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venerdì 6 novembre 2015

“Spiritualità” e “spirito di corpo”

Lo spirito di corpo - che contraddistingueva pure l'esercito nazista - è cosa tutt'altro che tramontata in certi contesti religiosi odierni
Dal momento che oggi, soprattutto nel contesto cristiano occidentale, non sono più chiare le basi del Cristianesimo, mi è sembrato particolarmente utile fare questo post nel quale definisco due concetti che hanno conseguenze distinte e ben precise.

Spiritualità

Ne parlo spesso ma, dai commenti non pubblicati che mi giungono, traspare una profonda ignoranza su di essa. Nel post precedente criticavo pesantemente quelle forme pseudo-ascetiche per cui ci si frusta a sangue e ci s'impone volontariamente umiliazioni senza alcun buon senso. Questa pratica non rivela un sano orientamento spirituale (che si allontana da ogni forma di autoesaltazione) ma un orientamento molto psicologistico con cui si pensa di essere indispensabili alla salvezza del mondo quando, al contrario, Cristo insegna ai suoi discepoli di sentirsi sempre “servi inutili”.

Colui che si frusta vuole, sotto sotto, sentirsi come Cristo ed è succube di un vero e proprio idealismo religioso. Non a caso anticamente queste pratiche erano severamente proibite poiché era chiarissima la distinzione tra il piano puramente psicologistico e quello spirituale (ne ho parlato diversi post fa).

Oggi ciò non è più chiaro al punto che c'è chi mi si scrive: “Da manicomio è il suo articolo che irride le pratiche ascetiche e spirituali cui erano devoti i Veri Santi ”. La storia del cristianesimo antico, la sua prudenza e il suo discernimento spirituale, qui, sono stati seppelliti per sempre; ciò che viene dopo deve necessariamente sostituire e far dimenticare quanto lo precede. Colui che mi scrive così pare essere un tradizionalista cattolico il quale, incoerentemente, se applica questo principio nell'ascesi,  poi lo dimentica quando segue uno stile liturgico ed ecclesiastico precedente al periodo del concilio Vaticano II ...

Ma c'è un altro aspetto molto importante implicato dalla spiritualità, quello di ritenere relative le istituzioni ecclesiastiche; si badi bene, non inutili ma relative!

La spiritualità significa, infatti, un contatto con la realtà divina, ricercata e pregata ogni giorno. Perché questo sia possibile non si deve solo praticare il Cristianesimo ma lo si deve fare tenendo ben saldi i punti portanti su cui esso si regge, il Credo, i dogmi, il decalogo, ecc.

La spiritualità non è affatto disancorata da essi e concepire la teologia come semplice riflessione sulla fede senza collegarla alla spiritualità significa avere già spaccato tutto. La crisi religiosa odierna non è una crisi di dogmi (anche se questi possono essere contestati lo sono solo come conseguenza di altro) ma una crisi scaturita dall'essersi staccati dal contatto con Dio, dal non avere la più pallida idea di cosa Egli sia perché l'animo umano non ne intuisce più la presenza. È tutto qui, al punto che pure chi sciorina a memoria il catechismo sotto questo aspetto è totalmente disorientato.

A questo punto, anche il più elevato ragionamento teologico è totalmente vuoto di significato (non in se stesso ma in relazione di chi lo ascolta) e il passo successivo è quello di non proporlo più cadendo in un agnosticismo religioso, come buona parte dei laici e chierici oggi dimostrano.

Ecco perché qualche mio contestatore ha profondamente torto ed è assolutamente superficiale quando dice: “Se i pastori avessero studiato la vera teologia dogmatica e morale, la vera filosofia ovvero la metafisica tomistica, allora ci troveremo in ben altra situazione”.

Per secoli in Occidente i pastori hanno imparato queste cose ma, siccome la cosiddetta spiritualità diveniva sempre più evanescente, queste cose hanno finito in pratica per non significare più nulla! Pensare di convertire il mondo con le prove dell'esistenza di Dio di Tommaso d'Acquino significa, oggi più che mai, fare un bel buco nell'acqua perché ogni parola, in quanto tale, può essere contestata da qualsiasi altra parola, come giustamente ricordava Gregorio Nazianzeno.

Cosa impariamo, invece, dalla patristica più elevata? La spiritualità porta alla sensazione intima dell'esistenza di Dio, solo questo è importante. Solo con essa si può osservare il Credo e la tradizione della Chiesa in modo equilibrato e corretto.

Per questo nella storia del Cristianesimo uomini di grande spessore spirituale, ad esempio san Massimo il Confessore, non temevano di ergersi contro le autorità ecclesiastiche del tempo, nel caso in cui queste non riflettessero più la loro giusta coscienza religiosa. La spiritualità, da questo punto di vista, è un segno di grande libertà: le autorità nella Chiesa hanno valore solo tanto in quanto aiutano il singolo a progredire. Se questo non avviene o avviene il contrario è giusto contestarle, in modo caritatevole, come prevedeva san Paolo, ma fermo. Le autorità, infatti, non sono mai fine se stesse!

