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venerdì 29 gennaio 2016

La perversione della Chiesa ...

Jorge Bergoglio, quando era cardinale, con mons. Victor Manuel Fernández
Non poche volte in questo blog ho ricordato quello che, per i cristiani, è un dato rivelato: l’origine e l’anima soprannaturale della Chiesa  affermazione, questa, teoricamente sostenuta anche nel Cristianesimo occidentale sia riformato sia cattolico. I tempi attuali hanno conosciuto uno sdoppiamento sempre maggiore tra quanto si afferma teoricamente e quanto si vive. 

Non sto a citare il caso di chi, per debolezza umana o malattia, vive di notte quanto di giorno condanna, situazioni patologiche emergenti con una certa frequenza pure nel clero, purtroppo. 

Quanto mi interessa non è il caso personale di pochi o molti, la loro debolezza personale, poiché non c’è uomo che possa dirsi perfetto. Quanto mi interessa è la mentalità diffusa negli ambienti ecclesiali. Tale mentalità sta contraddicendo in modo sempre più palese la tradizione del Cristianesimo antico e tende ad opporsi radicalmente all’identità della Chiesa quale l’ha voluta Cristo creando, di fatto, un’antichiesa. Se in Europa occidentale (all’interno delle Chiese riformate e nella Chiesa cattolica) questo cammino oramai è giunto ad un livello quasi allarmante, nel mondo ortodosso sta iniziando a manifestarsi recentemente dopo un certo periodo di incubazione. 

Farò un esempio sia per il primo, sia per il secondo caso. 

Nel mondo cattolico, dopo il recente faticoso e controverso sinodo sulla famiglia, il papa ha deciso di emanare un documento post sinodale redatto da una persona di sua fiducia, tale mons. Victor Manuel Fernández

Sembra che il documento, letto da qualche teologo con formazione piuttosto tradizionale, abbia suscitato molte perplessità per il suo taglio troppo indulgente a visioni secolaristiche (vedi qui). 

Quando il documento uscirà nella sua forma definitiva, il prossimo marzo, avremo modo di soppesarlo meglio. Nel frattempo non si può dire molto su tale vicenda, tranne un particolare sul quale voglio polarizzare l’attenzione dei miei lettori: mons. Fernández alcuni anni fa fu autore di un libro che, per un chierico, è alquanto singolare: Saname con tu boca. El arte de besar (Risanami con la tua bocca. L'arte di baciare). 

Traduco l’abstract di tale pubblicazione rinvenibile qui

“Questo libro non è tratto dalla mia esperienza [excusatio non petita accusatio manifesta?] ma dalla vita di chi bacia. In queste pagine voglio sintetizzare il sentimento popolare, quello che prova la gente quando pensa ad un bacio, quello che esprimono i mortali quando baciano. Perciò ho interpellato molte persone con abbondante esperienza su tale tema e molti giovani che imparano a baciare alla loro maniera. Ho pure consultato molti libri nei quali emerge come i poeti parlano riguardo al bacio. Ho, così, cercato di sintetizzare l’immensa ricchezza della vita in queste pagine a proposito del bacio. Spero che ti aiutino a baciare meglio, motivandoti a liberare il meglio di te stesso nel bacio [sic!!!]”. 

Un tal libro me lo sarei aspettato da uno psicologo specializzato nella vita affettiva, non da un prete la cui missione è tutt’altra e che, trattando questi argomenti, non può che improvvisarsi (a meno che non li conosca segretamente). 

Mi chiedo: perché molti preti s’interessano sempre più a tematiche estranee alla loro missione? Posso dare qualche risposta in base alla mia esperienza e alle mie conoscenze. 

1) Il clero ritiene sempre più noiosa la vita sacerdotale, priva di stimoli, troppo sacrificata, per nulla gratificante; 
2) Non trova alcun piacere nel Cristianesimo, sia nella sua pratica sia nello studio della sua realtà dogmatico-spirituale-liturgica. 
3) Molti sono divenuti preti per incapacità a fare qualsiasi altra cosa. Mantengono, così, un’apparenza sacerdotale ma la loro vita e il loro cuore sono altrove. 

Ecco perché si sta diffondendo uno pseudo cristianesimo alternativo da un’ampia percentuale del clero, qualcosa che, in realtà, non è per nulla Cristianesimo anche se ne conserva qualche apparenza. 

