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domenica 10 gennaio 2016

Lo Spirito santo nella Chiesa

Il patriarca Bartolomeo I in un momento di preghiera, per la consacrazione del santo Myron (© Fos Fanariou)

Attorno a noi non esiste tema più equivocato della presenza dello Spirito santo nella Chiesa!(1) Oggi, lo Spirito santo spesso è visto come un mito, ossia come una semplice rappresentazione della coscienza umana. 
Altre volte, è visto come un intervento divino spettacolare, in grado di creare fenomeni vistosi, grida, agitazioni, sproloqui in strane lingue, ecc.

Al primo caso appartengono tutte quelle comunità ecclesiali nelle quali il razionalismo è oramai trionfato su un sano e tradizionale orientamento di fede. Gli ambienti laicisti approvano entusiasticamente queste realtà, dicendo che finalmente esse hanno operato una "demitizzazione" del Cristianesimo, una sua "desacralizzazione". È una vecchia storia che troviamo già nel pensiero del teologo protestante Rudolf Bultmann (1884-1976) e che, in breve, è lo svuotamento del Cristianesimo da ogni sua dimensione trascendente.

Al secondo caso appartengono altre comunità ecclesiali, pseudo "carismatiche", per le quali è importante la "teatralizzazione" religiosa, in cui lo spirituale è marchianamente equivocato con lo psichico. Moltissimi, oramai, vivono la spiritualità intendendola come qualcosa di psichico, quindi come qualcosa di assolutamente lontano dalla rivelazione cristiana e dalla tradizione. Questa "spiritualità" è un supermarket di sensazioni religiose: il "religioso pietista" se ne serve esattamente come un poveraccio si serve dei prodotti di un sexy-shop: per alimentare il proprio piacere personale! Entrambi sono degli psichici, entrambi stanno sullo stesso piano eudemonistico, entrambi sono lontani dal nucleo della rivelazione cristiana! Non mi scandalizza di certo che un sesso-dipendente vada in uno sexy-schop ma mi infastidisce che un cristiano chiami "spiritualità" quanto può essere, in realtà, prodotto di uno psichismo alterato. Così, non pare un caso che oggi ambienti ecclesiastici decaduti possano investire finanziariamente in mercati pornografici (pare succeda in Germania) e possano pure investire in prodotti pietistici, zuccherati, occhieggianti, sguaiati, come quelli che si vedono in certe vie di Roma e che attirano solo il mio orrore e la mia riprovazione per la decadenza che esprimono. Entrambi agiscono sulla superficialità e, ovviamente, possono produrre un certo mercato ...

San Paolo giunge, come al solito, a riequilibrare le cose e a mostrare in cosa consista il frutto dello Spirito santo: "Il frutto dello Spirito, invece, è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo" (Gal 5, 22). A tutto ciò si giunge attraverso la conversione, ossia attraverso il volgersi a Dio, abbandonando i propri criteri personali per assumere il criterio evangelico. Conversione non è, dunque, un semplice cambiamento di costumi, come credono i più, perché questo non è ancora espressione del Vangelo.


D'altronde, "gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà..." non sono frutti psichici perché se tali fossero avrebbero una caratteristica corruttibile, sarebbero instabili, apparenti, equivoci. La pace di Cristo per il mondo, non è la pace delle nazioni voluta dagli organismi politici, pace che nasce dalla paura e dalla sottomissione ai più forti, non da un cuore purificato dallo Spirito (Cfr. Gv, 14, 17). Una Chiesa che diviene il megafono di tale pace mondana ha evidentemente rotto con le sue radici evangeliche, poiché non sa cosa sia l'oro e sceglie il piombo, esattamente come chi pensa che il Cristianesimo sia una pura questione etica, non soprannaturale, equivoco oggi attualissimo e quasi ovunque diffuso!

La Chiesa, intesa in senso retto, la sua plurisecolare tradizione, è il luogo nel quale è possibile realizzare tutto ciò, dal momento che in essa, non altrove, sono a disposizione i sacramenti, sostegni vivi ed efficaci che infondono la cosiddetta "grazia", ossia un'energia che non nasce da noi ma è dono dell'Alto, dello Spirito, appunto.

