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sabato 18 giugno 2016

Geopolitica e concilio panortodosso. Qualche considerazione di fondamentale importanza

In prossimità della celebrazione del concilio panortodosso, dal quale si sono ufficialmente dissociate già alcune Chiese in testa alle quali c'è quella russa, gli animi si surriscaldano. La defezione dei russi ha fatto gridare allo scandalo alcuni che vi vedono un gioco imperialistico, un tentativo di capovolgere le cose per portare attenzione a Mosca e disprezzare il patriarcato di Costantinopoli. Interpretazioni di questo genere in Italia sono state diffuse da Andrea Riccardi, sul sito de “La Stampa” (1), da un’istituzione della Metropoli ortodossa d’Italia facente capo al Patriarcato Ecumenico (2) e, in Francia, da un teologo dell’Istituto ortodosso san Sergio di Parigi, Jean François Colosimo (3), giusto per citare qualche fonte. Queste letture, per quanto comprensibili dal loro punto di vista, sono oggettive?

A mio avviso esse pongono la lente solo su un aspetto di una realtà assai più complessa con il rischio di dividere il campo in “buoni” (coloro che promuovono il super-concilio con il patriarca Bartolomeo) e in “cattivi” (coloro che si oppongono a tale assise o che, semplicemente, osano avanzare qualche timida critica). Se fosse così, e potrebbe certamente esserlo, saremmo davanti ad una lettura assai ideologica per non dire banalmente puerile.

Grazie ad un docente francese, proprio ieri ho avuto la segnalazione di un interessante articolo apparso in Francia qualche anno fa ma che, ancor oggi, è in grado d’illuminare alcuni probabili scenari dietro a questo concilio dell’Ortodossia (4). La cosa ha un interesse tale da travalicare i semplici confini della Chiesa ortodossa e da coinvolgere l’intero ambito cristiano. Nessuno, quindi, può dire: “La cosa non mi riguarda!”.

L’articolo, che si focalizza su geopolitica e religione in rapporto al Patriarcato Ecumenico, è stato scritto in modo serio, rispettoso, prudente e attendibile. È piuttosto lungo per cui non posso tradurlo nella sua interezza, per quanto lo ponga in appendice al mio scritto. Qui mi limiterò a segnalare qualche sua espressione significativa.

Prima, però, vorrei inquadrare l’argomento con una breve introduzione storica in modo da capire meglio la pesante posta in gioco.

L’apparizione del Cristianesimo, nella società imperiale romana, fu caratterizzata rapidamente da un conflitto istituzionale. Questo conflitto nacque sostanzialmente per “colpa” dei cristiani: essi non volevano sentirsi parte del pantheon religioso imperiale, come se fossero stati una delle tante intercambiabili opzioni religiose. Per di più, i cristiani non potevano offrire il culto all’imperatore, come a quel tempo era consueto. Questa loro posizione li rendeva sospetti e invisi all’impero: essi potevano essere il classico granello di sabbia che inceppava il ben organizzato meccanismo imperiale. Inevitabilmente, dal sospetto su di loro l’istituzione imperiale passò alla persecuzione: i cristiani con queste loro idee erano socialmente pericolosi. Dal suo punto di vista, l’impero aveva delle buone ragioni.
Dopo qualche secolo, vista l’impossibilità di rendere i cristiani parte del pantheon imperiale romano, l’imperatore cambiò tattica cristianizzando l’impero, rendendo in tal modo i cristiani funzionali al buon andamento dell’organizzazione imperiale. I vescovi, da perseguitati, iniziarono ad essere onorati e ad entrare nella corte imperiale. Non mancò, a quel tempo, chi vedeva dei pericoli in quest’abbraccio tra l’impero e la Chiesa, pericoli che, puntualmente, si verificarono e contro i quali combatterono i monaci nel tentativo di conservare il fervore iniziale della Chiesa dinnanzi al progressivo rilassamento del clero e dei cristiani.

