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domenica 12 novembre 2017

Anaxios! (Indegno!)


Spesso in questo blog pongo dei riferimenti al mondo Cristiano orientale nella convinzione che non debbano essere estranei e allontanati dalla riflessione di un cristiano occidentale. È ancora fin troppo prevalente, infatti, l'opinione che l'Oriente cristiano sia qualcosa di isolato e "a parte" rispetto agli interessi e alla storia occidentale, qualcosa di folclorico se non di stravagante. 

Alla stravaganza si da, a volte, una ospitalità ma è ovvio che non debba lasciare alcun segno. Ricordo il sentimentalismo con il quale era considerata l'Ortodossia agli inizi degli anni '80 dove non esisteva parrocchia, quasi, che non facesse una piccola mostra di icone di carta. Tutto ciò era una moda che non ha lasciato nulla e spiega, per altri versi, la profonda crisi nella quale oggi versano le stesse realtà cattoliche orientali in Italia.

Nei casi peggiori l'Ortodossia la si condanna tout-court come qualcosa di eretico (quando mai è stata definita tale da un papa) e, in ogni evenienza, come qualcosa che non deve riguardare l'Occidente. Quest'ultima opinione accomuna, guarda caso!, gli opposti schieramenti cattolici, segno che, alla fine, sono fatti della medesima pasta. Non dimentichiamo che il tanto esecrato Lutero, da parte dei tradizionalisti cattolici, apparteneva ad uno dei più rigorosi ed integerrimi conventi agostiniani del tempo!

Sembra che alle persone vada bene separare ambiti, situazioni, tempi, non tanto per una metodologia di studio quanto per non trarre una comprensione globale dei fatti dell'esistenza o per dare comprensioni solo parziali, utili ad essere modellate o alterate da chiunque. Allora è bene dire che l'Ortodossia non riguarda affatto il Cattolicesimo, che è tutta un'altra storia e che ognuno ha una sua verità, ammesso che pure si creda ancora ad una verità. Personalmente cerco di vedere un significato in ogni cosa e in ogni ambiente, un significato unitivo che indichi una verità a livello profondo, una verità valida per tutti. Ma non è così che normalmente le persone si muovono e le istituzioni, per conservare se stesse, odiano tale genere di pensiero che potrebbe metterle a nudo.

Diversi anni fa l'ex presidente dei teologi italiani, Luigi Sartori (1924-2007), confidava volentieri ad uno studioso ortodosso che "[...] il Cattolicesimo ritiene interessante il Protestantesimo in quanto aperto all'avvenire, non l'Ortodossia perché testimone solo del passato". Tale dichiarazione rilasciata confidenzialmente in un momento di relax, tra una conferenza e un'altra nell'ambito di un convegno, indica la mentalità generale del Cattolicesimo. 
Giovanni Paolo II, ricevendo una delegazione ortodossa in Vaticano nei primi anni '90, dichiarò confidenzialmente ad un archimandrita da me conosciuto, oggi vescovo: "Il Cattolicesimo ha camminato lungo la storia in questi secoli, non si è fermato come voi. Iniziate dunque a muovervi!".
Ecco la stessa mentalità che rivela pure una furba strategia con la quale si vorrebbe fare leva sul senso d'inferiorità tipica dei popoli del mediterraneo orientale dinnanzi all'Occidente.

Mi è assolutamente evidente che, con tali ingenue idee condivise contemporaneamente dai cosiddetti progressisti (per quanto riguarda Sartori) e dai cosiddetti tradizionalisti (per quanto riguarda il papa polacco), il Cattolicesimo si da la zappa sui piedi.

Il mondo ortodosso ha qualcosa di peculiare, certamente, ma rimanda, come Sartori suo malgrado ha dovuto ammettere, all'antica tradizione comune che un tempo viveva anche nel Cattolicesimo. D'altronde, differenze più o meno grandi sono sempre esistite: il pensiero del latino Ambrogio non era certo identico a quello del greco Basilio. Eppure entrambi erano in comunione tra loro. Nel Cristianesimo quello che genera problema non sono le differenze ma le incompatibilità. 

