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domenica 6 novembre 2016

Maledizioni, peccati e terremoti: una lettura cristiana

Continua e si perpetua la rovina del Cristianesimo in Europa occidentale.
Questa volta lo si è notato dalla polemica scoppiata a seguito di un’affermazione riguardo al terremoto di Norcia. Un domenicano, invitato a Radio Maria, ha affermato pressapoco che il terremoto potrebbe anche essere stato scatenato dall’ira divina per determinati peccati come, ad esempio, il fatto di rendere legge statale le convivenze dello stesso sesso. Non entro volutamente a parlare su tale legge statale poiché mi porterebbe fuori tema.
Fatto sta che questa boutade “teologica” ha fatto esultare i fondamentalisti, un po’ meno il Vaticano da dov’è partito l’ordine perentorio di tacitare la voce che ha diffuso simili “eresie” (per riferimenti più precisi a tale querelle vedi qui).

C’era un periodo, lo confesso, in cui pure io ero avverso all’idea di un Dio castigamatti, iracondo, fomentatore di guerre, terremoti e castighi per il genere umano. In quel tempo dicevo pressapoco che Dio è essenzialmente amore e quindi è totalmente al di fuori dalla sua portata essenziale causare qualsiasi tipo e genere di male.

Poi, però, mi sono chiesto perché tutta la tradizione biblica e patristica afferma diversamente. Potevo io da solo mettermi contro il coro unanime e costante di tale tradizione?
A questo punto sono stato obbligato a ripensarci e a quel punto ho capito che ero vittima di una visione troppo polarizzata, parziale, tendenzialmente eretica.

È vero che Dio nella sua essenza è unicamente bontà infinita ma, nonostante ciò, si è sempre affermato che permette il male. Il libro di Giobbe lo descrive chiaramente.

Spesso nell'accezione popolare il termine “castigo divino” è sinonimo di una “sofferenza” permessa da Dio. “Perché mi hai dato questo castigo?” significherebbe, dunque, “Perché mi hai permesso tale sofferenza?”.

È sempre la tradizione biblica a guidarci, particolarmente il libro dei salmi nei quali il salmista grida a Dio nel momento della sofferenza e Dio dallalto lo ascolta: “Nella mia angoscia invocai il Signore, al mio Dio ho gridato aiuto. Egli ha udito la mia voce dal suo santo tempio, il mio grido è giunto alle sue orecchie” (Sl 17).
Per la Scrittura e in seguito per i Padri della Chiesa, l’uomo si allontana facilmente da Dio, soprattutto quando vive agiatamente, si pensa autonomo, non si ricorda più di lui: Nella prosperità l'uomo non compende, è simile alle bestie che periscono” (Sl 48). Il cuore di un uomo di tal sorta s’indurisce: è la sklerokardìa a cui spesso si fa riferimento nella Bibbia. Dio, essendo un Dio di vita, si cura della sua creatura e cerca di guarirla da questa paralisi spirituale. Nel caso della sklerokardìa esiste un solo mezzo: spezzare il cuore di pietra con qualche evento traumatico da lui permesso. L’uomo cade, allora, nell'angoscia e, non sapendo più che fare, grida a Dio: la porta del suo cuore, abitualmente chiusa, inizia a schiudersi, Dio può farsi strada.

È questo lo sfondo biblico e spirituale nel quale si devono leggere i cosiddetti “castighi di Dio”, che altro non sono che situazioni permesse da Dio per farsi strada nei cuori umani. Esistono certamente sofferenze che non possiamo spiegarci né umanamente né teologicamente dove l’innocente soffre ingiustamente. In ogni innocente si può perpetuare la sofferenza di Cristo stesso fintanto che il mondo non sarà restaurato, alla fine dei tempi, liberato dalla morte e dalla corruzione che lo insidiano, dalla disarmonia che l’uomo stesso ha introdotto nel creato diffondendola dal suo cuore ribelle.  

A parte ciò, si deve sottolineare che l’ira e la vendetta divina, sono concetti biblici e in quanto tali non possono essere negati, nonostante in Vaticano in questi ultimi giorni abbiano praticamente fatto intendere il contrario.
Sappiamo, inoltre, che la Bibbia è la rivelazione di Dio ma attraverso degli scrittori umani: Dio si è servito della sensibilità, della cultura di un certo tempo e di un certo popolo per rivelare, attraverso tutto ciò, il suo messaggio. Il suo messaggio è quello di salvare gli uomini servendosi strumentalmente anche di situazioni di sofferenza. Se Dio si “adira” o si “vendica”, non significa, dunque, che la sua sostanza è vendicativa e iraconda, come piacerebbe ad alcuni, per quanto tali concetti siano stati importanti nella cultura antica e semitica del tempo. 
Significa che per noi diventa come se si vendicasse e come se fosse iracondo per l’unico fine di farci schiudere il cuore. Di qui il bisogno di averne sempre santo timore perché con tale atteggiamento il cuore si dispone nel modo più conveniente. Infatti, Dio resiste ai superbi ma da grazia agli umili” (1 Pt 5).

Solo nella prospettiva spirituale si può leggere e comprendere in modo adeguato le espressioni bibliche. In caso contrario, o si negherà a Dio di servirsi anche della sofferenza per redimere gli uomini (ma a questo punto si dovrebbe pure negare che Cristo abbia sofferto e sia morto per l’umanità, si svuoterebbe di senso il sacrificio redentivo) o si dipingerà un Dio collerico e realmente vendicativo (ma a questo punto non cè alcuna differenza tra il Dio cristiano e gli dèi ellenici, passionali e vendicativi).

Nel primo caso abbiamo come conseguenza l'ignoranza spirituale di quei preti che, interpellati sul perché di tali cataclismi, hanno risposto al popolo: “Siamo ignoranti come voi, non chiedete a noi una ragione, non sappiamo che dirvi”. Nel secondo caso abbiamo la reazione di chi, dinnanzi all'idea di un Dio assetato di sangue, urla le sue bestemmie al cielo.

La verità si pone come sempre nel giusto equilibrio in cui si da a Dio ciò che gli appartiene (l'iniziativa della salvezza effettuata in ogni modo e maniera) e si da agli uomini ciò che compete loro (il bisogno di allargare il cuore pure attraverso lo strumento della sofferenza, attraverso  quanto chiamiamo i “castighi” di Dio).

Negare tutto ciò significa alterare il Cristianesimo, e ciò determina l’avversione al timore di Dio e la cancellazione della prospettiva escatologica, il fatto che su questa terra siamo unicamente di passaggio per formarci in vista dell’Al di là. 

È quanto oramai molto Cattolicesimo ha compiutamente fatto divenendo omicida del pensiero dei suoi padri e fratelli che giustamente e a ben fondata ragione dissentono da tutto ciò.

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