La fine delle società confessionali in Europa, iniziata con la laicizzazione dello Stato francese agli inizi del XX secolo, determina un nuovo assetto: lo Stato non è più il “protettore interessato” della Chiesa e la credenza religiosa, per quanto oramai indifferente allo Stato, è obbligata ad avere caratteristiche differenti nel contesto sociale laico: la religione dev’essere un fatto privato, non deve rivendicare a sé privilegi che possono parere eccessivi alla laicità dello Stato.

Oggi, in un quadro più ampio come quello degli schieramenti internazionali e dell’attuale influenza americana sull’Occidente europeo, la religione deve conformarsi a determinate regole per poter essere tollerata ed essere funzionale alla gestione politica internazionale. Una di esse, lo si vede chiaramente!, è quella di farle abbassare sempre più le sue prerogative esclusivistiche. In altri termini, in una società pluralistica, composta da molte etnie e religioni, nessuna delle fedi deve creare conflitti per i suoi esclusivismi altrimenti questo impedisce la buona gestione laica della società. Per certi versi, fatte le dovute differenze, sembra di essere tornati al tempo dell’antico impero romano: tutte le religioni possono andare bene a patto che stiano in un pantheon dove, alla fine, si equivalgono. Anticamente i cristiani ebbero la forza e il coraggio di dire “no”. Oggi è così? Vediamolo.

Se il Cristianesimo abbandona il suo esclusivismo, ossia la sua convinzione che Cristo solo è la salvezza per ogni uomo in ogni tempo, che solo quella Chiesa che lo confessa in modo veritiero lo può realmente proporre, ha abbandonato la sua vera ragione di essere. Ecco perché anticamente, anche a costo della vita, i cristiani non facevano il minimo compromesso su tale materia, per quanto nella pratica accettassero, a determinate condizioni, i matrimoni con i pagani.

Le società europee del novecento considerano sempre più irrilevante la Chiesa e il Cristianesimo in genere. A livello macroscopico, la gestione politica cerca di addomesticare sempre più la Chiesa stessa in funzione di nuove condizioni di vita e di nuovi bisogni.

È da ingenui non credere che, nel Concilio Vaticano II indetto dalla Chiesa cattolica, non ci siano state forti influenze politiche esterne alla Chiesa perché il Cattolicesimo si adeguasse al nuovo corso dei tempi, un corso sempre più laico e indifferente al fatto religioso. Uno dei primi adeguamenti, forse il più importante, è stato proprio quello di ammorbidire l’esclusivismo religioso e di rendere possibile una sempre maggiore apertura verso tutte le religioni su un piano di sempre maggiore eguaglianza. Ultimamente questo atteggiamento sta toccando le sue estreme logiche conseguenze, conseguenze che, fino a sessant’anni fa, sarebbero parse inaudite e impossibili perfino agli stessi vescovi cattolici nel Vaticano II: papa Francesco augura “buon ramadan” ai mussulmani lodandoli per la loro spiritualità, lava loro i piedi facendoli divenire parte della liturgia del giovedì santo in chiesa o prega, come fece Ratzinger, nella moschea blu di Istanbul con il gran muftì ...



Questi gesti non sono fatti isolati, legati ad un gusto personale di questo o quel papa, ma fanno parte di un progressivo adattamento della religione ad un nuovo ordine mondiale nel quale essa deve manifestare un sempre minor esclusivismo. Non credo affatto che questa sia fantapolitica o fantateologia, visto come vanno le cose!
Certo, da questo punto di vista, il Concilio Vaticano II è stato una svolta fondamentale ed è stato formidabilmente utilizzato a tal scopo. All’inizio nessuno avrebbe sospettato di come poi sarebbero andate le cose. All’inizio sono state fatte solo piccole timide aperture, un po’ come oggi nei documenti preparatori al concilio panortodosso, quelle piccole aperture che hanno generato la contestazione, nell'Ortodossia, di teologi, monaci e vescovi, contestazioni rimaste prive di ascolto a tutt’oggi, evidentemente per volere degli organizzatori del Concilio (5).

Se crediamo che il Concilio panortodosso di questi giorni non sia esposto allo stesso rischio nel quale è caduto il Cattolicesimo, siamo degli illusi!

