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giovedì 28 aprile 2016

Dopo la "rivoluzione religiosa" nel mondo cattolico si sta ora preparando quella per il mondo ortodosso?



Sono convinto che qualsiasi discorso di tipo religioso, se vuole avere senso, non può e non deve prescindere da un certo discorso culturale-antropologico. Mi spiego. Nella parabola del seminatore, Gesù Cristo parla di un seme gettato su vari tipi di terreno, dal terreno buono a quello assolutamente inadatto per la germinazione del seme stesso. Iniziando dai Padri della Chiesa, abbiamo diverse interpretazioni su questo passo evangelico. Tutte, grosso modo, si riassumono nella considerazione che il seme è la Parola di Dio, o la sua Grazia, mentre il terreno è l’interiorità dell’uomo. Abbiamo anche qui, quindi, i due poli del discorso religioso: Dio e l’uomo.

È logico pensare, per chi si muove con i presupposti della fede cristiana, che il seme, o la Grazia di Dio, contenga in sé da sempre tutte le potenzialità di vita e di germinazione di bene. Le contiene e le conterrà sempre poiché nulla può alterare il dono di Dio, essendo espressione della realtà eterna di Dio stesso.
Ma l’uomo, mutando il proprio cuore, può rendersi totalmente incapace di accogliere tale dono.
Questo discorso deve farci volgere l’attenzione al contesto attuale. L’umanità, oggi, non ha più la forza, la dedizione e il sacrificio di quella di qualche generazione fa. I punti di riferimento di un tempo sono totalmente sfocati, quand’anche incompresi e totalmente rigettati. Un esempio: la differenza tra personale e condiviso, intimo e pubblico, si è sempre più assottigliata e non solo nella moda ma nel comportamento generale.
Ciò che un tempo era considerato intimo e personale, oggi è sempre più condiviso e pubblico. Il comportamento umano subisce, così, progressive “svolte” (alterazioni o evoluzioni, a seconda del modo in cui è giudicato). Non è, dunque, strano che le stesse esigenze morali di un tempo siano considerate sorpassate, i riferimenti stabili e perpetui, che la religione tradizionalmente insegna, siano niente più che semplici “etichette” intercambiabili con altre…

Il cambiamento culturale coinvolge tutti. Alla metà degli anni ’60 aveva coinvolto il Cattolicesimo stesso al punto che, iniziando dai livelli più bassi, è penetrato sempre più fino ai vertici della gerarchia ecclesiastica stessa. Oggi, con il papato attuale, si può pacificamente dire che il processo di penetrazione si è totalmente compiuto, tolta ancora qualche “sacca di resistenza” che o prima o poi verrà addomesticata. Così, per il mondo cattolico attuale, i riferimenti dogmatici sono per lo più una storia passata che non dice nulla al mondo odierno. 
Non a caso, in un recente torneo di calcio tra seminaristi del Triveneto, i chierici avevano sulle magliette i nomi di personaggi storici che, un tempo, il Cattolicesimo avrebbe severamente condannato al punto che sarebbe stato almeno vergognoso fregiarsene: Marcione, Giansenio, Novaziano… Anche questi nomi come, evidentemente, le dottrine sostenute da tali personaggi, sono divenuti “etichette”, un semplice flatus vocis dietro al quale non c’è nulla che possa sostanzialmente interessare
Evidentemente, perdendosi il senso dogmatico, si è perso il tradizionale legame con Cristo, quel legame che, un tempo, faceva dire ad un monaco del deserto: “Ditemi tutti gli insulti che volete, ma non ditemi ‘eretico’ poiché questo significherebbe che io mi sono opposto a Cristo”.
Mi chiedo, allora, che tipo di eventuale legame ci sia oggi; sentimentale, idealistico, strumentale? Alla prima prova, questo legame apparente si spezzerà travolto, tra l'altro, dal vitalismo imperante.