Se torniamo alle fonti, leggendo gli scritti dei Padri della Chiesa o gli scritti ascetici, noteremo, viceversa, una vera e propria passione, un “eros”, per Cristo, un’identificazione con Cristo tale da far superare qualsiasi tipo di difficoltà. Contrariamente a questo vescovo latino-americano, un asceta antico avrebbe scritto: 

Superati i piaceri del mondo e i legittimi piaceri matrimoniali, chi si unisce a Cristo pregusta per esperienza l’anticipo dei beni futuri per i quali è stata costituita la Chiesa. Nel suo Spirito io sento e vedo oltre ogni puro sentire e vedere umano, il Regno che mi attende, sento lo Sposo in me che mi conduce e m’ illumina nelle scelte che faccio, al punto che non esiste più alcun tormento od opposizione in grado d’impedirmi a raggiungerlo: è tanto il bene che mi sta dinnanzi che ogni ostacolo non ferma la mia corsa verso di Lui”. 

Questo tipo di scritto sintentizza l’esperienza di san Paolo e l’esperienza di tutti gli autentici santi, di coloro, cioè, che hanno avuto esperienze spirituali, non illusioni psichiche, seppur religiose. 

Lo scritto del vescovo latino americano, invece, ci mostra un'esperienza psichica puramente umana che non condanno, in chi la vive con i corretti presupposti, ma che non è affatto l’esperienza che deve proporre la Chiesa, l’esperienza spirituale, appunto. 

Il fatto è, e qui arriviamo al punto essenziale, che questi ambienti ecclesiali sono oramai completamente psichici. L’ho scritto e giova ripeterlo ancora. Si sostituisce, così, lo psicologo al padre spirituale e la Chiesa diviene un’agenzia per vivere umanamente meglio, non per vivere come Cristo ha indicato. 
Ecco confezionata, senza colpo ferire e illudendo drammaticamente i credenti, un’anti chiesa. Chi edifica, coscientemente o meno, quest’anti chiesa, finisce per divenire anticristico. Non potrei usare un linguaggio meno esplicito, poiché tutti i fatti lo dimostrano. 
E, d’altronde, chi è avezzo a leggere le omelie dei Padri della Chiesa, le loro Catechesi, alle quali rimando i miei lettori, non può non sentire un contrasto drammatico tra lo stile e il contenuto spirituale di questi santi autori e lo stile e il contenuto miserevolissimo di moltissimo clero (e alto clero!) odierno...

Nel mondo ortodosso, a volte fieramente anticattolico, a volte stranamente affascinato dal Cattolicesimo pure nei suoi aspetti più criticabili, lo spirito dei tempi attuali, dopo aver a lungo bussato, è penetrato in chi, soprattutto, ne è particolarmente predisposto. 

Un amico greco mi ha segnalato il caso di un sacerdote greco che, nel suo facebook, confidava: “Προσπαθώ να βρω επιχειρήματα εναντίον της καύσης των νεκρών... [Sto cercando di trovare delle scusanti all’incenerimento dei morti]” (vedi qui). In altre parole, per questo prete non dovrebbe esserci alcun problema, per un cristiano, incenerire il corpo di un defunto o, quanto meno, si dovrebbe trovare una scusa a tale pratica. 

La venerazione delle reliquie comporta un contatto fisico tra i resti di un corpo santificato e il fedele, contatto che trasmette benedizione e grazia. Qui non c'è spazio per alcuna opinione umanisitica con la quale si pensa che il contatto possa trasmettere malattie perché, nella grazia divina, non è possibile alcuna trasmissione di effetti negativi. Il solo pensarlo è blasfemo. Purtroppo è questo che si pensa in grandissima parte del Cristianesimo occidentale e ciò dimostra come quest'ultimo è succube di pregiudizi che nascono da presupposti atei, come la giustificazione, per motivi sanitari, della cosiddetta "comunione sulla mano".

