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giovedì 16 giugno 2016

Chiarimenti sul Concilio pan-ortodosso

Riportiamo, come annunciato, qualche documento che dovrebbe chiarire le questioni in gioco nel Concilio pan-ortodosso convocato a partire da domenica prossima (giorno di Pentecoste nel calendario ortodosso).
Il Concilio, nella tradizione antica e attualmente ortodossa, non è l'imposizione di una parte su tutte le altre ma l'incontro di tutte le parti, su uno stesso e identico piano di uguaglianza, per convenire assieme in decisioni che rappresentano realmente l'intima identità della Chiesa, così com'è stata conosciuta dai primordi ai giorni nostri, su ciò che riguarda realtà basilari e fondanti.
Se una sua parte, che pur riveste un ruolo di coordinazione e supervisione, tende a imporre le sue visioni sulle altre, gli equilibri si perdono, la cattolicità s'infrange, la parità di dignità dei vescovi tra loro si disprezza e ci si strappa da quanto ha da sempre caratterizzato la sinodalità conciliare ortodossa.
Ci viene in mente il dialogo di papa Leone III ai teologi franchi (IX sec.) i quali avrebbero voluto che il papa imponesse la sua volontà su un tema teologico a tutta la Chiesa. Questo papa umilmente rispose di non poterlo fare, di non avere alcun potere per potersi ergere su tutti perché era solo l'insieme dei vescovi, in Concilio, a poter decidere per tutta la Chiesa. Così valeva allora anche in Occidente.
Oggi questa lezione che l'Oriente conservava gelosamente sembra davvero persa e ciò ci sembra di una gravità inaudita.
Questo è il vero punto del contendere, dinnanzi alle proposte e alle novità avanzate con ferma risolutezza dal Patriarcato Ecumenico a tutte le Chiese. Ed è questo punto del contendere che presunti storici del Cristianesimo, come Andrea Riccardi intervistato in rete su Vatican Insider, misconoscono dando una versione completamente opposta alla realtà (vedi qui).
La Chiesa, nella sua universale identità, non è fatta né per la conservazione fine se stessa, né per la novità simpatica al mondo ma per permanere nella verità di Cristo, il che ha le sue esigenze che necessariamente fanno utilizzare, in sede conciliare, un linguaggio esigente, a volte scandaloso per il mondo stesso.
Derogare da questo o ammorbidire tutto ciò in sede conciliare (in cui non si può che parlare κατά ακρίβειαν, secondo le esigenze rigorose) significa spostare i riferimenti con i quali i credenti si orientano. Ciò rimane vero anche se chi sposta gli orientamenti lo fa con le migliori intenzioni.
La sede pastorale (con i suoi adattamenti misericordiosi κατ' οικονομία) non è e non deve mai coincidere con la sede conciliare (in cui si deve parlare in termini rigorosi per fugare i dubbi sulla verità cristiana). Confondere questi due piani significa creare la confusione già ingenerata nel mondo cattolico e che ha portato quest'ultimo ad una profonda crisi d'indentità e ad un vero e proprio smarrimento della fede in molti suoi ambienti. È questo che si vuole?

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Dichiarazione del santo Sinodo della Chiesa serba in data 15/06/2016

Con affetto fraterno, in modo responsabile e con speranza, preparandoci per l'arrivo del Grande e Santo Concilio, che si terrà, Dio piacendo, presso l'Accademia ortodossa di Creta dal 17 al 26 giugno 2016, il santo Sinodo nella riunione allargata del 15 giugno 2016 convocata nel Patriarcato serbo di Belgrado, in considerazione della situazione venutasi a creare a seguito della riunione ordinaria dell'Assemblea dei vescovi della Chiesa serba, ha deciso quanto segue:

Da un lato, consapevoli della grandezza e dell'importanza del Concilio, la nostra Chiesa vuole portare il suo contributo in uno spirito di costruzione ecclesiale, in modo che questo grande e santo Sinodo soddisfi le condizioni e le misure dei veri Concili della storia della Chiesa ortodossa e giustifichi così il suo titolo.
Inoltre, la nostra Chiesa esige che i problemi e le questioni poste non solo da parte della Chiesa ortodossa serba, ma da tutte le altre sante Chiese che hanno annullato la loro partecipazione al Concilio siano discusse in questo stesso Concilio.
A tal fine, il grande e santo Concilio, dovrebbe durare fino a quando tutti i problemi sono discussi, e non dovrebbe essere ostaggio di regolamenti scritti e definiti in precedenza. Sarà così che si raggiungerà un consenso pieno e che questo Concilio potrà essere considerato come un grande e santo Concilio.
Infine, la nostra Chiesa insiste che l'incontro sull'isola di Creta sia l'inizio di un processo conciliare e che le questioni poste siano discusse durante la sua tenuta in uno spirito tradizionale di cattolicità della Chiesa di Cristo.
Se le Chiese presenti al Concilio, in testa delle quali il Patriarca ecumenico, persistono nel considerare che le Chiese assenti boicottino senza valide ragioni i lavori del Concilio e se si rifiutano di considerare le questioni, i problemi e i disaccordi, i rappresentanti della Chiesa ortodossa serba saranno, purtroppo, obbligati a lasciare il Concilio e ad unirsi quindi alle Chiese assenti.
Questa non è una minaccia, né un ricatto, ma un'attuazione coerente della posizione e decisione dell'Assemblea dei vescovi ortodossi della Chiesa serba nello scorso 7 giugno.
In uno spirito ecclesiale e di responsabilità pastorale, presentiamo le nostre posizioni con la speranza dell'azione santificatrice dello Spirito Santo.