Qualche tempo fa ho pubblicizzato in questo blog il rito con cui la Chiesa bizantina realizza il santo Myron (il santo Crisma), unguento che conferisce l'energia dello Spirito santo. Mi piace ricordarlo con le parole di san Cirillo di Gerusalemme:

"Guardati dal solo pensare che in fondo questo sia null'altro che un semplice unguento. È infatti accaduto qualcosa di simile a quel che avviene al pane eucaristico: dopo l'invocazione dello Spirito santo, non è più un pane comune ma corpo di Cristo. Così anche questo sacro balsamo, dopo l'invocazione non è più unguento comune, anche se continuiamo a chiamarlo come prima, ma è carisma di Cristo, efficace di grazia divina per la divina presenza dello Spirito santo. Ungendoti di questo unguento la fronte e gli altri sensi, tu materialmente ungi il corpo, ma lo Spirito santo vivificante ti santifica l'anima". (XXI Catechesi mistagogica, 3).

L'essenza della Chiesa si trova nelle parole di san Cirillo ma chi le dice più? Anche il mondo cattolico più tradizionale, per quanto insista nella presenza di Cristo nell'Eucarestia, non ricorda cosa sia realmente il Myron e di certo non lo pone sullo stesso piano dell'Eucarestia, come fa san Cirillo il quale parla di una "epiclesi" (discesa dello Spirito) per trasformare il pane in Corpo di Cristo e di un'analoga "epiclesi" per trasformare l'olio in veicolo dello Spirito santo!

Roma, san Clemente, Tabernacolo murale (sec. XIII)
Nella basilica marciana ne esistono due piuttosto simili 
posti frontalmente, uno per l'Eucarestia e uno per il Myron.
In san Cirillo il parallelo Eucarestia-Myron è evidente e tale evidenza la si poteva riscontrare pure nelle nostre chiese occidentali. Non a caso nella basilica marciana (di Venezia), risalente al XIII sec., il pane eucaristico era conservato in un tabernacolo apposto su una colonna del presbiterio mentre, su un'altra colonna di fronte alla prima, il Myron (e gli eventuali altri olii santi) si conservavano in un secondo tabernacolo, identico al primo. Il mondo medioevale, così attento ai significati simbolici, non lasciava nulla al caso e, soprattutto nelle disposizioni presbiteriali, attribuiva ad ogni cosa un suo preciso significato. Questa disposizione, precendente al Concilio di Trento, rispecchia chiaramente l'ordine espresso da san Cirillo. Entrambi i tabernacoli sono conservati nel santuario della Chiesa, il luogo più santo per eccellenza, a fianco dell'altare che rappresenta Cristo. Entrambi sono indicazione di una "presenza reale", di Cristo nell'Eucarestia, dello Spirito santificante nel Myron.
L'aver posto la sola eucarestia all'attenzione del fedele, ha inevitabilmente oscurato la presenza indispensabile del Myron per la vita cristiana, ossia l'irruzione delle energie dello Spirito santo nella vita del cristiano; ha esaltato il sacerdozio e messo in secondo piano il battesimo (2). Il tutto ha evidentemente spostato il baricentro a favore di una lettura molto più istituzionale del Cristianesimo in cui ci si concentra particolarmente a diffondere, anche contro eventuali oppositori, che è il prete ad avere il potere come Cristo di trasformare il pane e il vino in corpo e sangue di Cristo (3). È ovvio che tale processo non è avvenuto in un giorno e che per moltissimo tempo in Occidente si è parlato dei doni dello Spirito santo, cosa a cui oggi pare non si creda più, ma all'atto pratico si ponevano delle scelte con le quali ci si allontanava sempre più chiaramente dall'assetto ecclesiale mostrato da san Cirillo (4). Anche questo ha comportato la cosiddetta "svolta clericale" di tutto il Cristianesimo in Occidente a scapito dell'assetto alto medioevale di tipo monastico e carismatico nel quale l'aspetto clericale non era che una componente (peculiare e indispensabile, ma non superiore ad altre). Lentamente questo nuovo equilibrio, senza necessariamente volerlo e con il concorso di altri fattori, ha fatto scivolare sempre più ambienti ecclesiali in una sterilità spirituale, passando attraverso un certo formalismo liturgico per il quale la liturgia si riduceva spesso ad essere solo "quanto comanda di eseguire la Chiesa" (mentalità legalistica). Anche questo spiegherebbe perché la liturgia cattolica sia sprofondata per opposizione, dopo il Concilio Vaticano II, in una gestione soggettivistica, spettacolaristica, teatrale, lontana dal mondo simbolico tradizionale con la sua ieratica secchezza, trovando solo residuali opposizioni.

D'altronde, se in un ambiente ecclesiale non si può ricevere lo Spirito santo, con i frutti che esso conferisce, come ricorda san Paolo, allora quell'ambiente ha cessato di essere Chiesa, anche se apparentemente tutto sembra come prima. 