Giustamente l’amico, che ha una buona formazione, mi chiedeva: “Se noi inceneriamo il corpo di un defunto, vissuto santamente, come potremo conservarne le reliquie?”. Il corpo, nella dottrina antica, è il “vaso” dello Spirito santo. È santificato come lo è l'intera persona al punto che il corpo dei santi può non subire il processo di decomposizione. In tal modo, s’inverte la legge naturale con la quale normalmente i corpi tornano alla terra sciogliendosi in essa. La reliquia è baciata dal fedele perché trasmette le energie santificanti con le quali il santo è stato elevato in Cielo; è un modo per entrare in contatto con lui e ricevere la benedizione di Chi lo ha santificato. Il corpo di un santo ha, dunque, un valore essenziale per il cristiano. Perciò, per estensione, ha valore il corpo di ogni cristiano defunto inserito, con il battesimo, nel mistero della morte e risurrezione corporale di Cristo. Questo dovrebbe essere chiaro nell’Ortodossia come una volta lo era nel Cattolicesimo. 

La cosa più impressionante è che l’opinione del sacerdote è appoggiata da alcuni per i quali, incenerendo il corpo, si determina un ambiente igienicamente più sicuro, come se andando nei cimiteri attuali ci si esponesse a chissà quali contagi! Sono idee umanistiche, come altre ancora che, oramai, stanno soffocando il Cattolicesimo. 

Tutto ciò mi dimostra che la chiarezza dottrinale antica si sta appannando pure in certi settori dell’Ortodossia, ossia che opinioni puramente umanistiche iniziano ad avere il sopravvento sullo stile tradizionale della Chiesa.

Vorrei far notare ai miei lettori che qui non trattiamo fatti marginali, concetti sui quali si può opinare liberamente senza intaccare la base sulla quale si appoggia la Chiesa. Trattiamo di elementi che si connettono in modo abbastanza essenziale con tale base al punto che rovinare quelli significa rovinare questa. 

Nel primo esempio più eclatante, quello del vescovo cattolico latino-americano, c’è la creazione di un’atmosfera che di ecclesiale oramai non ha più nulla al punto che vedere un prete che consiglia come baciare meglio è almeno patetico, oltre che avere idee totalmente estranee (se non opposte) alla sua missione ... Ma oramai è questo lo stile totalmente mondano di troppi ambienti cattolici dai quali i cattolici stessi farebbero bene a fuggire.
Questo tipo di chierici non rappresentano che loro stessi anche se, ufficialmente, portano titoli altisonanti e, ai più, sembra rappresentino ufficialmente la Chiesa. Purtroppo il tipo di Chiesa che essi contribuiscono a diffondere, è una chiesa pervertita, ossia strappata dalle radici neotestamentarie volute da Cristo. Cristo insegna ai suoi discepoli a fissare gli occhi al Cielo, non a baciare meglio!!!!!

Mi duole usare queste espressioni così forti ma, se voglio dipingere veramente la realtà, non posso che definirla con il suo nome. 

I miei lettori più attenti lo capiranno.

8 commenti:

  1. Ho conosciuto un prete che tra un selfie e un altro si vantava in un social, ricevendo l'applauso di centinaia di contatti, di avere flirtato con una bella donna che spudoratamente "ci provava". NEssuno, tantomeno egli stesso, ne vedeva la pericolosità per il messaggio che trasmetteva sebbene glielo abbia fatto notare.
    Penso che un termine adatto per descrivere molta parte del clero odierno sia "narcisismo". Che è la porta per ogni tipo di peccato.

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    1. Quando io parlo di questi argomenti non indulgo sulle miserie di una persona per "pescare nel torbido", come si dice. Mi interessa capire perché succede questo e, al di là di debolezze umane sempre e ovunque presenti, cosa lo determina.

      Lo smarrimento dello sfondo ascetico e della spiritualità ad esso connesso, nel mondo cattolico, è il piano inclinato che spinge clero e laici verso la loro completa secolarizzazione.

      La mancanza di una elementare prudenza, lo smarrimento della modestia cristiana e della discrezione, spinge soprattutto il clero verso i piaceri della vita.

      E se il clero, che dovrebbe esortare i laici, si assolve da ogni impegno morale, cosa sarà dei laici stessi?

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  2. L'arte di baciare.... come Giuda

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    1. Sì, tutto ciò è molto squallido... E questo è il "consigliere" del papa!