Effettivamente stiamo constatando il trionfo dell’umanismo sulla religione e sul Cristianesimo stesso. L'umanismo altro non è che un atteggiamento (che fa cultura) per cui tutto inizia e termina nell'uomo e la vita stessa è osservata in modo strettamente razionalistico.
Il suo trionfo, che in Occidente ha oramai raggiunto il culmine, sta facendo grandi progressi nelle Chiese ortodosse. Lo abbiamo segnalato a più riprese. Esso si concretizza nei seguenti punti:

a) Tendenza ad isolare il monachesimo e a creare una prassi parallela e sempre più antitetica a quella tradizionale della Chiesa;
b) tendenza ad imporre il clericalismo, ossia l'autoritarismo di pochi sui molti, il che esige la semplice obbedienza passiva, com'è accaduto in Occidente in modo progressivo dalla riforma gregoriana in poi:
c) tendenza al formalismo liturgico, da una parte, e al pietismo, dall'altra, ossia a sottolineare il soggettivismo nella fede, in luogo dell'ossequio all'equilibrio della tradizione, dove il soggetto si sottomette alla tradizione e non si erge su  essa per relativizzarla, marginalizzarla e, alla fine, rifiutarla.

Questi e altri presupposti in atto, sono in grado di alterare il mondo ortodosso e di strapparlo dolcemente dalla tradizione che fino ad oggi ha conservato, almeno in diversi suoi ambienti.
Tutto ciò lo abbiamo detto in alcuni post e a più riprese su questo blog per cui oggi non dovrebbe affatto stupire se, in preparazione al sinodo panortodosso con il quale si vorrebbero “aggiornare” alcune prassi pastorali, si sta, in realtà, tentando di preparare una piccola rivoluzione sul tipo di quella realizzata con il Concilio Vaticano II nel Cattolicesimo.

Traduco di seguito un documento significativo che farà riflettere i miei lettori in tal senso e lascio loro ogni ulteriore giudizio di merito. Personalmente vi intravvedo una stupefacente somiglianza con la svolta avvenuta nel Cattolicesimo negli anni '60 fatte, ovviamente, le dovute distinzioni. Dietro a questi fenomeni tra le diverse idee possibili in tale assise, s'intravvede quell'identica cultura e mentalità ovunque diffusa, quella mentalità non cristiana e per certi versi anticristiana che è l'umanismo.

Diversi monasteri del Monte Athos hanno risposto ai documenti preparatori per il prossimo Consiglio panortodosso in lettere indirizzate alla Santa Comunità del Monte Athos e messe a disposizione del pubblico.
I documenti preparatori per il prossimo Consiglio panortodosso sono stati inviati ai monasteri del Monte Athos dal Patriarcato di Costantinopoli e, dopo la revisione dei documenti stessi, è stata decisa una riunione straordinaria dei rappresentanti e igumeni dei venti monasteri per esporre una reazione comune della Santa Comunità. Quest'incontro si terrà dopo la Settimana del Rinnovamento (settimana dopo Pasqua).
Come un certo numero di vescovi, sacerdoti e teologi - in particolare le Chiese di Grecia, Bulgaria, Georgia e la Chiesa ortodossa russa all'estero - i padri atoniti hanno  risposto gravemente, per richiamare l'attenzione sui diversi problemi dei documenti preparatori e in particolare:
- la sottovalutazione del principio di conciliarità e una teologia che promuove fortemente il primato (a causa della limitata partecipazione dei vescovi e dell'eccessiva autorità data ai Primati delle Chiese locali).
- delle ambiguità inaccettabili nei testi pre-conciliari, che si prestano a interpretazioni tali da discostarsi dal dogma ortodosso.
- L'istituzione, come base per il dialogo, "della fede e della tradizione della Chiesa antica e dei sette concili ecumenici" in modo che la successiva storia della Chiesa ortodossa sembra in qulache modo manchevole o suscettibile di compromessi.
- Un tentativo da parte di alcuni di ottenere una conferma panortodossa di testi inaccettabili stabiliti dal Consiglio Ecumenico delle Chiese.
- L'applicazione inaccettabile del termine "Chiesa" per comunità scismatiche o eretiche.
Diverse lettere indirizzate alla Santa Comunità possono essere lette in greco qui.
Fonte: Orthodoxie.com

9 commenti:

  1. Chiedo un semplice chiarimento:

    Il punto "L'applicazione inaccettabile del termine "Chiesa" per comunità scismatiche o eretiche" è , dal loro punto di vista, riferito anche alla Chiesa Cattolica?