Il problema di comunità ecclesiastiche impotenti a trasmettere la santificazione (e quindi portate ad equivocare e ridurre la santificazione alla pura moralità) non è di oggi. Già san Simeone il Nuovo Teologo (XI sec.) lo aveva intravvisto e ne parlò chiaramente in certe sue opere che, purtroppo e forse non a caso, non è possibile trovare in traduzione italiana. Potrei riassumere il suo pensiero in questo modo: per san Simeone, la grazia è paragonabile all'acqua che scorre in canali di irrigazione. L'acqua normalmente è sempre presente ma se un canale di irrigazione è otturato, la grazia è  impotente, non può giungere dove dovrebbe. Dio assicura la presenza dell'acqua ma l'uomo è responsabile della pulizia dei canali di irrigazione. Se da parte di un sacerdote o di un fedele, un canale viene otturato, Dio non può agire. Tradotto in linguaggio teologico, si può dire che la grazia sacramentale è presente, il sacramento nella retta fede è valido, ma non può essere assolutamente efficace. La responsabilità, dicevo, sta in entrambi i fronti: sia da parte di chi amministra il sacramento (il sacerdote) sia dalla parte di chi lo riceve (il fedele). 


Questo spiega perché le preghiere dette dai santi sono efficaci, a differenza delle preghiere dette dai non santi o dalle persone immerse in negative passioni umane. In quest'ultimo caso, il cosiddetto peccato non è solo una questione personale ma un elemento che inquina tutta una Chiesa trasformandola, a lungo andare, in una comunità antievangelica. È dunque logico che in un ambiente del genere non esista la possibilità di avere i frutti dello Spirito santo ricordati da san Paolo e, contemporaneamente, che talora si parli di "spiritualità" senza, in realtà, conoscerla sperimentalmente, dipingendola in modo equivoco e sentimentalistico.

Come un corpo oramai privo di vita si decompone, passando da un lieve stato di alterazione ad uno più evidente, così le comunità ecclesiali prive della vita nello Spirito si decompongono divenendo progressivamente sempre più aliene alla Rivelazione cristiana. Un fenomeno, questo, che sta propriamente attorno a noi!
Ma Dio è vivente e attende chi lo cerca in luoghi che, almeno, non si oppongano alla sua azione.

Allego a questo post un grazioso filmato (purtroppo per chi non la conosce, solo in lingua greca) nel quale si illustra come viene "confezionato" il sacro Myron nel rito greco, espressione che, per quanto peculiare al mondo bizantino, deve essere intesa universalmente per il suo valore fondamentale di santificazione. I riti orientali, infatti, non sono realtà folcloriche, esotiche, lontane dall'Occidente, come viene detto da chi, senza rendersene conto, almeno favorisce la secolarizzazione nella Chiesa. Essi esprimono i valori fondamentali della Chiesa così come Cristo l'ha voluta: finestra oltre la quale si intuisce il Paradiso, veicolo efficace di grazia, sollievo dell'anima e del corpo.

In me, che non sono alieno a tali immagini e che le ho viste nella realtà, tutto ciò evoca una grande dolcezza, un profumo di primavera, la carezza di una madre buona, seppure a volte severa ed enigmatica. Sia lode a Dio, poiché tutto ciò è ancora vivo e vivente in qualche parte del mondo, nonostante le possibili e inevitabili difficoltà e miserie di ogni uomo!


_______________

(1) Ricordo che lo Spirito santo è, per la rivelazione cristiana, la terza Persona del Dio Unitrinitario e che, nel cosmo, interviene non in quanto Persona, ma in quanto energia santificatrice. Questa distinzione, rifiutata dalla filosofia aristotelico-tomista ma assolutamente presente ed evidente già nei padri Cappadoci (dal pensiero dei quali è stato redatto il Credo), è l'unica in grado di poter contemporaneamente esprimere l'assoluta trascendenza divina e l'assoluta presenza di Dio nel cosmo. In caso contrario, Dio diviene l'iniziatore della creazione che, poi, lascia sola a se stessa potendo intervenire in determinati casi solo con dei semplici mezzi creati. In questa prospettiva, l'intervento dello Spirito santo nella Chiesa potrebbe divenire un'affermazione enfatica, vuota di significato o l'alibi per iniziative autoritarie puramente clericali, dove alla fine quanto è importante è solo l'autorità per se stessa. Non a caso è stato detto che in Occidente lo Spirito santo è un "illustre sconosciuto", dal momento che la Chiesa pare reggersi di fatto da imposizioni autoritative. 
L'idea di un Dio impotente ad intervenire direttamente nel cosmo, con i secoli, ha portato alla concezione di un mondo "autonomo" da Dio e di uno spazio nel quale Dio non esiste, presupposto sul quale si è costruito l'ateismo dei tempi presenti.