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Intervista al metropolita Loveth Gabriel sulle ragioni con le quali la Chiesa bulgara ha deciso di non partecipare al Concilio (9 giugno 2016)

- Eminenza, in questi giorni, dopo la decisione del santo Sinodo della Chiesa ortodossa bulgara, sono riprodotti nei media opinioni di teologi, come Kaline Yanakiev e Diliane Nikoltchev, secondo le quali tale decisione è "radicale" e "incorretta" perché dovrebbe essere stata presa già l'anno scorso, non all'ultimo momento. Cos'è veramente stato se i temi del Concilio sono stati scelti nel gennaio di quest'anno e che la disposizione dello spazio nella sala per partecipanti e osservatori è stata resa nota da due settimane come altri dettagli relativi al Concilio?

- Non direi che questo è scorretto. C'è un'altra cosa che è scorretta: che siamo invitati ad un Concilio in cui tutto è stato deciso in anticipo. Sì, noi non avevamo deciso finora, fino all'ultimo momento di andare o meno al Concilio. Ora, in ogni caso, la verità è chiara. È vero che non è da ora che siamo consapevoli di ciò, ma per decidersi a questo ... non l'abbiamo fatto subito. Ci sono alcune questioni che è necessario che questo Concilio - tale assise non è stata convocata poi così spesso - risolva [ad eccezione di quelle incluse nel programma]. 
Per esempio, la questione del calendario. Può la Chiesa ortodossa continuare a celebrare con due calendari? Se questo problema non viene risolto ora nel Concilio, quando può essere fatto?  Nella conferenza delle Chiese autocefale del 1948 a Mosca è stato detto, riguardo al calendario, che ogni Chiesa Ortodossa autocefala può celebrare con il nuovo o il vecchio calendario (fermo restando che il ciclo pasquale rimanga lo stesso), ma che nel prossimo Concilio ortodosso, quando sarà convocato, tale calendario dovrà essere unificato. Ora il Concilio è convocato. Se questo problema non può essere risolto, quando lo sarà? Poiché è anormale che ci siano due calendari! Ci sono altri problemi che devono essere risolti in seno al Concilio. Naturalmente lo sapevamo prima, non siamo stati informati all'ultimo momento. Poi abbiamo preso una decisione su uno dei documenti (anche se i commenti su di esso possono essere stati fatti da altri), vale a dire su "Le relazioni della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano", che contiene molte cose assolutamente errate ed eterodosse. Possiamo andare al Concilio ma, secondo i regolamenti adottati dal Concilio stesso, nessuna correzione sarà accettata. È così perché il regolamento è tale fin dall'inizio; la Commissione deve decidere se ciò che vogliamo può essere sottoposto al voto del Concilio o meno. Ora, pur se questo può essere proposto, se il Concilio non vota unanimemente in tal senso, il testo non potrà essere modificato. Che cosa significa? Che un documento è adottato dalla Commissione ma tuttavia la Commissione non è in realtà il Concilio. Non è il Concilio che ha votato il regolamento ma i patriarchi e questi non sono il Concilio. E, in ultima analisi, non si potrà apportare alcuna modifica a questo documento ma, pure, in qualsiasi altro poiché in nessun caso tutte le Chiese voteranno unanimemente per la modifica stessa e ci saranno, comunque, dei voti contrari. Andiamo ad un Concilio per il quale sono già state prese le decisioni. Perché non prendere in considerazione ciò? Questo è un Concilio, un lavoro serio! Quante volte sono convocati i Concili? Succede che lo siano a volte dopo centinaia di anni, a volte dopo un migliaio. Il Concilio deve risolvere problemi veramente importanti per l'Ortodossia. Così ora abbiamo preso questa decisione. Potevamo prenderla prima, ma non era facile. Alcuni dicono addirittura che è stato molto coraggioso prendere una decisione del genere ... Vedete che non c'è altra Chiesa, tranne noi  [ad aver preso tale decisione] (1). Personalmente, quando sono andato alla sessione preparatoria, non sapevo che avremo potuto prendere una simile decisione. La mia sola convinzione era quella di chiedere il rinvio del Concilio per mettere a punto tali questioni e che il Concilio abbia un vero grande effetto. A mio avviso, il Concilio dev'essere tale da elaborare il regolamento delle sue sessioni in modo da votare come ovunque: quand'è stato costituito il nuovo parlamento bulgaro, nessuno ha dato ai deputati un ordine del giorno predisposto in precedenza. Essi hanno creato le loro regole. Questo dev'essere fissato nel Concilio! Ora, questo è imposto dai patriarchi. Ciò sarà un bene, ma i patriarchi non sono, nonostante tutto, il Concilio. Il Concilio è una rappresentazione molto più grande. Poiché tutto è stato deciso in anticipo, abbiamo deciso che sarebbe stato bene posticipare il Concilio, in modo che le questioni controverse possano essere risolte. Il nostro desiderio è quello di stabilire nel modo migliore quanto riguarda riguarda l'Ortodossia. Inoltre, non ha importanza che abbiamo deciso ciò all'ultimo momento. 
Per quanto riguarda la disposizione della sala (2), questo è un problema minore, molto minore! Riguardo alle spese elevate su cui abbiamo scritto, se il Concilio darà risposte molto serie, non vediamo degli inconvenienti, ma non vorremmo andare ad un tal Concilio dove tutto è pagato anticipatamente e dare perciò mezzo milione di Lev (3) ... Per la Chiesa ortodossa di Bulgaria si tratta di una grossa somma. Vorremmo contribuire se sapessimo che l'evento vale la pena. Sa, noi non sappiamo nemmeno quanto ci costerà veramente. Nessuno ci ha informato della somma finale, ma sarà più di mezzo milione di Lev; quanto costerà ancora? Una cosa del genere è fattibile in questo momento? I media dicano quello che vogliono. Sì, abbiamo davvero fatto una tale decisione.

