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venerdì 8 luglio 2016

La troppa umanizzazione del Cristianesimo ne determina l'evanescenza

Nelle librerie è uscito un libro controverso di cui non è mia intenzione fare pubblicità ma che mi stimola qualche riflessione da condividere con i miei amabili lettori.
Qua e là ho già parlato dell'evanescenza di una spiritualità vera e solida, nel nostro vivace mondo occidentale, e della sua sostituzione, negli ambienti religiosi, con concetti psicologici o psicoanalitici. Quando una religiosità è retta prevalentemente dalla sola psicologia si umanizza e finisce per divenire sempre più evanescente. È dunque logico che emergano in modo prepotente i bisogni umani più elementari. 
Un conto è aver vissuto un'esperienza viva di Dio, averlo intuito dietro questo teatro mondano, esserne stati toccati dentro, un conto ben diverso è averne fatto una filosofia, un interminabile stressante discorso, una melensa consolazione affettiva.
Nel primo caso (relativo alla spiritualità) ci si sente ancorati, nel secondo (relativo alla filosofizzazione e alla psicologizzazione del Cristianesimo) non si può che continuare a fluttuare fintanto che non si è attratti da qualcosa di "meglio".

La vicenda umana e spirituale di Krzysztof Charamsa, mi pare, rifletta una condizione generale di gran parte del mondo cattolico che, a mio modesto avviso, è avviluppato in uno psichismo che ha ben poco di "spirituale", un po' come se fosse una mosca in una tela di ragno. Le stesse omelie di papa Francesco, se le si osserva attentamente, non sono spirituali ma molto "psichiche" o psicologiche, che dir si voglia. Ed è logico che, muovendosi sul piano prettamente psicologico, quindi eslcusivamente antropologico, si finisca, o prima o poi, per far trionfare certi bisogni che qualsiasi essere umano sente scoppiare dentro. Penso sia assolutamente facile (oltre che ridicolo) confinare la vicenda del Charamsa in un universo astratto o semplicemente perverso, come se alcuni presupposti del mondo cattolico non avessero influito sulla sua personalità. Il fatto è che, nei secoli, la progressiva riduzione del Cristianesimo a qualcosa di puramente umano, filosofico, idealistico e psicologistico sta conducendo all'esaurimento di ampi settori del Cattolicesimo, dopo averne rose non poche colonne portanti. I preti sono le prime vittime di questa crisi che vivono sulla loro pelle e iniziano a saltare come dei quadri elettrici sottoposti ad un'eccessiva tensione. 
Vista così, la vicenda del Charamsa è infinitamente più inquietante ma, probabilmente, più indicativa poiché mostra un'istituzione che, oramai a vari suoi livelli, si sta totalmente sfilacciando mentre alcuni suoi ambienti affondano tra lo sgomento di non pochi ...

9 commenti:

  1. Totalmente d'accordo.
    La confusione tra psichismo, per giunta sempre più infimo, per non dire infero, e la realtà spirituale, è alla base della crisi del cristianesimo, in particolare (ma non esclusivamente), in occidente.
    Sono sicurissimo che in qualche luogo permane qualche nucleo resistente, prima che agire o forse agitarsi, più che altro farsi agire, dal "vitalismo" e dallo psichismo, nelle sue forme corporee ed incorporee, attratto dal divino, resta in contemplazione e vive l'esperienza indicibile di Dio, o meglio, delle "divine energie" in cui Egli si manifesta, si fa conoscere dalla creatura che può superare quel limite altrimenti invalicabile tra finito ed Infinito, tra temporaneo e temporale, ed Eterno. Necessariamente questo è possibile nel silenzio, non certo nel rumore.
    Vi sono due genere di rumori che all'inizio sembrano anche ben disporsi al nostro gusto, secondo le disposizioni, con una certa armonia, una barocca melodia (primo caso) o come un frenetico ritmo, avvincente e vitalizzante (il secondo).
    Parlo del razionalismo e del sentimentalismo emozionale in cui releghiamo la conoscenza e l'esperienza di Dio attualmente.
    Ma la spiritualità vera è a mio parere un'altra cosa. Coinvolge la parte riflessiva e passionale dell'anima, ma va oltre l'individuale, verso l'Universale, l'analisi continua e dispersiva verso la sintesi unificante, è trasfigurazione delle differenti entità create, in ordine e relazione, alla Realtà Increata.