(2) Se non fosse così, da dove deriverebbe l'espressione "riduzione allo stato laicale" nel caso in cui un prete viene privato della possibilità di esercitare il sacerdozio? Quest'infelice espressione confessa palesemente che il laico è un "ridotto" rispetto al prete, posto su un piano superiore. Questo modo di concepire la Chiesa in realtà non è il modo dei santi Padri per i quali ogni ministero e ogni persona sono sullo stesso piano e tutti collaborano al bene comune, pur nella differenza dei carismi e dei doni. Non è neppure nella prospettiva evangelica in cui Cristo sgrida i discepoli quando cercano di capire quale tra loro sia il più grande. Tutto ciò è dunque indice di una distorsione ecclesiologica che sta tentando pure qualche Chiesa orientale... 

(3) Tralascio la differente modalità con cui in Oriente si considera l'atto di consacrazione eucaristica da parte del sacerdote, dal momento che quanto esposto è tipico solo del Cristianesimo basso medioevale latino. Considero importante quanto segue: nella vita carismatica, non è solo il prete ad essere "alter Christus" ma, nella modalità a lui propria, pure il semplice laico. In tal prospettiva, il fine non è divenire "preti" ma divenire santi poiché la Chiesa non è fatta per trasformare l'umanità in chierici ma in santi. Nel momento in cui, seppur in buonissima fede, tutto ciò è oscurato o perso, il sacerdozio è posto su un piedistallo altissimo, come nell'impostazione postridentina. Alla fine, sganciato da un contesto profondamente carismatico, lo si trasforma e, in una realtà antisacrale come la presente, lo si fa divenire un impiego di animazione sociale e una missione di trasformazione politica e sociologica del mondo. Ecco rappresentato un certo tipo di Cattolicesimo attuale! Non a caso alcuni chierici cattolici sono divenuti, coerentemente, agitatori o uomini politici (ad esempio don Andrea Bellavite della diocesi di Gorizia che, nel tempo in cui studiava, veniva additato come "esempio" di ottimo chierico perché aveva idee simili alle attuali, per quanto, forse, più moderate!). Questi preti una volta che applicano in tutte le loro conseguenze le idee nelle quali sono stati allevati, vengono rifiutati con orrore dalla Chiesa istituzionale, pur essendo, in realtà logica conseguenza e proiezione di tale Chiesa istituzionale! Essi hanno il coraggio di esplicitare nella pratica le basi teoriche sulle quali questo tipo di cristianesimo si appoggia, coraggio e coerenza che a tutti gli altri probabilmente mancano! Papa Bergoglio, criticato aspramente dai conservatori cattolici, in realtà esplicita queste basi teoriche che certi conservatori fingono di non vedere, portandole a determinate conseguenze prettamente secolaristiche. Quando ci si accorgerà che i frutti amari non sono prodotti da un albero che si suppone a tutti i costi essere sempre e ovunque dolce? Ci si deve sinceramente chiedere se, certi personaggi quando assumono pose rivoluzionarie, non siano stati spinti dall'interno dell'istituzione stessa, stimolati, magari, da alcune sue insanabili contraddizioni.

(4) La riforma dei riti consacratori con i quali si benedice il Myron pare in perfetta linea con la tendenza progressiva a marginalizzare il Myron stesso nella vita cristiana. Nel nuovo Pontificale (di rito latino), il vescovo non saluta più il Crisma, genuflettendosi tre volte dinnanzi ad esso. In questo modo, il santo Olio è trattato più come una cosa che come un veicolo nel quale vibra una Presenza vivente. 
Un parroco cattolico piuttosto tradizionale da me interpellato ha definito il Myron un semplice "segno di Spirito santo in grado di consacrare". Noto come il termine "segno" non abbia la stessa forza del termine "presenza" di Spirito santo, espresso da san Cirillo, ma vada invece in una direzione generica e vaga, piuttosto intellettualistica. Se questa è la risposta del prete tradizionale quella di altri che non lo sono quale sarà?

15 commenti:

  1. Articolo molto interessante, anche se mi lascia diversi dubbi.
    Intanto: l'olio non cambia la sostanza, non diventa realmente Spirito Santo. Il pane invece sì, cambia, diventando Corpo di Cristo. Giusto?