Spirito di corpo

Lo spirito di corpo è un atteggiamento molto diffuso in determinate società secolari, si pensi all'esercito. In esso è importante formare un corpo solo con i commilitoni e con chi li comanda. Se ciò non si realizza l'esercito, o qualsiasi corporazione o partito politico che funziona in questo modo, collassa.

Il soldato non deve chiedersi se il generale si sbaglia o meno. Il soldato deve solo obbedire. La sua etica è quella di un'obbedienza cieca.
Il fatto di essere stato soldato ha, forse, influenzato Ignazio di Loyola in tal senso, al punto da concepire un'obbedienza religiosa “cieca e assoluta”. Nonostante ciò sia profondamente contrario allo spirito cristiano antico e a quello patristico tradizionale, quest'idea ha finito per imporsi in Occidente divenendo un utilissimo strumento per il clericalismo con il quale ha ulteriormente irrigidito ed elevato il principio di autorità. 
Una Chiesa che si regge sullo spirito di corpo funzionerà sicuramente come un orologio, senza inceppamenti. Ma poiché qui è stato disattivato il continuo e necessario confronto con la propria retta coscienza religiosa (non ci si deve chiedere perché, si deve solo obbedire!), o prima o poi avverrà una vera e propria eterogenesi dei fini per cui si finirà per disobbedire alla fede pur di obbedire ai superiori religiosi (è storicamente successo e continua a succedere pure oggi). 
In una Chiesa, alla lunga, questo finisce per creare vere e proprie perversioni per cui l'autorità ecclesiastica si erge al di sopra della Tradizione e diviene tradizione essa stessa autocanonizzandosi. A questo punto non è più possibile tornare indietro.

In sintesi:
a) La spiritualità si appoggia sulla fede ed è indispensabile ad essa. La sua direzione è verticale, verso Dio. 
b) Lo spirito di corpo si appoggia su un'obbedienza gerarchica acritica. La sua direzione è orizzontale, verso chi comanda.

In una condizione estrema, mentre la giusta spiritualità può arrivare a far disobbedire alla gerarchia ecclesiastica pur di obbedire a Cristo (pensiamo alla famosa crisi ariana e a sant'Atanasio), lo spirito di corpo impone di obbedire alla gerarchia ecclesiastica spingendo (volente o meno) a disobbedire o a relativizzare la vita e le scelte di Cristo.

Equivocare lo spirito di corpo con la spiritualità è cosa molto facile e fa presa sugli animi ingenui e impreparati. Il Cristianesimo antico, al contrario, ha ben chiara questa differenza, al punto che nell'impero bizantino i monaci non di rado contestavano le autorità imperiali.


I movimenti religiosi a carattere settario, oggi assai diffusi e presenti più o meno in ogni confessione cristiana, praticano largamente questo equivoco.
Non a caso in essi non si considera la storia cristiana per ciò che è stata e si preferisce distorcerla prendendo quanto fa più comodo alla propria ideologia. 
In questi contesti le persone che ragionano saranno sempre mal viste e insultate, ovviamente senza opporre loro alcuna valida argomentazione!

La vera spiritualità, in chi si muove con spirito di corpo, è un attentato alla propria identità. Subirà due inevitabili sorti: o verrà pervertita in qualcosa di melenso ed evangelicamente inutile (ma utile per soddisfare la propria sete di affetto e il proprio narcisismo, si pensi a certe immagini o storie sdolcinatissime di santi occidentali) o verrà totalmente dimenticata.

2 commenti:

  1. gentile pietro vorrei domandarle ma lo spirito non dovrebbe esser uno solo?lei distingue spiritualità ,e spirito di corpo, ma colui che obbedisce ciecamente lo fa, penso ,perché crede che il suo superiore sia stato investito dallo spirito santo,non è forse cosi per l elezione del papa o almeno dovrebbe esser cosi,e i gesuiti son per questo fedeli al papa e cosi i fedeli ,"Ubi Petrus ibi Ecclesia ,mi sbaglio?,la ringrazio
    fabio

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    1. Vede, lei in queste poche parole mi esprime un'attitudine di fede che potrebbe tranquillamente sfociare nel fideismo. Quanto sto dicendo non è un invito a dubitare permanentemente di tutti ma è la disposizione di spirito che, soprattutto anticamente, i cristiani avevano. Perfino san Paolo invita i suoi fedeli a discernere tutto, a non dare mai NULLA per scontato. La fede, perciò, non è fideismo tant'è vero che pure gli stessi tradizionalisti cattolici, che per primi osannano il cosiddetto carisma papale e il dovere di seguire ciecamente il papa, revisionano quanto quest'ultimo dice e, se non corrisponde con il loro orientamento interiore, non lo seguono.
      La realtà è che nella Chiesa soprattutto anticamente il fideismo e la "carta bianca" non veniva data a nessuno.

      Perciò lo spirito di corpo è nettamente distinto dalla spiritualità!
      Lo spirito di corpo, a dirla tutta, è tipico delle realtà settarie poiché solo in una dimensione settaria si umilia così fortemente la persona da trattarla come una rotellina e da imporgli il bavaglio alla coscienza.

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