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giovedì 13 ottobre 2016

L'Eucarestia nella festa burina e nell'Oriente cristiano

I miei lettori sanno che non amo calcare molto la mano, quando descrivo certe paradossali situazioni che oramai stabilmente si riscontrano nelle chiese. A volte, però, questo è necessario non per amor di polemica ma per descrivere le cose per ciò che sono. Riporto, quindi, due testi che si possono trovare su internet ma che, qui affiancati, sono assai significativi.
Il primo riguarda una "festa burina", con personaggi folcloristici (per esser gentili!) che oramai hanno perso ogni essenzialità cristiana. Non mi sembra che un popolo del genere, così misero spiritualmente, abbia le sue colpe, colpe che ricercherei, semmai, in un clero sempre più inutile alla funzione per la quale è stato istituito.

Il secondo testo esprime le osservazioni di un vescovo ortodosso, stimato sia nel campo scientifico che in quello religioso, sul possibile "contagio" che deriverebbe dall'assumere l'eucarestia. In queste osservazioni si nota quel senso spirituale che è praticamente estinto in moltissime nostre realtà ma che, certamente, era patrimonio comune. Non serve aggiungere altro poiché i testi parlano sufficientemente da soli.

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Una ragazzina mette l’Eucarestia nella borsetta e prova a portarla via durante la messa. È successo domenica 9 ottobre nella parrocchia romana di Santa Francesca Cabrini (piazza Bologna) durante la Santa Messa in cui il vescovo conferiva a diversi ragazzi il sacramento della Cresima.

Durante la celebrazione, inutilmente il parroco aveva più volte richiamato i fedeli al raccoglimento ma si sa che Prime Comunioni e Cresime, più che un momento di preghiera e di festa per il sacramento ricevuto, son diventate l’occasione per un’allegra rimpatriata tra parenti e amici, per foto di gruppo familiari, per lo sfoggio di bei vestiti e speciali abbuffate. La Messa è solo l’inizio dei festeggiamenti e neanche la parte più attesa e partecipata.

Durante la distribuzione della Comunione un’adolescente si avvicina al ministro e, in maniera goffa e scoordinata, riceve l’Eucaristia sulle mani per poi far cadere a terra l’Ostia Consacrata. Il ministro dell’Eucaristia [un semplice laico a cui viene dato il permesso di toccare e distribuire il pane eucaristico!], purtroppo, non si accorge di nulla ma il siparietto richiama l’attenzione di altri fedeli che osservano la scena: risate con le amiche, imbarazzo, indecisione e poi la ragazza torna al suo posto con l’Ostia in mano indecisa sul da farsi … Si spererebbe che l’elegante signora illuminasse sua figlia sul da farsi, ma la mamma lascia fare mentre la ragazza poggia l’Eucaristia nella borsetta: è caduta a terra, è sporca!

A questo punto si attivano alcuni parrocchiani, una donna interviene tempestivamente e riprende la Particola per restituirla al ministro: “Datela a me!”. Altri guardano e commentano. Ma l’elegante mamma non capisce il problema e distribuisce occhiate minacciose visibilmente infastidita dall’intromissione degli sconosciuti: “State calmi è solo una bambina!” La “bambina si difende: “La dovevo pulì!”. (sic!!!)

La “bambina”, ad occhio e croce, sembra avere sui sedici anni, dunque capace di intendere, volere, capire, ragionare … Ad occhio dovrebbe aver fatto la Comunione e la Cresima, dunque preparata a ricevere con onore la Comunione. La madre (sempre ad occhio e croce) non sembra essere una devota “praticante” e protesta: “come vi permettere?”. Inutile spiegarle dunque, come fa un malcapitato ragazzo, che non sono sciocchezza ma cose gravi “Si potrebbe arrivare alla scomunica”. Ad ogni modo, le si spiega, “C’è il Vescovo, possiamo parlare con Lui dopo la celebrazione”. Mons. Guerino di Tora, vescovo ausiliare di Roma, distribuiva ancora la Comunione ai cresimati mentre il ragazzo torna al suo posto.