Oggi, come osserva l'eremita Gabriel Bunge, ci troviamo in pratica dinnanzi a due sistemi operativi differenti, Cattolicesimo e Ortodossia che sono come Windows ed Apple. Tutto ciò si deve necessariamente imputare a qualcosa, visto che all'inizio non era affatto così al punto che certi territori dell'Italia nord orientale furono evangelizzati da alessandrini egiziani e la cosa non creava alcuna opposizione.

Quello che è chiaro è che l'Oriente Cristiano, nonostante mille problemi, mostra ancora com'erano anticamente le Chiese. E questo non dovrebbe lasciare indifferente l'Occidente, se è in cerca di un'autenticità con la quale tornare alle proprie radici, invece di perdere tempo a fare riforme puramente esteriori e di facciata o, "camminando nella storia", a rendere sempre più inconsistente il Cristianesimo stesso*.

Uno degli aspetti antichi che, personalmente, mi ha sempre interessato, è il potere, perché di reale potere si tratta, conferito al popolo nell'approvare o rifiutare una decisione clericale. È esattamente quanto succedeva anticamente: il popolo poteva accogliere o respingere un concilio, un vescovo, una decisione ecclesiale e di ciò, poi, non si poteva fare più nulla. 

In Occidente pian piano cambiano le carte in tavola ("Il Cattolicesimo ha camminato lungo la storia"!) e il clero inizia ad avere un potere assoluto, cosa accelerata soprattutto dopo la crisi luterana, alle soglie dell'epoca moderna. A l' État c'est moi!, attribuita a Luigi XIV, corrisponde l' Église c'est moi! del clero. E in tal senso non è una semplice boutade, quella del tradizionalista don Gilles Wach, quando una quindicina d'anni fa mi disse: "La Chiesa? Sono i cardinali e il papa la Chiesa, nessun altro!".

Dovrebbe essere, oggi, ovvio a tutti che tale sistema può finire per essere contro la Chiesa stessa, proprio per la presenza di atteggiamenti rivoluzionari da parte del papato attuale, atteggiamenti che nessuno nel Cattolicesimo riesce a trattenere. Mi si dirà che ci si trattiene dal fermare il papa per una questione di pura opportunità, per non ingenerare scandalo. In realtà in materia esiste un voluto vero e proprio vuoto legislativo. 

Infatti il "sistema operativo" è tale che i laici, dinnanzi ad una decisione clericale, devono solo obbedire. Che strumenti hanno, oltre a quello di far sentire, inascoltati, la loro voce? Nessuno! Perfino i 4 cardinali (oramai solo 2!) che vorrebbero porre un freno a certe stravaganze papali si trovano in grossa difficoltà e devono fare appello a un "istituto antico", con il quale si poteva correggere un gerarca ecclesiale, ossia, in definitiva, ad un istituto tipico del mondo ortodosso, non di quello cattolico dei tempi moderni.

Ebbene, l'Ortodossia è là per ricordare che, nonostante tutto, è ancora vivo un sistema alternativo, un "sistema operativo" diverso e antico. Vediamone un esempio.

Nel filmato da me inserito, si nota come all'ingresso di una processione episcopale, in Balamand (Libano) un vescovo viene contestato al corale grido arabo dell'assemblea: "Indegno!", ("anaxios", in greco). Questo grido, si noti bene, non è una moda mutuata dallo stadio, ma è sempre possibile da parte del popolo, essendo prima di tutto un vero e proprio intervento liturgico. La tanto conclamata "actuosa participatio" (partecipazione attiva) del popolo, un pretesto con il quale è stata spesso sovvertita la liturgia in Occidente, io la vedrei esattamente qui!

Così, dinnanzi all'indisponibilità del popolo il clero deve mettersi da parte (o dovrebbe farlo)**.

