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domenica 29 novembre 2015

Beatificazioni, canonizzazioni e considerazioni ad esse inerenti

La liturgia è tradizionalmente concepita come il culto che viene riservato a Dio nel quale si associano vivi e defunti. Tra questi ultimi, un ruolo particolare è svolto dai santi, da coloro cioè che hanno brillato per particolare santità di vita cristiana e che ora svolgono un'azione di intercessione presso Dio a favore degli uomini.

La Chiesa non "fa" i santi perché essi sono costituiti tali direttamente da Dio. La Chiesa semplicemente li riconosce sentendo, in essi, una presenza trascendente, altrimenti detta "carismatica". Il santo è l'uomo che vive a contatto con Dio, che lo "incarna" per grazia, mentre Cristo era il Dio incarnato naturalmente. 
Quest'assunzione del divino nell'umano, resa possibile da una preparazione ascetica, rende l'uomo estraneo alle passioni malvage (1). Il fine della santità, intesa rettamente, non è dunque una semplice moralità (con la quale si riceverebbe il paradiso in premio) ma una continua comunione con l'Al di là, tale da orientare ogni scelta e discorso nell'Al di qua. È in questo senso che dev'essere intesa la frase paolina: "Non sono più io a vivere ma è Cristo che vive in me" (Cfr. Gal 2, 20).
La santità autentica, dunque, è una realtà profondamente mistica al punto che, senza tale caratteristica, non può esserci autentica santità. Potrà esserci bontà e virtù umana, senza dubbio, ma non santità che è qualcosa di totalmente superiore e diverso dalle semplici categorie umane.

Quando la Chiesa addita un santo di tal genere, mostra, al contempo, la possibilità per ognuno di aprire la porta di accesso al Regno dei Cieli dentro di sé.
Se nel mondo ortodosso si mostra san Paisios del monte Athos quale santo, non si indica in esso delle semplici virtù, per quanto "eroiche", ma una reale e mistica comunione di quest'uomo con Dio. Da qui discendono fatti non ordinari e umanamente incredibili: miracoli, predizioni che si sono manifestate vere, apparizioni in luoghi molto distanti, ecc. 
«Io vi dico in verità: Se aveste fede e non dubitaste, non soltanto fareste quello che è stato fatto al fico; ma se anche diceste a questo monte: "Togliti di là e gettati nel mare", sarebbe fatto» (Mt 21, 21), sosteneva Cristo per il quale sarebbe bastato un solo granello di fede per spostare addirittura le montagne.
Chiedendo l'intercessione di un santo di questo tipo, il fedele, in realtà, si rapporta con Dio attraverso di lui, poiché è Dio stesso che, manifestandosi nel santo, ha reso possibili cose straordinarie.

Questa è la dottrina tradizionale della Chiesa, la dottrina antica, quella che si conserva ancora in quelle comunità ecclesiali che ci credono.

Purtroppo si deve constatare che, nei secoli, sono stati additati, quale esempio di santità, persone non sempre con tali caratteristiche. Forse alcuni secoli fa questo era raro ma è ugualmente successo. Ecco qualche esempio:

1) Il "beato" Carlo Magno. Questa beatificazione è stata proclamata nella diocesi di Aachen e, a tutt'oggi, non è stata mai smentita. Non pare affatto compatibile con la santità cristiana qualche comportamento di tale imperatore il quale, tra le altre cose, fece massacrare i sassoni, nonostante, si diceva, non voleva mancare mai alla messa nella sua cappella palatina.

2) Il "beato" Giustiniano. Esiste in Oriente una consuetudine in base alla quale alcuni sostengono che l'imperatore Giustiniano fosse beato e che entrasse personalmente nei dibattiti teologici del tempo, sostenendo attivamente la parte ortodossa. Anche qui, come nel caso di Carlo Magno, conviene presentare qualche riserva: può, un beato, massacrare parecchi cittadini, pur di mantenere il suo potere imperiale? È noto, infatti, il massacro fatto perpetrare dall'imperatore contro il partito politico a lui avverso.

