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giovedì 24 novembre 2016

Nell'Occidente cattolico, dove sono i monaci?

Il titolo di questo post non è a caso. Avendo frequentato piuttosto a lungo il mondo monastico mi rendo ben conto della portata della sua presenza nella Chiesa e mi rendo altrettanto ben conto cosa comporti la sua assenza.
Nella Chiesa antica il monachesimo ha sempre agito di concerto con l'episcopato, con il sacerdozio. In linea di principio non gli si è mai opposto, tranne in quei casi in cui i chierici abbracciavano le eresie.
Il monachesimo nella Chiesa è l'autentico guardiano delle tradizioni, guardiano non in senso museale, poiché le vive, le pratica, le sperimenta sulla propria carne per la santificazione personale.
Come l'episcopato assume un ruolo istituzionale, il monachesimo assume un ruolo spirituale, carismatico (nel senso patristico del termine).
Anticamente i monaci componevano, assieme ai vescovi (scelti pure loro tra i monaci) le assisi conciliari. Non era dunque un caso che diversi monaci si scagliassero contro le eresie, pensiamo a san Massimo il Confessore (contro il monotelismo) o a san Giovanni Damasceno (contro l'Islam) poiché le eresie avevano un impatto devastante nella vita spirituale impedendo ai cristiani la santificazione.
Appena appariva un'anomalia nella vita della Chiesa i primi a insorgere erano i monaci che trascinavano di seguito il popolo cristiano, obbligando i vescovi a prendere posizione.
Il monaco, infatti, ha per vocazione il senso dell'Al di là, il fine di tutte le cose e, vedendo la nostra contingenza con occhi spirituali, è normalmente il primo ad allarmarsi davanti a quanto ostacola lo sviluppo spirituale fino al punto da accettare il martirio, se la situazione lo richiede.

Veniamo ad oggi.
Ho letto con un certo piacere, se non altro perché questo è segno di vita, non di cortigianeria, la reazione di quattro cardinali a un documento papale, con passi piuttosto imprecisi se non erronei. Il mondo cattolico più conservativo si è sentito confortato e ha trovato in questi quattro vescovi la bocca alle sue perplessità e paure. 
Lo stesso mondo cattolico, però, non avendo presente il funzionamento regolare della Chiesa antica, non si rende conto di una cosa lampante: in questo tornate storico, davanti alla questione di una possibile eresia pronunciata dal papa, i monaci dove sono? Un tempo sarebbero stati i primi ad insorgere e ora? Tutti zitti e acquattati, pare ... Sono monaci, questi?

Infatti, non mi consta alcuna reazione monastica, nessun monastero o abbazia che abbia preso pubblica e chiara posizione in merito.
Ora, dal momento che il monachesimo occidentale è ancora vivente, per quanto non sempre in ottima salute, devo trarre alcune considerazioni:

1) Il monachesimo si trova in una specie di "confino" ecclesiastico, ossia è in qualche modo tollerato, visto come una bella reliquia del passato ma, di fatto, non conta nulla nella vita del Cattolicesimo odierno. Questo è così vero che un abate italiano recentemente si lamentava confidenzialmente con un intellettuale di mia conoscenza rivelandogli che i vescovi non hanno alcun interesse ad invitare monaci nelle loro diocesi ... Pare pure che ai tempi di papa Benedetto, un alto prelato avesse chiesto un contributo ai monasteri benedettini e quando da questi giunse una risposta negativa, per ragioni d'indisponibilità pecuniaria, il prelato li abbia disdegnati e considerati inutili per la Chiesa ... D'altra parte ricordo pure la reazione infastidita di un cardinale dopo aver sentito un suo seminarista dire di voler entrare in monastero perché sentiva il bisogno di una spiritualità che in seminario non aveva ... Tutto indica che i monasteri sono di fatto percepiti dall'istituzione come luoghi di "confino", essi sono le "Marie" da disprezzare per onorare le "Marte" che si dedicano a mille attività, contrariamente a quanto pensò Cristo! D'altra parte, vedere nella Chiesa una "comunità" in senso sociologico come in certe "teologie" sudamericane, porta la teologia cattolica ad isolare ulteriormente l'esperienza monastica ed eremitica, ritenendola un'espressione solipsistica e quindi avulsa dalla realtà. È logico che questa "teologia" finisca per essere incapace di riconoscere nella scelta monastica un valore soprannaturale, il ponte tra la realtà mondana e quella sovramondana, una funzione indispensabile per la Chiesa. È logico che questa stessa "teologia" non senta alcun bisogno della spiritualità. Lo stesso monachesimo, purtroppo, può divenire vittima di questo pensiero trasformandosi in qualcosa di completamente diverso da quanto dovrebbe essere. Il tutto è mirabilmente riassunto in un'espressione che io stesso sentii anni fa da un prelato della diocesi dove abito: "Accettiamo i monaci solo se faranno servizio nelle parrocchie, altrimenti se ne stiano dove sono!".

