Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

giovedì 10 marzo 2016

Tutti i nodi vengono al pettine ...


Il modo di concepire la Chiesa nella Patristica antica è molto ben definito: la Chiesa di Cristo è una (vedi il Credo Niceno-Costantinopolitano), nonostante siano da sempre esistite comunità cristiane in non comunione tra loro. I Padri hanno un pensiero netto e tranciante: al di fuori dell’unica Chiesa di Dio non c’è la Chiesa e neppure la salvezza voluta da Dio attraverso Cristo.
Nei secoli questo pensiero si è pian piano addolcito, considerando che le persone che nascono in una comunità ecclesiale non unita con “l’unica Chiesa di Cristo” non possono essere definite estranee ad una certa opera di Cristo stesso. In questo modo si ha cercato di mantenere lo spirito antico, spirito di precisione alla lettera dei Padri, con le condizioni dei tempi o le situazioni che non suggerivano un’impostazione troppo rigida.

Alla vigilia del concilio Vaticano II, nel mondo cattolico, si ereditava questo concetto tradizionale, in ultima analisi patristico, di Chiesa: la Chiesa è una e chi vuole partecipare a quest’unità deve unirsi ad essa e abbandonare quanto ostacola tale unione.
Poi tutti sanno come, attraverso vari documenti e nuovi orientamenti, si è pervenuti ad un altro concetto, concetto che ultimamente è cambiato ancora per divenire di fatto il seguente: ogni Chiesa partecipa a qualcosa della verità di Cristo, l’unione delle varie verità, quindi delle diverse Chiese tra loro, ricostituisce l’unica verità perduta. Mi sembra che alcuni sostenitori di tale idea tendano a pervenire ad un certo agnosticismo pratico, dal momento che, alla fine, la pienezza della verità non è mai da nessuna parte.

Il mondo ortodosso ha conservato fino ad oggi il concetto tradizionale e patristico di Chiesa per cui un conto è la Cristianità, che può essere divisa da chi ha credenze eterodosse, un conto è la Chiesa che, partecipando da sempre e intimamente al mistero di Cristo, non ha mai cessato di essere Una.

In questi mesi si sta preparando il Concilio panortodosso che riunirà patriarchi e vescovi ortodossi. È stato reso noto già qualche testo (vedi qui in traduzione francese) da discutere e approvare e tale testo è stato redatto da studiosi e vescovi del Patriarcato Ecumenico. Come d’altronde immaginavom tale testo ha generato forti critiche. Alcuni centri teologici e personalità del Patriarcato ecumenico sono noti per le loro posizioni molto avanzate all’interno dell’Ortodossia. In parole povere, essi tendono a  seguire e cercano di proporre, a distanza di alcuni decenni, l’evoluzione avvenuta nel mondo cattolico almeno in qualche suo aspetto. Il loro problema (per fortuna!) è che non essendoci un’autorità centrale in grado d’imporre la sua volontà, l’introduzione d’idee che si oppongono nettamente alla tradizione antica, non sarà affatto facile (*).

Sono così già avvenute diverse proteste da parte di teologi e da parte di membri della Chiesa ortodossa bulgara. La miccia, diciamo così, è stata accesa da un teologo greco, Dimitrios Tselengidis, professore di dogmatica alla Facoltà di teologia dell’università Aristotele di Salonicco.
Questo teologo osserva giustamente che non si può giustapporre la teologia patristica sulla Chiesa con alcune concezioni sincretistiche attualmente di moda, a meno di non rovinare la Chiesa stessa “la legittimazione del sincretismo ecumenistico cristiano attraverso la decisione di un concilio panortodosso sarebbe catastrofica per la Chiesa”, egli dice.
Poi aggiunge:

[Nel documento preparatorio al concilio panortodosso] è scritto che, la Chiesa ortodossa con la sua partecipazione al movimento ecumenico, “ha per obbiettivo di spianare la via che conduce all’unità”. Qui si pone una domanda: sapendo che l’unità della Chiesa è un fatto riconosciuto, che tipo di unità delle Chiese è ricercata nel contesto del movimento ecumenico? Questo forse non significa il ritorno dei cristiani occidentali alla Chiesa una e unica? Un tal significato, comunque, non traspare né nella lettera, né nello spirito dell’intero testo. Al contrario, in realtà, è data l’impressione che esiste una divisione stabilita nella Chiesa e che le prospettive dei dialoghi hanno per scopo l’unità di una Chiesa lacerata.