    Mi sembra assurdo che si metta in dubbio la validità dei sacramenti della Chiesa Cattolica dopo il 1054, se non altro per il gran numero di Santi che hanno generato in questi secoli.

    Grazie

    GdM

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  2. Era inevitabile che sorgesse una critica di questo tipo ma chi la compie, evidentemente, non conosce bene la struttura teologica del pensiero bizantino che ha una sua coerenza.
    I monaci in Oriente (come lo furono in Occidente) sono i guardiani della fede della Chiesa. Non deve meravigliare (e personalmente io lo esigerei) che essi abbiano una visione "integrale" con conseguenze a volte molto stringenti. Nella Chiesa deve esistere chi parla di un "dentro" e di un "fuori". Tradizionalmente è sempre stato così, prescindendo dal discorso Ortodossia-Cattolicesimo.
    Perché pongo queste riflessioni? Non per "screditare" il Cattolicesimo ma per mostrare che è insito al Cristianesimo stesso, alla sua tradizione, il bisogno di porre un "dentro" e un "fuori", contrariamente a quanto si sta facendo oggi.
    Quando si parla di "fuori", di chi non rientra nei canoni stretti dell'ortodossia, non significa che costui sia in una regione oscura. Tant'è vero che per quanto riguarda la validità dei sacramenti occidentali e la questione dei santi occidentali, il mondo ortodosso è tutt'altro che compatto nel negare valore. Direi piuttosto che, nell'ottica bizantina, queste cose hanno un loro valore accumulato che si può pienamente manifestare il giorno in cui è confessata la retta fede. Non esiste una pienezza, per l'Ortodossia, ma neppure una negazione: esiste una situazione umbratile, non pienamente chiara.
    Poi per integralità il monachesimo parla in termini trancianti ma, come dico, è bene che ci siano discorsi di questo genere non per formulare condanne (l'inquisizione e cose del genere non hanno mai caratterizzato l'Oriente) ma per far riflettere.
    Io ovviamente non sono portato a negare valore alle azioni sacramentali del mondo cattolico ma, bisogna osservarlo, oggi soprattutto sono sempre più oscurate e, almeno per la loro efficacia, risultano altamente compromesse poiché le disposizioni personali sono sempre meno quelle che la Chiesa tradizionalmente richiede.
    Anche per questo non si può fare un "minestrone" mettendo tutto e il contrario di tutto nella stessa pentola, come giustamente gli atoniti ricordano. In questo dovrebbero essere ascoltati da tutti poiché oggi, al contrario, si cloroformizza sempre più la coscienza religiosa con i risultati di giungere ad un vero e proprio agnosticismo anche da parte di alte personalità ecclesiastiche.

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  3. Mi è giunto un secondo commento da parte di "Metapensieri" (che penso di sapere chi sia). Non lo pubblico perché altrimenti si finisce, senza volerlo, per scadere nella polemica, cosa che io non amo affatto e che poi non serve a nulla. Dico una sola cosa: se si accusa di "irrazionalità" la teologia ortodossa che si appoggia né più né meno che sul modo argomentativo patristico, si deve accusare di irrazionalità i Padri stessi. Una posizione, questa, che ha fondato una certa diffidenza verso la patristica, diffidenza funzionale all'introduzione di nuovi metodi teologici, in Occidente, rivendicati come un "progresso" nel campo della teologia, "progresso" che però è scivolato velocemente in un vero e proprio "razionalismo teologico".
    La crisi attuale, alla fine, non è che l'estrema propaggine di un cammino plurisecolare in cui ci sono anche state persone di acume, senza dubbio!, ma che nonostante loro non c'è stato modo di evitare la palude nella quale ci troviamo ora...

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  4. Addenda.
    Dato che continuano ad arrivarmi interventi di "Metapensieri" (che non pubblico) ricordo un principio basilare alla teologia patristica (e quindi ortodossa): il procedimento razionale in senso stretto non è della teologia ma di quanto prepara la teologia. La teologia in senso stretto riguarda la realtà rivelata che è metarazionale e non può essere imbrigliata in una filosofia, quasiasi essa sia. I padri ricordano che essa a sua volta non può essere proferita se non con espressioni apparentemente contraddittorie che sono, perciò, oltre ogni logica umana.
    Il rapporto fede-sacramenti è chiarissimo nella teologia orientale ma non usa i criteri filosofici tipici del mondo scolastico. Il fatto che uno non ci trovi tali criteri non lo abilita e non lo deve abilitare a proferire giudizi errati: è semplicemente un altro approccio che vuole essere più rispettoso del mistero (per questo non si usa il termine "transustaziazione", dove si implica un concetto di accidenti e sostanza, accidenti differenti dalla sostanza, concetto questo che è pure stato criticato in un passo di Gregorio di Nissa).