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    1. Caro Paolo,
      leggendo di primo acchito le tue righe, ho quasi l'impressione (perdonami!) di vedere un approccio quasi materialistico alla dottrina sacramentale, non un approccio misterico, come dovrebbe essere.
      Il modo in cui tu mi esponi le cose fa riferimento alla dottrina filosofica tomista per la quale il pane eucaristico diviene Corpo di Cristo poiché cambia la sostanza del pane in sostanza di Cristo mantenendo tutti gli accidenti del pane.
      Nel tempo in cui Tommaso d'Acquino espresse questa dottrina, divenuta poi dottrina cattolica, il sacro Crisma non veniva più considerato alla "pari" dell'Eucarestia come nella dottrina di san Cirillo di Gerusalemme e, c'è da presumere, nel pensiero patristico.
      Inoltre, quando si deve ragionare su questi temi lo si deve fare in modo storico, non in modo sincronico.
      Tu pensi alla dottrina della transustanziazione del XIII secolo e immediatamente la proietti ai tempi di san Cirillo. Ecco il tuo errore! A quel tempo la dottrina aristotelica era decisamente RIFIUTATA dai padri tant'è che lo stesso Tommaso d'Acquino prima di spuntarla non ebbe vita facilissima.
      Perché mai? Pensa che lo stesso Gregorio di Nissa critica pesantemente la distinzione "sostanza-accidenti" giungendo a dire che non si può dare una sostanza diversa a degli accidenti particolari, in pratica smonta brutalmente il sistema razionale aristotelico di Tommaso d'Acquino (ovviamente su questo non se ne parla!).
      Dunque, ai tempi di san Cirillo come si approcciava il mistero della presenza divina nel pane (Cristo) e nel Crisma-Myron (Spirito santo)?
      Lo si faceva ragionando diversamente. (continua....)

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    2. Prima di tutto l'approccio non entrava filosoficamente nella "struttura" della materia, quasi soppesando fin dove avviene il miracolo e da dove il miracolo non c'è. È noto che alla lunga questo sistema non ha dato buoni frutti, basta pensare a quando, morti i grandi pensatori come Tommaso d'Acquino che sapeva trattenersi entro certi limiti, gli epigoni hanno fatto decadere il pensiero scolastico attirandosi le ironie dei pensatori umanistici.

      I padri spiegano il miracolo eucaristico nei termini del "modo di esistenza" (tròpos ypàrcheos). Il pane cessa di essere tale perché assume il modo di esistenza del corpo di Cristo divenendo a tutti gli effetti corpo di Cristo. Qui non si evoca ASSOLUTAMENTE né sostanza né accidenti. Non si parla di "transustanziazione" ma di "trasformazione" (metabolé). I sacramenti sono così espressioni del rapporto tra creato e increato (Dio). I padri non offrono definizioni di tipo scolastico poiché sanno che il miracolo eucaristico e la presenza dello Spirito santo nel Crisma sono espressioni della vita divina e la vita in se stessa NON PUO' essere definita con un sistema razionale astratto. I padri danno una spiegazione iconico-figurativa (la Chiesa è un albero e i sacramenti sono i suoi rami), mai dei simboli nudi e tanto meno dei concetti filosofici astratti (pur avendo ben conosciuto la stessa filosofia aristotelica).
      L'epiclesi (sul pane e sul Crisma) opera una trasformazione grazie all'energia increata dello Spirito. L'opera di tale energia non è possibile esaminarla "scientificamente" nelle sue modalità. Per i padri è importante solo la conoscenza della cosa nella sua partecipazione; è questa, secondo la teologia patristica, l'unica via della teognosia! Perciò è una teologia apofatica: non entra con definizioni astratte nel mistero divino ma ammette la possibilità di sperimentarlo da parte dell'uomo!
      Ne consegue che l'approccio da lei proposto non solo non era applicato al tempo di san Cirillo ma era pure coscientemente rifiutato.
      Ne consegue che per i padri il Mistero dell'amore divino con cui si opera la salvezza dell'uomo, comporta continue irruzioni della presenza di Dio nel creato e, specialmente, nel mondo dei sacramenti con la trasformazione di alcune realtà (pane, vino, olio) in veicoli salvifici, non in semplici "segni" di salvezza. Il pane diviene corpo, il vino diviene sangue, l'olio diviene ricco delle energie dello Spirito santo.
      La ricerca razionale (come quella filosofica che divide aristotelicamente le realtà in sostanza e accidenti) è possibile solo sul mondo creato, non sul mondo increato (sul mondo divino, che per definizione sfugge ad ogni approccio razionalistico) e su quel mondo che viene TRASFORMATO dal mondo increato.
      Lo stesso uomo santificato e deificato, reso dunque "sacramento" delle realtà invisibili, reso Cristo secondo l'espressione paolina, sfugge alle catalogazioni della scienza e delle divisioni razionali, proprio come il miracolo stesso che non può essere spiegato in nessun modo, neppure nella divisione "sostanza-accidenti". Questa è la base della dottrina sacramentale patristica!

