Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

domenica 24 settembre 2017

Le chiacchiere clericali e la verità dei fatti

I regimi totalitari hanno degli aspetti che attraggono particolarmente la mia attenzione perché sembra possano spiegare bene la situazione religiosa del mondo odierno, almeno in alcune realtà ecclesiali.
Il regime totalitario ama autoconservarsi e autoglorificarsi. Il riferimento al popolo, se all'inizio può essere veritiero, a lungo andare è puramente formale. Perciò il regime totalitario si costruisce una realtà parallela e chiusa a quella autentica. Con il regime totalitario è inutile perfino iniziare a parlare: se uno gli è funzionale, è considerato ed incorporato come una rotella in un meccanismo, contrariamente ne è sdegnosamente respinto. Perciò il regime totalitario o prima o poi è destinato ad affondare: ogni persona che cerca di aiutarlo a sintonizzarsi con la realtà reale è ritenuta un inutile e pericoloso dissidente e quindi da eliminare, se non cruentemente, almeno istituzionalmente.
Tratti di tutto ciò li ho personalmente riscontrati nel modo in cui parte del clero ha reagito ad alcune mie sollecitazioni. Certamente esistono anche ottimi chierici che mi onoro di conoscere, che condividono pure le mie analisi e di cui vado fiero. Ma purtroppo esistono anche chierici con incredibili somiglianze a personaggi totalitari, con tutte le conseguenze che ne discendono. E non sono conseguenze di cui si può essere felici perché la prima reazione è la fuga dei fedeli dalle chiese da essi presenziate.
Un esempio sempre più lampante e sempre più presente è la figura di Bergoglio il quale si dice a favore del popolo, nominalmente, ma praticamente sembra sempre più apparire come un gerarca rigido, impositivo e avverso a qualsiasi persona abbia un'opinione da lui discordante (vedi qui, uno dei diversi esempi).

Ma non si creda sia solo lui. La mia posizione mi pone in continuo contatto con il mondo cattolico e con il mondo ortodosso e anche riguardo a quest'ultimo ho modo di vedere diversi chierici con un comportamento praticamente totalitario.

Alcuni post fa ho criticato un piccolo libro liturgico curato dalla Metropoli Ortodossa d'Italia (Patriarcato Ecumenico) (vedi qui). I libri e qualunque scritto sono soggetti alla critica da parte di chiunque ed è ciò che favorisce l'incremento della cultura. Non si può pretendere che ciò non avvenga a meno di non ritenere la gente priva di cervello tradendo quindi la mentalità totalitaria sopra descritta. 
La realtà greca in Italia, per quanto praticamente nascosta (l'italiano medio quando gli si parla di Ortodossia pensa ai romeni e ai russi, quasi mai ai greci!), ha oggettivamente un tesoro, nel suo culto, nelle sue tradizioni, nella sua spiritualità e teologia. 
È mia somma delusione constatare che i primi indifferenti a tale tesoro sono alcuni suoi esponenti. Non sono affermazioni che faccio a cuor leggero o per avversioni personali. Non c'è nulla di personale in tutto ciò. Vorrei essere amico di tutti ma poi i fatti mi spingono a prendere posizioni che non piacciono ad alcuni (come lo scandaloso fatto delle false reliquie di sant'Elena, vedi qui).
Quando si prende in mano la traduzione di un libro liturgico e la si nota con pesanti errori teologici e filologici si rimane male e ci si rende conto che una tradizione è stata sfregiata, forse con incoscienza e somma indifferenza. Se, oltre a ciò, si nota che il garante dell'Ortodossia, il vescovo, non solo non se ne accorge ma la promuove con altisonanti parole, nella sua introduzione, si rimane sbigottiti di come si possa arrivare a tanto. In questo caso è chiamato in causa il Metropolita d'Italia e Malta del Patriarcato Ecumenico, non per una banale questione personale (non gli voglio certo essere nemico!) ma per una questione sostanziale: si rende, egli, conto di tutto ciò?
I libri, poco o molto, girano e la gente ci riflette su perché può ancora pensare, per fortuna. Con risultati del genere, non ci rimette solo la Chiesa ortodossa ma i primi a farne le spese sono i suoi stessi esponenti e questo rimane nella storia nonostante si cerchi di coprirlo con molte chiacchiere adulatorie.
Così, mi giungono diverse voci che mi spingono, in un certo senso, a scrivere. Alcuni riflettono e mi confidano le loro riflessioni addolorate. Non si può non concludere che tali comportamenti assomigliano o sembrano tristemente assomigliare a quelli di alcuni gerarchi totalitari dell'Europa dell'Est, prima della caduta del Comunismo. D'altronde, al di là dello schieramento politico, ogni sistema totalitario è identico: alcuni tratti psicologici dei gerarchi nei sistemi totalitari sono molto simili a quelli di certi chierici come l'incapacità e l'indisposizione ad accogliere costruttivamente le critiche e a ritenere coloro che non si allineano alle loro decisioni degli oppositori rei di lesa maestà: “Quello ha osato tanto!!!”.

E' curioso vedere come, da questo punto di vista, alcune realtà ecclesiali tendano ad assomigliarsi tra loro e formino una sola Chiesa ecumenica” con il Cattolicesimo di marca bergogliana. L'unità, almeno da questo punto di vista, è stata già fatta ma non è un'unità nella Grazia dello Spirito Santo, come era definita dai Padri, poiché è troppo presente l'arbitrio personale.

La storia ci ha ampiamente dimostrato che i regimi non possano durare a lungo né per sempre, neppure i regimi teocratici, perché hanno in sé elementi dissolutori che poi ne favoriscono il crollo. 

Le persone passeranno, perfino i vari Bergoglio con tutte le eventuali bugie adulatorie costruite su di essi. 
Da ciò che rimane o prima o poi nascerà qualcosa di nuovo. Nel frattempo chi se n'è andato non è detto che ritornerà e i successori dei responsabili avranno un'eredità tutt'altro che facile.

Nessun commento:

Posta un commento

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.