Bene inteso: non è fine di questo blog dichiarare a voce alta che l’Unica Chiesa è nel Cattolicesimo o nell’Ortodossia. Qui mi fermo prima e constato che nella letteratura dei santi Padri c’è un concetto ben preciso, in gran parte abbandonato in Occidente: la Chiesa è sempre stata una e non si è mai divisa!
Questo concetto oramai viene messo in dubbio perfino in certe parti del mondo ortodosso e il documento in preparazione al concilio panortodosso sembra lo specchio di questo dato di fatto che io stesso ho lungamente verificato in alcuni esponenti ortodossi in Italia che parlano abitualmente di “Chiesa indivisa del primo millennio...” come se nel secondo millennio tale caratteristica fosse venuta meno.


L’Ortodossia seguirà, dunque, i passi del mondo cattolico, oramai quasi indifferente dinnanzi agli stessi temi teologici, reputati “anticaglie” di un mondo passato? 

____________

(*) La mancanza di un "papa" che impone autoritativamente la sua volontà su tutta la Chiesa, sembra voler essere sostituita dalla volontà di un Concilio al quale tutta l'Ortodossia dovrebbe sottomettersi. Con questo grimaldello si cerca d'introdurre novità inedite
Tuttavia, sia il teologo greco sia molti esponenti della Chiesa bulgara ricordano che non è il Sinodo in se stesso o l'autorità in se stessa a fare la verità se quest'ultima non riflette la tradizione ininterrotta della Chiesa. Nella Chiesa ortodossa il criterio finale è sempre la coscienza dogmatica vigilante del pleroma della Chiesa che nel passato ha convalidato o considerato come "brigantaggi" addirittura dei concili ecumenici. Il sistema conciliare in se stesso non assicura la giustezza della fede ortodossa. Se questo criterio fosse stato conservato anche nel mondo cattolico, invece di essere sostituito dal clericalismo impositivo, si sarebbero evitati molti problemi... 

7 commenti:

  1. Speriamo che l'Ortodossia non segua il Cattolicesimo in quel sincretismo che non solo legittima tutte le varie chiese della Cristianità, ma si spinge ad affermare che TUTTE LE RELIGIONI contengono semi di Verità e che quindi sono altrettanto "valide" come il Cristianesimo!!
    Per quanto mi riguarda, considero Chiesa sia la Cattolica Romana, sia l'Ortodossa che la Copta, ovvero tutte le realtà che hanno radici apostoliche. Certo che il Cattolicesimo si sta spingendo sempre più verso il protestantesimo...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In realtà lo sta già iniziando a seguire ma non in tutte le giurisdizioni ecclesiastiche e non in tutte le sue realtà. Ci sono patriarcati più o meno esposti all'erosione delle idee "nuove" e altri più protetti.
      Il problema non è tanto il fatto di assumere un' "idea nuova", il problema è quando si constata che quell'idea si pone a 180 gradi rispetto alla coscienza e allo stile patristico. In questo caso avviene una vera e propria rottura dalle proprie radici, cosa che, giusto per ripetere, è avvenuta nella maggioranza del mondo cattolico.

      Il documento preconciliare a cui queste critiche fanno riferimento è stato stilato a Chambesy in un istituto ecumenico, da parte di chierici del Patriarcato Ecumenico. Ora, so per diretta esperienza che, mentre il monachesimo del Patriarcato Ecumenico è ancora tradizionale, alcuni suoi alti chierici (pure in Italia) non lo sono più. Costoro cercano di mescolare elementi tradizionali della Chiesa con altri elementi poiché la convenienza del momento storico glielo chiederebbe. Nel nostro caso concreto, si cerca d'introdurre alcuni principi sincretisti dopo averli spolverati con lo zucchero della tradizione, per mascherarli meglio pensando che verranno accolti senza problemi. È un trucco vecchio, già utilizzato in alcuni controversi passi del Concilio Vaticano II dai cosiddetti "teologi modernisti". Che certi chierici ortodossi imitino il mondo cattolico (del quale hanno sotterranea e smodata stima) è cosa da me vista numerose volte, ma che lo imitino pure nei suoi lati più problematici mi apre a non poche domande e considerazioni.

      Una di queste è che, in realtà, alcuni chierici ortodossi pensano di vedere nel Cattolicesimo quello che avrebbero voluto pure loro (ma ancora non ci sono riusciti ad attuarlo!): una forma di Cristianesimo nel quale i preti hanno "diritto di vita e morte" e fanno il bello e il cattivo tempo senza venir criticati da nessuno...