Passano pochi secondi che il ragazzo, reo di aver richiamato l’attenzione sulla gravità del fatto, viene chiamato da tre uomini – che accorrono al suo posto – per “discutere” animosamente sull’accaduto. Difatti, forse impaurita o sorpresa per il polverone alzato “per un nonnulla”, la ragazza era scoppiata in pianto e la madre si era attivata per avvisare parenti e amici. Padre, zio e altri uomini si avventano protestando contro il ragazzo con toni di minaccia “Ha fatto piangere mia figlia, è una bambina!”. Il padre dice di sapere di cosa parla perché “Laureato con massimi voti” (ma non specifica quale scienza o facoltà). La questione si discute ancora alla fine della Messa. Un altro parente (evidentemente laureato anche lui con Lode) redarguisce il ragazzo: “Ma lei si rende conto di cosa significhi oggigiorno raccogliere una cosa da terra con tutti i germi e i batteri che ci sono in giro??”. Un’osservazione senz’altro acuta e pertinente (sic!!!). Un terzo parente vestito elegantemente per la cerimonia, aggiunge con sguardo di sufficienza: “La prossima volta si faccia i cazzi suoi”. Un consiglio utile, a Roma, per ‘campà cent’anni‘.

Fortunatamente finisce qui, la “vittima” fugge piangendo coi genitori, prima di lasciare la chiesa, tutta la famiglia passa in sacrestia a sporgere “denuncia” al parroco; attendono, indugiano, girano per la Chiesa, poi lasciano perdere. Anche gli altri (dottissimi) parenti escono nervosi. Alla fine ci si avvia tutti, un po’ arrabbiati e infastiditi, verso la vera festa.


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Il Metropolita Nicola (Hadjinikolaou) di Mesogaia
e Lavreotiki è il fondatore dell’istituto di bioetica di Atene.
Laureato a Harvard e al Massachusetts Institute
 of Technology (astrofisica, ingegneria biomedica,
 ricerca di laboratorio cardiovascolare),
 è una figura altamente rispettata sia nell’ambiente
ecclesiastico che in quello accademico e scientifico.
Cari fratelli e sorelle,

Come risultato della recente pandemia di febbre suina, è stata sollevata – senza necessità – la questione della possibile trasmissione di malattie attraverso la santa Comunione. Sfruttiamo questa opportunità per esprimere certe verità, che sono richieste per custodire in noi il tesoro senza prezzo della Fede.

La nostra Chiesa trasmette ormai da duemila anni la grazia dei suoi sacramenti, nel modo usuale e benedetto, ‘per la guarigione dell’anima e del corpo’. Non ha mai avuto bisogno di speculare con la logica contemporanea del dubbio irriverente, ma ha vissuto giorno dopo giorno con l’esperienza dell’affermazione di un miracolo supremo. Come potrebbe mai la comunione con Dio essere causa di malattia o pure del danno più lieve? Come potrebbero mai il corpo e il sangue del nostro Signore e Dio inquinare il nostro corpo e il nostro sangue? Come potrebbe mai un’esperienza quotidiana di duemila anni essere negata dal mero razionalismo e dalla fredda superficialità del nostro tempo?

I fedeli – sia sani che malati – hanno ricevuto la santa Comunione per secoli, distribuita dagli stessi cucchiai da Comunione – che non sono mai lavati né disinfettati – e mai niente di sfortunato è successo. I preti che servono negli ospedali, anche in quelli per malattie contagiose, distribuiscono tutti la santa Comunione ai fedeli, quindi consumano i resti del calice con riverenza e tutti godono di lunga vita. La Santa Comunione è tutto ciò che come Chiesa e come popolo abbiamo di sacro. È la suprema medicina per il corpo e per l’anima. Questo è pure l’insegnamento e l‘esperienza della nostra Chiesa.

Tutti quelli che non credono nel miracolo della Risurrezione del Signore, che disprezzano la sua nascita da una vergine, che negano la fragranza emanata dalle sante reliquie, che mostrano disprezzo verso tutto ciò che è santo e consacrato, che cospirano contro la nostra Chiesa e cercano di sradicare la minima traccia di fede dalle nostre anime cercheranno pure naturalmente di usare questa opportunità di insultare il santo mistero dell’Eucaristia.

Sfortunatamente, il problema non è il virus dell’influenza – come i media amano proclamare – né lo è il virus del panico mondiale – sostenuto da interessi medici. Il problema è il virus dell’empietà e della mancanza di fede. E il miglior vaccino è la nostra partecipazione frequente al mistero della santa Comunione, con una coscienza chiara e irreprensibile.