Ciononostante, queste figure sono state in qualche modo registrate nell'albo dei santi delle rispettive Chiese. Non ci è difficile immaginare che la loro santità sia stata proclamata per motivi prima di tutto "politici" e solo secondariamente religiosi. Il motivo religioso in questi casi è un'ottima maschera al motivo politico. 
La "santità" di Carlo Magno risulta, infatti, funzionale alla santificazione di tutto un ordine politico in qualche modo contrapposto a quello orientale e bizantino. È grazie a ciò che è nata l'odierna Europa.

Queste figure di "santi" si distanziano, tuttavia, dalle figure dei santi carismatici di cui, sopra, ho fatto un esempio e che compendiano numerosi uomini e donne, monaci e monache, vescovi, abati e martiri di tutto l'orbe cristiano.

Il concetto di santità non rimane identico in tutti i tempi. A seconda delle epoche, infatti, s'identifica nel santo una caratteristica preminente con la quale lo si riconosce tale. Anticamente tale caratteristica era la sua carismaticità. Nell'epoca moderna si pone molto l'accento sulle virtù, ossia sulla pratica morale attuata fino all'eroicità. L'epoca tridentina del Cattolicesimo conosce tale definizione di santità.
Osservo quanto segue: è vero che un santo autentico pratica le virtù in modo eroico. San Simeone lo stilita era in grado di fare rinunce eroiche e di vivere su una colonna. È però non meno vero che la virtù in se stessa non vuol dire molto: ci sono stati non pochi uomini che, in nome d'ideali politici o per una semplice filantropia, sono andati incontro a molte sofferenze finendo addirittura per offrire la propria vita. Questo se, per certi aspetti, può essere molto interessante e lodevole non significa automaticamente la santità per colui che lo pratica.
San Simeone non è dunque santo per le sue rinunce eroiche ma perché era in grado di farle per una ragione o forza carismatica che gli era infusa e che ogni visitatore gli constatava. In altre parole, egli era santo perché divenuto "finestra" dell'Al di là.

Attualmente, il concetto di santità pare essersi ulteriormente annebbiato. Santo è l'uomo "buono", l'uomo "morale", l'uomo che in qualche modo ha fatto qualcosa di particolarmente utile al mondo e alla Chiesa. Santo è l'uomo che fa "battere" il cuore alla folla (si pensi al "santo subito", Giovanni Paolo II). Questo tipo di "santità" può divenire simile alla "santità politica" a cui sopra accennavo ma ha pure un risvolto un po' inquietante: basta che un uomo sia amato dalla folla (nei termini di una rock star) e gli si può attribuire automaticamente la santità popolare. Con questi presupposti lo stesso attuale papa Francesco pare avere la strada spianata verso la santità, grazie all'enorme battage pubblicitario del quale è oggetto.
La faciloneria a proclamare santi a gogò diviene sempre più possibile anche grazie ad un escamotage: in Occidente sembra che oramai basti un solo miracolo, addirittura privo di attestazione della scienza medica, e il beato può essere proclamato. Se, per eccesso, io avessi mal di testa, mi prendessi un'aspirina e pregassi un possibile santo, il giorno dopo, guarito, potrei dire di essere stato miracolato.  

Paisios del Monte Athos un giorno ricevette un monaco cattolico e gli pose la seguente domanda: «È vero che, presso di voi, oramai i miracoli non servono più per proclamare dei santi?». 
Il monaco cattolico ovviamente negò. Paisios, però, non era uomo che parlava a caso. Nella sua vita, oltre a compiere parecchi eventi inspiegabili, era in grado di prevedere certi accadimenti che puntualmente si avveravano. Questa domanda, posta apparentemente in modo ingenuo, ha tutta l'aria di una piccola profezia, come se il santo monaco dicesse: «Verrà un giorno in cui i vostri "santi" saranno proclamati tali senza alcun vero miracolo».
Temo che quel giorno è giunto.

Ci possiamo trovare, allora, dinnanzi a dei "santi" piuttosto strani, il che è indice, pure, della stranezza dell'ambiente che li proclama.
Non voglio essere polemico ma riflessivo. Se ci sono delle incongruenze e delle contraddizioni queste s'impongono per loro stesse, indipendentemente che io, o altri, lo diciamo.