      Dunque l'idea che la Chiesa cattolica sia rimasta IMMUTATA dalla sua fondazione fino al 1962 e che dal Concilio Vaticano II sia cambiata risulta essere ancora di più un mito inventato in buonissima fede ad uso e consumo dei tradizionalisti cattolici. Fratture e continuità ci sono sempre stati. L'importante è capire la logica profonda di certe scelte e muoversi di conseguenza, sposandole o rifiutandole, ben coscienti delle conseguenze alle quali si va incontro.

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  2. Inserisco una breve osservazione, dopo che ho letto un post da un blog cattolico riportante un estratto di Pio XII dalla Bolla d’indizione del Giubileo del 1950, la Iubilaeum Maximum, del 26 maggio 1949.
    In quella bolla tale papa affermava, tra l'altro: « ... gli stessi odiatori e negatori di Dio, illuminati dalla superna luce e piegati dalla grazia, siano condotti ad obbedire ai precetti del Vangelo».

    "Piegati dalla grazia di Dio ...."!!!

    Quest'espressione mi impressiona anche se usata solo metaforicamente e con il significato di "vinti dalla grazia di Dio". Eppure qui il papa non usa "vinti" pur potendolo ma sceglie appositamente PIEGATI! Dietro a ciò c'è un concetto imperioso ben poco evangelico.
    Infatti, nel linguaggio consueto diciamo "piegato" quando ci riferiamo a tali concetti:

    "piegato dalla fatica", "piegato dall'oppressione", "piegato dalla violenza".

    Perciò temo che tale espressione sia piuttosto infelice se applicata alla grazia di Dio che, al contrario, non "piega" nel senso di "sottomette" ma "solleva", "vivifica", "illumina", "motiva".
    La grazia non piega, come sotto un peso, ma fa volare! Chi ne fa esperienza non puo' non averlo provato e, conseguentemente, non può rimanere INDIFFERENTE dinnanzi a tale impropria espressione!

    Il termine "piegato" fa quasi pensare che la grazia divina sia al servizio di un sistema di oppressione (la Chiesa?) quando in realtà è al servizio di una salvezza e di una liberazione dal'oppressione (questa sì!) del peccato e della morte. In questo senso la Chiesa non è un luogo oppressivo ma dovrebbe essere uno spazio di liberazione, ove si sperimenta la famosa "libertà di Cristo" di paolina memoria.
    Che "tipo" di Chiesa si implica dietro l'espressione "piegato dalla Grazia di Dio"?

    Sono il peccato e la morte a piegare l'uomo in senso REALE. La grazia, al contrario, lo libera! Non a caso tutta la patristica chiama l'artefice di tale grazia IL "LIBERATORE" (o Λυτρωτης).

    Strano, stranissimo (quasi scandaloso) che certi cattolici molto impegnati non lo notino immediatamente, dal momento che la grazia di DIo (e la lotta per acquisirla) dovrebbero essere il PRIMO OBIETTIVO per il cristano!

    Ma qui, come nel caso del Myron e dell'osservazione sincera e ben accolta di Paolo, sembra che quanto prevalga non sia il ragionamento chiaro sulle cose, la comprensione sperimentale di cosa sia la grazia, ma la preservazione, costi quel che costi, del concetto di autorità, di parole autoritative che, per il fatto che lo dica "il capo", devono essere a tutti i costi e sempre "giuste".

    Una mentalità che mi fa ricordare quella di certi vecchi di molto tempo fa i quali dicevano "lo dicono i libri" e con questo ogni obiezione si doveva per forza chiudere!

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  3. Faccio osservare che, pure nei riguardi dell'acqua sulla quale nell'Epifania il sacerdote fa una preghiera, si tratta propriamente di una CONSACRAZIONE e di una EPICLESI, similmente al pane e al Myron. Pure l'acqua, dunque, è luogo di Spirito santo e questo non significa, come nel sistema sacramentale postridentino, dividere il tutto in sacramenti e sacramentali.
    Ci troviamo indubbiamente dinnanzi ad un sistema sacramentale almeno parzialmente diverso, quando approcciamo il mondo cristiano alto medioevale e bizantino, e questo utile sottolinearlo non nel senso che "prima" è una dottrina "imperfetta" rispetto al "poi" ma che il "prima" ha una disposizione almeno differente rispetto al "poi".

