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giovedì 30 giugno 2016

Al di là del bene e del male...

Diversi anni fa', in una scuola teologica, un allievo, ora divenuto noto biblista in Italia, amava ripetere: “Il sacro non esiste, esiste solo il santo e tutto, nel mondo, è santo!”. Da allora ho fondate ragioni per credere che quel biblista non abbia cambiato idea e, anzi!, l'abbia portata alle sue estreme conseguenze.

Ricordo in altre accademie teologiche che ricordare la lotta tra il bene e il male presente costantemente nel mondo e, tra l'altro, ricordata da san Giovanni nel suo vangelo, era causa di non poco imbarazzo. “Meglio non portare l'attenzione su questo tema!”, mi si diceva. 
Allora non capivo per quale motivo esisteva tale avversione. Oggi sì.

Quasi tutto il mondo cattolico è divenuto refrattario a quel realismo evangelico con cui si presenta la vita del cristiano come una tensione per raggiungere il bene e un combattimento a volte aspro per respingere il male. Se attorno agli anni '70 e '80 esisteva questa repulsione nell'ammettere tale realismo evangelico, oggi abbiamo superato e di molto quello stadio. Oggi siamo al di là del bene e del male. Se, infatti, si deve ammettere un concetto di bene non si può non ammettere, almeno implicitamente, un concetto di male. Ma siccome non si vuole accettare la nozione di male nel campo della fede (che corrisponderebbe a quella di peccato, di eresia, di ribellione), allora è la stessa nozione di bene che viene meno.
Dal momento che pare non aver senso parlare di peccato, di eresia e di ribellione a Dio, allora non ha senso neppure affermare il suo contrario: grazia, ortodossia e umile obbedienza a Dio. Se ci pensiamo, non è casuale che proprio tali temi siano quasi scomparsi dall'omiletica cattolica! Oggi “obbedire a Dio” significa  praticamente proporre solo un progetto di tipo sociale. Gli altri due termini hanno avuto una sorte peggiore: sono caduti nell'oblio poiché “grazia” e “ortodossia” fanno pensare a definizioni rigorose di fede e ciò è repellente alla maggioranza dei chierici cattolici.

Tali concetti riguardano, dunque, ben da vicino gli ambienti di Chiesa e lo stesso clero; non pochi sacerdoti se ne fanno abili diffusori o ne sono semplici vittime.

L'idea che ogni uomo è “carne di Cristo”, come afferma l'attuale papa di Roma in un suo discorso del 7 gennaio 2016, è espressione di questa mentalità in cui non solo trionfa una grande imprecisione ma si tende, volente o nolente, a perdere i tradizionali concetti di bene e di male. Solo ammettendo che qualsiasi uomo è “carne di Cristo” – battezzato o meno – si può giungere ad un inclusivismo così radicale da rendere possibile l'incorporazione nella liturgia cristiana di chi non è cristiano (vedasi la lavanda dei piedi il giovedì santo amministrata dallo stesso papa).

Un tempo l'uomo più lontano, il non battezzato, l'eretico manifesto, il ribelle e il peccatore erano ritenuti membra morte o addirittura separate da Cristo, non la sua stessa vivente carne. Essi divenivano, dunque, sollecita cura della Chiesa che faceva di tutto per sottrarli dalla loro condizione, non li riteneva affatto giustificati. La Rivelazione conforta totalmente questa prassi. Il pensiero dei santi Padri, prudente, equilibrato ed armonioso, parte proprio dalle Sacre Scritture per mostrarci che chi appartiene realmente a Cristo, e ne è sua carne, è il battezzato che vive in Lui: da qui proviene l'immagine di Cristo come vite i cui tralci sono i suoi discepoli o, in generale, chi lo segue.

