Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

martedì 11 aprile 2017

Il Concilio "pan-ortodosso" di Creta come un "piccolo Concilio Vaticano II"? (parte 4)

In questa quarta parte, la conferenza tradotta entra nel cuore del problema: è possibile un inclusivismo tale da attribuire il termine di "Chiesa" a qualsiasi comunità che non sia in comunione con la Chiesa di Cristo? Non è mia intenzione, con questa traduzione, appoggiare l'Ortodossia contro il Cattolicesimo o altre realtà, magari creando contrasti interortodossi, come potrebbe credere chi è animato da una visione limitata e campanilistica, ma mostrare che le argomentazioni poste dal conferenziere non sono per nulla campate per aria e dovrebbero far riflettere tutti.
Egli parte dall'idea paolina che Cristo è uno, come capo, e che il suo corpo è unicamente uno (la Chiesa). Sostiene, poi, che la Chiesa, pur essendo distinta da una realtà spirituale (nei Cieli) e una umana (sulla terra), non può avere una divisione in se stessa (tra realtà spirituale e umana). Questo comporta che l'Unica Chiesa può essere solo da una sola parte e non in tante altre realtà senza comunione tra loro. Se, al contrario, si ammette che tutte le realtà cristiane non in comunione tra loro sono Chiese (in senso proprio), si opera una divisione tra la realtà spirituale dell'unica Chiesa e la realtà terrena, divisione che l'autore fa risalire all'eresia nestoriana (Nestorio divideva, non solo distingueva, l'umanità dalla divinità di Cristo). Per essere più chiari ancora: nell'uomo esiste distinzione tra l'attività psichica (tra la sua anima) e l'attività muscolare (il suo corpo), non divisione poiché l'uomo è una unità psicosomatica. Lo vediamo chiaramente in noi stessi. Allo stesso modo ragiona san Paolo e l'ecclesiologia patristica quando si riferisce alla Chiesa: le altre comunità ecclesiali hanno più o meno elementi della Chiesa, ma non sono la Chiesa che nella sua pienezza è data in un solo ambito. La prospettiva inclusivista ha fatto coriandoli di questa visione tradizionale.
La mia personale perplessità sta nel fatto che una volta accolto il principio di inclusività (nel modo spesso indiscriminato come vediamo attorno a noi), poi non ci si ferma più e tutto, allora, va bene. Ma così, bisogna essere chiari!, il Cristianesimo è finito. La posta in gioco è dunque molto alta.

3. Un lungo percorso verso il riconoscimento dell'ecclesialità degli eterodossi

Questo percorso verso l'accettazione conciliare dell'ecumenismo è stato lungo e tumultuoso. Il passo di questo testo sull'ecumenismo è stato chiaramente l'obiettivo numero uno dei veggenti del "Concilio", un obiettivo evidente già nel 1971.

Il primo testo prodotto all'interno del processo preconciliare che riconosce la cosiddetta ecclesialità delle confessioni eterodosse è il testo interortodosso della Commissione preparatoria del 1971 dal titolo Oikonomia nella Chiesa ortodossa, che ha dichiarato: “La nostra Chiesa ortodossa riconosce - pur essendo una, santa, cattolica e apostolica -, l'esistenza ontologica di tutte quelle Chiese e confessioni cristiane” [15] (Questo testo è stato a suo tempo severamente criticato dai teologi in Grecia e alla fine rimosso).

Questa frase è stata successivamente modificata alla Terza riunione della commissione nel 1986 come “riconosciamo l'effettiva esistenza di tutte le Chiese e confessioni cristiane”.

È stata nuovamente cambiata nel 2015, in occasione del V incontro della commissione preparatoria, come “riconosce l'esistenza storica di altre Chiese cristiane e confessioni che non si trovano in comunione con lei”.

Quando nel gennaio del 2016 il testo finale è stato finalmente reso pubblico, questa frase ha provocato una serie di reazioni e proteste dalla pienezza della Chiesa e dai Sinodi locali della Chiesa, tra cui la Chiesa Russa all'Estero.