Faccio altri due esempi.

1) Nella Chiesa ortodossa russa hanno recentemente proclamato "santi" lo zar Nicola II e la sua famiglia. Che lo Zar fosse vittima di se stesso, della sua ingenuità, della sua incapacità totale a governare, è un dato di fatto. Forse non ne aveva colpa morale. Ma, e questo è certo, ha fatto sparare alla folla affamata esasperandola e accelerando, così, la sua fine. Probabilmente si è pentito. Sarà morto come cristiano e sicuramente sarà stato accolto da Dio. È, questo, sufficiente a farlo santo? Un santo è tale in tutta la sua vita (almeno da quando cerca di praticare il cristianesimo) al punto che tutta la sua vita è un esempio e può essere illustrata ai fedeli perché ne siano edificati. Possiamo essere edificati da un "santo" che spara alla folla affamata? Sono domande serie, tutt'altro che banali.
La sua canonizzazione ha, perciò, un sapore politico: il trionfo di uno zar post mortem sul cattivo comunismo che lo martirizzò. Poi, questo aveva tutta l'aria di essere un "martirio politico", non un martirio cristiano: la famiglia imperiale fu trucidata per odio all'antico regime, non per necessario odio alla fede! È come se, oggi, alcuni circoli conservatori monarchici volessero proclamare "santo e martire" Luigi XVI, assassinato per i medesimi motivi.

2) La beatificazione di papa Paolo VI. Tale persona, con spiccate doti umanistiche e religiose, si pose, tuttavia, spesso in senso contrario a molti orientamenti tradizionali all'interno del mondo cattolico, senza misurare esattamente le conseguenze a cui potevano portare certi suoi atteggiamenti. Fu alfiere della riforma cattolica voluta nel concilio vaticano II, riforma che, però, finì per orientare gli spiriti in senso antitradizionale. Quanto mi sta a cuore, non è salvaguardare un ordine "tridentino" cattolico del quale questo papa era comunque avverso, ma una sensibilità più estesamente tradizionale, quale vediamo, ad esempio, negli scritti dei padri della Chiesa. È questa sensibilità spirituale e patristica l'identità vera della Chiesa. Ebbene, tutto ciò è stato travolto e non si può non vedere in questa rivoluzione un responsabile che, anche indirettamente, lo ha voluto.
Non voglio essere severo verso questa persona e neppure giudicarla. Faccio delle constatazioni perché pure a livello storico uno studioso le farebbe. 
Il papa in oggetto è sicuramente una persona di non poche capacità, ha certamente molte doti positive ma questo, un tempo, non sarebbe stato assolutamente sufficiente a farlo proclamare "beato". 
Nella conferenza da me tradotta (disponibile in formato testo in questo link e in formato audio scaricabile in questo link), un sacerdote tradizionalista pone delle obiezioni razionali a tale beatificazione. 
Egli ha una sua logica per alcuni aspetti condivisibile anche se, personalmente, non concordo con certi suoi presupposti (2)

Siamo, allora, dinnanzi ad altre canonizzazioni "politiche". Nel caso di Paolo VI, evidentemente, si tratta di canonizzare il nuovo percorso del Cattolicesimo attuale rendendolo, così, inattaccabile.

Con questo post, non voglio creare inutili tensioni poiché mi rendo conto che la tematica è molto delicata. Desidero, piuttosto, focalizzare l'attenzione sull'essenziale: la santità vera è quella nella quale si ha modo di percepire una presenza ultraterrena ed è perciò che essa è garanzia di un ambiente ecclesiastico sano, lontano da disegni puramente umani e da logiche di potere. La santità "politica", al contrario, è sempre indice di una fazione nella Chiesa che l'ha proclamata, fazione che ha i suoi fini che, purtroppo, sono sempre molto concreti, ideologici, terreni e ben poco "celesti". 

