Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

venerdì 16 ottobre 2015

Tradizione e tradizioni

Quest'argomento ha già avuto qualche trattazione nel presente blog. L'esperienza insegna che ripetere le cose serve, soprattutto quando si utilizzano esempi semplici per farle comprendere. Quest'argomento è fondamentale perché oggi, in nome di una comprensione “autentica” della Scrittura si ritengono le tradizioni ecclesiastiche assolutamente opzionali al punto da poterne prescindere. 

Entro nell'argomento. 

La Tradizione intesa in senso forte si riferisce al contenuto spirituale della Rivelazione biblica. La Rivelazione si manifesta e si trasmette in un determinato contesto, in una cultura particolare e con una sensibilità anche molto differente dalla nostra. La Tradizione non è altro che la trasmissione (dal latino tradere) del contenuto di questa Rivelazione. 

Le tradizioni umane nascono come supporto a Tale Tradizione. Si pensi alle diverse famiglie liturgiche nella storia del Cristianesimo. Se sono autentiche hanno delle caratteristiche ben precise.

Faccio un esempio pratico che spiega la presenza dell'immagine tipicamente italiana di questo post: sarebbe semplicemente impensabile servire la pastasciutta senza un piatto che la contenesse. Come non ha senso la pastasciutta senza un piatto che la presenta, così non ha senso un piatto senza la pastasciutta: il piatto vuoto non nutre l'affamato! 
È parimenti chiaro che, al ristorante, non si mangia il piatto e si lascia la pastasciutta da parte poiché è la pastasciutta il nutrimento, non il piatto. Allo stesso modo non si può utilizzare un materiale qualsiasi per fare il piatto poiché questo deve avere caratteristiche particolari per contenere il cibo.

Detto ciò applichiamo l'esempio alla Tradizione (ossia al contenuto della Rivelazione biblica) e alle tradizioni (ossia alle diverse forme con cui la stessa Rivelazione viene trasmessa). La Rivelazione è paragonabile al cibo nel piatto, le tradizioni al piatto stesso. Non è possibile avere la prima senza le seconde e le seconde non hanno alcun senso senza la prima. Ciò che nutre è il cibo, non il piatto per cui è sempre necessario distinguere le due cose senza, per questo, fare a meno delle tradizioni. 

Una persona che dice: "La liturgia è qualcosa di relativo, è tradizione umana, per questo posso relativizzarla, cambiarla, farne quasi a meno, poiché è importante la Tradizione, ossia la rivelazione biblica", non ha capito niente. Non si tratta certo di idolatrare le tradizioni, come fa un certo pensiero tradizionalista, ma di collocarle al loro giusto posto: sono un supporto indispensabile alla Tradizione. 
Per questo non si può cadere nell'estetismo liturgico (saremo come gli sciocchi che contemplano il piatto e lasciano che la pastasciutta si freddi) ma neppure nell'iconoclasmo liturgico (saremo come altrettanti sciocchi che spaccano i piatti e pretendono di nutrirsi senza di essi, come i cani che, nonostante ciò, hanno pure loro una ciotola). 
Le tradizioni non sono relative, semplicemente intercambiabili, mutabili a capriccio perché per poter efficacemente supportare la Tradizione devono avere fondamentali caratteristiche.
Per questo la Chiesa dovrebbe avere il coraggio di rifiutare e condannare pratiche liturgiche che rendono la Tradizione muta, quand'anche non la rovinano: è come usare un piatto composto con una sostanza avvelenata e servirvi il cibo! Se gli uomini di Chiesa non lo fanno o sono conniventi o sono divenuti totalmente ignoranti del messaggio spirituale della Tradizione.

Inoltre, la sana distinzione Tradizione-tradizioni, ci permette di distinguere il dato spirituale della Scrittura dal dato semplicemente culturale che ne è supporto. Se questo non avviene si finisce per cadere in una lettura fondamentalista della Bibbia per cui quando san Paolo dice che le donne nell'assemblea devono tacere e velarsi la testa lo si dovrebbe immediatamente applicare anche oggi. Identica cosa quando san Paolo parla dello schiavo che fa parte della famiglia del cristiano convertito e da delle istruzioni su come trattarlo. Dobbiamo, dunque, tornare ad introdurre la schiavitù per rispettare il dettame paolino? Chi ha una lettura fondamentalistica della Scrittura è come chi confonde il piatto con la pastasciutta! 

D'altra parte chi relativizza totalmente la Scrittura finisce per definire come piatto la stessa pastasciutta. È ovvio che qui siamo davanti ad evidenti squilibri e non si creda che tali squilibri siano rari! Il web, che riflette l'orientamento generale delle persone, è letteralmente saturo di equivoci di tal genere (*). Ci sono, dunque, due generali schieramenti: 

  • da un lato i fondamentalisti biblici (e certi tradizionalisti) che, pensando di servire la Chiesa, la riempiono di veleno rendendo la Rivelazione qualcosa di repellente all'uomo contemporaneo; 
  • dall'altro lato i relativisti che rendono messaggio puramente umano anche il contenuto squisitamente spirituale della Scrittura. 

Queste due posizioni oggi sono maggioritarie e indicano la quasi totale cecità religiosa del Cristianesimo contemporaneo.