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    1. A livello di alcuni singoli nel mondo cattolico si sta cominciando a capire che il problema vero non è questo o quel prete gay, questo o quel prete disobbediente ma sta nelle scelte dell'istituzione. Purtroppo i singoli sono isolati e l'istituzione fa di tutto per perpetuare se stessa. Il libro del Charamsa offre, per fortuna, pochi spunti alla morbosità e offre troppi elementi indicatori di un disastro istituzionale in corso, coperto da mille parole glorificanti.

      Lo stesso Charamsa, in fondo, sta sullo stesso piano di coloro che vuole combattere perché non prescinde e non riesce ad uscire dallo psichismo, quello psichismo che ha ridotto la teologia a ideologia più o meno astratta e la spiritualità ad aspirazioni affettive dietro le quali possono nascondersi desideri umani molto concreti.

      Per me è doloroso scrivere queste cose come è doloroso dover constatare l'evidente necrotizzazione di ampie aree del cattolicesimo ma è un dato che balza all'occhio di sempre maggiori persone. Non è che facendo il calcetto in parrocchia o portando i ragazzi nei campi montani li si porta necessariamente a Gesù, soprattutto quando lo stesso clero oramai non ci crede di fatto più...

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  2. Basta sapere cosa insegnano nei Seminari... definirle eresie è solo un eufemismo...

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    1. E' il totale relativismo dottrinale, se non in teoria sicuramente nella pratica. E' in atto un vero e proprio tsunami provocato da scelte che rimontano nei secoli e che solo ora hanno un'onda d'urto di notevole potenza, favorite pure da un generale "calabraghismo". Cosa rimarrà dopo se lo chiedono in molti....

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    2. Ben peggio di un relativismo dottrinale ma uno pratico per non dire peggio. Un'eversione vera e propria.

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  3. Salve vorrei chiedere un'informazione. Ma nella divina liturgia orientale, ortodossa, il celebrante si genuflette dopo avere consacrato le specie eucaristiche come fanno i nostri preti cattolici, oppure stanno in piedi per tutta la preghiera eucaristica?

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    1. Sì, esiste una specie di genuflessione che compie solo il sacerdote. I fedeli, solitamente, se è domenica non genuflettono poiché uno dei canoni dei primissimi concili ecumenici stabilisce che se si celebra di domenica, giorno di resurrezione del Signore, non ci si deve inginocchiare.

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  4. d'accordo sia col post che con i commenti. Non ho letto il libro di Charamsa e non ho voglia di farlo, ma anche dalle interviste rilasciate alla stampa verrebbe da dire: ma perchè si è fatto sacerdote? Poi, ma come funziona la fede cristiana secondo lui?

    Perchè Gesù insegna, a tutti coloro che vogliono seguirLo, senza distinzione, la rinuncia a se stessi. "Rinuncia a te stesso, prendi la tua croce e seguimi".
    S. Paolo dettagliatamente mostra come vanno prese di petto certe deviazioni, con carità e verità, che non è un laissez faire; 1 Cor. 6, 9-11:
    "9 O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, 10 né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio.
    11 E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio!"

    Robe dunque da lasciare indietro e di cui pentirsi, di cui farsi liberare dal potere di Cristo,
    non da coltivare, "realizzare" e pretendere pure la benedizione. Da Sodoma ad Apocalisse non c'è equivoco possibile. C'è poco da fare psichismo (che ormai è divenuto una sorta di ego ad infinitum) se davvero si ha coscienza di Dio. Ma è proprio quest'ultima che è venuta a mancare.

    Del resto Bergoglio, the Liquidator, diceva a Scalfari su repubblica "basta che ognuno segua la propria idea di Dio".
    C'è qualcosa di meno cristiano di questo?

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    1. Non considero di proposito la questione "omosessualità" perché è una questione complessa e non voglio fare come l'elefante che entra in una cristalleria. Mi limito alla questione religiosa. Il sacerdote è un medico spirituale: applica su di se e sugli altri i rimedi spirituali che la tradizione cristiana mette a disposizione. Ciò significa che ha dimestichezza con le realtà spirituali e muore per quelle che riguardano il mondo (non è un caso che sicuramente già dai tempi di sant'Agostino chi si consacrava a Dio si vestiva di nero!). Qui, al contrario, che abbiamo? Il trionfo della visione mondana e la distorsione di quella spirituale a favore della mondana. Non giudico il dramma personale che indubbiamente questa persona ha avuto, semplicemente non posso, però, ritenerlo affatto affidabile dal punto di vista spirituale. Un tempo chi non ce la faceva a seguire la via del sacerdozio si allontanava in segreto, non faceva tutto questo rumore sperando di rovesciare la Chiesa...

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