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martedì 11 aprile 2017

Il Concilio "pan-ortodosso" di Creta come un "piccolo Concilio Vaticano II"? (parte 5 e ultima)

Con questa parte termina la traduzione della conferenza. Sono qui riportate le impressioni e le reazioni delle Chiese al Concilio di Creta. Il lettore tenga conto che la capacità di reazione di una Chiesa è sempre segno della sua vita. Quando una realtà ecclesiale non reagisce più è prossima alla morte.

3. Le conseguenze e le implicazioni del "Concilio" di Creta

A. Le risposte delle Chiese locali


Passiamo ora ad osservare brevemente le conseguenze del Concilio e lo stato attuale delle cose.


In primo luogo, tra coloro che hanno partecipato al Concilio, ci sono stati quasi 30 vescovi che si sono rifiutati di firmare il suo documento finale sugli eterodossi e l'ecumenismo. Tra questi, ci sono vescovi ben noti, i metropoliti Ierotheos (Vlachos) di Lepanto (Grecia), Atanasio di Lemesou (Cipro), Neofitos di Morfou (Cipro), Amfilochios del Montenegro (Serbia) e Irenei di Batskas (Serbia).


Il vescovo Irenei di Batskas in Serbia ha riassunto la posizione di molti nel post-Concilio:


«Per quanto riguarda il momento, concluso trionfalmente, non ancora del tutto persuasivo, il "Concilio Grande e Santo" della nostra Chiesa in Columbari di Creta  già non è riconosciuto come tale dalle Chiese assenti, anzi addirittura caratterizzato da loro come una "riunione in Creta" e anche contestato dalla maggior parte dei gerarchi ortodossi presenti!».


I sostenitori e simpatizzanti del Concilio invocano l'esempio del precedente Concilio Ecumenico, come esempio di un concilio in cui alcune Chiese locali erano assenti (vale a dire Roma e Alessandria). Quello che non dicono, tuttavia, è che il Concilio ecumenico non è stato chiamato Concilio Ecumenico o pan-ortodosso dall'inizio ma piuttosto come uno dei tanti Concili locali dell'Impero d'Oriente e, per conto delle decisioni ortodosse che vi furono prese, è stato poi accettato da tutte le Chiese locali come ecumenico.


A Creta, in realtà, abbiamo il contrario: il concilio è stato chiamato pan-ortodosso e quattro Patriarcati hanno rifiutato di parteciparvi. Inoltre, cosa più importante, hanno anche rifiutato di riconoscerlo come un Concilio pure dopo il fatto. 

Il Patriarcato di Antiochia, nella sua decisione del 27 giugno dello scorso anno, ha dichiarato di considerare l'incontro a Creta come "un incontro preliminare nei confronti del Consiglio pan-ortodosso" e "si rifiuta di assegnare un carattere conciliare ad ogni incontro ortodosso che non coinvolge tutte le Chiese ortodosse" e che, quindi, "la Chiesa di Antiochia si rifiuta di accettare che l'incontro a Creta sia definito un 'Gran Concilio ortodosso' o un 'Concilio Grande e Santo'".

Il Patriarcato di Mosca (nel 15 Luglio 2016 per decisione del proprio Santo Sinodo) ha dichiarato che "il Concilio, avuto luogo a Creta non può essere considerato pan-ortodosso, né possono i documenti da esso ratificati costituire un'espressione di consenso pan-ortodosso". 

Il Patriarcato di Bulgaria (nella sua decisione del 15 novembre 2016) ha dichiarato in un incontro di tutta la gerarchia che "il Concilio di Creta non è né grande, né santo, né pan-ortodosso. Ciò è dovuto alla non partecipazione di un numero di Chiese autocefale locali, nonché per aver accolto errori organizzativi e teologici. Un attento studio dei documenti adottati in occasione del Concilio di Creta ci porta alla conclusione che alcuni di essi contengono discrepanze con l'insegnamento della Chiesa ortodossa, con la tradizione dogmatica e canonica della Chiesa e con lo spirito e la lettera dei Concili ecumenici e locali. I documenti adottati a Creta devono essere oggetto di ulteriore considerazione teologica per essere emendati, modificati e corretti o sostituiti con altri (nuovi documenti) nello spirito e nella  tradizione della Chiesa".