      Questo in parte succede, ahimé, nel Fanar anche perché la diocesi di Costantinopoli è oramai quasi priva di laici, si è ridotta ad essere una diocesi di (quasi) soli preti, il che è un'anomalia assoluta per l'ecclesiologia tradizionale.

      Infatti, la Chiesa è un corpo nel quale tutti sono chiamati a collaborare tra loro e, nel caso tristissimo in cui il corpo episcopale non funziona più, anche l'ultimo tra i laici deve dire le cose come sono o come dovrebbero essere perché la Chiesa non si alteri ...

      ...

      Elimina
    2. ...

      Ricordo anni fa un confronto con un teologo del Patriarcato Ecumenico (oggi Metropolita). Gli feci osservare che i concili sono convalidati dalla Chiesa e specialmente da quei fedeli carismatici che in essa si distinguono i quali vedono nei concili convalidati lo spirito dei Padri. In altre parole, le espressioni dell'istituzione sono vagliate e approvate dal lato carismatico della Chiesa.

      Il Metropolita, seccato non poco, mi fece osservare che, in realtà, il santo come realtà carismatica viene a sua volta approvato dalla Chiesa (istituzione). Insomma, rivoltò la frittata giusto per dire che è l'istituzione in quanto tale ad essere a capo di tutto, l'organizzazione terrena della Chiesa ad essere la sua anima quando, al contrario, la tradizione confessa che è lo Spirito ad animare la Chiesa!

      Pensarla come questo Metropolita teologo non è mai stata l'identità ortodossa, neppure l'identità della Chiesa antica e qui abbiamo tutte le fonti a nostro conforto.
      Pensarla come il Metropolita teologo è, semmai, l'identità del Cattolicesimo moderno! E, infatti, non è un caso che nel documento preconciliare di Chambesy si faccia leva sull'istituzione conciliare alla quale SI DOVREBBE OBBEDIRE e non si ricorda affatto che il Concilio è, a sua volta, sottomesso al riconoscimento da parte di tutto il corpo ecclesiale.
      Quest'obbedienza assoluta, quasi sottomessa ad un criterio feudale e magico, da dove l'hanno imparata?

      Costoro hanno imparato bene negli atenei occidentali e, ahimé, si sono fatti affascinare dalle idee più lontane dalla loro identità.

      Morale della favola: al Concilio panortodosso i signori metropoliti provenienti da ogni dove si accorgeranno (forse per la prima volta) che non esiste una sola Ortodossia ma diversi orientamenti ortodossi, alcuni dei quali decisamente non conformi all'Ortodossia stessa!

      Questo spiega perché, in Italia, si faccia pubblicità solo ad alcuni ambienti ortodossi e si oscuri altri, dal momento che non portano acqua al mulino sincretistico.

      Elimina
    3. E' interessante e mi fa riflettere molto quello che ha scritto, il fatto che alla fine tutte le derivazioni sincretiche abbiano come scopo il consolidarsi del potere dei chierici e in definitiva il clericalismo, che appunto non è l'anima della Chiesa, ci mancherebbe!
      Ne deduco che allora anche l'obbedienza cieca alle gerarchie sia dannosa, e che certe volte la disobbedienza sia non solo lecita, ma dovuta!

      Elimina
    4. Ovvio! Ai chierici si deve rispetto ma, è bene sottolinearlo!, non per loro stessi ma per quanto rappresentano.
      Al contrario di quanto gli asceti ci mostrano nei loro scritti, oramai la malattia del clericalismo è entrata anche in alcuni ambienti ortodossi per cui il vescovo, ad esempio, non è più la semplice bocca della chiesa ma è il capo e il principio, l'anima, il tutto della Chiesa. "Senza di me nulla si può fare", mi disse un Metropolita del Fanar e lo disse proprio a me che ingenuo non sono per cui ho subito pensato a "L'état c'est moi!" dell'assolutismo monarchico francese.

      Che vuole che le dica di più?

      Qui siamo al contrario di ogni ascetismo sano (ecco perché al fondo della loro anima questi chierici odiano il monachesimo, anche se si vestono da monaci) che porta inevitabilmente all'erosione della Chiesa.

      Queste cose le ho verificate numerosissime volte e invito anche chi mi legge a verificarlo perché è realmente una legge universale: il clericalismo porta al culto di se stessi, a credersi il centro di tutto e all'imposizione unilaterale delle proprie idee.