La proposta dell'arcivescovo di Atene all'ultimo minuto a Creta, nel giugno del 2016, è stata generalmente accolta dai Primati e dal loro entourage (anche se quasi 30 vescovi si sono rifiutati di firmare). Il testo finale inclusa la formulazione è: La Chiesa ortodossa accetta il nome storico di altre eterodosse [16] Chiese cristiane e confessioni che non sono in comunione con lei.



Si può vedere che progressivamente, nel corso degli ultimi 45 anni, la frase è stata modificata in risposta alle obiezioni avanzate dalle Chiese locali. Tuttavia, la versione finale rimane poco ortodossa e inaccettabile o, come scrive il Metropolita Ierotheos (Vlachos) “anti-ortodossa”. Ci sono diversi appunti importanti da fare in tal senso.

4. [Frase] anti-ortodossa e condannata sinodalmente come eresia

In primo luogo, come osserva il metropolita Ierotheos, può essere che, nell'accettare il termine "chiesa" per le confessioni eterodosse, è stata persa una distinzione importante da parte dei gerarchi partecipanti. San Gregorio Palamas aveva definito chiaramente tale questione nel Tomos sinodale del nono Concilio Ecumenico (1351). Egli scrive: “Una cosa è utilizzare controdeduzioni a favore della pietà, un'altra cosa per confessare la fede”. In altri termini, si dovrebbe usare ogni argomento per contrastare qualcosa, mentre la confessione dev'essere breve e dottrinalmente precisa. Quindi, in questo contesto, in concilio, per il bene della precisione dottrinale l'uso del termine “chiesa” per l'eterodossia è manifestamente irricevibile.

Possiamo solo sperare, insieme con il metropolita Ierotheos, che i gerarchi a Creta siano stati “ingannati” da parte di chi ha sostenuto - senza ampi riferimenti - che durante il secondo millennio gli ortodossi hanno caratterizzato gruppi eretici come Chiese. 
La verità è che non fu fino al XX secolo che il cristianesimo occidentale è stato caratterizzato come una chiesa, poiché la terminologia e la teologia ortodossa è stata differenziata dalla terminologia e dalla teologia del passato, in particolare con [e dopo] l'enciclica del 1920 del Patriarcato ecumenico: Alle Chiese di Cristo ovunque. Basti ricordare che San Gregorio Palamas ha paragonato l'eresia latina all'arianesimo e i Latini come a strumenti del maligno.

Il termine Chiesa è usato non solo come una descrizione o un'immagine. Piuttosto, indica il Corpo reale del Signore nostro Gesù Cristo. La Chiesa si identifica con il vero corpo teantropico di Cristo e poiché, come capo Egli è uno, il suo corpo è uno. Come l'apostolo Paolo scrisse:

"Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il suo corpo, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti" (Ef 1, 22-23).

"Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. V'è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti" (Ef 4, 4-6).

Anche se è stato affermato che la frase offensiva in riferimento alle “chiese”, in particolare nella sua ultima forma, è coerente con l'ecclesiologia ortodossa e l'apostolo Paolo, la verità è che è, piuttosto, coerente con la nuova ecclesiologia inclusivista. Come ha dichiarato il metropolita Ierotheos: Mentre a prima vista sembra innocua, è anti-ortodossa.

Perché anti-ortodossa? In primo luogo, non è possibile parlare semplicemente accettando il nome storico di altre Chiese cristiane eterodosse”, perché non c'è nome senza esistenza, poiché altrimenti si esprime un nominalismo ecclesiologico.

In secondo luogo, lungi dall'ascoltare l'apostolo Paolo, la bocca di Cristo, la frase la Chiesa ortodossa accetta il nome storico di altre Chiese eterodosse cristiane, compresa nel suo contesto ricorda la teoria della chiesa invisibile di Calvino e di Zwingli, che Vladimir Lossky aveva denominato ecclesiologia nestoriana. Questa ecclesiologia suppone che la Chiesa sia divisa in parti visibili e invisibili, proprio come Nestorio aveva immaginato che il divino e la natura umana in Cristo fossero separati. Da quest'idea, sono sorte altre teorie eretiche come, ad esempio, la teoria delle branche, la teologia battesimale e l'inclusività ecclesiologica. Questa teoria della chiesa invisibile è, in realtà, già stata respinta nel concilio dalla Chiesa ortodossa.