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  4. Sacramenti validi ma inefficaci. Lo sperimento spesso.
    Che senso hanno dunque? Vale la pena sopportare una liturgia scialba pur di accedere al Sacramento "valido"?

    nikolaus

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    1. Cristo ha raccomandato fortemente di non spegnere il lucignolo fumigante. Il caso di liturgie scialbe, validi ma ineffici, rientra perfettamente in questa raccomandazione. Non sappiamo quali saranno i tempi in cui Dio concederà la resurrezione a quelle membra di Chiesa che ora sembrano dormire...

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  5. "Questo spiega perché le preghiere dette dai santi sono efficaci, a differenza delle preghiere dette dai non santi o dalle persone immerse in negative passioni umane..."

    Quindi al di sotto del livello Santo è inefficace pregare? però se non prego efficacemente, tra le altre cose, Santo non ci divento....
    Capisco che i Santi siano il massimo livello, però anche a livello "umano" da peccatore, spero che qualcosa accada, qualcUno ascolti .....

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    1. Uno fa quel che può e capisce. Se è persona formale per cui le sue preghiere sembrano "rimbalzare" alle porte del Cielo e tornare indietro, piuttosto che non preghi è meglio che continui a pregare così.
      Un bel giorno forse il suo cuore potrebbe aprirsi e allora quanto ha praticato fino ad allora da inefficace diverrà effice. In quel momento si sarà accorto di aver "capitalizzato" un bel tesoro!
      Avverrà come chi, in possesso di molta moneta fuori corso, tutto un tratto si trovasse ad avere moneta valida. Dio gli ricoscerà la preghiera di cuore e pure tutte le altre fatte in buona fede ma con cuore chiuso nel momento della sua vera conversione.

      Ma se non prega affatto che gli rimarrà?
      Ammesso pure che un giorno il suo cuore si aprirà, comincerà tutto da zero, un po' come quello che ha fatto ben poco per capitalizzare i suoi denari.
      Che i santi siano ascoltati più di noi è quello che Cristo dice quando raccomanda i suoi discepoli: "Se aveste fede tanto quanto un granello di senape, sposterete le montagne" (cito a memoria).

      Quando si esaminano le realtà della vita cristiana bisogna avere una mentalità molto ampia e chiedersi: "Come si comporterà Cristo nei rigaurdi di questo o di quello?".
      Lo Spirito santo non è lo "spirito di legno" della nostra logica umana!

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  6. Grazie per le risposte, ci sto riflettendo su.
    Certo che sarebbe stato meglio se i carismatici cattolici, invece di darsi a "riti sciamanici", avessero recuperato una forma di venerazione verso il sacro Crisma.

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    1. Il sacro Crisma non è fatto per essere preso e venerato come l'Eucarestia nelle 40 ore, tant'è che neppure l'Eucarestia si venerava fuori dalla Messa, anticamente (e ancora oggi in Oriente tra gli ortodossi e tra i greco-cattolici). Questo perché questi sono MEZZI di comunione con l'Increato (Dio). Quando attraversiamo un ponte, non ci fermiamo a venerarne le capriate (anche se fosse stato fatto da Dio stesso e se quel ponte fosse lo stesso suo divino Corpo). Lo attraversiamo perché sappiamo che solo così raggiungiamo lo stato di "figlio di Dio", la riva dall'altra parte.
      La finalità dev'essere BEN CHIARA, poiché i sacramenti sono PER NOI, non per se stessi, come un ponte che è fatto per essere attraversato, non per pura bellezza.
      Il fine è "Dio nell'uomo".

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  7. GIOVANNI STOCCO mi scrive:

    "Con tutto il rispetto e la stima per i sedicenti "ortodossi" non posso che osservare che Pietro non è un optional per la Chiesa (omissis)..."

    Questo mio blog non è confessionalista e non amo osservazioni confessionaliste, pur rispettando certe coerenze confessionali.
    Se facessi "proselitismo" avrei iniziato a tirare bordate contro questo e quello, come a volte fanno certi predicatori protestanti ma non è il mio stile (che però non è ecumenistico).
    Al contrario devo prendere atto che lo stile confessionalista è proprio il suo!
    Questo blog RICORDA che il cattolicesimo moderno (tridentino) NON E' AFFATTO identico in tutto a quello medioevale e antico e che il cattolicesimo del periodo medioevale e antico è strettamente imparentato con il mondo monastico benedettino e bizantino. In questo terreno c'è una TRADITIO condivisa che è bene capire sempre meglio e ricuperare, almeno nelle sue linee di fondo.

