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venerdì 16 settembre 2016

Dio di giudizio e di bontà

La tradizione cristiana riguardo le verità fondamentali in cui credere è chiara. Una Chiesa che si lega ad essa e la rispetta non si fa scuotere da nulla. Quando ambienti, piccoli o vasti, e persone ecclesiali (umili o grandi) iniziano a prescinderne, si genera confusione pure dinnanzi alle cose più elementari. È quasi inutile rimarcare che oggi assistiamo a tale confusione, fino a poco tempo fa ritenuta impossibile. A peggiorare le cose, succede che qualche responsabile all’interno della Chiesa si ritrova ad avere idee così confuse da non contraddistinguere neppure il più sguarnito e improbabile sacrestano di sperduta provincia.

Per non far giri inutili di parole, mi basta riferirmi ad un esempio corrente: quello sulla bontà di Dio.
La rivelazione cristiana ricorda che Dio è buono. Egli è iconizzato nel padre misericordioso che attende il figlio dissoluto e, una volta che quest’ultimo ritorna pentito, lo accoglie a braccia aperte.

La bontà di Dio è però indissolubile dal suo giudizio che può essere pure di condanna. Questo lo vediamo chiaramente rappresentato nelle antiche raffigurazioni del giudizio universale. Soffermiamoci un po’ su.
In questo post riporto l’immagine di una delle ultime raffigurazioni occidentali in cui il giudizio universale è rappresentato in modo tradizionale, quella di Giotto nella cappella degli Scrovegni di Padova.

Vediamo che Cristo è circondato da una mandorla di fuoco la cui luce e calore allietano i beati in Paradiso. Dalla stessa mandorla si diparte un fiume di fuoco che alimenta le fiamme dell’inferno. In questo fuoco i dannati sono condannati alle pene eterne. Lo stesso Dio che è fonte di letizia infinita in alcuni determina in altri un dolore altrettanto infinito. Il Dio di bontà è pure un Dio di giudizio ma il giudizio non è tanto Lui a stabilirlo quanto la condizione con cui la persona giunge nell’Al di là. Dio non fa altro che prendere atto se, chi si presenta dinnanzi a Lui, ha o non ha la veste nuziale. Dio è come la luce che, in chi ha buona vista mostra i colori del mondo e in chi ha gli occhi malati, fa male. Non è la sorgente del male poiché il male si ingenera solo in chi non è in grado di percepire Dio positivamente.

Il giudizio rappresentato riguarda certamente quello alla fine del mondo ma ricorda al fedele che lo ammira anche il giudizio particolare che lo attende subito dopo la morte e, per estensione, quello che lo riguarda al momento presente: la condizione di comunione con Dio rende Dio fonte di piacere, la condizione di rottura da Dio (o peccato) lo rende fonte di tormento. Chi è nella grazia contempla la presenza di Dio in sé, chi non è in grazia sente suonare come assurda la stessa parola “Dio”.

La misericordia di Dio è dunque una cosa sola con la sua giustizia, la pace e gioia che genera nei beati è una cosa sola con il tormento e il dolore che genera nei dannati.

Nel momento in cui s’inizia a mettere in dubbio questa verità di fede, inevitabilmente cambiano anche i discorsi e l’arte religiosa ne è influenzata.
È abbastanza nota, penso, l’iconografia del giudizio universale dipinta dall’ex ateo esistenzialista convertito (?) cristiano Kiko Arguello, fondatore del Cammino Neocatecumenale, movimento ecclesiale cattolico. Nonostante infonda un'impressione allucinatoria, tale dipinto cerca d’imitare le antiche raffigurazioni del giudizio universale apportandoci, però, sostanziali modifiche. Prescindo dai nimbi neri (?) che circondano Cristo e mi concentro sul lago di fuoco alimentato dalla mandorla di fuoco del Cristo. Tale lago, che rappresenta l’inferno vuoto, è abitato solo da Satana. Il Dio di Arguello è, dunque, un Dio di esclusiva bontà e il suo giudizio, in quest’icona, non prevede alcuna condanna. Mentre per la tradizione patristica greca il cristiano in questo mondo si esercita a purificare le proprie passioni per essere illuminato dalla grazia ed eventualmente trasfigurato, nel caso di questa rappresentazione arguellana Dio giustifica l’umanità (in senso luterano?) e di conseguenza l’inferno è vuoto.
D’altronde quest’idea kikiana è quella del secolarismo attuale, ben penetrato in troppi ambienti cristiani. L’uomo attuale, per molti cristiani occidentali, va bene com’è, non deve cambiare, non deve purificare nulla di sé. È accolto com’è e com’è viene giustificato da Dio, Essere di assoluta misericordia. L’esaltazione unilaterale della misericordia, oscurando il pentimento e la lotta contro le malvagie passioni, è pure caratteristica del pensiero del papa argentino di Roma, un pensiero che squilibra totalmente l’antica tradizione cristiana. Il racconto del figlio dissoluto viene perciò alterato: il padre lo accoglie non pentito, lo ama e gli fa festa ben sapendo che tornerà a dilapidare il resto delle sue ricchezze per vivere dissolutamente. Il figlio non chiede di essere trattato come l’ultimo dei suoi servi ma pretende con arroganza i suoi diritti, poco importa se questo stride con la fedeltà di quanti non hanno abbandonato la casa paterna nella quale egli ritorna solo per finire di rovinarla.