L'idea che una chiesa possa essere caratterizzata come eterodossa (eretica) è stata condannata dai Concili del XVII secolo, in occasione della cosiddetta Confessione di Loukaris, supponendo che sia stata scritta o adottata da Kyrillos Loukaris, Patriarca di Costantinopoli. La frase condannata è stata: È vero e certo che la Chiesa può peccare e adottare menzogne invece della verità. Al contrario, i concili della Chiesa del tempo, condannarono questa infedeltà a Cristo dichiarando che la Chiesa [in quanto tale] non può sbagliare.

Questo insegnamento conciliare è molto importante e va sottolineato ancora una volta ai nostri giorni, poiché deriva dal delirio di quegli umanisti in mezzo a noi che hanno perso la fede in Cristo e nella continuazione dell'Incarnazione [ossia nella sua Chiesa]. È questa mancanza di fede che si cela dietro la riluttanza di molti ad abbracciare lo scandalo del particolare ossia lo scandalo dell'Incarnazione dichiarando che la Chiesa è una, come Cristo è uno, ed è in un determinato momento e luogo, essendo la continuazione dell'Incarnazione e l'una, santa, cattolica e apostolica. Questa infedeltà equivale a un abbandono dell'ortodossia come pre-requisito dell'ecclesialità e non è solo una crisi di convinzioni ma, come p. George Florovsky ha scritto circa 60 anni fa, ci segnala che le persone hanno abbandonato Cristo.

A dire il vero, le forme contemporanee dell'eresia nelle teorie sulla chiesa invisibile sono un po' più sfumate rispetto a quelle del XVI secolo, ma non di molto. Guardiamo di nuovo alla frase offensiva nel contesto e vedremo più chiaramente le somiglianze. Il testo recita:

“In conformità con la natura ontologica della Chiesa, la sua unità non può mai essere perturbata. Nonostante ciò, la Chiesa ortodossa accetta il nome storico di altre Chiese e confessioni eterodosse cristiane che non sono in comunione con lei e ritiene che i suoi rapporti con esse devono essere basate sui più immediati e obiettivi chiarimenti possibili su tutta la questione ecclesiologica e soprattutto sui loro insegnamenti generali relativi ai sacramenti, la grazia, il clero, e la successione apostolica. (Paragrafo 6)

Si inizia affermando che in base alla natura ontologica della Chiesa, l'unità non può essere perturbata. Qui è implicita l'unità invisibile della Chiesa nei cieli. Questo è il significato di ontologica. Questa affermazione è immediatamente seguita da ma nonostante questo ... ed è fatto riferimento alla frattura, l'aspetto visibile della Chiesa, con l'accettazione di altre chiese eterodosse.

5. Un'espressione già accettata della nuova ecclesiologia

Questa non è la prima volta che tale dicotomia della Chiesa ontologicamente unita nel cielo, al di fuori del tempo, con la Chiesa divisa sulla terra, nel tempo, è apparsa nella gerarchia ortodossa. Ecco come il Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, si espresse nel Santo Sepolcro di Gerusalemme nel 2014:

L'Unica, Santa Chiesa Cattolica ed Apostolica, fondata dal 'Verbo in principio' dall' uno 'vero con Dio', e dalla parola 'vero Dio', secondo l'evangelista dell'amore, durante il suo impegno sulla terra, a causa del predominio della debolezza umana e dell'impermanenza della volontà dell'intelletto umano, è stata purtroppo divisa nel tempo. Questo ha portato a varie condizioni e gruppi, ciascuno dei quali ha rivendicato a sé l' 'autenticità' e la 'verità'. La verità, tuttavia, è una, Cristo e la Chiesa, fondata da lui.

