi a bisogni di amore e affetto (quand'anche non sessuali) con la ricerca, nascosta o palese, di occasioni per soddisfarli."

    Mi sembra una sciocchezza: secondo te i sacerdoti ortodossi sposati devono attenersi al distacco affettivo? Ma dai! Questa è grossa!

    Approvo che tu non entri "deliberatamente in una valutazione antropologica dell'omosessualità", ma - secondo te - il monsignorino ha fatto BENE o MALE a palesarsi?
    Ti dico subito che per me ha fatto bene. Ha smesso di essere ipocrita. Tu che ne dici?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I sacerdoti ortodossi, come ogni cristiano praticante (ma più di questo) si devono attenere a orientamenti ben precisi. Il giorno prima della celebrazione eucaristica, ad esempio, non devono avere rapporti coniugali perché altrimenti quello che leggono nei testi viene contraddetto dalla loro vita. Durante la Grande e Santa Quaresima non devono avere rapporti coniugali. Nelle piccole "quaresime" prima del Natale e della Dormizione della Madre di Dio, idem!
      Questa astensione dal sesso (ma anche da determinati cibi) è una tradizione che rimonta pure nell'Antico Testamento. In altre parole, pure san Paolo desiderava che i suoi cristiani non si sposassero per essere più dediti (in ogni istante della loro vita) ad attendere il Signore. Poi accetta che lo facciano piuttosto che bruciare. Ma lo sposo cristiano non è uno che vive come tutti gli altri altrimenti non ci sarebbe alcuna differenza tra lui e gli altri! Il primato lo tiene sempre il Signore per cui, d'accordo con la moglie, si astiene dai rapporti coniugali. In quest'ambito che non ha alcuna sessuofobia non si tratta di certo di demonizzare il sesso. Si tratta di dare a Dio qualcosa di se stessi per far largo nel proprio cuore. Poi i più generosi scelgono al via monastica che prevede una astensione permanente, ma tale scelta nasce dalla generosità verso Dio, lodata da Cristo stesso quando parla di coloro che si fanno eunuchi per il Regno dei Cieli.
      Il monaco è colui che, più di tutti, attua il distacco ma se la sua via è una scalata per la vetta, la via degli altri è sempre in direzione della vetta, seppur utilizzando una strada a tornanti.
      Il sacerdote anche se non fa voto di castità dovrebbe attenersi ad un certo stile di vita sobrio e casto, poiché altrimenti contraddice gli stessi testi su cui prega (mi riferisco agli antichi, perché gli attuali hanno ammorbidito anche questi aspetti).
      Mons. Charamsa palesandosi non è stato ipocrita con se stesso, questo è evidente. Ma chiedendo che la pratica sessuale in quanto sacerdote latino fosse accolta nella Chiesa (o quanto meno considerata) ha capovolto un principio sul quale si regge l'ascetica cristiana: la tensione verso il non attaccamento a cose e persone in vista dell'Unico necessario. Ma lui (e forse pure lei) vedeva solo il primo aspetto e non notava minimamente il secondo perché l'ascesi cristiana in Occidente (e in qualche cervello ortodosso) è stata buttata spensieratamente nel cesso. E questo è avvenuto per "apistìa": in realtà non si crede più!

      Elimina
  9. L'unico merito che riconosco a mons. Charamsa è quello di avere messo sotto i riflettori la questione dei preti cattolici omosessuali, che secondo alcune stime sono il 40%, secondo me sono molti di più. Da quando la Chiesa si è istituzionalizzata è sempre stata alta la concentrazione di uomini omoaffetivi tra il clero, è così anche oggi e sempre sarà così in futuro. È necessario che la Chiesa prenda atto con serenità di questa realtà, che già conosce, ma finge di ignorare ipocritamente. Una volta accettata la realtà, con paterna e fraterna comprensione, deve altresì ribadire con forza i doveri dello stato sacerdotale ai propri chierici. Infatti per me non c'è alcuna differenza se un prete abbia un orientamento omosessuale o eterosessuale, l'importante è che, avendo scelto lo stato clericale, sia un testimone fedele della Parola di Dio e della dottrina cattolica e rimanga fedele agli obblighi sacerdotali del dono totale a Dio, del celibato, della castità, in obbedienza alle leggi della Chiesa. Se poi un prete ha perso la vocazione e non si riconosce più in queste promesse o non riesce più ad incarnarle nella propria vita allora è meglio che abbandoni il sacerdozio senza tanti traumi, ma con serenità. Nessuno è obbligato a diventare sacerdote cattolico, così come nessuno è obbligato a rimanere contro la propria volontà. Meglio avere pochi preti, omosessuali o eterosessuali che siano, fedeli e felici del proprio stato, piuttosto che tanti preti frustrati e dalla doppia vita come mons. Charamsa. Se la Chiesa finge di ignorare che i casi simili a mons. Charamsa sono migliaia in tutto il mondo, allora esploderanno come un vulcano, invece se intraprenderà la strada dell'accettazione il fenomeno potrà essere tenuto sotto controllo nell'interesse della comunità ecclesiale e dei singoli presbiteri.

    Comunque vorrei far notare che la Chiesa Ortodossa non è esente da scandali a sfondo sessuale e omofilo:
    Chiesa Greca
    https://forum.termometropolitico.it/338184-la-chiesa-greca-travolta-dagli-scandali.html
    Chiesa russa
    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Abusi-sessuali-scoppia-lo-scandalo-nella-Chiesa-ortodossa-russa-69babeb0-d9f5-419e-8d5f-295881cc436f.html

    Anacleto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Conosco i problemi umani che lei mi cita e, mi creda, in Occidente, non sono meno frequenti rispetto all'Oriente: gli uomini sono ovunque gli stessi. L'unica soluzione è tornare al realismo cristiano recuperando la spiritualità. Andare avanti con idealismi e moralismi non fa che peggiorare la situazione!

      Elimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.