    Il fascino della logica, tipico del secondo medioevo latino, ha portato a costruzioni intellettualistiche sempre più ardite, in teologia, fino a giungere a svuotare di mistero e di pietà la teologia stessa. Lutero, in fondo, è il frutto maturo di un cammino di tal genere e non poteva che buttare a mare tutta la teologia medioevale da lui ereditata, in quanto castello sempre più astruso di intellettualismi più o meno contorti che lo stesso Erasmo da Rotterdam deride. Neppure la moderazione e un certo equilibro dell'Aquinate sono serviti a frenare questi inevitabili "sviluppi", segno che la base su cui si appoggiavano non poteva che essere inclinata in un certo verso e favorirli.
    Oggi vediamo l'estrema conseguenza di tutto questo.
    La base dei padri è un'altra e non può essere sottovalutata ma osservata con estrema serietà: essi non sono la preistoria della teologia (razionale), come spesso si dice, poiché essi si OPPONGONO all'uso della razionalità nell'ambito stretto della teologia.
    Qui i cammini si divaricano e chi eredita la patristica (l'Oriente) continua nella sua strada. Chi è affascinato - con pretesto teologico - alla filosofia continua in un'altra strada. I due percorsi non si possono incontrare perché partono da presupposti differenti.
    Da secoli chi si muove con presupposti prettamente filosofici rimprovera chi si muove con presupposti patristico-spirituali di essere "irrazionale". Da secoli chi si muove con presupposti patristico-spirituali risponde a tali rimproveri mostrando la via "altra" dei padri. Nessuno dei due si è fin ora incontrato. Non è mia intenzione proseguire un dialogo tra sordi.

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  5. Vedo che non hai capito nulla dei miei interventi.

    Ed il fatto che non siano stati pubblicati depone per la scarsa serietà di questo blog che non può, e non potrà mai, superare il livello di chiacchiera amatoriale incapace di un reale confronto.

    Non ho altro tempo da perdere. Saluti

    (questo messaggio è da considerarsi privato)

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  6. Invece ci ho capito e pure benissimo. Sono secoli che si gira sempre la stessa minestra con quali conseguenze? Sono secoli che si vuole mostrare la "razionalità" del Crsitianesimo e la gente scappa sempre più perché a fronte di mille ragionamenti che fanno scoppiare la testa il cuore è sempre più vuoto.
    Personalmente sono molto infastidito dal modo impositivo che leggo tra le righe, come se il "Cristianesimo" debba necessariamente passare attraverso certe accademie romane o a quelle tomiste e guai a chi osa pensare diversamente. Solo "alcuni" sono i veri teologi, gli altri, anche se si riferiscono alle fonti più accreditate (in senso tradizionale) dal momento che non hanno il timbro delle suddette accademie, fanno chiacchiericcio. A me sta bene che una persona con idee differenti non sia d'accordo con quanto dico, ma che voglia imporre la sua a tutti i costi, in nome del dialogo (a senso unico), mi lascia alquanto perplesso.
    Se lei è infastidito dalle idee degli atoniti vada a dirglielo a loro, se ne ha forza tempo e coraggio, non infastidisca me che semplicemente le spiego come posso.