2) Il monachesimo, in quanto "confinato", ha un impatto sul popolo cristiano quasi nullo. Non può reagire e non può neppure essere seguito in una eventuale sua reazione. E se il clero li sente estranei a sé e alla vita della Chiesa, a maggior ragione quei laici per i quali la vera vita cristiana è solo impegno sociale. Tutto il contrario di quanto avveniva nel primo millennio e di quanto avviene ancor oggi in Oriente.

3) Dal momento che questo monachesimo "languente" fa solo la figura di un soprammobile più o meno impolverato, la sua funzione spirituale nella Chiesa è assai limitata per non dire quasi nulla. Diviene addirittura nociva nel caso di quei monasteri ridotti a convitti, dove i monaci hanno perso quasi completamente di vista il fine spirituale della loro scelta.

4) Prevale, dunque, una visione unicamente istituzionale, clericale, di Chiesa. Chi può salvare da certi preti la Chiesa possono essere solo altri preti. L'istituzione può essere salvata solo da un'espressione identica della stessa istituzione.

Tutto ciò, bisogna dirlo chiaramente, dal punto di vista della Chiesa antica è completamente anomalo, disfunzionale, disarmonico, diroccato. Non si risponda, per favore, con un: "Tanto qualcuno che reagisce esiste e questo è positivo!". La Chiesa è un corpo e tutto in essa deve funzionare, non solo qualche sua minima parte! 

Ne consegue un'ultima logica deduzione. Visto che la situazione è posta in questi termini, con quale coscienza si può dire di essere figli diretti della Chiesa dei padri, dal momento che nel periodo dei santi padri la situazione aveva ben altri equilibri ecclesiologici?

Nonostante tutte le problematiche esistenti nel mondo ortodosso, almeno lì appena nasce qualche tendenza erronea i monaci sono i primi ad allertare il popolo di Dio, sfidando la pigrizia e la voglia di piacere al mondo (o a se stessi!) che a volte anima certi vescovi.
Da questo punto di vista, e non lo si può negare!, questa Chiesa è molto più simile alla Chiesa dei padri, rispetto a quanto ci circonda. 
Non ci vengano dunque a dire che, in fondo, si tratta della stessa cosa o che l'Ortodossia rappresenta una Chiesa "deviata". Nel Cattolicesimo è urgente, allora, riprendere la propria anima e tornare a dare al monachesimo la sua vera e autentica funzione spirituale e profetica. Ma, forse, è proprio questo a far paura ...

10 commenti:

  1. Oggi come oggi, anche in una diocesi come la mia, l'unica realtà monastica tollerata e/o incoraggiata è quella femminile meglio ancora se claustrale, forse perché per la misoginia di tanto clero le monache devono solo stare zitte e buone, fare il bucato ai preti, pregare e far bella figura oltre la grada, mancano quelle "virago" di una volta, monache, mi permetta il termine, con gli attributi, che sapevano tener testa a vescovi e a papi! manca nel nostro occidente un Monte Athos che abbia il coraggio di difendere i diritti di Dio quando vengono calpestati!!!

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    1. E la cosa più buffa è che, come mi è stato riferito da fonte attendibile, in Oriente qualche patriarca vorrebbe "riformare" il monachesimo come fu in Occidente! Così, passi il termine, taglieranno gli attributi ai monaci che ancora li hanno! Il punto è sempre lo stesso: ridurre la Chiesa a una massa di gente amorfa a servizio dei preti con la scusa di Dio. Ma questa è la Chiesa dell'Anticristo, ben evidentemente!

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  2. E tu chi pensi da quella Abazia di Fontgombault nella Francia? Anche di quelle abazie chi insieme a Lefrevbre sonno rimasti "tradizionali"?

