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lunedì 14 dicembre 2015

RICEVO E RISPONDO: La modestia cristiana e la conversione

Paisios l'Aghiorita.
La modestia cristiana dovrebbe essere di tutti,
non dei soli religiosi!
Il post precedente ha creato una domanda in un lettore. Voglio rispondere con un apposito post per evidenziare meglio alcuni principi fondamentali.

Le foto [che mostrano dei chierici composti e modesti] rappresentano un mondo scomparso che non tornerà più. O lei ritiene che sia possibile un cambiamento, un ritorno? Certo non in quei termini, io non lo credo proprio: sono cambiati i preti ma sopratutto siamo cambiati noi. Ma allora come cambiare questo andazzo? Da dove riprendere? Come opporsi a questi preti ciechi e corrotti (parlo di corruzione di fede, difficile da ripristinare, non tanto di costumi che quelli si cambiano con un minimo di pentimento e buona volontà )?
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Un frequentatore di biblioteche sa che gli studiosi, per poter lavorare seriamente, devono stare con il sedere sulla sedia e applicarsi sui testi. Uno studioso che si distrae ogni 5 minuti farà ben poco e quel poco correrà il rischio di essere pure fatto male. Nessuno può invocare il 6 politico (o un "giubileo della misericordia") per gli studiosi perennemente distratti e con la testa per aria perché, anche se viene loro concesso, la vita mostrerà l'ignoranza di tali pseudo studiosi e attirerà la riprovazione di chi ha promosso questi asini.

Lei conviene con me su questo? Penso proprio di sì, dal momento che ci siamo  tutti applicati sui libri, chi più chi meno.

Nella Tradizione della Chiesa vige lo stesso principio.
Un cristiano e, a maggior ragione, un sacerdote o un monaco, devono mantenersi in uno stato di modestia, di interiorità, di lontananza dalle mode secolari. Non parlo di "autocontrollo", perché non mi riferisco a qualcosa di psicologico ma ad un modus essendi di tipo spirituale.

La modestia e lo sguardo interiore dovrebbero essere realmente uno dei segni distintivi del vero cristiano. Tutto ciò non è, come ho già detto, qualcosa di moralistico o da Galateo. È quello stato nel quale ci si mantiene in comunione con il Signore, si evita di fare le Marte e si diviene Marie.

Cristo, quando sgrida Marta che si da molto da fare contrariamente a Maria che si dedica a Lui, non apprezza il disperdersi della mente e degli occhi in mille faccende, il "buttarsi" perennemente fuori di sé, il vivere senza considerare l'interiorità.
Questo passo evangelico, a Dio piacendo, rimarrà per sempre, nonostante i sempre maggiori tentativi di evacuarne il contenuto. Sta a chi vuol vivere il Vangelo applicarlo poiché è questa l'autentica via indicata dal Signore per tutti i tempi, non solo per ieri!

La coerenza nella "dottrina morale", poi, non è affatto staccata dalla convinzione dogmatica (come sembra supporre lei) perché una è legata all'altra, una non è possibile senza l'altra! (*) Infatti, chi è moralmente lassista finirà inevitabilmente per essere lassista anche nel credo giungendo, alla fine, all'agnosticismo pratico di molti chierici odierni (promosso, per altro, dalle più alte gerarchie ecclesiastiche).
Non è un caso che la pratica morale e il dogma professato sono sempre stati visti come una cosa sola nell'antichità cristiana. Ne segue che non è assolutamente lecito dividere le due cose, come purtroppo si ha fatto oggi, lasciando teoricamente intatto il dogma e cambiando la cosiddetta pastorale che si rivolge pure alla pratica morale.

Chi fa questa divisione inganna la gente perché il cambiamento della pastorale, ossia del modo con cui si porge il vangelo alle persone, del modo con cui si valuta la prassi cristiana, finirà per cambiare anche il Credo se si assume uno stile sempre più mondano. È quanto succede in buona parte del clero odierno per cui l'indifferentismo sempre più pronunciato verso i costumi finisce per tradursi in un evidente indifferentismo religioso.
Questo porta alla corruzione della religiosità evangelicamente intesa.

Quella parte della Chiesa che si è corrotta, è marcia ed è logico che predichi una misericordia senza la fatica della vera conversione evangelica. Ma tale parte è destinata a morire, come le foglie d'autunno che cadono dagli alberi. Questo è sicuro!
Perciò io non mi preoccupo di chi anima questa deviazione.

