Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

domenica 19 febbraio 2017

Ricevo e rispondo

Ho appena letto l'intervista al generale dei gesuiti, quell'uomo coi baffi. Adesso leggo questi interventi, e mi chiedo cosa abbiano in comune, sono due mondi diversi, due punti di vista estranei, forse con buone ragioni da entrambe le parti, così come vi possono essere aspetti positivi nello scintoismo da un lato e nell'astrologia da un altro, senza che le due "filosofie" abbiano niente in comune, niente da darsi né da dirsi. Credo che al generale dei gesuiti della liturgia, come la spiega lei, non importi assolutamente niente, anzi che la detesti. E forse non solo il generale dei gesuiti. Forse il cristianesimo resisterà e rimarrà, ma sarà altra cosa, che forse fatichiamo a immaginare? Io ormai sono troppo vecchio per avere una elasticità mentale che mi permetta di comprendere e di adattarmi; forse è come una nuova religione, e non è detto che fallisca. Tutto questo mi ricorda la fine del paganesimo antico e lo svilupparsi del cristianesimo:una erosione della mentalità e la società si è trovata cristiana prima di esserlo per fede convinta e accettata. Erano mutati i parametri generali, l'antropologia, in una zona magmatica in cui la " dottrina" , intesa come nuova ortodossia, non era più chiara e non ancora definita: una fase di stallo simile alla attuale. Verrà un nuovo cristianesimo di cui non sappiamo ancora parlare e che sarà una nuova religione? Purtroppo non è più possibile proporre la religione di quelle foto e contemporaneamente si è incapaci di accogliere le novità vaticane. Invidio gli entusiasti di questo papa, sordi ciechi sottomessi e felici. 

Sergio

___________________________

Gentile Sergio,

innanzitutto grazie per la sua attenzione. Proverò a risponderle in modo franco, sperando di non turbare qualche animo delicato.
Lei ha ragione a dire che non esiste quasi nulla in comune tra la mia prospettiva (o quella degli esempi che pongo) e la prospettiva degli esponenti della "neochiesa" Cattolica. Costoro, infatti, sono esponenti di una "neochiesa", come la definisce correttamente il giornalista Alessandro Gnocchi, definizione che io condivido perché è solo apparentemente polemica ma, in realtà, è sostanzialmente vera, sia dal mio che dal loro punto di vista.
Che la mia prospettiva (che poi non è mia in senso individuale o originale) e quella di questi signori abbiano dei lati positivi, non lo nego. Tuttavia, una prospettiva religiosa è buona non per qualche suo aspetto positivo ma per tutto l'insieme dei suoi insegnamenti che o conducono e servono alla Rivelazione o la avversano e stornano gli uomini da Dio. Non credo che non possiamo giudicare e riconoscere la qualità religiosa proposta da questo gesuita baffuto e da molti altri simili a lui. Lo possiamo e lo dobbiamo fare, se non altro per non perdere il tempo della nostra vita. Lo possiamo fare anche perché abbiamo tutti i mezzi per farlo.
Che al generale dei gesuiti possa non importare nulla della mia spiegazione sulla liturgia (che poi non è una mia spiegazione personale) ne sono più che certo e non mi meraviglia affatto. Ho vissuto abbastanza per vedere pure clero praticamente agnostico, indifferente ad ogni tematica squisitamente religiosa, quand'anche attratto solo da soldi o da sesso. Che gliene può fregare ad un clero secolarizzato di quanto entusiasma un cristiano neobattezzato o delle fatiche di chi vuole mantenersi nel retto e tradizionale cammino cristiano? Per questo, sono convinto che certi chierici sono, di fatto, fabbriche di atei, intenti come sono a inseguire il mondo e ad osservarne con cupidigia tutte le passioni. Da tempo essi hanno scambiato la vita cristiana con il vitalismo mondano ...
Infatti già negli anni '80 dei seminaristi (ora sacerdoti e insegnanti di seminario, nonché docenti in facoltà pontificie), chiedevano tra il serio e il faceto ad alcuni loro nuovi compagni: «Cosa possiamo imparare da chi è appena venuto dal mondo?». Figuriamoci oggi che, morte le generazioni più tradizionali, sono divenuti una schiacciante maggioranza e stanno nella "stanza dei bottoni" della Chiesa cattolica!