    (scusi il mio italiano, parlo l'spagnolo)

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    1. Io non faccio nomi particolari ma indico situazioni concrete e generali.
      Nello specifico di Fontgombault, mi colpì non poco quando mi dissero che, nel marasma delle riforme postconciliari, l'abbazia tenne il più possibile la Messa nel rito antico facendo però concessioni marginali. Ad es. non si portava più il manipolo? I monaci preferirono non portarlo più pensando, così, di dare l'idea di seguire le riforme pur mantenendo ancora il Messale "di Pio V".
      Questo escamotage la dice lunga sulla mentalità: si pensa con un trucco apparente di salvare il salvabile quando, poco tempo dopo, apparve chiaro che questo non bastava affatto!
      Meglio, molto meglio conservare le cose nella loro integralità e non giocare dando una certa idea che poi non corrisponde con la realtà.

      Tornando ai principi generali, si deve dire che se il monachesimo rappresenta la spiritualità in senso vero, forte e concreto, si deve capire com'erano i monasteri medievali: capaci di trascinare un'intera società, non solo di tenere testa a vescovi e a papi, alla bisogna. Il monaco, si dice in Oriente, è un lottatore, lottatore prima di tutto contro se stesso, contro le sue negatività ma poi lottatore contro i nemici della Chiesa, contro le idee che ammazzano la Chiesa. Per questo io dico: "Che monaci sono questi?", ossia quelli pavidi, che preferiscono vivere di escamotage, che fanno della liturgia un magnifico spettacolo estetico ma poi, quando si tratta di dare il sangue (perché è questo il significato profondo della scelta monastica) si acquattano nei loro chiostri. Di monaci così, sinceramente, la Chiesa medievale e antica non avrebbe saputo che farne. San Bernardo, tanto per fare un solo esempio prettamente occidentale, era di ben altra stoffa!

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    2. Addenda: Il mio insistere sui monaci ha una fondata importanza. Il monachesimo rappresenta iconicamente e fattualmente l'aspetto più trascendente della Chiesa. Nel momento in cui questo aspetto viene messo a tacere, non è più capito, è messo da parte se non disprezzato, nel momento in cui i monaci stessi non sono più dei veri lottatori, per una Chiesa è finita. La Chiesa non può trovare conforto perché dei cardinali ricordano una verità morale. Il cardinale e il vescovo sono figure istituzionali che servono per il mondo spirituale, ma non lo iconizzano come i monaci. I monaci dovrebbero parlare ma essi da secoli tacciono... È questo il dramma dell'Occidente per cui la spiritualità è divenuta moralismo e il moralismo oramai sta divenendo puro sociologismo...

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  3. Dove si trovano i monaci in occidente? Tra i trappisti, i certosini, i camaldolesi di Monte Corona, i Benedettini di Norcia, i frati francescani riformati.
    Il resto è relax, sincretismo, sociologismo, buonismo e pacche sulle spalle.
    Le oasi di acqua buona sono sempre meno qui in Occidente, e sto quasi per morire di sete. Spero in un prossimo Papa santo. Se il successore seguirà la rivoluzione distruttiva di Bergoglio, sarà veramente la fine.
    Fa male e fa paura, ma la realtà è quella che lei descrive.
    nikolaus

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    1. Grazie. Come avrà capito non si tratta di riproporre un "assetto medioevale" di Chiesa ma di andare all'essenziale: nella Chiesa alcuni hanno certe funzioni, altri altre, non si può fare confusione tra i primi e i secondi e, soprattutto, non si può chiedere TUTTO ad una certa tipologia (i preti) come se il Cattolicesimo fosse una Chiesa di soli preti (ecco il clericalismo). Questo i cosiddetti "tradizionalisti cattolici" sono lungi dal capirlo perché vivono totalmente immersi in una atmosfera clericalista e, per loro, la "normalità" è questa. Ma questo non è affatto normale al punto che l'assetto "tridentino" è nato davanti ad una situazione di emergenza ma non era certo l'assetto normale della Chiesa precedente e tanto meno quello della Chiesa medioevale e patristica!

      In realtà il Cattolicesimo anche oggi si è ridotto ad essere così a dispetto della "riscoperta del laicato" voluta dal Concilio Vaticano II che poi ha significato per i preti una imitazione (e neppure tanto velata) dei laici!

      A me, sinceramente, pare tutto ribaltato ma questo ribaltamento non è frutto degli ultimi decenni ma ha chiesto alcuni secoli! Non si può dunque attribuire tutto ciò al secolarismo della nostra epoca (per quanto ne abbia contribuito) o a certe risoluzioni volute o applicate in seguito al Concilio Vaticano II (per quanto esse non siano state indifferenti per il risultato attuale).