Mi preoccupo, semmai, di coloro che cercano un senso profondo alla vita nel Cristianesimo e sono infastiditi o ostacolati da tutto un ambiente che, di fatto, li tradisce per adagiarli su un'autogiustificazione che, da sempre, è stata contro il Vangelo.

L'odierna esternazione del papa argentino, contro i chierici "rigidi", diffusa a tutti i venti dalla tv nazionale è, da questo punto di vista, molto deleteria; come si fa, dinnanzi ad un mondo e a diversi preti sempre più libertini, prendersela contro un presunto "rigidismo clericale" che in Occidente, di fatto, è sparito da tempo? (**)

Nel nostro contesto lassista è come dare carta bianca ai libertini e i danni non mancheranno di arrivare. Il "Chi sono io per giudicare?" pare evidentemente rivolto verso lo stile lassista per lasciarlo com'è, non verso chi ricorda le mondanamente scandalose richieste del Vangelo. Chi ricorda i "valori non negoziabili" è, semmai, disprezzato. Creare un contrasto intraecclesiale su questo tema è molto, molto pericoloso, segno di una smania di protagonismo assai spiccata che oscura ogni ragionevole prudenza.

Questo povero pontefice argentino non si accorge di seminare vento con la conseguenza che raccoglierà tempesta, una tempesta che non tarderà a scaricarsi sulla sua testa e sul Cattolicesimo intero, già fin troppo debilitato. Se ne vedono già chiari segni (vedi qui).
Bergoglio a sempre più persone pare, oramai, come un inquietante medico che offre sostanze venefiche ad un paziente gravemente malato.

A volte mi chiedo da che parte stia realmente ...

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(*) Se si ha un concetto filosofico di dogma (come di fatto avviene in gran parte dell'Occidente), quest'ultimo appartiene al mondo dei pensieri, alla logica teorica, naturalmente lontana dal mondo pratico. I dogmi, quand'anche non sorgente di fanatismo e divisione, sono ritenuti teorie astratte, discussioni sul sesso degli angeli, filosofie platoniche che non hanno alcun legame con la vita attuale. È indubbio che una certa deviazione della teologia latina ha fatto divenire i dogmi qualcosa di secco e morto verso cui molti chierici odierni provano accesa antipatia.
Forse è qui il motivo per cui, per lei, è più possibile una conversione morale piuttosto che una conversione dogmatica. 
Ma una "morale" di tal tipo, seppur coerente, non raggiungerà mai la prassi evangelica, vivificata dalla grazia dall'Alto, cosa possibile solo nella retta professione di fede. L'adesione del cuore alla fede tradizionale è la sorgente di una prassi che ha un sigillo "soprannaturale". Contrariamente a ciò, vale la parola di Cristo: "Chi non raccoglie con me, disperde". Questa è la convinzione rocciosa della patristica antica.
Tutto ciò è drammaticamente perso in gran parte dell'Occidente e, noto tra le righe, pare non essere affatto chiaro neppure a lei, purtroppo!

(**) L'attitudine a creare contrapposizioni fittizie non è pastorale ma politica. È noto a tutti come, durante il governo Berlusconi in Italia, quest'ultimo invocasse sempre un "pericolo comunista" come se si vivesse negli anni '50 e Stalin fosse ancora vivo. Il fine di questa contrapposizione, assai simile a quella bergogliana, è quella di creare un nemico immaginario per crearsi un varco in una situazione che, altrimenti, gli impedirebbe i movimenti. Si tratta realmente di una tattica esclusivamente politica, dunque assolutamente secolaristica per esaltare se stessi e/o la propria fazione!

6 commenti:

  1. Io semplicemente intendevo dire che un prete di fede forte e sicura potrebbe ,in un momento di debolezza, data la natura umana che è quella che è, potrebbe cedere a una tentazione contraria alla morale cristiana, pur rimanendo fermamente legato alla verità della dottrina. Pietro ha tradito il suo Signore, pur riconoscendolo come tale, ma poi si è pentito con calde lacrime. È quello che può accadere a ogni prete e a ognuno di noi, e la Confessione come ritorno alla retta via è lì per questo. Se poi lei dice che una fede profonda è una difesa sufficiente contro l'immoralità, e se uno cade lo fa per mancanza di fede, allora rispetto la sua opinione e non aggiungo più nulla, pur rimanendo di opinione contraria