L’articolo di geopolitica a cui ho fatto sopra accenno, parla degli stretti rapporti tra il patriarca Atenagora, predecessore dell’attuale Bartolomeo, e il potere americano. Atenagora, pur nato in Turchia, aveva assunto la nazionalità americana divenendo arcivescovo ortodosso d’America. Per poter essere eletto patriarca di Costantinopoli avrebbe dovuto conservare la nazionalità turca, una conditio sine qua non imposta dalla politica turca. Il presidente degli Stati Uniti in persona fece pressione al presidente della Turchia perché Atenagora riavesse tale nazionalità e, di conseguenza, potesse essere eletto patriarca. L’articolista si chiede giustamente quale interesse avesse il presidente degli Stati uniti d’America ad appoggiare il patriarca di una Chiesa che, già allora, contava ben poche migliaia di persone e che, tutto sommato, non era così importante per un centro di potere come quello americano. In realtà quando l’America si muove lo fa sempre a ragione ben veduta e con ampie prospettive geopolitiche. Il fine è sempre quello di rendere stabile ed espandere il proprio potere. Atenagora, di cui sono stati resi noti i legami con la massoneria, si manifestò una persona particolarmente significativa: nel suo pontificato il patriarcato di Costantinopoli accrebbe di molto la sua importanza internazionale. L’America stessa s’impegnò ad appoggiare quest’ascesa del patriarcato costantinopolitano. La ragione geopolitica è semplice: per una potenza mondiale è molto meglio aver a che fare con un solo interlocutore (che rappresenta tutta l’Ortodossia) piuttosto che con molti (6).

Contemporaneamente, grazie ad Atenagora, il patriarcato Ecumenico s’impegnò nel campo dell’Ecumenismo. Quest’impegno influì sempre più sulla mentalità di alcuni ambienti ortodossi i quali, pian piano, iniziarono ad ammorbidire la loro visione esclusivistica religiosa. L’attuale patriarca Bartolomeo è perfettamente nella linea del suo predecessore e, ancor più di lui, ha contribuito all’ascesa del Patriarcato Ecumenico.
Nel frattempo, a livello di mentalità generale, nel Cattolicesimo si è passati da un ammorbidimento dell’esclusivismo ad un sempre più progressivo cammino verso l’indifferentismo religioso. L’Ortodossia, rispetto a ciò, è rimasta molto “indietro”, cosa che non pochi ambiti cristiani le rimproverano apertamente.

Com’è possibile non credere che il concilio pan-ortodosso non rappresenti una golosissima possibilità per infiltrare “aggiornamenti” come quelli avvenuti nel Cattolicesimo? Infatti, da molti decenni esiste una forte influenza di tipo ecumenico, a vari livelli, in seno al Fanar e in vari settori della stessa Ortodossia. Lo stesso patriarca Bartolomeo si è impegnato profondamente negli ambienti ecumenici e nel Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC).

Ora, a mio modesto avviso, gli ambienti ecumenici non sono solo animati da un desiderio di dialogo e unità cristiana, cosa in sé lodevole, ma hanno sovente forti influenze relativistiche con le quali si crede che, in fondo, ogni credenza o religione è cosa buona, ogni credenza tutto sommato è intercambiabile con un’altra. Questo relativismo è stato spesso denunciato da diversi teologi ortodossi e non è minimamente accettabile, in un’ottica tradizionale cristiana, essendo opposto ad ogni esclusivismo tradizionale (7). È, al contrario, perfettamente utile ad un nuovo ordine mondiale, alla gestione internazionale e imperiale americana a cui sopra accennavo. Non si può non vedere tra queste cose dei reali e stretti rapporti!

È questo il prezzo che il Cristianesimo e, in particolare, l’Ortodossia dovrà pagare nel tempo, per avere l’aiuto dell’impero americano al Fanar?
Purtroppo il patriarca Bartolomeo sta lottando duramente, pur di mantenere vivo il patriarcato a Istanbul, in un ambiente a lui sempre più ostile. Se dovesse avvenire un forzato trapianto del patriarcato fuori dalla Turchia, tale drammatico fatto non potrà che essere visto come una nuova caduta di Costantinopoli. Anche perciò Bartolomeo non può permettersi il lusso di privarsi dell’appoggio americano e, anzi, sicuramente lo coltiva con determinazione. Ma quest’appoggio, mi preme sottolinearlo con forza, non è e non potrà mai essere disinteressato!