Ciò è fino ad oggi un sogno, in Occidente, dove il clero si è abituato ad essere un piccolo feudatario della propria Chiesa con tutto ciò che ne segue. E i cosiddetti "progressisti", che ritengono di parlare in nome del popolo, sono poi tra i feudatari peggiori proprio perché non sono controllati e limitati da niente e da nessuno ...

_____________

* "Camminare nella storia" in senso autentico dovrebbe comportare l'immutabilità del messaggio cristiano, per il semplice fatto che è ancorato alla Rivelazione. Immutabilità pur adoperando anche nuovi linguaggi. Sappiamo che spesso non è stato così al punto che la pars christiana è indebitamente scesa nello stesso livello di chi la contestava, nella stessa arena, adoperando mezzi e strumenti identici ai propri oppositori, cosa che alla lunga ha intaccato le sue fondamenta. Questo è lungi dall'essere chiaro a tutti in Oriente e poiché in Occidente lo si vive non se ne ha lucida coscienza.

** Che oggi anche l'Oriente cristiano tenda a seguire sempre meno determinate antiche prassi, lo si evince da molti fatti. Oggi è in corso una strisciante clericalizzazione nell'Ortodossia, come avvenne in forma chiara in Occidente tra l'XI e il XIII secolo. Per questo il popolo, che pure ha ancora voce in capitolo, tende a non essere ascoltato e avvengono veri e propri processi di decadimento ecclesiale che il popolo, o quella parte ben formata di esso, non può frenare. 
Riguardo al fatto segnalato da questo filmato, un'amica libanese mi scrive: "L'archimandrita Y. B. è veramente indegno di divenire vescovo. Per questo le persone gridano così in chiesa. Purtroppo il patriarca l'ha ordinato ugualmente, di notte e segretamente...". Ecco che pure l'Oriente, per cercare di "camminare come l'Occidente", diviene clericalista rovinando la propria Chiesa. Un problema, questo, da me ampiamente riscontrato nel contesto della diaspora in cui avvengono diverse ordinazioni sacerdotali con le persone meno indicate, pur di avere qualche sacerdote in più. Ovviamente in questi casi il vescovo non ama essere contestato: sembra succube di un concetto magico del proprio "potere", come se potesse rendere automaticamente buono ciò che di fatto non lo è. Gli si crea attorno, allora, quel tipo di piaggeria che si conosce bene per averla vista attestare in molte curie cattoliche dove non è la verità ad essere importante ma quanto conviene fare al momento. Ciò rende questi ambienti sempre più formali e la formalità, l'abbiamo visto nei precedenti post, è lo stadio precedente all'alterazione sostanziale di una Chiesa, come storicamente è spesso avvenuto.

4 commenti:

  1. Gentile signor Pietro,

    quanto da Lei scritto invita a molte riflessioni, come di solito. Mi soffermerò soltanto su un fatto che, seppur da Lei non risaltato, mi pare soggiaccia a tutto il suo argomento.

    Non si può ormai ignorare che una grande maggioranza del cosiddetto “tradicionalismo” cattolico non si attacca affatto alla Tradizione, ma ad un ricupero di una situazione “felice” –diciamo preconciliare– che viene a torto identificata con Essa. Qualche fa infatti arrivai alla conclusione che le loro critiche verso l’attuale papa non vengono motivate da una rivalutazione dell’ipertropia della funzione di questi; infatti stanno ancora sperando l’arrivo di un papa loro favorevole per andare a baciarne i piedi! Ma questo attegiamento ha un’altra, da me inesperata, consequenza.