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    1. Inteso nel senso che mi ha detto, convengo con lei.
      Ma bisogna andare oltre questo tipo di comprensione perché attorno a noi stanno accadendo cose quasi inedite che ci interpellano profondamente.
      L'infedeltà morale è sempre esistita nei cristiani e nel clero perché la via del vangelo è stretta e noi tutti non abbiamo caratteristiche tali da percorrerla senza diverse cadute.
      Questo fa parte degli incidenti di percorso, diciamo così.
      Ma quando si trova una scusante alla propria situazione, inizia a formarsi una coscienza "lassa". Il possibilismo morale fa presto a sconfinare in un possibilismo dogmatico e da qui in un possibilismo in ogni direzione. Ecco perché il campo del credo ha intimi rapporti e casualità con il cosiddetto campo morale.
      Una coscienza attenta (non scrupolosa) verso le esigenze di fede normalmente è attenta pure verso le esigenze della morale.
      Una coscienza lassa in campo morale lo sarà pure in campo dogmatico.
      È questo che ho affermato, non altre cose.
      Un conto è la debolezza umana, sempre presente, un conto è scusarla e non sentirsi più peccatori.
      Oggi, grazie ad una strana misericordia senza pentimento, nessuno si sentirà più peccatore e tutti si sentiranno giustificati. Senza il senso di peccato si ha pure distrutto il senso della redenzione e della salvezza. La "misericordia senza pentimento" diverrà, allora, uno straordinario grimaldello per distruggere gli ultimi sbarramenti dogmatici del cristianesimo.

      Una fede profonda PUO' essere una difesa contro il peccato, non lo si deve escludere affatto, nonostante lo stesso san Paolo affermi che giunge a fare ciò che non vuole (per fragilità umana). La fede profonda rappresenta uno stimolo non indifferente e chiunque lo ha sperimentato.
      Il cadere può avvenire prima di tutto per fragilità ma (perché escluderlo?) anche perché la fede non è forte come dovrebbe. Se un medico le dicesse che se fuma una sigaretta in più domattina morirà, voglio ben vedere se la fuma, nonostante tutta la sua voglia di farlo...
      Ma nelle cose di fede, evidentemente, non la pensiamo così. Forse proprio perché non crediamo come dovremo (e ovviamente qui mi ci metto pure io).

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  2. Trovo sul "Foglio" di stamattina un articolo di Camillo Langone, che dice proprio quello che scrivevo io qui:" Del clero non devono spaventare i cedimenti alla lussuriia, agli umani sensi, ma l’apostasia di chi, come ritiene il filosofo della religione Marco Vannini, “ha perduto la fede nella divi nità di Cristo e ha perciò annullato la novità del Vangelo, piegandosi ad adorare il mondo e il suo Signore”:

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    1. Questa lettura è insufficiente.
      Oggi non siamo davanti ai cedimenti casuali, sporadici, nella morale da parte del clero. Questo è sempre esistito.
      Oggi esiste la glorificazione di uno stato di peccato ritenuto "dignità umana" anche da parte di sempre maggior clero. E' questa la situazione inedita.
      Ora, questo indifferentismo morale nasce proprio perché a monte può essere accompagnato da un indifferentismo dogmatico. Lo stadio del relativismo morale e dogmatico è infatti stato superato.
      Se l'indifferentismo dogmatico pare non esserci, o prima o poi insorgerà in una coscienza abituata a scusare ogni genere di caduta morale.
      Nota come lo stesso papa Francesco non parla MAI di riferimenti dogmatici? Non gli interessa e, anzi!, per lui questo pare essere proprio un limite da superare!
      Non si accorge che fomenta un vero e proprio INDIFFERENTISMO dogmatico ("Io non credo in un Dio cattolico", disse a Scalfari) e questo finirà inevitabilmente per generare un indifferentismo morale e l'introduzione del libertinismo.
      Questo non riguarda la semplice fragilità umana di clero e cristiani, come dice Camillo Langone dell'articolo da lei citato, ma è una situazione inedita che si può tentare di spiegare nel modo che le ho prospettato.

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  3. Uso questo sistema per segnalarle un fatto di una gravità enorme, un cavallo di Troia che con tutto il buonismo di politici e di preti si rischia di far entrare nella nostra civitas. Un primo passo per l'equiparazione e poi la sopraffazione. Che le sembra?
    http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/12/20/news/natale-con-l-islam-arrivano-i-manifesti-1.12651924

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    1. Ha ragione, è molto grave. Ci scriverò qualcosa su.

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