Dunque non siamo dinnanzi a un semplicistico rapporto di forza tra Mosca e Costantinopoli, con l’appoggio politico moscovita, come si sta dicendo in queste ore, ma a qualcosa di molto più complesso e dalle inquietanti conseguenze.

Oggi, come anticamente, un impero chiede alla Chiesa il suo prezzo in cambio della sua sopravvivenza. Ma, dopo che la Chiesa lo avrà pagato, saremo ancora sicuri che essa veicolerà l’antica autenticità apostolica?

Ecco il problema che molti, in queste ore, facendo discorsi troppo superficiali, semplicistici o banali, non pongono sufficientemente in luce.

Pietro Chiaranz


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ABSTRACT

Da sempre il potere politico ha avuto bisogno di quello religioso per coordinarsi meglio o, almeno, per non esserne ostacolato. Da sempre il potere religioso ha avuto bisogno di quello politico per ingigantirsi e trarne vantaggio materiale.
Ma a quale prezzo?
In queste righe si prende in considerazione qualche possibile retroscena, conseguenza di questo rapporto tra poteri, dietro certe novità del Concilio panortodosso attualmente in corso.



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Note

(1) Vedi il sito internet: http://www.lastampa.it/2016/06/14/vaticaninsider/ita/inchieste-e-interviste/ecco-perch-la-chiesa-russa-non-va-al-concilio-di-creta-Xpk98tlet0b5tY6eNHqUSI/pagina.html

(2) Vedi il commento pressapochistico e semplicistico apparso sul sito del monastero ortodosso di Montaner, espressione della Metropoli ortodossa d’Italia: http://www.monasterosantabarbara.it/news/?post=inizia-il-santo-e-grande-concilio-della-chiesa-ortodossa

(3) Vedi: http://orthodoxie.com/pourquoi-leglise-orthodoxe-russe-refuse-de-participer-au-concile/
La stessa intervista a Colosimo è apparsa su “La Croix”, giornale cattolico francese, al seguente link: http://www.la-croix.com/Religion/Monde/Pourquoi-l-Eglise-orthodoxe-russe-refuse-de-participer-au-concile-2016-06-15-1200768849

(4) Eglise orthodoxe d’Istanbul, in “Enjeux méditerranée”, 4 (2007), pp. 46-49. “Enjeux méditerranéens” è una rivista trimestrale francese di attualità internazionali, che appartiene al gruppo editoriale Areion. La rivista, sostenuta dalla camera di commercio e dell’industria, la banca mondiale, grandi gruppi industriali bancari, è sotto il controllo scientifico del CAPRI (Centre d’analyse et de prévision des risques internationaux ). Il suo direttore redazionale è Alexis Bautzmann, del CNRS Sorbonne. Non si tratta, dunque, di un organo informativo privo di attendibilità e che si può sottostimare.

(5) Mi riferisco, in particolare, al documento nel quale si parla del rapporto tra la Chiesa ortodossa e le Chiese cristiane, documento le cui contestazioni sono state ignorate.

(6) È per un motivo assai simile che, anticamente, sono sorti i patriarcati, poi giustificati in varie maniere. Gli antichi concili ne parlano solo legandoli all'importanza imperiale assunta dalle città in cui risiedevano, e non a caso!


(7) L’esclusivismo e la sua difesa non è fanatismo, come pare suggerire recentemente pure un vescovo ortodosso in Italia, ma è il necessario e indispensabile ancoraggio alla rivelazione cristiana. In mancanza di ciò, avviene una sempre più forte secolarizzazione nella Chiesa fino ad un totale annichilimento del messaggio evangelico, ridotto ad un puro messaggio etico e sociale, come oramai succede in fin troppi ambiti cristiani. Oggi si ha quasi la sensazione che la coerenza tradizionale cristiana sia qualcosa di antipatico, perfino all’interno delle realtà ecclesiastiche. 

