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mercoledì 20 settembre 2017

Lo scandalo dell'amore verso il prossimo

Che la rivelazione cristiana sia "scandalo per i Giudei e stoltezza per i Pagani" (cfr. 1 Cor 1, 17-25), non dovrebbe meravigliare. Nella fattispecie, l'amore per il prossimo, senza la forza ricevuta da Dio, è incomprensibile ed impossibile. Tutta la letteratura ascetica ricorda che l'amore per il prossimo procede dall'amore per Dio per cui, amando Dio, si è abilitati, per grazia, ad un amore non egoistico verso il prossimo. Ma questo comporta una trasformazione della persona che vede il mondo in modo non solo umano ma, passi l'espressione, con gli "occhi di Dio". 
Senza tutto ciò, quindi privi della forza di Dio, è normale applaudire alle espressioni sottostanti che procedono unicamente da una visione strettamente logica umana e, mi si permetta, sostanzialmente egocentrica. Peccato che tale visione puramente logica si sia fatta largo, o quanto meno stia alettando troppi ambienti ecclesiali, nati per ben altre logiche, segno che da quegli ambienti la cosiddetta "grazia" se n'è ben fuggita ... Non mi meraviglia, dunque, che tale espressione sia oggi sostenuta addirittura da chi, un tempo, fu il più tagliente moralista cattolico che abbia mai conosciuto.
Le risposte patristiche, sotto il razionalissimo discorso di Freud, fanno veramente respirare tutta un'altra atmosfera!  


«“Ama il prossimo tuo come te stesso”, è una frase nota in tutto il mondo, è certo più antica del Cristianesimo, che la considera la sua più straordinaria rivendicazione, ma altrettanto certamente non è antichissima; in epoca storica era ancora ignota al genere umano. Nei suoi confronti vogliamo assumere un atteggiamento ingenuo, porci innanzi a esso con l’ingenuità della prima volta: non riusciremmo a reprimere una sensazione di sorpresa e confusione. Perché dovremmo farlo? Che bene ce ne viene? Ma soprattutto, come riuscirci? Come può essere possibile?». Insomma, «il mio amore è una cosa di valore che non ho il diritto di sprecare senza riflettere. Mi impone doveri per compiere i quali devo essere pronto a fare sacrifici». Dunque, «se amo qualcuno, deve meritarselo in qualche modo. Se lo merita se mi assomiglia così tanto da farmi pensare di poter amare me stesso in lui e se lo merita se è rispetto a me così più perfetto che io posso amare in lui l’ideale che ho di me; devo amarlo se è il figlio del mio amico, perché se gli accadesse qualcosa, il dolore del mio amico sarebbe anche il mio dolore, lo dovrei condividere». Ma quando si tratta di uno sconosciuto? «Se è per me completamente un estraneo e non mi attrae per alcuna sua caratteristica che abbia un significato già acquisito nella mia vita emotiva, mi sarà difficile amarlo. E invero, farei male a farlo, poiché il mio amore è considerato dalla mia gente un segno del fatto che preferisco loro agli altri e sarà quindi per loro un’ingiustizia se li metto sullo stesso piano di uno sconosciuto. Ma se io devo amarlo (di quest’amore universale) soltanto perché anche lui è un abitante di questa terra, come lo è un insetto, un verme o una biscia, allora temo che potrò concedergli solo le briciole del mio amore». Una porzione «certo inferiore a quella che, secondo il ragionevole giudizio, sono autorizzato a trattenere per me stesso. A che serve un precetto enunciato con tanta enfasi, se il suo adempimento non appare sensato?». E poi, «non soltanto questo straniero non merita in generale il mio amore», prosegue Freud, ma «devo onestamente confessare che si merita più che altro la mia ostilità e il mio odio. Egli, infatti, non sembra avere la benché minima traccia d’amore per me e tantomeno mi dimostra alcuna considerazione. Se gli torna utile non esita a offendermi né si preoccupa di domandarsi se il vantaggio che ne ricava sia proporzionato al danno che causa a me. Invero, non ha nemmeno bisogno di ricavare un vantaggio: se facendolo può soddisfare il suo desiderio, non si fa problemi a prendermi in giro, insultarmi, calunniarmi e dimostrarmi la sua superiorità. E più lui si sente sicuro e io sono debole, più certamente posso aspettarmi che si comporti così con me». 

Sigmund Freud, Il disagio della civiltà, 1930
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«Per capire il significato di questo discorso, ti darò un'immagine presa dai Padri.
Supponi un cerchio disegnato a terra, cioè una linea tonda disegnata con un compasso e un centro.
Viene denominato centro precisamene la parte centrale del cerchio. Applica la tua mente a quanto ti dico. Immagina che questo cerchio è il mondo; il centro è Dio e i raggi, i diversi modi o stili di vita degli uomini.
Quando i santi, che desiderano avvicinarsi a Dio, camminano verso il centro del cerchio, nella misura in cui penetrano all'interno, si avvicinano l'uno all'altro allo stesso tempo a Dio. Più si avvicinano a Dio, più si avvicinano vicendevolmente; e quanto più si avvicinano tra loro, più si avvicinano a Dio.
Tu capisci che è la stessa cosa nel senso opposto: quando uno si allontana da Dio, si ritira all'esterno. È evidente, allora, che più lontani siamo da Dio, più ci si allontana l'uno dall'altro e più ci si allontana da Dio.


Tale è la natura dell'amore. Nella misura in cui siamo esteriormente [al cerchio] e non amiamo Dio, nella stessa misura ognuno di noi ha una distanza dal prossimo. Ma se amiamo Dio, tanto ci avviciniamo a Dio con l'amore per Lui, tanto siamo uniti all'amore del prossimo e, nella misura in cui siamo uniti al prossimo, lo siamo a Dio».


Tratto da: Dorothée de Gaza, Instructions spirituelles, (Sources Chrétiennes, 92), ed. du Cerf, 1963 Paris 1963, pp. 285-287.


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«Il Signore è Amore. Ci ha comandato di amarci gli uni gli altri e di amare i nostri nemici; lo Spirito Santo ci rivela tale amore.

L'anima che non ha conosciuto lo Spirito Santo non comprende perché si può amare i propri nemici e non l'accetta. Ma il Signore ha compassione per tutti gli uomini e colui che vuole essere con il Signore deve amare i suoi nemici». 


San Silvano l'Atonita.

2 commenti:

  1. Leggo sul Foglio di oggi un articolo su un intellettuale serio come Alain Finkielkraut, che
    Seguo spesso con interesse e ammirazione, chiama "idiota" il papa; sempre oggi leggo la lettera che una quarantina, ma oggi ormai 60, di studiosi, preti, professori d'università hanno scritto al papa dandogli indirettamente dell'eretico, o almeno di uno che protegge gli eretici. Ma in che mondo ci tocca vivere? Come finirà questa tragedia nel cristianesimo? Che si avvicini la fine di tutto?

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  2. Gentile Sergio,
    non si rattristi più di tanto. Una cosa sono certi chierici o papi eretici (che sempre sono esistiti nella storia). Un'altra cosa è la Chiesa come mistero di salvezza voluto da Cristo. Dio è sempre vicino agli uomini di buona volontà e in ciò non si lascia influenzare dalla presenza dei vari "Bergogli" che ci tediano. Nel caso del papa argentino, si può dire che sta mietendo ciò che ha seminato, incurante dei mille consigli e suggerimenti che sinceramente gli sono stati dati. Non riceve altro che il frutto di un'attività nella quale si è prodigato con gran sudore della sua fronte.

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