      Lo stesso monachesimo diviene totalmente "invisibile" nella Chiesa da secoli. Si pensi al fatto che in pieno XVIII sec., epoca di maggior decadenza monastica, i monasteri servivano da "parcheggio" per i rampolli delle famiglie nobili ai quali non si voleva spartire il patrimonio.

      I tempi attuali non sono certo uno splendore. Di "San Bernardi" che girano l'Europa e rinfocolano i cuori a Cristo non ne vedo. E tanto meno vedo dei "san Patrizi". Al contrario, nel mondo ortodosso esistono monaci che vanno in missione, come dei san Patrizi, e fondano Chiese anche se qui certamente non lo si dice per non far ombra al papa argentino!

      Che la situazione sia a dir poco anomala se ne è accorto pure un intellettuale greco il quale, il venerdì santo in piazza san Marco in piena processione, si è reso conto che 2/3 dei presenti erano preti. "Il popolo dove sta?" si chiese. Aveva davanti a sé una Chiesa in prevalenza di soli preti davanti allo sguardo attonito e meravigliato dei turisti giapponesi in cerca di emozioni estetiche.

      Una situazione da film felliniano, non c'è che dire...

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    2. Già, un a molteplicità di fattori come in ogni fatto storico. Si è perso il "filo a piombo", si tentano aggiustamenti agitandosi su di un piano inclinato e non si può che scivolare in basso. L'orgoglio personale acceca sulla realtà profonda della vita.

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  5. Mi scrivono:

    Io non ho la conoscenza ampia che ha lei del mondo monastico. Conosco poco e superficialmente, ma in qualche caso invece bene e approfonditamente. Non voglio quindi fare un discordo generale, ma l'esperienza che ho mi fa cascar le braccia dinanzi al vuoto spirituale e culturale di certi monasteri, ridotti a tranquille,comode, doviziose sinecure, in cui all'obbligo delle preghiere nelle ore canoniche si rimedia con l'ozio, la cucina, il contare i soldi incassati dai turisti ,tanti soldi. Per il resto, la presenza nella diocesi, non so se come dice lei sia frenata dalla curia, ma certo non desiderata da questi scapoli fannulloni dediti al pettegolezzo più cattivo. Lei parla di un monachesimo ideale, a cui in oriente probabilmente ci si avvicina, ma in Italia? La domenica pomeriggio i giovani monaci a XXX si mettono in jeans e giubbotto ed escono in " libera uscita", visti io; a XXX certi frati si possono trovare...non lo scrivo perchè non mi crederebbe. Una situazione disastrosa, e mi chiedo come fa ancora la gente a conservare la fede e la fiducia in questa gente inutile a se stessa e dannosa agli altri. Non penso siano possibili rimedi di alcun tipo. Dovrebbe nascere un santo forte e virile che voglia essere prete davvero, o monaco davvero. A Marsiglia c'è un giovane atletico parroco che veste in tonaca nera ed è prete vero in un quartiere semi maomettano e attira fedeli proprio per la sua anacronistica fede non dominata dalla paura di quel che dirà il Mondo, ma è uno...ce ne saranno altri, ma insufficienti per raddrizzare quello che i pastori stanno storcendo . Non pubblichi, la prego , non vorrei demoralizzare i suoi lettori o peggio scandalizzarli facendoli consapevoli di una realtà che non immaginano.

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    Contravvengo al suo desiderio senza pubblicare il suo nome né i riferimenti dei religiosi che mi ha indicato perché il mio fine non è deprimere nessuno ma mostrare a qual punto di rovina arriva il Cristianesimo quando si abbandonano certi principi. Il fine è dunque positivo e consiste nel recupero, almeno per se stessi, degli strumenti che furono sempre della tradizione. In fondo san Francesco quando sentì la voce "restaura la mia Chiesa" capì bene cos'era da fare e cercò di risollevare il monachesimo in crisi del suo tempo. Non a caso fece vita eremitica e contemplativa con i suoi fratelli. Poi l'ordine prese la piega che tutti sappiamo fino ad arrivare ai giorni odierni dove, sinceramente, di san Francesco c'è ben poco...
    Non creda che non sappia la situazione del Cattolicesimo odierno se, già negli anni ottanta, decisi di mettere una pietra sul monachesimo in Italia e mi rivolsi all'estero. Attualmente un buon monachesimo si trova in Oriente ma anche lì non ovunque. Uno dovrebbe fare della sua casa un buon piccolo monastero e se lo facessero tutti la Chiesa risorgerebbe. Lasciamo dunque che "i morti seppelliscano i loro morti"...

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