Mi sembra di vedere la storia di molti ambienti ecclesiali in Occidente e, forse, oramai di qualche ambiente ecclesiale ortodosso, dove laici e chierici non convertiti pretendono privilegi con arroganza, insozzando e affondando la Chiesa con l’assurdo teatro di tutte le loro passioni. I cristiani residuali di queste realtà fuggono come su scialuppe di salvataggio davanti ad un mare in tempesta ...

5 commenti:

  1. Cosa c'è di più di diabolico di tutto ciò? Si guardi dello stesso autore l'icona del Bambin Gesù con gli occhi neri e che "benedice" con la mano sinistra! (E' evidente ad un occhio attento che trattasi di un Anticristo!
    Questo indica non solo l'eresia ma la blasfemia vera e propria che si è introdotta nella Chiesa.
    E costui è incensato come un araldo della nuova evangelizzazione!

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    1. Una Chiesa che funziona lo avrebbe accompagnato fuori dalla porta... ma lui sta in una Chiesa che ha perso se stessa e che, equivocando, scambia per oro quanto è solo piombo...

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  2. Caro Pietro, ieri ho scritto un commento ma non è stato pubblicato, oggi ho provato a riscriverlo. Buonasera.

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    1. Gentile Massimiliano, ho letto il commento ma non l'ho pubblicato di proposito perché suggerisce, a mio modo di vedere, un approccio che non è ecclesiale ma filosofico.
      Lei dice " hegelianamente, penso che la verità sia una sintesi delle due visioni", ossia tra la bontà e la condanna di Dio. Non sono affatto d'accordo perché Dio è contemporaneamente luce per i giusti e tenebre per gli ingiusti. In Dio non esistono sintesi hegeliane, verità che siano un compromesso tra due estremi o cose del genere, che solo il nostro pensiero formula e poi gli proietta.
      Pure la visione degli "infiniti meriti", come se Dio avesse fondato una "Banca del cielo" con la quale riscattare le persone sulla terra e pagare per i peccati mi fa molto senso e non la trovo in alcun scritto dei santi Padri a cui preferisco fare riferimento.
      Questo è un modo di considerare Dio e la sua redenzione molto "umano", molto "contabile" per quanto lo si consideri "infinito". Anche per questo ho preferito non pubblicare il suo scritto perché mi introduce più problemi di quelli che cerco di risolvere.
      Per quanto riguarda la santa cattolica Faustina, che ebbe delle visioni, mi sembra sia giusto non vincolare le persone alle sue intuizioni personali che tali rimangono. Infatti neppure il mondo cattolico obbliga i fedeli a credere assolutamente a queste visioni.
      Metolodogicamente, quindi, non mi pare opportuno appoggiarmi a questo ma a quanto è certo ed assolutamente sicuro: la Rivelazione e il commento dei santi Padri che anticamente le è stato fatto. Grazie comunque della sua attenzione!

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  3. Massimilano:
    "Comunque, lasciando da parte le rivelazioni private, a livello puramente teologico cosa pensa della "opzione finale" in punto di morte, che permetterebbe ai cristiani che altrimenti morirebbero in peccato e ai non cristiani che altrimenti morirebbero senza conoscere e accettare il vero Dio, di salvarsi?".

    Dio sa fare bene il suo "mestiere" e sa come salvare, chi e perché. Può essere che quanto dice lei sia reale ma, sinceramente, non mi interessa molto. Infatti non posso ardire di mettermi dal "punto di vista" di Dio e di sapere esattamente "come" lui opera; sarei un orgoglioso pazzesco!
    Quello che, al contrario, deve interessare è aprire la porta del cuore dietro alla quale Lui bussa. Riempirsi la testa di bei pensieri (visioni di tizia o di Caio, dolci idee religiose, ecc.), potrebbe essere la classica "tentazione di destra" che gli antichi asceti riconoscevano in chi, pieno di mille intenzioni religiose, poi si disperdeva nelle teorie e non giungeva mai alla pratica.
    Il Demonio, per l'ascetica antica, non solo tenta con i pensieri "cattivi" ma pure con i pensieri "buoni" se il fine è quello di disperdere la persona e renderla inoperosa.
    Che troppo Cristianesimo attorno a noi sia spesso "Cristianesimo dei pensieri" è cosa che mi spaventa poiché abbiamo reso il "Logos" (il Verbo agente di Dio) in "logia" (discorsi umani) con i quali facciamo il partito di chi sta con noi perché ha le "nostre idee" e di chi è contro di noi perché combatte le "nostre idee". Gli apostoli, al contrario, non erano uniti da "logia" ma dall'esperienza del Signore, quella che, appunto, qui manca. I fantasmi del pensiero non sono e non possono minimamente pretendere di essere la realtà. Ecco perché una religione puramente idealista, alla fine, allontana le persone...

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