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mercoledì 30 agosto 2017

Cialtronerie pastorali...

In questo blog ho insistito parecchio sulle traduzioni liturgiche perché questo genere di lavoro, che richiede senz'altro una certa competenza o persone disposte ad assumerla, è anche un lavoro pastorale, diretto, cioè, al servizio degli altri. 

Su questo blog non molti giorni fa ho fatto una recensione su un libretto con la Liturgia di san Giovanni Crisostomo. C'è stata qualche reazione anche se i miei amici ortodossi evitano bene di citarmi per non permettere alle persone di verificare e sentire cosa dice l' “altra campana” che li può criticare. 
Mi è sembrato di essere stato equivocato per cui la cosa è velocemente stata interpretata come degli “attacchi personali”, cosa che invece non vuole essere. 
Certo, una istituzione è formata da persone ma il lavoro che ne esce, bello o brutto che sia, riflette la serietà o meno di tale istituzione e, di riflesso, delle persone che la compongono. 

Oggi esiste un po' ovunque una sorta di cialtroneria, che quindi tocca tutti gli ambienti, per cui si fanno le cose con leggerezza, noia, fastidio, se non con spocchiosa vanità. Atteggiamenti, questi, antitetici ad un autentico spirito liturgico. 

In questo post mostro ai miei cari lettori un altro esempio di cialtroneria di cui internet pare essere pieno e che traspare in un apolytìkion dedicato a sant'Antimo, vescovo di Nicomedia. La sua festa cade il 3 settembre. L'apolytìkion è una breve composizione poetica che canta le virtù di un Santo (o le lodi del Signore e della sua santa Madre) e ne chiede l'intercessione (o le grazie). L'apolytìkion introduce, nella liturgia bizantina, la festa di un santo per cui trovarlo nella Liturgia eucaristica (prima delle letture bibliche) è il segnale che in quel giorno si celebra commemorando quel particolare santo. 

Bisogna diffidare di internet, per quanto riguarda i testi liturgici: testi e traduzioni devono necessariamente essere presi “con le pinze”, perché errori di traduzione o di digitazione sono assai diffusi. È pure il caso dell'apolytìkion di sant'Antimo che riporto nel suo testo greco e in una sua corretta traduzione italiana in modo che i lettori possano fare gli opportuni confronti. 

Τῆς ποίμνης σου θεόφρον, στερρὸς προστάτης γενόμενος, ὑπὲρ αὐτῆς ἑτοίμως τὸ σὸν αἷμα ἐξέχεας, καὶ ἀπειλὰς τῶν δυσμενῶν μὴ πτοηθείς, ἐν οὐρανοῖς νῦν ἀγάλλῃ, τῷ θρόνῳ τῆς τρισηλίου Θεότητος παριστάμενος. Δόξα τῷ ἐνισχύσαντί σε Χριστῷ· δόξα τῇ εὐψυχίᾳ σου, δόξα τῇ μαρτυρικῇ σου Ἄνθιμε καρτερότητι. 

O mente divina, sei divenuto irremovibile protettore del tuo gregge; per lui hai effuso prontamente il tuo sangue e non ti sei lasciato spaventare dalle minacce dei nemici. Esulta ora nei cieli, disposto dinnanzi al trono della trisolare Divinità. Gloria a Cristo che ti ha rafforzato, gloria al tuo coraggio, gloria alla tua testimonianza, o possente Antimo! 

Il testo greco dev'essere cantato nel primo tono bizantino e dunque deve rispettare un certo ritmo sillabico. Ovviamente questo non è possibile renderlo sempre nella traduzione ma quest’ultima non si deve, perciò, permettere di allontanarsi dal senso originale, altrimenti è opera di cialtroneria. 

Vediamo cosa ha fatto un sito presumibilmente greco-americano (vedi qui) che traduce, a modo suo, il medesimo testo greco. Riporto il testo inglese (tradotto dal greco) e una mia traduzione italiana per chi non capisce l'inglese. 

Thou didst protect thy flock with thy blood, not fearing thine adversaries. Now thou dost rejoice in heaven, standing before the throne. Glory to Christ Who has strengthened thee; glory to thy courage; glory to thine endurance, O holy Heiromartyr Anthimos. 

Hai protetto il tuo gregge con il tuo sangue, non temendo i tuoi avversari. Ora esulti in cielo, stando davanti al trono. Gloria a Cristo che ti ha fortificato, gloria al tuo coraggio, gloria alla tua resistenza, o santo ieromartire Antimo. 

Questo testo, paragonato alla traduzione direttamente dal greco, sembra un riassunto, una perifrasi. Sono spensieratamente saltate alcune definizioni che qualificano la personalità del santo (mente divina, irremovibile protettore, effuso prontamente) e Dio non è nominato. Al suo posto ci si limita a riferirsi ad un “trono”, probabilmente divino. Il greco, invece, parla chiaramente della Divinità trinitaria con l'espressione “trisolare Divinità”. Il termine “testimonianza” viene poi scambiato con “resistenza” che non è certo un suo sinonimo. Infine, il traduttore greco-inglese non riporta l'aggettivo “possente” per indicare la grande personalità di Antimo sostituendolo senza alcuna giustificazione con il termine “ieromartire” che non compare affatto nel testo greco. Ecco, dunque, un altro esempio di leggerezza nel tradurre che indica una vera e propria cialtroneria pastorale e mi sia lasciata la libertà di chiamare tale atteggiamento con il suo appropriato nome. Questo risultato deriva da uno spirito con cui fin troppe persone oggi affrontano questi argomenti pensando, addirittura!, di poter fare grandi cose.

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