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  3. nON RIESCO A CAPIRE PERCHè DOBBIAMO SEMPRE PESCARE NEL TORBIDO .DIO NON CONDANNA GLI OMOSESSUALI MA CONDANNA CON FERMEZZA GLI SCANDALI E LE VERGOGNE.rIGUARDO AL BACIO ANCHE GESU' BACIAVA MA IL BACIO CRISTIANAMENTE E' SEGNO DI VERO A M O R E ...NON DI PECCATO ...UN PADRE CHE BACIA IL FIGLIO,LA FIGLIA.UN AMICO ECC.LO FA PER DIMOSTRARE IL SUO AMORE E GIOIA NON PER SESSO....

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  4. Il mio blog non è scandalistico (non ama "pescare nel torbido") né moralistico (afferma la moralità degli atti senza alcun collegamento con tutti gli altri aspetti della vita cristiana).

    Gli atti umani sono relativi al punto che un bacio può significare cose positive (il bacio alle reliquie di cui sopra) e cose negative (il bacio di Giuda).
    Gli atti in se stessi non sempre si possono valutare. Ciò che da loro un valore positivo o meno è il contesto nel quale si esprimono. Questo è assodato!

    In questo mio scritto il libro su "come si fa a baciare" non solo è inopportuno da parte di un chierico ma può pure scandalizzare. Il clero occidentale (seguito in piccola parte da quello orientale) sta prescindendo sempre più dal contesto cristiano, come dice lei, ed è tutto proteso a gustare i beni di questo mondo in senso mondano, profano, secolarizzato. Come si potrebbero spiegare tutti gli scandali clericali, altrimenti?

    Segnalarlo non è "pescare nel torbido" ma notare l'infiltrazione massiccia di tutta una mentalità anticristiana nella Chiesa. È solo questo il fine delle mie riflessioni.
    "Sono peccatore ma non eretico!", dicevano i santi un tempo. Anch'io preferisco sentirmi così, inadempiente se si vuole, ma non eretico, ossia con un pensiero capovolto rispetto a quello cristiano. Infatti oggi siamo su questo livello e, INCREDIBILMENTE E ASSURDAMENTE, si pensa che le Chiese con queste caratteristiche possano unirsi. Unirsi su cosa? Sull'eresia?

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  5. Ho letto il tuo ultimo odierno scritto.
    Da tempo ti seguo con vivo interesse. Approdato da poco all'Ortodossia dal Cattolicesimo mi riconosco in gran parte degli articoli, nel loro equilibrio e buona fattura, senze essere però mai pesanti. Sui Francescani dell'Immacolata non sono però sicuro che le notizie luccicantemente emerse sulle loro ''pratiche'' siano tutto vere e ''disinteressate''. Non tutto quel che luccica è oro, dice un vecchio proverbio, adattabile a parti invertitite: non tutto quello che che viene con cura lucidato per fatto ''brillare'' è necessariamente vil metallo! E comunque si può e deve ribadire, prima di una ''condanna'' su fatti da accertare, che, questo sì, un modo ''espiatorio'' e ''vicario'', aggiuntivo comunque alle sofferenze di Cristo, permane nel ''fondo culturale'' di una certa cattolicità. Roma, aggiungendo di proprio pugno il ''filioque'' alla confessione di Fede, in realtà ha perso via via nei secoli l'Alfabeto dell'Agape, come mi piace prosare, forse un po' presuntuosamente. Insomma la Tradizione cui rifarsi non inizia nè col Vaticano II, nè col Vat. I, ma neppure con Trento, i suoi tentativi di controbattere la riforma, senza ammettere di essere stati 500 anni i primi ''riformatori''!

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    1. È un grosso problema far capire a certi cattolici che certi aspetti "tradizionali" al cattolicesimo tridentino non riflettono la tradizione antica della Chiesa o sono, quanto meno, una rivisitazione molto particolare di essa. Se lo Spirito Santo diviene definibile ontologicamente e in modo analogico come semplice amore del Padre e del Figlio, il dato carismatico essenziale alla Chiesa viene sentito sempre più come un dato astratto. Di qui il bisogno irrefrenabile di far presa sul mondo con i criteri e i mezzi del mondo fintanto che quest'ultimo non disarcioni chi lo vuole a sé assoggettare.
      Le urla di scandalo per la piega sempre più laica della società (vedasi il ddl Cirinnà) è solo apparentemente per criteri morali. In realtà è segno di una totale indisposizione a prendere atto che la Chiesa, come istituzione di potere, sta perdendo sempre più presa sulla società. E questo, per chi vive con criteri di dominio, è intollerabile!

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