    Come senza dubbio Lei sa, nella seconda metà dell’Ottocento ebbe luego un fenomeno di conversioni di personalità protestanti (soprattutto anglicane, si veda J. H. Newman) verso la fede cattolica, insieme ad un rinovato studio delle fonte patristiche e del mondo cristiano orientale. Questo però non risultò in un approfondimento delle realtà di questo, ma piuttosto venne utilizzato dagli apologisti cattolici come ulteriore pretesto per dimostrare il carattere eretico (a fuer di “cadaverico”) dei cristiani orientali. Nei rapporti fra cattolici e protestanti, questo aveva lo scopo (riuscito!) di dimostrare che la sola alternativa alla “modernità” protestante risiedesse nella “tradizione” cattolica – si veda la conversione del sopraddetto Newman. Passato il Concilio Vat. II, con la sua apertura ecumenica, questo vecchio attegiamento si mutò in uno nuovo, ma allo stesso scopo. Si cominciò a negare l’esistenza di una divergenza dogmatica e teologica reale fra la chiesa cattolica e sia quella ortodossa e quelle monofisite e nestoriane del Prossimo Oriente. E’ così che si dice che non esiste differenza reale fra le concezione cattoliche ed ortodosse della processione dello Spirito Santo e la trasmissione della colpa del peccato d’Adamo, e che tutto si può ridurre a mere differenze terminologiche nate dalla mutua incomprensione –forse si ricorda che scrissi qualche anno fa un commento, da Lei dopo commentato, sul Filioque; io stesso ero in quel tempo influenzato da questa prospettiva–; oppure che i monofisiti (o “miafisiti” come si preferisce di chiamareli oggi) in realtà non difendono una posizione cristologica inacettabile da parte della Tradizione sia cattolica che ortodossa, ma piuttosto sono colpevoli soltanto di rifiutare in termini puramente canonici il Concilio di Calcedonia. Guardando più da vicino (poichè ho amici che sostengono questi attegiamenti), mi è parso che a volte (per esempio in ambito liturgico) si fa ricorso alla prassi e teologia dei cristiani monofisiti o nestoriani per “contrapporle” alla tradizione bizantina e quindi in certo modo “giustificare” alcune innovazioni occidentali e buttare il sospetto piuttosto sul cristianesimo ortodosso.

    Certo non sospetto alcuna malafede da persone da me conosciute che hanno questo attegiamento. Ma poichè lo vedo fomentato da un settore dell’apologetica “prefessionista” e da certe istanze ecclesiali, mi chiedo se non sarà una riedizione di quest’attitudine ottocentesca, orientata a “dimostrare” che la sola alternativa al protestantesimo –nonostante le simpatie verso di questi– si trova nel mondo cattolico, visto che il cristianesimo orientale “in realtà non è che una variante più ‘esotica’ del cattolicesimo”; e al contempo che per questo motivo non si deve cercare la Tradizione più pura nel mondo orientale (ancor meno in quello ortodosso, che in caso di necessità viene sottovalutato tramite parallelismi, reali o supposto, tra il mondo cattolico e quello monofisita e nestoriano).

    Grazie mille e tanti saluti.

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  2. La ricerca della Tradizione è il punto fondamentale di tutto, la sua chiave di volta. Poco importa se l'espressione di questa tradizione spirituale e teologica sia qui o là. L'importante è che non leda il Vangelo, non ne faccia una diminutio, come oggi spesso accade. Il cristiano occidentale che si accosta alle Chiese antiche lo deve fare in questa prospettiva non per divenire bizantino ma per divenire più autenticamente se stesso. L'esempio del ruolo dei laici, che ho posto sopra, è indicativo, in tal senso.
    I laici radicati nella tradizione possono porre un limite, un veto, a certe risoluzioni clericali, rendendole dunque inefficaci. In teoria questo è ancora possibile in Oriente, nonostante certi chierici lo sentano sempre più antipatico e nutrano (guarda caso!) una smodata stima per il Vaticano ("Loro sì che ci sono riusciti a mettere alla porta quei noiosi e rompiscatole di laici!").
    In Occidente questo non è più possibile e ne è prova le mille lamentele dei laici e l'orecchio da mercante di papa Francesco.
    Direi che prima di tutto si deve iniziare a considerare questo. Troppo facile (oltre che stupido e controproducente) infangare l'Oriente e la sua tradizione. Troppo facile perché così ci si evita la fatica di studiarlo e di imparare qualcosa che può benissimo tornare utile qui.