In un periodo come l'attuale, nel quale pare essere bandito e misconosciuto ogni senso di soprannaturale in molti ambienti ecclesiastici, non si può che produrre santi prevalentemente "politici". Sta ai semplici cristiani distinguere il vero dal meno vero, l'oro dal legno, per non travisare come "divino" ciò che non lo è affatto. La gerarchia ecclesiastica, infatti, è in gran parte occupata in altre cose...
 __________ 


1) L'estraneità alle passioni non è una condizione nella quale si giunge senza sforzo. Comporta, piuttosto, un lavoro che dura una vita poiché la condizione umana, che per la patristica è ferita dal peccato originale, è inclinata alla passionalità. Si tratta, allora, di fare come chi svuota perennemente una barca dall'acqua entrata attraverso una feritoria, per poter navigare e, senza affondare, giungere alla meta intravvista da lontano. Questo lavoro è indispensabile anche se, cristianamente parlando, sappiamo che la forza non ce la diamo da noi stessi.
L'estraneità alle passioni (o il loro costante combattimento) dovrebbe essere una caratteristica basilare nel caso di un beato o di un santo. È dunque quanto meno singolare che si sia soprannominato "il santo della mitezza" il noto santo cattolico san Francesco de Sales, dal momento che un'attitudine mite è il contrario di un'attitudine sanguigna e la mitezza dovrebbe essere perseguita da qualsiasi vero beato e santo.
Al contrario, fa un poco impressione pensare agli impeti sanguigni di un Pio IX ("Se il re d'Italia entra qui lo faccio buttare giù dalle scale!") associandolo all'idea che è beato ... A livello molto pratico, un cristiano che vede questo in due beati può pensare che la mitezza sia totalmente opzionale! 

2) Punti nei quali dissento rispetto a questa lettura cattolico-tradizionalista:


a) il Cristianesimo non è un insieme di idee "buone" da contrapporre a "idee" cattive ma, anticamente, era visto come una vita nello Spirito santo. È qui che deve essere focalizzata l'attenzione poiché le idee sono sempre conseguenti e non sempre essenziali. "Noi non combattiamo per delle parole (o delle idee)" dicevano i padri anticamente "ma per una vita nello Spirito". Che differenza da allora!


b) Il santo non è semplicemente un modello di "morale cristiana" ma una finestra dalla quale s'intuisce l'Al di là. Perciò egli è una persona carismatica, non una persona semplicemente morale come se dovesse praticare questa morale per un motivo idealistico-religioso. 


c) Tutta l'impostazione della conferenza ha qualcosa di artificiale, di molto razionalistico, per quanto sia costruita molto logicamente. 


d) Si noti poi, la totale assenza di ogni riferimento di tipo mistico nella descrizione e nella definizione di canonizzazione. Il tutto è posto sul piano delle idee e della morale, un piano di fatto orizzontale che potrebbe avere pure un'associazione filantropica non cristiana. Tacere sugli aspetti interiori, sulla presenza di ciò che un tempo si definiva "vita di grazia" o semplicemente darlo per scontato mi sembra assai grave, sopratutto se viene dal coté tradizionalista. Con questi presupposti, che alternativa possono dare tali persone alla decadenza ecclesiastica? Se solo osano imporre al mondo attuale un "codice di comportamento" in nome dell'autorità (rivelata o ecclesiastica che sia) o sotto pena di un castigo eterno, il minimo che possono ottenere è una sonora pernacchia. È il carisma che attira, non le parole perché, come dicevano anticamente, ogni parola può essere sconfitta da un'altra parola contrariamente ai fatti. Per questo, in definitiva, il Cristianesimo è questione di fatti soprannaturali, non di semplici parole o ideali.

8 commenti:

  1. Mi sento in particolare sintonia con quanto ha scritto, e complimenti per i paralleli e la capacità di sintesi.
    E soprattutto: ""Noi non combattiamo per delle parole (o delle idee), ma per una vita nello Spirito".

    Aggiungo solo su Paolo VI en passant: se sommo alcune affermazioni costanti durante il pontificato...che la Chiesa era Ancilla Hominis, che "noi abbiamo il culto dell'uomo", amicizia per il mondo, populorum progressio, alcuni ideali di molto vicini alla massoneria, domanda di una banca mondiale e di un'autorità centrale mondiale....non domandiamoci perchè sembra scomparso il soprannaturale....