Sia prima che dopo il grande scisma del 1054 tra Oriente e Occidente, la nostra Santa Chiesa ortodossa ha fatto tentativi per superare le differenze, che hanno avuto origine dal principio e per la maggior parte da fattori esterni all'ambiente della Chiesa. Purtroppo, l'elemento umano ha dominato e, attraverso l'accumulo di elementi addizionali di tipo 'sociale', 'teologico' e 'pratico' le Chiese locali furono condotte a dividersi dall'unità della fede, in un isolamento che si è sviluppato a volte in polemiche ostili.

La somiglianza con la teoria della Chiesa invisibile condannata dalla Chiesa e queste parole del Patriarca è evidente nella netta distinzione tra la Chiesa celeste ontologicamente unita con la presunta frammentata Chiesa terrena. Tale argomentazione rispecchia la divisione nestoriana delle nature divina e umana del Corpo di Cristo. Questo punto di vista è, tuttavia, non a caso, in armonia con la nuova ecclesiologia proposta al Concilio Vaticano II che postula una chiesa terrena con maggiore o minore pienezza [17] a causa dei cosiddetti grovigli della storia umana [18].

Queste visioni di Chiesa implicano l'identificazione della Chiesa con l'eresia, l'identificazione delle cose sante con le decadenze mondane. Giungono in mente, non senza dolor di cuore, le parole di San Tarasio, patriarca di Costantinopoli, ai Padri del settimo Concilio ecumenico quando rimproverava le decisioni degli iconoclasti nel falso concilio di Hieria:

“Oh lo squilibrio e la distrazione di questi [uomini]! Essi non hanno separato il profano e il sacro e, come bettolieri, hanno mescolato vino con acqua; hanno mescolato la vera parola con la perversità, la verità con la menzogna, proprio come [se avessero] mescolato veleno con miele, per la cui cosa opportunamente Cristo nostro Dio dice per mezzo del profeta: 'I preti hanno posto da parte la mia legge e contaminato il mio santuario; essi non distinguono tra il profano e il santo.

Dovrebbe essere chiaro, quindi, che il testo offensivo con la sua ecclesiologia eretica dev'essere respinto dalla Chiesa (da ogni Chiesa locale separatamente e poi in un futuro Concilio), e sostituito, perché sarà senza dubbio fonte di allontanamento dall'Ortodossia.

C'è ancora tempo per correggere la direzione e guarire la ferita già inflitta alla Chiesa. Una soluzione pratica, data dal Metropolita Ierotheos per contribuire a facilitare il ripristino dell'ortodossia, è in un futuro Concilio per correggere gli errori ed emettere un nuovo documento ortodosso. 
A tal fine, c'è sia il supporto contemporaneo (dai Patriarcati di Antiochia, Serbia, Russia, Georgia, Bulgaria e persino dalla Romania) sia il supporto precedente e storico (le riunioni dei Concili Ecumenici prorogati per mesi e anni, il Concilio Quininsesto che ha completato il V e il VI Concilio e il IX Concilio ecumenico che era in realtà composto da quattro concili separati).

Speriamo che i vescovi prendano ovunque misure immediate in questa direzione, poiché la questione è più urgente in quelle Chiese locali che hanno accettato il testo e il Concilio.

[segue]


____________________

Note 

[15] Συνοδικἀ, ΙΧ, σ. 107, Γραμματεία Προπαρασκευής της Αγίας και Μεγάλης Συνόδου της Ορθοδόξου Εκκλησίας, Διορθόδοξος Προπαρασκευαστική Επιτροπή της Αγίας και Μεγάλης Συνόδου 16-28 Ιουλίου 1971, έκδ. Ορθόδοξο Κέντρο Οικουμενικού Πατριαρχείου Chambesy Γενεύης 1973, σ. 143, και Γραμματεία Προπαρα-σκευής της Αγίας και Μεγάλης Συνόδου της Ορθοδόξου Εκκλησίας, Προς την Μεγάλην Σύνοδον, 1, Εισηγήσεις, της Διορθοδόξου Προπαρασκευαστική Επιτροπή επί των εξ θεμάτων του πρώτου σταδίου, έκδ. Ορθόδοξο Κέντρο Οικουμενικού Πατριαρχείου Chambesy Γενεύης 1971, σ. 63.