Clicca qui per scariare l'articolo francese di cui si propongono sotto le immagini.





5 commenti:

  1. Più considero quanto accade nella Chiesa e intorno a lei e più mi sembra uno scenario da "tempi ultimi"

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  2. Piccolo "segno dei tempi": certi importanti sacerdoti ortodossi ai quali solitamente postavo i miei post e che fino a qualche periodo fa li mantenevano e si complimentavano, ora preferiscono cancellari. Adeguarsi a cosa dice l'autorità sembra più importante di cercar di vedere la realtà, come se un giorno il papa dovesse imporre autorevolmente le leggi al cosmo e gli uomini, poiché è un'autorità, dovessero credergli, voltando le spalle a chi studia le leggi del cosmo stesso.

    Cose già viste, queste: ci si mette dove conviene, non dove è giusto ed è vero stare...

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  3. Ma a chi, tra il popolo credente, interessa o anche solo chi segue queste "beghe di frati"? La gente ha il problema del lavoro, della famiglia, delle tasse, altro che bizantinismi da sacrestia; di fondamentale importanza per la religione, d'accordo, ma se non ci si preoccupa della sopraffazione fisica in atto da parte di una religione conquistatrice che sta invadendo l'Europa, come pretendere che ci si interessi a questioni clerical-teologiche di codesto genere?

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    Risposte
    1. Gentile Sergio,

      grazie per la sua attenzione.
      Tuttavia non sono per nulla d'accordo con quanto lei scrive che ritengo essere pure assai pericoloso. La sua risposta riflette un certo "senso comune": quanto è importante è avere una minestra da mangiare, poi non ha molto senso chi me la da o cosa poi mi chiederà. Con questa mentalità noi italiani siamo stati fascisti con i fascisti, democristiani con i democristiani, realisti quando c'era il re, repubblicani ora, ecc.
      Le cose da dire, invece, sono altre.

      Come è giusto che i problemi di base (l'alimentazione, l'assistenza sociale, la giustizia) vengano risolti ed è normale che la massa non possa seguire i "bizantinismi" (espressione un po' ridicola a mio avviso, o meglio, che cerca di rendere ridicolo quanto uno è impotente a capire), così dovrebbe essere altrettanto normale che una parte del popolo e dei dirigenti del popolo (clero compreso) abbiano una coscienza "alta", ossia una ottima formazione per capire i problemi e prevenirli sia nella Chiesa che nello Stato.

      La tragedia dei nostri tempi non è che il popolo non può seguire i "bizantinismi", come dice lei, poiché da sempre il popolo non poteva essere come gli intellettuali, ma che i dirigenti, le persone in teoria formate, non sono in grado di esserlo se non per i propri calcoli personali.

      Succede, così, che la Chiesa diviene un'agenzia moralizzante e un ponte per l'agnosticismo (ossia cessa di essere Chiesa) e nessuno se ne accorge poiché, come dice lei, approfondire certe cose significa entrare in inutili "bizantinismi".

      Allora, mi dica sinceramente, com'è possibile fermare la sopraffazione anche fisica da parte di una religione conquistatrice, come dice lei, se neppure le persone più elevate tra il popolo sono in grado di accorgersi della profonda alterazione del Cristianesimo stesso, dal momento che questo sarebbe un inarrivabile e difficile "bizantinismo"?

      Quando arriva una religione conquistatrice, com'è succeso nel nord Africa secoli fa, e rimpiazza un'altra è sempre segno che quell'altra oramai è arrivata al più basso lievello della sua esistenza. Spiace dirlo, ma noi siamo esattamente a questo stadio, incoraggiati, per di più, da chi, con la mentalità che lei m'illustra, c'invita a non pensare perché è una fatica inutile e le cose "vere" sarebbero ben altre.

      Questo modo di argomentare lo constatavo già qualche decennio fa' tra alcuni studenti di teologia, parte dei quali sono poi divenuti preti. Costoro oggi sono un clero perfettamente conforme ad una Chiesa anemica che, inevitabilmente, si farà sopraffare dai conquistatori...

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