      Rispetto sì, ai chierici, ma devono stare al loro giusto posto, come i laici devono stare al loro giusto posto. Ognuno, ciascuno per parte sua, contribuisce a conservare ed edificare la Chiesa o, se gli equilibri si rompono, a metterne a repentaglio l'autenticità.
      Nessuno è padrone della Chiesa, neppure un patriarca che quindi non può, facendo leva sulla sua autorità, modificare le basi fondamentali della Chiesa stessa.

      Temo che, stando così le cose e conoscendo un poco il Patriarca Ecumenico e il suo intenso volontarismo, questo concilio panorotodosso non sarà a sua gloria ma a suo scorno, se si metterà contro le linee di base dell'ecclesiologia ortodossa cercando di far passare, seppure in forma velata e nascosta, concetti totalmente nuovi.
      Oramai diversi ortodossi (anche nelle cosiddette Chiese canoniche) tendono a comunicare un'immagine distorta di ortodossia perché sempre più disancorata dalle basi ascetico-patristiche con le quali non si porta luce alla propria persona ma unicamenta a quella di Cristo.

      Elimina
  2. "...certe volte la disobbedienza sia non solo lecita, ma dovuta!".

    Sì, è vero ma c'è un metodo per farlo, altrimenti si cade nell'anarchia e la Chiesa si spezza.
    Si parte sempre fidandosi della guida che abbiamo (un padre spirituale, il vescovo della diocesi) perché gli si attribuisce la capacità di svolgere la sua funzione.
    Si inizia obbedendo, quando non si vedono dei segni dissonanti con la tradizione.
    Ma se, praticando l'obbedienza, non solo non si progredisce ma si regredisce, ci si deve chiedere cosa sta succedendo e, prudentemente, iniziare ad indagare, confrontarsi con altri e poi staccarsi dall'obbedienza.
    Non lo si deve fare con una coscienza disinformata o orientata da soli criteri personali ma con una coscienza rettamente formata nei principi evangelici e profondamente intrisa nella tradizione della Chiesa.
    Man mano che la coscienza si forma e conosce il vero volto della Chiesa, emerge la consapevolezza che il vescovo o il padre spirituale che ci orienta è a sua volta con tale tradizione o la ostacola.
    Poiché l'autorità è nata ed è voluta da Cristo per lo stabilimento della tradizione evangelica e spirituale e non è quest'ultima a supporto dell'autorità, si può pensare ad una disobbedienza nei casi in cui vescovi e uomini "spirituali" non ci conducono a nulla.

    Queste, comunque, non sono cose che si improvvisano né devono nascere come contestazione feroce a quei sacerdoti o vescovi che, ahimé, non sono adatti al loro compito. Nella Chiesa, infatti, è importante la salvezza personale e, invitare ad essa anche chi, magari senza saperlo, ci ostacola.

    RispondiElimina
  3. "... tutte le derivazioni sincretiche abbiano come scopo il consolidarsi del potere dei chierici e in definitiva il clericalismo..."

    Il potere dei chierici, che in Occidente è strabordato fino a divenire di fatto "Chiesa di chierici" con dei laici a supporto, non si è imposto con motivi sincretistici. Bonifacio VIII, che tutti ricordano almeno dagli studi scolastici, non era affatto sincretistico.
    Oggi, però, il contesto storico è profondamente mutato e, pur di rimanere a galla, alcuni centri ecclesiastici giocano la carta del sincretismo o vogliono sembrare sincretisti (il "buon Ramadan" di papa Francesco è solo un esempio).
    In tutto ciò l' "attore" principale nella Chiesa non è un vescovo con il suo popolo, un vescovo che ascolta la voce di fede del popolo e la mostra al mondo, ma un vescovo con le sue idee o con idee che qualcuno (che non ha a che fare con la Chiesa) gli suggerisce per essere "popolare".
    Di qui, il sincretismo diviene il segnale che quel vescovo (o nel caso quel patriarca) sta ascoltando altre fonti, rispetto a quelle della tradizione, altre fonti che in qualche modo lo appoggiano, lo aiutano a consolidarsi nel suo potere.
    Non è un mistero che lo strano connubio "Scalfari-papa Bergoglio" nasca da una simpatia reciproca dove il primo di fatto aiuta il secondo.
    Allo stesso modo qualsiasi vescovo o patriarca che inizia a parlare in termini non tradizionali mostra al suo popolo che oramai sta servendo altre realtà, piuttosto che il suo popolo nella fede e nella tradizione.
    Qualcuno sussurra che questi prelati siano "massoni". Io non voglio giungere ad affermare tanto ma, ovviamente, mi viene da pensarlo...

    RispondiElimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.