    Proporre in questo post una visione non tridentina ma medioevale dei sacramenti evidentemente la turba perché suggerisce delle variazioni che le sono fastidiose. Non potendo far altro, se la prende con le Chiese ortodosse.

    Purtroppo la storia dei sacramenti è molto più ampia dei riassunti dei catechismi tridentini, mi spiace. Non si può pretendere di ridurre quella a questi!

    Volgendoci ad oggi, i nodi del Cristianesimo occidentale sono così tanti e preoccupanti che, sinceramente, preferirei concentrarmi su come sciogliere quelli, piuttosto che "prendermela" con chi ha semplicemente conservato delle tradizioni che, fino ad alcuni secoli fa, non facevano problema alcuno nella Chiesa.

    Non mi parli di primati e di papi da contrapporre agli "scismatici orientali" in un gioco estenuante di infruttuose contrapposizioni.

    I primati e i papi sono per il vangelo, non il contrario tant'è che questo lo hanno capito perfino certi tradizionalisti che rimproverano i papi attuali di aver cambiato orientamento alla Chiesa.

    In questo blog preferisco parlare di Cristo e della tradizione che, sgorgando da lui, è stata veicolata per secoli nella Chiesa, non di uomini di Chiesa (papi, patriarchi e chierci).
    Gli uomini di Chiesa hanno fatto talmente tanti scempi che è meglio non parlarne. Su uno che ha fatto bene, se ne trovano altri cinque che hanno contribuito a stemperare tutto.
    Ecco perché non parlo neppure di cosa fa questo e quel papa.

    Se non le piace può scegliere di non leggere il presente blog. Non me la prenderò di certo.

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    1. Va bene, no ai confessionalismi, lei propone come autentica tradizione quella orientale-bizantina, per me è cattolica-tridentina. Abbiamo i nostri argomenti, ma dopotutto nel mondo apostata e anticristico in cui combattiamo la nostra buona battaglia ciò che ci separa è ben poco. Probabilmente ci ritroveremo insieme nelle nuove catacombe. Che il Signore ci illumini nella Verità!

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    2. Vede che non vuole capirmi?
      Quello che sto affermando non è posto sul piano confessionalistico (= la squadra A è più forte della squadra B) ma su un piano storico-teologico: si esamina che il periodo medioevale è contraddistinto da un'impostazione monastica (soprattutto i primi secoli del medioevo) e che tale impostazione è prossima al mondo bizantino. Questa impostazione non è quella che poi si imporrà nel periodo moderno.
      Non è una semplice questione di dettagli ma è un "modo di vedere e valutare" le cose, un avvicinarsi in modo differente verso il sacro.
      Se l'epoca attuale è detta della "desacralizzazione", cosa che si è diffusa in primis nel clero, un motivo ci sarà ed è un motivo da ricercarsi prima di tutto nelle radici teologiche. Non è una semplice questione di dettagli!
      Che ci si ritrovi nelle catacombe è vero, non le posso dare torto! Oramai i capi della Chiesa cattolica e i politici non proteggono più il loro popolo ma fanno gli interessi di altri ...

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  8. Noi cristiani della postmodernità siamo molto distanti dalla pazienza e dalla santità dei martiri, e se non sappiamo dare il nostro sangue per Cristo come potremo ereditare il Suo Spirito? Mi inquietano molto i richiami retorici a un ritorno alle catacombe che ultimamente sento spesso.
    Dostoevskij nel confronto tra Cristo ed il grande inquisitore mette in bocca a quest'ultimo questa profezia:

    "Al posto del Tuo tempio sorgerà un nuovo edificio, sorgerà una nuova spaventosa torre di Babele, e, quand’anche essa restasse, come la prima, incompiuta, Tu avresti però potuto evitare questa nuova torre e abbreviare di mille anni le sofferenze degli uomini, giacché essi verranno a noi, dopo essersi arrovellati per mille anni intorno alla loro torre! Essi torneranno allora a cercarci sotto terra, nelle catacombe, dove ci nasconderemo (perché saremo di nuovi perseguitati e torturati), ci troveranno e ci grideranno: “Nutriteci, perché quelli che ci avevano promesso il fuoco del cielo non ce l’han dato”. E allora saremo noi a ultimare la loro torre, giacché la ultimerà chi li sfamerà e noi soli li sfameremo, in nome Tuo, facendo credere di farlo in nome Tuo". 

    Forse è più saggio chiedere al Signore di essere suoi testimoni fino alla fine nell'odierno circo che è diventato il mondo, poiché nelle odierne catacombe mi sa che han trovato ospitalità solo i falsi profeti.

    E. M.

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