Chi ha un minimo di sensibilità, di formazione culturale e di buon senso come fa a dare credito ad una versione così sfigurata di Cristianesimo, quale molti di essi di fatto impongono? E se non è possibile darle credito, figuriamoci adattarsi ad essa, come dice lei!
Si conforti, dunque, perché la sua difficoltà ad accettare il "nuovo ordine religioso" non deriva dalla vecchiaia che le rende difficile adattarsi ai cosiddetti "cambiamenti". Le proposte sfornate da questi signori, in realtà, non sono semplici cambiamenti - in una certa misura, i veri cambiamenti sono necessari e vitali - ma degli autentici imbrogli, in buona o cattiva fede non ha, poi, molta importanza. Fa bene chi, vedendole, se ne fugge più lontano possibile. Se lo facessero tutti, costoro sarebbero costretti ad accorgersi cosa sono anche se, forse, neppure allora avrebbero il coraggio di ammetterlo!

I segni odierni preludono, forse, all'avvento di un nuovo Cristianesimo o, più realisticamente, ad una nuova religione universale, come lei acutamente si chiede?

In parte, forse, sì ma la cosa mi lascia totalmente indifferente e non mi rattrista affatto perché lascio che "i morti seppelliscano i loro morti". Infatti, credo che Cristo non è un filosofo, un uomo come me e lei, vissuto e morto per sempre. Egli è Dio, vivo e attuale. L'insegnamento da lui lasciato, custodito  e vissuto sapientemente nei secoli da uomini santi e ortodossi indica la verità  per l'uomo, l'unica direzione nella quale è possibile estinguere la sete di eternità insita nel cuore umano.

Una liturgia tradizionale e priva di eresie, se pregata e vissuta, agisce nell'animo come la presenza di una mano benedetta che accarezza e solleva (*). Questo intervento di grazia non interviene nelle liturgie di "platica", confezionate con idee psicologiche di uomo, impotenti ad elevarsi e impotenti a richiamare l'intervento celeste, che attraggono la maledizione del salmo, quella dell'uomo che confida esclusivamente nell'uomo e lo isola dal Cielo. Tutto ciò non è determinato da tempo, cultura, luogo geografico ma dall'unica legge dello spirito, ben conosciuta a chi pratica lo Spirito, della quale si riempiono la bocca i "novatores" senza, tuttavia, conoscerne veramente leggi e presenza, poiché essi seguono e vedono solo criteri umani. Essi, infatti, sono tentati di credere che le "leggi celesti" sono miti primordiali ai quali l'uomo attuale non può e non deve credere più. Sostituiscono, dunque, il Dio rivelato con una razionalità umana priva della luce della grazia. Fatto ciò, credono di aver raggiunto il mondo secolare e di dialogarvi da cristiani. Non si accorgono, però, che hanno abbandonato il Cristianesimo e sono amati dall'altro per il semplice fatto che sono oramai come lui!

Tutti quei signori che, con tali caratteristiche, costruiscono una nuova religione o quanto meno la favoriscono, dentro o fuori il Cristianesimo, gesuiti o altro, di fatto non tengono conto di Dio poiché in pratica non gliene importa nulla. Essi sono chiusi in un mondo di soli artifici e calcoli umani, cosa comprensibile in un ragioniere, in un economista o in uno statista ma totalmente estranea a chi segue veramente Cristo. 

Ed è proprio questo l'inizio del loro fallimento e della loro tragica fine, come cristiani e preti! La stessa "neochiesa", nata già vecchia, seguirà a ruota la loro sorte e, dovesse pure durare un altro po', avrà lo stesso destino di una donna sterile: "Chi non semina con me, disperde", dice Cristo. E se lo dice lui, c'è da crederci davvero!

____________

Nota

(*) A ulteriore conforto di quest'affermazione mi giunge la recente notizia (vedi qui) di un esperimento compiuto in Ucraina da uno scienziato il quale ha analizzato i campioni di sangue a persone prima e dopo che esse pregassero. Le persone erano di varie estrazioni sociali e culturali. Ha notato in tutti un notevole miglioramento di certi valori ematici. C'è da sottolineare che non tutte le preghiere "funzionano" perché devono esserci determinate caratteristiche e sia il soggetto orante che il testo pregato non possono essere indifferenti alla verità rivelata. 

7 commenti:

  1. Nella fretta di scrivere non ho indicato la fonte dell'intervista: è nel blog "Rossoporpora" di Giuseppe Rusconi. Se non l'avesse letta, potrebbe interessarle e quindi gliela segnalo.

    RispondiElimina
  2. Grazie ma è facile che non la leggerò per il semplice fatto che il tempo dev'essere dedicato a cose interessanti.
    In questo caso è assai facile capire dove si va a parare: in un universo più o meno ideologizzato.

