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sabato 22 aprile 2017

Soldi o amore?

Un sacerdote mi scrive:

Il problema serio è che nella Chiesa non si trovano volontari per fare un lavoro decente. Tutti vogliono essere pagati e soldi non ce ne sono”.


Rispondo:

Carissimo padre, i soldi sono molto secondari, a mio avviso. Quello che invece noto come primario è la mancanza di amore. Quando c'è amore, la Chiesa è sentita come casa propria e questo non le fa mancare nulla, neppure dei lavori decenti. D'altra parte, i soldi (che ci sono ma sono gestiti da qualche vertice ecclesiastico) forse conoscono altre destinazioni ...”.

6 commenti:

  1. Soldi o amore? Sarà sicuramente amore per i soldi!

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    1. In alcuni casi è così, infatti, non penso per il caso anonimo che ho qui riportato. Semmai in questo caso c'è un modo automatico di ragionare che di fatto è assai secolarizzato. Come diceva padre Paisios, il prete, in questi casi, ragiona come un ragioniere o come il sindaco del villaggio. Ma nella fattispecie non se ne rendono conto perché non sono inseriti in un contesto che li aiuta e a volte i loro superiori sono veramente dannosi...

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    2. Non si può certo dire che il caso sia questo, se però il discorso parte con "il problema serio della Chiesa..." e afferma che è quello descritto... di problemi realmente seri la Chiesa ne ha ben altri prima che stanno a monte e di cui questo è semmai solamente un'infima conseguenza.

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  2. È la mentalità secolaristica, infatti.

    Per contro la mia risposta può essere vista come ingenua e semplicistica quando, in realtà, arriva al cuore della realtà.

    Un clero (cattolico ma certamente pure ortodosso) che non vive familiarizzando con il Mistero e la Grazia, conduce alla logica conseguenza di una visione superficialissima della vita della Chiesa. "Chi ha superficialità non è aiutato dalla Grazia ad avere profondità, non ha la Grazia!", mi diceva un monaco atonita, ed è vero. Infatti non avrebbe senso usare una potente torcia elettrica per illuminare il proprio cammino nella notte, se poi anche con quella non ci vediamo nulla. A quel punto non è, forse, che abbiamo gli occhi oscurati o malati?

    Ci si chiede sinceramente a che serve celebrare liturgie e nutrirsi spesso dell'Eucarestia se sono questi i risultati! Non è possibile, infatti, per un cuore retto, nutrirsi dell'Eucarestia e rimanere ad una visione superficiale delle cose, a meno che non entri nella mente una concezione eretizzante o che l'animo non sia oscurato dalle passioni, come insegna la Patristica.

    Se cadiamo in questo secondo caso, a poco vale parlare. "Il Cristianesimo è tutto appoggiato sul paradosso", mi diceva ieri un sacerdote cattolico che purtroppo conduce una vita molto disordinata. Diceva giusto, sì, ma poi quando lo invitavo a fargli capire che il paradosso è il linguaggio del mistico, di colui cioè che avendo esperienza diretta di Dio non può esprimersi diversamente, non lo capiva più. Non poteva o non voleva seguirmi in un territorio nel quale avrebbe dovuto condannare le sue passioni.

    Ecco perché un animo oscurato dalle passioni è impossibilitato a difendere il Dogma, impossibilitato a comprendere in profondità lo stile antico della Chiesa, quello stile che le avevano impresso gli Apostoli dopo l'esperienza della Pentecoste. Ecco perché oggi non poco clero ci testimonia profonda apatia per il Dogma e per la tradizione.

    A questo punto anche una liturgia ben celebrata, un ambiente formalmente "a posto", nel quale però non c'è esercizio ascetico, a che servono se non a farci sbattere contro il muro del "non senso"?

    E infatti il povero prete cattolico in preda ai demoni delle passioni mi diceva: "Il senso della vita è solo la morte".... una morte dietro alla quale io non ho visto resurrezione alcuna. Ecco la fine di questo "cristianesimo", dannato ed eretico!

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  3. La risposta data non è semplicistica: vien detto che i soldi non ci sono. Eppure tante chiese nei villaggi più sperduti, ad esempio in Istria, furono costruite da gente che soldi certo non ne aveva eppure riuscivano ad edificarle, ad adornarle e a fornire tutto il materiale liturgico necessario che non era certo costituito da quegli stracci ed ornamenti brutti ed insignificanti utilizzati oggi. Quello che i Padri han sempre insegnato è di eliminare il superfluo e di rivolgersi con il cuore all'essenziale, per cui persone che per gli standard e la mentalità di oggi erano "povere" vivevano con poco e duramente però gli bastava ed al culto di Dio non facevano mancar nulla. E' quindi evidente che oramai in tutta la Chiesa, dal vertice alla base, è stato sostituito il culto di Dio con altro e tanti poveri preti sono dei sacerdoti di questo nuovo culto che di Cristiano ormai ne assume solo le apparenze ma il Cuore è evidentemente altrove, lì dove la tignola e la ruggine corrodono fino al midollo le anime.

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    1. Il semplicismo si riferiva alla mia risposta poiché una persona con mentalità ragionieristica ("i soldi mancano") davanti alla mia riposta ("è tutta una questione di amore") si chiederà: "Ma questo, in che mondo vive?".

      Per contro quanto mi testimonia lei è la prova lampante che è l'amore a far crescere le cose più importanti della vita. Saper di greco e di latino, aver gusto estetico, sono tutte cose che vengono se il cuore ne sente necessità. Se il cuore non c'è, tutto si raffredda e anche una raffinata opera d'arte commissionata da chi ha molti soldi potrebbe essere freddissima (quante ne abbiamo così nelle chiese?).

      Una realtà simile a quella da lei evocata esiste in qualche parte dell'Oriente europeo (Ucraina?) dove nei villaggi la gente è piuttosto povera ma alla chiesa non manca nulla perché è sentita la casa di tutti e, almeno lì, le persone vogliono vivere bene.

      Tutta un'altra storia rispetto ad oggi, evidentemente.

      La frase che riporto, mi è stata detta da un prete ortodosso che opera in Italia. Questo per dire che nella mentalità, oramai, non poco clero ortodosso è simile a quello cattolico. Con questi presupposti mi sembra abbastanza logico che il patriarca Bartolomeo si accompagni con papa Francesco, spesso e volentieri.

      Per quanto riguarda l'Istria in particolare, è vivo nel mio cuore il desiderio di poterla vedere in dettaglio. Se "le pietre parlano", parlano in modo particolare quelle istriane...

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