La Chiesa è la carne di Cristo, essendo il suo corpo, la sua estensione nel tempo e nello spazio. Ma la Chiesa non coincide con l'umanità e, soprattutto, non con quella che lo rifiuta. Ecco perché nonostante Cristo sia venuto per tutti, la sua redenzione si rende efficace solo pro multis, per molti.
Ne consegue che se ogni uomo, qualsiasi uomo, è voluto da Dio (la sua stessa nascita è, per i santi Padri, una chiamata a “cristificarsi”), non tutti gli uomini sono “carne di Cristo”, poiché diversi di essi, per loro stessa volontà, se ne escludono.
Pensare che tutti gli uomini indistintamente siano “carne di Cristo” (Cristo ha assunto la carne umana, non l'individualità di tutti gli uomini presenti e futuri né l'individualità di chi lo respinge!), significa non vedere la reale lotta tra il bene e il male esistente nel mondo attuale, significa oltrepassare ogni evidenza evangelica e reale. A questo punto, si può affermare che tutto è santo e il comportamento degli uomini diviene totalmente relativo: ciò che 100 anni fa dichiaravamo “male” oggi non lo sarebbe più.

Quest'annullamento di riferimenti fa in modo che avvengano i fatti più strani. Ad esempio, un tempo era normale pensare che l'attività di un sacerdote nel trovare i carcerati, fosse quella di confortarli nella fede o stimolarli alla pratica cristiana offrendo loro una speranza celeste. Anche a me risulta automatico pensarlo. Ma oggi crederlo non è più scontato. L'altro giorno un membro del clero, persona affidabilissima, mi ha raccontato di un suo ex confratello il quale, una quindicina di anni fa' andando a trovare i carcerati, li colmava di generi di conforto tutt'altro che evangelici: riviste pornografiche. Costui, particolarmente amato dalla sua diocesi e dal vescovo diocesano di allora, evidentemente non pensava di fare nulla di male e, anzi, credeva di beneficare particolarmente quei poveri carcerati. Già quindici anni fa' costui era oltre ai concetti classici di “bene” e di “male” e sarà stato visto come una specie di “profeta” da alcuni suoi confratelli modernisti...

È per lo stesso motivo che la liturgia in Occidente è scaduta adeguandosi spesso agli standard degli spettacoli televisivi. Se i riferimenti tradizionali non hanno più molto senso, è meglio allinearsi con quanto conta nel mondo! 
Piccola digressione: si racconta che un giorno un sacerdote cattolico si sia complimentato con un vescovo ortodosso ad Atene, per la "meravigliosa liturgia" a cui aveva assistito. Quel vescovo con lodevole coraggio gli rispose: "Ma se a lei piace tanto questa liturgia, perché voi nel Cattolicesimo avete distrutto la vostra?". L'altro non trovò parole per rispondergli. Beata incoerenza! 
Tale incoerenza nella mente di molti non si riscontra solo qui ma anche nel tema che stiamo trattando, quand'anche non ci sia una coerenza precisa nel voler rovinare il vangelo stesso.

Infatti, un conto è pensare che ogni cosa è chiamata ad esprimere il santo regno di Dio, che tutti gli uomini sono chiamati a divenire Cristo, una cosa totalmente diversa è ritenerlo già attuato, indipendentemente da tutto e dalla libertà di rifiutarlo. Crederlo scontato ed automatico non solo non è evangelico ma risponde ad un'ideologia ben precisa con la quale, alla fine, Cristo stesso non ha più senso.


Tutto ciò rimanda ad un idealismo utopistico che non è e non sarà mai espressione della Chiesa del Nuovo Testamento. In fondo, ammettere ciò è solo questione di onestà: la rivelazione neotestamentaria dice ben altre cose e solo staccandosi da essa si può pacificamente affermare il suo contrario!

1 commento:

  1. la deviazione dall'ortodossia...nell'affermazione assurda che tutti gli uomini sono carne di Cristo, anche i nemici di Cristo (!) deriva, direi da più correnti, tutte ereticali di fatto: Karl Rahner, e Gaudium et Spes 22 (dove si afferma che Cristo si sarebbe unito a ogni uomo, come se si fosse incarnato in ciascuno). C'è una lunga china da risalire.....E' tragico.

    Segnatamente sul titolo e l'esordio del post, non è ovviamente vero che "tutto è santo" come affermava quel tale, è anche una bestialità logica. Si veda solo nelle S. Scritture la separazione tra santo e mondo dimentico di Dio coi suoi meccanismi. Nello stesso incipit di S. Giovanni è ben chiaro che non tutti sono figli di Dio, proprio perchè non tutti crederanno nè si lasceranno trasformare dalla grazia o quindi santificare.

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