    Per quanto riguarda la "non applicabilità" di liturgie tradizionali nel contesto odierno, come lascia intravvedere nel suo intervento, non sono perfettamente d'accordo. È vero che una liturgia tradizionale, se presentata come sta, corre il rischio di essere un fiore nel deserto finendo, quindi, per essere mal compresa ed equivocata.
    La liturgia tradizionale deve, invece, essere sempre accompagnata da una vita, ossia da un ambiente tradizionale che la celebra e la veicola.

    La famosa "messa indultata" di Giovanni Paolo II aveva l'inquietante "genialità" di presentare una liturgia tradizionale senza curarsi di un ambiente tradizionale che ne facesse da castone: infatti tra le clausole c'era quella di non celebrarla in una parrocchia.
    Nella pratica, poi, era celebrata due volte la settimana o addirittura una volta al mese, magari pure in orari impossibili.
    In questo modo se non si uccideva i fedeli per decapitazione (dicendo loro un secco "no"), li si uccideva per asfissia (abituandoli poco alla volta ad altre cose e veicolandoli a quelle). Inquietatamente geniale, non c'è che dire.

    Al contrario, per impiantare una liturgia tradizionale bisogna contemporaneamente coltivare tutto un ambiente STABILE e tradizionale, quello che molti ancora avversano, preferendo lo specchietto delle allodole di un fiore in un deserto, sicuri che o prima o poi si seccherà.
    L'ambiente vitale (meglio vitalistico) della "neochiesa" è, in compenso, il mondo, come sappiamo molto bene...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. So che ha delle riserve sulla FSSPX, ma non crede che, se regolarizzata, potrebbe essere il luogo dove far rinascere la liturgia tradizionale?
      Allo stato attuale, di "guerra" interna al cattolicesimo, non ci sono sicuramente le condizioni. Anche per ridare vita al rito romano, che come è cristallizzato al 1962 presenta dei difetti...

      Elimina
    2. Ho la sensazione che una volta "regolarizzata" questa istituzione inizierà pian piano a glissare verso le posizioni più facili per poi giungere a dimenticare cosa era all'inizio.
      Tanto per fare un esempio in parte simile in parte no, le diocesi di rito greco in Italia in teoria hanno una loro identità che le differenzia da tutte le altre. Una persona si aspetterebbe da loro una certa coerenza liturgica. Invece no. Con l'andare del tempo, pian piano, hanno introdotto elementi eterogenei fino al giorno d'oggi in cui, fonti attendibili mi dicono, recitano la "Liturgia delle Ore" in italiano perché ritenuta più pratica e veloce. In pratica abbandonano la tradizione greca in favore di un assetto liturgico che non è il loro e che gli da la "comodità" di pregare poco e velocemente. Forse non tutti tra loro lo fanno ma c'è chi lo fa!
      Vedendo tutto ciò non credo molto che, in un contesto scompaginato, si possa rimanere integerrimi. Bisogna starne molto attenti, questo sì, e possibilmente non averci molto a che fare, altrimenti si è nella situazione di chi, pur conoscendo bene la lingua italiana, frequenta molta gente per tanto tempo che la parla male; o prima o poi la disimparerà e si adatterà al livello inferiore degli altri!

      Elimina
  3. Fino a poco tempo fa, mi consolavo dicendomi che almeno sarei morto cattolico. Oggi temo che, con la vecchiaia appena incipiente e con la salute fino adesso buona, corro il rischio di non fare a tempo a morire cattolico, tanto sembra accelerata la dissoluzione.
    La tentazione sarebbe di dire Ma facciano un po' come gli pare, purché lascino anche a noi di fare come ci pare; solo che Gesù ci ha avvisati di chi ci troviamo già ora davanti: «Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti, perché chiudete agli uomini il regno dei cieli, e non entrate voi, né lasciate che entrino quelli che vorrebbero entrare! Guai a voi Scribi e Farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per farvi anche un solo proselito, e quando lo è diventato, ne fate un figlio della Geenna il doppio di voi!» Matteo, 23, 13-15.

    RispondiElimina
  4. Caro Pietro: Escribo en español ya que no domino bien el italiano. Leo mucho tu blog y te felicito por la labor que haces. Quería preguntarte cual es tu opinión sobre el siguiente documento:
    http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/documents/rc_pc_chrstuni_doc_20011025_chiesa-caldea-assira_it.html En el mismo se habla de aceptar como válida una anáfora que no contiene el relato de la Institución eucarística. Si bien el Consejo para la Unidad de los Cristianos no tiene validez doctrinal, este documento se apoya en conclusiones de Doctrina de la Fe. Me causa mucha confusión tal documento, porque supone una variación extrema de la forma del sacramento. Muchas gracias.