8 commenti:

  1. Zwingli non avrebbe potuto fare peggio di questo neoclero. A occhio e croce, la maggioranza di coloro che frequentano una moderna parrocchia "cattolica" (nei fatti protestante) crede che l'Ostia non sia nient'altro che un pezzo di pane. Basti vedere alla consacrazione: tutti dritti come i fusi! I nuovi riti della Messa e della Comunione hanno fatto il resto...

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  2. Caro Lorenzo, le dirò di più! Zwingli non si sarebbe spinto così tanto oltre, almeno su qualche punto in cui il neoclero oramai lo supera! Infatti, a quel tempo l'ateismo era cosa rarissima e altrettanto rara era l'agnosticismo, che sta alla base di troppi atteggiamenti di chierici e laici nelle nostre chiese.
    Con Zwingli fu stacco dalla tradizione fino ad allora osservata, questo sì, ma nell'intenzione di costui quanto era da rinfocolare era la pietà, la fedeltà, la fede. Da noi che vediamo? Una pietà-fedeltà-fede rinfocolata? Non direi proprio! E, giunti ad oggi, non ci possono più raccontare che la "colpa" per tale indifferenza umana è sempre extraecclesiale mentre i riti non ne sarebbero affatto compartecipi. Anche questi riti, nella prassi e nelle linee istituzionali di fondo, approvate dall'alto, sono senz'altro contributori a tal sfacelo spirituale!
    Il buon Dio che ha sempre disegni di salvezza per il genere umano, quando vede il cuore degli uomini così pietrificato sa che una cosa sola può scioglierlo: il dolore. Permette, dunque, che prove sempre più pesanti lo affliggano, non perché gli vuole male, ma perché gli vuole proprio bene e sa che per preperararsi ad abbracciarlo eternamente è necessario avere un cuore di carne, non di pietra come oggi vediamo.
    Se dovessimo stare alla presenza eterna del Signore con un cuore impietrito non potremo goderlo ma patirlo. Egli sarebbe il nostro inferno! Al contrario, dal momento che Dio vuole per noi il bene, desidera che ci prepariamo in modo conveniente.
    Se nelle chiese non ci si prosterna, non ci si inginocchia, non ci si inchina più, vuol dire che il corpo è totalmente estraneo alla pietà e l'animo si è irrigido in una formalità ghiacciata. Questo, ovviamente, sempre a causa di un cuore impietrito davanti al Signore.
    La ricompensa di queste sciagurate riforme, dunque, non può che essere un castigo che Dio permette agli uomini. L'unica cosa che possiamo chiedere è di poterlo sopportare nella fede in Lui e che sia il più breve possibile.

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  3. A questo si può aggiungere la questione della celiachia. È previsto che i celiaci comunichino sotto la specie del vino o sotto la specie del pane senza glutine (sic).
    La nota della Commissione Episcopale spagnola per la Liturgia circa la comunione dei celiaci (2003) da questa pregnante motivazione: “È evidente (?) che questa malattia, della quale si scoprono ogni giorno nuovi casi, influisce sulla vita eucaristica dei malati che la soffrono”.
    Riprendo le domande del vescovo ortodosso: “Come potrebbe mai la comunione con Dio essere causa di malattia o pure del danno più lieve? Come potrebbero mai il corpo e il sangue del nostro Signore e Dio inquinare il nostro corpo e il nostro sangue?”

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    1. So dell'esistenza di qualche sacerdote ortodosso che ha il problema della celiachia. Ma so pure che, durante la divina Liturgia, utilizza pane normale e, dopo la consacrazione quando lo assume, non ha mai avuto alcun problema. Non sarà mica che il pane eucaristico in fin troppe messe cattoliche rimane, di fatto, semplice pane?

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  4. Già vedere il Corpo del Signore trattato così è una sofferenza....

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    1. Chi ama si comporta di conseguenza. Chi è indifferente si comporta di conseguenza.

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  5. A me era stato insegnato che l'ostia caduta doveva essere raccolta dal sacerdote e poi sconsacrata.....la 'bambina di 16 anni poteva anche averla portata via per altri indicibili scopi, Halloween si avvicina......e non sarebbe la prima volta, quanto al cafonal show. beh quello tutti i giorni a tutte le ore su tv e media di ogni risma.

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    1. Leggendo la testimonianza di fede dei Padri, in paragone a tutto questo misero spettacolo, mi viene da esclamare con Dante mentre esce dall'Inferno: "E uscimmo a riveder le stelle"...

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