Il Patriarcato di Georgia si è incontrato nel mese di dicembre dello scorso anno e ha emesso una decisione definitiva in merito al Concilio di Creta. Ha dichiarato che non è un Concilio pan-ortodosso, che ha abolito il principio del consenso e che le sue decisioni non sono obbligatorie per la Chiesa ortodossa di Georgia. Inoltre, i documenti rilasciati dal Concilio di Creta non riflettono importanti critiche da parte delle Chiese locali e hanno bisogno di essere corretti. C'è bisogno che sia tenuto un vero Concilio Grande e Santo e la Chiesa georgiana è fiduciosa che si svolgerà in futuro e farà decisioni per consenso, sulla base della dottrina della Chiesa ortodossa. Verso questo obiettivo, il Santo Sinodo ha formato una commissione teologica per esaminare i documenti accettati a Creta e per prepararsi per un futuro Concilio che sarà pan-ortodosso.

Il Patriarcato di Romania, che ha partecipato al Concilio, ha in seguito affermato che "i testi possono essere spiegati, sfumati in parte o ulteriormente sviluppati da un futuro Grande e Santo Concilio della Chiesa ortodossa. Tuttavia, la loro interpretazione e la stesura di nuovi testi su una serie di problemi non dev'essere fatta in fretta o senza l'accordo pan-ortodosso, in caso contrario devono essere ritardati e perfezionati fino a che possa essere raggiunto un accordo.

La Chiesa ortodossa autocefala di Grecia, mentre non ha affermativamente giocato in favore delle finali decisioni del Concilio, ha emesso un'enciclica che lo rappresenta come un Concilio ortodosso. Molti hanno concluso che questa posizione segnala un accordo, anche se all'interno della gerarchia ci sono vescovi che hanno nettamente respinto e condannato il "Concilio". Questa confusione ha dato origine a disgusto da parte dei fedeli.

B. Gli sviluppi post-cretesi in Grecia e Romania

Prima di concludere, credo che sia importante anche informarvi sugli ultimi sviluppi per quanto riguarda la ricezione o il rifiuto del "Concilio" cretese dal popolo di Dio.

Ci sono state risposte positive, soprattutto tra gli organi ufficiali delle Chiese partecipanti, che hanno la forma di conferenze e piccole conferenze sul significato del "Concilio" e che a volte coinvolgono gli eterodossi. Si può anche osservare un'insoddisfazione sorprendente tra i sostenitori poiché il "Concilio" non ha fatto abbastanza né è andato abbastanza lontano nel riconoscimento degli eterodossi né si è implicato in altre questioni "calde", soprattutto per diversi accademici ortodossi in Occidente. Senza dubbio ci sarà un continuo tentativo di influenzare i fedeli a favore del "Concilio" - un compito difficile, dato che la maggior parte non ha mai sentito il "Concilio" né questo è stato affatto rilevante per loro.

Nonostante il ricevimento ufficiale positivo dato al "Concilio" in Grecia e Romania, la risposta schiacciante tra il popolo di Dio è stata negativa. Le implicazioni del Concilio di Creta sono di vasta portata per molti in quelle Chiese locali che hanno accettato il Concilio. La risposta di molti sacerdoti, monaci e teologi alla favorevole accoglienza riservata al "Concilio" cretese dalla loro gerarchia ha spaziato dal rifiuto scritto e verbale da parte di noti teologi alla grave decisione di cessare la commemorazione di vescovi erranti da parte di monaci e pastori.

La cessazione della commemorazione del Patriarca di Costantinopoli ha avuto inizio sul monte Athos nell'autunno dello scorso anno, con forse 100 monaci partecipanti e ora si è diffusa in molte diocesi nella Chiesa di Grecia, come anche in Romania, dove diversi monasteri e clero hanno cessato di  commemorare i loro vescovi.