Fonte: orthodoxie.com


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NOTE

(1) Nella data in cui il vescovo diceva questo, la bulgara era realmente la sola Chiesa ortodossa a non partecipare al Concilio. Ndt.

(2) Concernente l'ordine e il modo con cui si siedono i dignitari ecclesiastici, problema sollevato dai russi e che alcuni hanno ritenuto essere un puro pretesto per ostacolare il Concilio. In realtà la gestione di tale Concilio è apparsa da subito molto impositiva: si voleva la riunione dei vescovi per ratificare semplicemente decisioni prese in precedenza. Ciò per la tradizione ortodossa è semplicemente assurdo. Ndt.

(3) Si tratta pressapoco di 260 mila euro. Ndt.



2 commenti:

  1. Salve.
    Mi permetto di segnalare, 2 commenti (di tono insopportabile occidnetalismo), di una Rivista, un tempo benemerita: http://www.lanuovaeuropa.org/ .
    Potrebbe commentare?

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    1. L'unica cosa che mi permetto di dire è quella di rilevare la frase contenuta in quell'articolo: "Un Concilio si compie veramente solo con la recezione da parte del popolo di Dio".
      Questo, per l'Ortodossia, è un dato fondamentale e vero, per fortuna, e significa che se un Concilio fa delle affermazioni anche lontanamente pericolose per la fede e la tradizione della Chiesa, o prima o poi, verrà rigettato.
      Nell'Ortodossia non funziona come nel Cattolicesimo dove l'autoritarismo ha sempre la meglio. Nell'Ortodossia l'autorità è rappresentata dall'insieme del popolo di Dio che intuisce a naso cos'è autentico per la Chiesa e cosa non lo è. Un Concilio può farsi e tenersi anche con le migliori intenzioni ma non sono le migliori intenzioni che fanno la Chiesa ma la comunione nello Spirito santo che, a differenza dell'Occidente, è un fatto soprannaturale, non una bella frase con la quale mascherare l'autoritarismo ecclesiastico.
      Lasci pure che scrivano articoli, si imbrodino e si sbrodolino. Potrebbero anche scrivere che si può seminare fiori sulla luna. Poi la realtà, come sempre, fa vedere cos'è fertile e cosa non lo è.
      Stare dalla parte della verità e della vita non sempre significa stare con i preti (i quali tendono a non farsi problemi e ad avere la vita facile). Tra lo stare con la maggioranza di preti che, ipotizziamo, non seguono più Dio e stare con Dio un fedele dovrebbe sapere cosa fare.
      Questo è un principio di fondo che regola tutto nel Cristianesimo.
      Dico questo senza dare un giudizio di necessario valore sul concilio panortodosso. Aspetto come l'insieme della Chiesa lo recepirà e poi risponderò.

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