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    1. In sintesi estrema potremo dire di trovarci dinnanzi ad un contesto ecclesiale (non parlo di Chiesa per non inglobare tutti, che non è giusto) nel quale è stata staccata la "spina" da Dio. È ovvio che in tutti i tempi non in tutti gli ambienti ecclesiali c'era il massimo ma, almeno, si sapeva a quali riferimenti dar fede. Oggi non è più così perché (non ultima cosa) sono proposti come beati personaggi che, seppur magari buoni umanamente, non rappresentano un contatto con il trascendente.
      Tali beatificazioni sono atti che coinvolgono la cosiddetta infallibilità ecclesiale? Secondo me no, poiché l'infallibilità della Chiesa è coinvolta quando ci sono degli atti che rispecchiano profondamente l'identità della Chiesa stessa. In caso contrario, coinvolgono solo la persona che li ha posti divenendo atti individuali, non di marca ecclesiale.

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  2. Mah, io ho sempre pensato che Dio giudichi molto diversamente da quello che pensano gli uomini, sennò non sarebbe tale, ovvero superiore in ogni senso, le ultime santificazioni, mi si permetta l'ardita affermazione, mi sono parse piazzaiole performances, non do giudizi sui due ultimi papi santi, ma secondo me il concetto di santità include un comportamento schivo, lontano dal mondo e dal mondano, ciò detto, il cristianesimo ed il cattolicesimo sono, ahimè, a distanze siderali dagli albori e dagli insegnamenti del Maestro, con buona pace di S.Karolus magnus che per far diventare cristiani i popoli germanici fece stragi, soprattutto tra i Sassoni, che se la legarono al dito, e resero pan per focaccia con Lutero, che poi adesso si prepari la gran réunion coi 'fratelli' protestanti non sposta di una virgola la storia, gli uomini agiscono a pensano da uomini, Dio da Dio. Grazie per il bell'articolo.

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    1. Grazie per il suo commento. La prossima volta prenda un nick da google. Solo così potrà inserire il suo commento.

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  3. Non mancano alcune derive a dir poco grottesche, carissimo Pietro... In Russia c'è addirittura chi prega "san" Stalin (!!!)

    http://www.ilgiornale.it/news/ora-ortodossi-russi-vogliono-fare-santo-stalin.html

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    1. Se si ha un concetto deviato di santità (il che comporta pure un concetto deviato di cristianesimo e di Chiesa) tutto è possibile! Ma per restare in Italia è oramai risaputo che verrà proiettato il film su papa Francesco e, un chierico me lo disse abbastanza infastidito e scandalizzato: "Un film come se lui fosse morto ma proiettato in vita!". Evidentemente l'Argentino ha dato il benestare. Ma cosa c'è dietro a quest'atteggiamento celebrativo se non la mentalità dell'esaltazione del capo, come nelle dittature argentine? Siamo così passati dal "Santo subito" (Giovanni Paolo II) al "Santo ora" (Bergoglio). Si usa la categoria della santità in senso populistico svuotandola del suo reale e primigenio significato carismatico-teocentrico. Inutile dire che a seconda di come si vede la santità corrisponde un genere di Chiesa differente. La chiesa di Bergoglio riflette ancora la Chiesa carismatica del Nuovo Testamento? Ai più bravi la risposta!

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  4. Gentile Pietro c.,

    io mi chiedo anche se la chiesa russa riflette ancora la Chiesa carismatica del Nuovo Testamento...

    Antonio C.

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    1. Non si può fare di tutta l'erba un fascio. Come vede pure io non sparo sul mucchio e, dinnanzi alla crisi del Cattolicesimo, non dico "La Chiesa cattolica non è più la Chiesa del Nuovo Testamento" ma mi limito più correttamente a dire che ci sono ambienti, nel Cattolicesimo, che si distanziano sensibilmente dalla Chiesa del Nuovo Testamento. Lo stesso, in misura diversa e a seconda dei casi, lo si deve dire per le Chiese affette da clericalismo, nelle quali si può in una certa misura mettere alcuni ambienti della Chiesa russa.

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