    ---------

    Caro lettore, mi scusi ma data l'importanza dell'argomento preferisco rispondere qui.
    Un tempo la dottrina cattolico-romana sosteneva l'importanza dell'azione sacerdotale poiché il sacerdote, si diceva, agisce in "persona Christi". Come Cristo, il sacerdote ripete le parole sul pane e sul vino (parole consacratorie) effettuando il sacramento.
    L'Oriente bizantino vede il momento consacratorio nell'epiclesi (la discesa dello Spirito santo) e il sacerdote ha un ruolo di intermediazione tra Dio e gli uomini per invocare la discesa dello Spirito, vero attore del miracolo eucaristico.
    Dal punto di vista cattolico-romano, non avrebbe dunque senso una anafora priva delle parole sul pane e sul vino (le parole consacratorie). Dal punto di vista bizantino queste parole non sono particolarmente vincolanti perché la consacrazione avviene con l'invocazione dello Spirito.
    La posizione attuale del mondo cattolico romano sembrerebbe, dunque, vicina a quella bizantina, visto il documento che lei mi cita.
    In realtà temo che si stia sempre più insinuando una posizione che non è neppure quella dell'Oriente bizantino. Sembra, infatti, che il Vaticano, soprattutto oggi con l'attuale papa, sia piuttosto indifferente alle varie posizioni teologiche, come alle posizioni teologiche del cattolicesimo fino a 60 anni fa. Quello che per loro è importante, alla fine, è la prassi ma una prassi sempre più sganciata dalla riflessione teologica. E se è davvero così siamo messi molto male!

    RispondiElimina
  5. Sull'Anafora di Addai e Mari, ne parla anche un altro blog a questo indirizzo:

    https://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2017/03/un-documento-ecumenico-che-tocca-la.html

    Tuttavia, leggendo questo scritto si ha parecchio fastidio per frasi del tutto gratuite come la seguente che riassumo nel suo senso:

    «Lo scisma degli Orientali da Roma li ha spinti ad esasperare certe posizioni come quella per cui lo Spirito agirebbe da solo (escludendo quella del sacerdote agente in "Persona Christi") per fare il sacramento eucaristico».

    Quest'idea pasticcia l'analisi storica con questioni apologetiche lette, soprattutto, a posteriori per obbedire ad un'esigenza attuale "di pancia".

    Basterebbe ben poco per tacitare questi discorsi da taverna: come mai a Roma, nell'Alto Medioevo, quando da tempo immemorabile a Costantinopoli si sosteneva la suddetta dottrina eucaristica, nessuno protestava? Evidentemente prospettiva sacerdotale e prospettiva pneumatica convivevano tra loro. La contrapposizione susseguente nasce da un mutamento ma tale mutamento, in realtà, da quale parte si è operato?
    E qui tutti tacerebbero, perché converrebbe loro.
    Si potrebbe prendere, per esempio, il VII secolo, epoca di san Massimo il Confessore, in cui lo stesso santo non trovava alcun problema nella dottrina romana né i romani ne trovavano in lui, greco, al punto da affidargli la paternità ad alcuni documenti in un sinodo romano. Poco ha importanza tirare in ballo che l'oggetto del contendere non era la dottrina eucaristica perché una Chiesa, soprattutto allora!, non affidava la redazione dei suoi documenti ufficiali ad una persona che avesse un impianto dottrinale anche parzialmente dissonante da essa!
    La polarizzazione esclusivamente in favore del sacerdote che agisce in "persona Christi" pare, invece, obbedire a bisogni comprensibili ma relativi al mondo cattolico latino basso medioevale, mentre l'Oriente rimase quello che era anche grazie alla sua impostazione carismatico-pneumatica assai più emergente rispetto a quella puramente istituzionale (alla quale allude senza dubbio l'impostazione tradizionale cattolico romana seguente).
    La questione avrebbe bisogno di ulteriori approfondimenti ma credo proprio che queste linee guida siano efficaci e non smentibili.

    Per essere più chiaro e meno polemico possibile, mi sembra che la risposta che ho sopra dato sull'anafora di Addai e Mari chiuda l'argomento.

    Certi tradizionalisti cattolici, invece di vedere "torti" dell'"Oriente scismatico" farebbero meglio a vedere che certi documenti partoriti dal Vaticano (soprattutto attualmente) lasciano ampio spazio per un'interpretazione indifferentista. E questo è un problema infinitamente più grande di quello che loro immaginano vedere nell'Oriente cristiano il quale, a tutt'oggi, non si è rovinato come quello Cattolico ...

    RispondiElimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.