© Traditio Liturgica


(*) Un esempio ulteriore non è solo confondere tutti i piani e tutti i significati della Scrittura, confondendo il dato spirituale con quello culturale ma pretendere di spiegare razionalmente (o razionalisticamente) affermazioni di tipo puramente sapienziale. In questo modo è come passare un rullo compressore su questo tipo di letteratura religiosa. Ecco spiegata la strana sensazione che si ha dinnanzi alle interpretazioni fondamentalistico-razionaliste di un Oddifreddi. Chi si pone sullo stesso piano di Oddifreddi (penso a certi cattolici che hanno il culto della "fides et ratio") con il tentativo di combatterlo non può che fallire perché anche qui si appiattisce, in buona fede, il dato sapienziale costringendolo ad entrare in una comprensione puramente razionale. 
Perfino la funzione magisteriale di insegnamento dei vescovi (e del papa nel cattolicesimo) dovrebbe essere vista come il "piatto" sul quale si serve la Rivelazione. Il clericalismo ha invece capovolto le cose trasformando in "piatto" o sfondo il messaggio della Rivelazione e in "cibo" o punto di arrivo la funzione episcopale. In questo modo invece di arrivare alla Rivelazione e al suo contenuto spirituale si finisce per "accontentarsi" della parola di un chierico come se questa fosse automaticamente "parola di Dio". Nel versante opposto si pongono coloro che, vedendo le distorsioni in certi insegnamenti clericali, fanno di tutta l'erba un fascio e rifiutano il messaggio sapienziale e spirituale della Bibbia ritenendolo assurdo e inutile.

6 commenti:

  1. Pur condividendo quanto postato in quest'articolo, non posso non dissentire da quanto detto in merito alla copertura della testa della donna.
    Il velo muliebre, durante la liturgia, ha significati teologici e tradizionali ben precisi e molto profondi e non c'entra nulla con una lettura fondamentalista della Bibbia. Chiaramente è ben diverso il caso della schiavitù.

    Ad maiora

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nel contesto paolino il velarsi il capo, da parte della donna, è segno di sottomissione, poiché il capo della donna è il maschio. Questo è l'elemento culturale sotteso a quanto, per lei, ha "significato teologico".
      Che si concordi o meno con questa visione una cosa è certa: la "velatio" non è cosa indispensabile all'interno di una liturgia, al punto che perfino le liturgie più conservative possono prescinderne. Sono ben altri i punti fondamentali sui quali si sorvola e che andrebbero ribaditi.

      Elimina
  2. salve gentile signor pietro vorrei domandarle si può definire la riforma liturgica del concilio un tradimento della tradizione? l altare rivolto ai fedeli era come quello apostolico?l altare tridentino mi dà il senso della verticalità ,quell avvicinarsi a DIO , l ascesa del sacerdote non rappresenta forse la nostra scalata verso DIO,che oggi non ritrovo più con quello conciliare,cosa ne pensa ?
    fabio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per come la vediamo al giorno d'oggi mi sembra che lo si può affermare serenamente poiché la tradizione ha sempre ribadito la verticalità e l'ascensionalità, cose che oggi sono decisamente accantonate. In antico eresia non era solo l'arianesimo ma pure il semi-arianesimo, ossia quelle posizioni che non parevano apertamente eretiche ma che ammiccavano all'eresia.
      Bisogna comunque sottolineare che se in una Chiesa l'abbandono delle tradizioni avviene da un giorno ad un altro, la "colpa" non è di un concilio (che semmai è solo la classica goccia che fa traboccare il vaso) ma di un lungo e pluriseclare percorso sempre più antropocentrico e sempre più lontano dalla dimensione spirituale.

      Elimina
  3. "...Quando san Paolo dice che le donne nell'assemblea devono tacere ... lo si dovrebbe immediatamente applicare anche oggi".

    Ti dirò che mi sembra un'idea affatto malvagia... Insopportabile il chiacchiericcio di quelle che io definisco impietosamente "galline"!
    Credo che San Paolo si riferisse proprio a questo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Da buon amante del silenzio non posso che convenire sul fatto che nella chiesa si dovrebbe tacere e che si parla fin troppo in qualsiasi altro ambiente (donne e uomini!).
      Ma la sottomissione della donna è un dato culturale del tempo paolino che non possiamo promuovere neppure in nome di Dio! Donna e uomo sono pari in dignità ed entrambi devono collaborare armoniosamente senza che uno metta i piedi in testa all'altro.
      Non capisco quale "teologia" possa esserci nel dichiarare la donna inferiore e sottomessa all'uomo, ma indubbiamente sono limitato! Uomo e donna hanno caratteristiche differenziate e anche simbolicamente l'uomo rappresenta il cielo e la donna la terra ma questo non deve portare ad una sottomissione ma ad una stabile comprensione e reciproco arricchimento.
      Inoltre, insistere che le donne portino il velo in chiesa, in una Chiesa che oramai ha totalmente perso qualsiasi senso di sacro perfino nella sua liturgia, a me sembra molto ridicolo.
      Ricordo tempo fa, in Italia centrale, una cattedrale con tanto di cartelli che invitava le donne a mettere il velo. Sì, mettiamo il velo con quale liturgia, con queli preghiere? La cosa è proprio ridicola ...

      Elimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.