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  3. Interessantissimo articolo, come sempre. Mi viene istintivo chiedere come si riconosce nell'ortodossia il popolo santo da quel genere di "popolo" che in occidente è al servizio di un certo tipo di forze (anti)culturali di tipo rivoluzionario. Come si distingue il grido di "indegno" proveniente dal vero popolo ortodosso da quello che potrebbe colpire un pastore che semplicemente dice cose che i più, di mentalità mondana, non amano sentirsi dire? Il primo andrebbe ascoltato e reso efficace, il secondo ignorato. Che cosa avviene, in pratica? Quali anticorpi garantiscono di discernere tra il popolo e la folla che grida "Barabba"?

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    1. Il Vangelo è chiaro: "Dai frutti li riconoscerete". In quanto uomini tutti siamo soggetti all'errore, chierici e laici. Ma sono i frutti che fanno riconoscere se le decisioni intraprese sono buone o meno. Quest'opera di riconoscimento a volte richiede del tempo, perché non è un'azione magica e deve mettere in campo diverse persone nella Chiesa per operare quello che si chiama "discernimento".
      A tal fine, nella Chiesa è sano che la voce sia data anche ai laici in quella che è un'opera decisionale loro spettante. Negli antichi concili non c'erano solo chierici ma pure laici ossia monaci non preti e anche l'imperatore esprimeva i suoi pareri. I monaci, come dei laici che vivevano la fede ad una certa profondità potevano ratificare o contestare le affermazioni proposte. In questo senso TUTTA la Chiesa lavorava per discernere il bene per l'intera Chiesa stessa.
      Poi sono cambiate la carte in tavola: i laici (e i religiosi laici) sono stati messi di fatto alla porta e la Chiesa è divenuta prevalente unico possesso dei preti. Il papa ha sostituito il ruolo direttivo e supervisionale dell'imperatore. Se non è un'alterazione ecclesiologica questa, cos'è?
      Lutero fu l'ultimo che cercò, in modo poi risultato smodato, il ruolo dei laici nella Chiesa finendo però per sopprimere i chierici e odiare la Messa quale luogo in cui il sacerdote, in quanto tale, esercitava la sua funzione.
      Dopo di lui, la Chiesa romana si è chiusa a chiave e pure oggi, nonostante si blateri tanto sul ruolo dei laici, questi ultimi non hanno di fatto alcuna possibilità di incidere praticamente nella Chiesa.
      Chi cambia il Cattolicesimo odierno sono i chierici, non influenzati dai laici credenti ma dai laici agnostici. I risultati sono sotto gli occhi di tutti ma pochi sono in grado di vederne le vere cause.

      Il grido di "indegno" è uno degli ultimi spazi dato ai laici in Oriente perché anche l'Ortodossia è fortemente tentata dal clericalismo occidentale. A parte che i vescovi non si eleggono più come nell'antichità (e la cosa accomunava Occidente e Oriente, basti pensare all'elezione di sant'Ambrogio), ma i chierici iniziano a fare manovre sempre più ardite per prendere l'esclusivo "potere" nella Chiesa.
      Per questo motivo non rari vescovi ortodossi hanno in antipatia l'attuale monachesimo, che veicola ancora la coscienza ecclesiastica antica. Con alcuni secoli di ritardo vediamo qua e là affiorare dinamiche un po' simili a quelle della Chiesa latina che poi l'ha portata nel vicolo cieco attuale.

      Se i laici lasceranno fare, come è accaduto da noi, avverrà pian piano l'alterazione dell'Ortodossia. A quel punto anche se le Chiese non saranno formalmente unite, lo saranno certamente di fatto perché, riti a parte, avranno lo stesso stile ecclesiastico, ovunque si respirerà la stessa "aria".

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