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  7. Da quella lettera degli atoniti, sembra che si stia cercando di preparare una rivoluzione all' interno dell' Ortodossia, ma non credo che una cosa del genere produrrebbe gli stessi effetti che si sono prodotti nel Cattolicesimo, in quanto le due Chiese hanno imboccato strade molto diverse. Nel Cattolicesimo è stato abbastanza facile sovvertire l' ordine costituito in quanto la strada era già sufficientemente spianata per permetterlo, in quanto, tra razionalismo e un certo legalismo, la spiritualità ha finito per curare più il formalismo esteriore, che l' interiorità, (non voglio generalizzare, ci sono anche delle eccezioni, per carità, mi limito solo a constatare ciò che vedo oggi nella maggior parte della Chiesa, sia in ambito moderno che tradizionalista), come se il tutto si riducesse ad un algoritmo da seguire per andare in Paradiso, per poi degenerare ulteriormente in una prospettiva meramente umana dimentica di Dio. Nell' Ortodossia, per quel poco che ne so, penso che potrebbe essere più difficile imporre un tale cambiamento, sia per la mancanza di un vero e proprio capo (come è per noi il Pontefice), sia perchè la sua spiritualità è ancora legata a quella dei Padri e non ha conosciuto grosse deviazioni (ripeto che non conosco bene l' Ortodossia, mi sto muovendo nel campo delle supposizioni), inoltre, non bisogna sottovalutare l' importanza del monachesimo, che da quel che ho capito è una sorta di coscienza dell' Ortodossia e che quindi potrebbe contribuire a evitare certe derive. Comunque da quello che lei ha scritto, sembra che l' intenzione sia di arrivare al risultato a cui siamo arrivati noi Cattolici, e stanno anche preparando il tutto molto bene: documenti ambigui a cui si possono dare molteplici interpretazioni e smentite, rafforzamento del primato, il guardare a una certa idea distorta dell' antichità cristiana per giustificare errori che non stanno nè in cielo nè in terra e una certa strizzata d' occhio all' ecumenismo, chiamando Chiese, realtà che per l' Ortodossia non lo sono. Spero per loro che questo Sinodo possa essere una conferma della loro Tradizione, affinchè non cadano nella trappola di un' eccessiva ambiguità che spalanca la porta a facili tentazioni e deviazioni.

    P.S.
    Da cattolico non mi sento offeso dal fatto che gli Ortodossi ci considerino scismatici e non ci considerino una Chiesa, in quanto come detto prima c'è un "dentro" e un "fuori" nella Cristianità, e tra l' altro, anche per noi gli Ortodossi sono scismatici,essendo fuori dalla Chiesa Cattolica, pur avendo sacramenti validi.

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    1. Intervento, questo, molto equilibrato che ben volentieri pubblico.
      Si tratta, infatti, di sottolineare dei dati tradizionali (in che senso poi sono rivolti è un passaggio ulteriore che io non faccio in questa sede) per cui esiste un "dentro" e un "fuori" oggi sempre più annullato in favore di una pericolosa indistinzione.

      Nell'Ortodossia la battaglia per la sua "catolicizzazione" in senso attuale, sarà dura. Prevedo scismi in arrivo, se il patriarca non avrà il buon senso di rifarsi alla tradizione. Purtroppo chi lo circonda ha la mentalità del cortigiano: gli dicono a tutto di sì e questi sono tra i peggiori consiglieri che da sempre sono esistiti, a mio modo di vedere.

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  8. Aggiungo: i dettami di un concilio per loro natura devono essere "katà thn akribeian", ossia nella loro accezione rigorosa poiché solo nell'applicazione agisce la cosiddetta "oikonomìa", ossia la moderazione dei principi rigorosi a seconda dei casi.
    Ma se si inizia a parlare "economicamente" (in senso teologico) già in sede conciliare, poi all'atto pratico dove si andra?
    E' come il maestro che chiede 10 agli allievi, ben sapendo che loro potranno dare 5 o 6. Ma se chiederà loro 5 non otterrà neppure 1 ! Ecco in un praticissimo esempio spiegato il dramma del cattolicesimo attuale!

    Così quando si parla di "Chiesa" si deve avere una visione rigorosa in sede conciliare, stabilendo chi è dentro e chi è fuori. Poi nell'applicazione pratica si esercitano tutti i distiguo e le differenze del caso poiché la realtà, lo sappiamo, è piena di casi particolari.

    Ma se dall'inizio si parla di "Chiesa" ammettendo ogni genere di credenza e di pseudo-tradizione, all'atto pratico si finirà tranquillamente nell'agnosticismo che notiamo emergere in parecchi ambienti ecclesiali attorno a noi.

    Stiano attenti, i prelati nel concilio panortodosso, a non seguire le false piste occidentali!

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