Uno degli sviluppi più significativi si è  verificato solo due settimane fa. L'eminente  professore di Patrologia, il protopresbitero Theodoro Zisis, ha annunciato che nella Domenica dell'Ortodossia  avrebbe cessato di commemorare il suo vescovo, il metropolita di Salonicco Anthimos, per l'accoglienza entusiasta del "Concilio" cretese e dei suoi testi da parte di quest'ultimo. A causa della sua statura e del suo alto profilo (è stato maestro di molti dei gerarchi attuali in Grecia), questa decisione ha influenzato gli altri e "scosso" lo status quo ecclesiastico in Grecia. Questo percorso è stato seguito da quattro membri del clero sull'isola di Creta, da tre monasteri della diocesi di Florina, da clero e monaci nelle diocesi di Salonicco, Cefalonia, Syros, Andros e altrove.

In aggiunta a ciò, solo pochi giorni fa l'Archimandrita Crisostomo, Abate del santo Monastero della Primavera vivificante a Paros in Grecia (dove il Santo Anziano Philotheos Zervakos brillava di vita ascetica) ha presentato al Santo Sinodo della Chiesa di Grecia una storica accusa formale di eresia contro il Patriarca Bartolomeo. L'Abate Crisostomo ha chiesto al Santo Sinodo di riconoscere, ripudiare e condannare l' "eterodidaskalia" del Patriarca (gli insegnamenti eterodossi) come contrari al retto insegnamento dell'una, santa, cattolica e apostolica Chiesa di Cristo.

Egli ha scritto quanto segue al Santo Sinodo:

"Presentandovi questa lettera, abbiamo posto all'onorato corpo della Gerarchia della Chiesa di Grecia, lo scandalo causato a me stesso, alla nostra fraternità, al clero, ai monaci e a innumerevoli laici, dalle successive ondate di insegnamenti eterodossi espressi varie volte da sua Santità, il Patriarca ecumenico Bartolomeo, il culmine dei quali è [stato espresso al] Santo e Gran Concilio tenuto in Kolympari di Creta".

La petizione formale fornisce 12 esempi di insegnamento eterodosso rilasciati dal Patriarca nel corso di decenni, così come 9 canoni rilevanti della Chiesa e si conclude con una lista di 13 vescovi, 14 abati, ieromonaci e clero e 9 teologi, che l'abate suggerisce essere chiamati come testimoni di supporto davanti al Santo Sinodo, quando sarà chiamato formalmente a difendere la sua accusa.

2 commenti:

  1. Da noi qualora un Presbitero non commemorasse più un gerarca caduto in eresia verrebbe immediatamente rimosso!!! I nostri vescovi hanno troppo "potere" il quale viene esercitato secondo "arbitrio" e non secondo "giustizia"---

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    1. Questa moda inizia già con i Carolingi, quando alcuni vescovi costringono l'ultimo degli stiliti in Gallia a scendere dalla sua colonna per "obbedienza", invitandolo poi a mangiare e a bere con loro...
      Quello a malincuore lascia la colonna per non più tornarvi perché allora, si inizia a dire, "è grave peccato disobbedire ad un vescovo". (Tratto dalla "Storia dei Franchi").
      Ovvio che qui non si tratta di fomentare la cosiddetta disobbedienza per se stessa. Si tratta, al contrario, di affermare che al di sopra dei superiori esiste un Superiore contro il quale i superiori non possono andare, pena la distruzione della Chiesa.
      Avere un concetto carismatico di Chiesa significa obbedire ai superiori fintanto che lo si avverte compatibile con il Superiore. In caso contrario avviene la disobbedienza e, nella situazione più grave, la rottura di comunione.
      Avere un concetto unicamente istituzionale di Chiesa, significa obbedire ai superiori costi quel che costi perché la macchina amministrativa non si deve e non si può inceppare. In questo caso se uno degli inferiori rifiuta l'obbedienza viene automaticamente tagliato fuori, come succede nell'esercito in guerra.
      Quale dei due modelli sia più corrispondente a quello neotestamentario è dato a tutti vederlo.

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