[16] Nota del traduttore: La versione ufficiale inglese dice “non ortodossi”, mentre la versione originale greca dice “eterodossi".

[17] "Si può pensare alla Chiesa universale come a una comunione, a vari livelli di pienezza, di corpi che sono più o meno completamente chiese.... Si tratta di una vera comunione, realizzata in vari gradi di densità o di pienezza, di corpi, tutti di cui, anche se alcuni più pienamente di altri, hanno un carattere veramente ecclesiale" (Francis A. Sullivan, SJ, Il significato della Dichiarazione del Vaticano II che la Chiesa di Cristo "sussiste" nella  nella Chiesa cattolica romana, in René Latourelle (a cura di), Il Vaticano II: Valutazione e prospettive, Venticinque anni dopo (1962-1987), (New York: Paulist Press, 1989), 283, in inglese.

[18] 267. Joseph Ratzinger, “L'ecclesiologia del Vaticano II”, un discorso tenuto al Congresso Pastorale della Diocesi di Aversa (Italia), 15 settembre 2001, 
http://www.ewtn.com/library/CURIA/CDFECCV2 htm.




2 commenti:

  1. Il Corpo di Cristo non può essere che uno, se io sono uno e mi taglio un braccio, quel braccio era me ma non lo è più, io non sono quel braccio e quel braccio non è me, lo è stato nel passato, lo potrà diventare nel futuro, per mezzo di una operazione chirurgica, ma non lo è nel momento presente, ne io posso più controllarlo ne quel braccio può più avere una comunicazione vitale con me! In questo senzo, il Corpo di Cristo disteso sulla terra, che è la Chiesa, non può essere che intero in una parte e non frammentato in più parti e in più modi! Non sarebbe più un Corpo Vivente ma un cadavere sezionato! E questo è blasfemo! Nonostante gli insegnamenti che ho ricevuto in seminario non mi ha mai convinto l'ecumenismo, ora sono certo della sua perversità ed empietà!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il fine per cui metto questa conferenza "impopolare" è quello di focalizzare le persone sui principi generali: anticamente si spiegava la Chiesa come un unico corpo in cui varie membra sono in comunione tra loro (le chiese locali). Quando una chiesa locale rompe la comunione è come il braccio di cui tu fai l'esempio. Conserva certamente il sembiante del corpo ma progressivamente si priva della vita. Questa è la spiegazione degli stessi padri della Chiesa (che il mondo ortodosso tradizionale conserva). La spiegazione ecumenistica, invece, fa leva su principi puramente razionalistici (a volte servendosi pure di artifici puramente letterari come quello segnalato in questa parte della conferenza: l'accettazione del nome storico di Chiese) e nasce da ambienti protestanti.
      Il protestantesimo ha l'ONESTA' di dire: "rompo con la tradizione e leggo la scrittura con la mia ragione individuale".
      Il mondo cattolico attuale non ha questa onestà: importa i principi del protestantesimo ma vuole tenere il piede su due scarpe dicendo che comunque onora la tradizione antica dei padri. Eh no, non ci siamo!
      Poi arriva l'Ortodossia (meglio: qualche prelato ortodosso del Fanar) che pensa sia figo seguire il Cattolicesimo progressista, convoca il concilio recente, dove fa introdurre un cocktail di elementi tradizionali con elementi ecumenisti e pensa (e vuole!) che tutti lo bevano. Per fortuna nell'Ortodossia i concili devono essere "giudicati" dal corpo ecclesiale che, visti i presupposti di questo ultimo, potrebbero rigettarlo a meno che da qualche parte non si inventino (sarebbe pura invenzione!) una infallibilità fittizia per blindare tutto e imporre a tutti i testi.
      In quel caso vedremo l'Ortodossia dividersi apertamente.

      Elimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.