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mercoledì 15 novembre 2017

Intervista all'eremita Gabriel Bunge

Riporto un'intervista rilasciata dal monaco Gabriel Bunge perché ha alcuni punti, a mio avviso, interessanti che ho sottolineato. L'ho tradotta da qui integrandola con il suo originale inglese.
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- Padre Gabriele, anche se hai parlato della tua vita in altre interviste, raccontaci ancora un po' di te.

- Vivo a Roveredo, un piccolo villaggio di circa 100 abitanti. Il mio monastero è sopra il villaggio nei boschi, nelle montagne della regione di Lugano, la parte italiana della Svizzera.

- Sei stato cattolico fin dall'infanzia?

- Sì, ma non un cattolico praticante per tutta la vita. Mio padre era luterano, mia madre cattolica, e io ero battezzato cattolico. E, come spesso accade in questi casi, nessuno dei miei genitori praticava la sua rispettiva religione. Né mio padre né mia madre andavano in chiesa. E così neppure io. Ma siccome i giovani vanno sempre per la loro strada, ho riscoperto la fede del mio battesimo. All'inizio andai alla Chiesa cattolica, da solo. I miei genitori non mi hanno incoraggiato, lo hanno solo tollerato.

- Anche tua madre?

- Era una cattolica credente, ma a causa del suo matrimonio con un luterano, perse la pratica. Solo molto tempo dopo, quando ero già monaco, tornò in chiesa e iniziò a praticare la sua fede cattolica. Mio padre andava a malincuore con lei, almeno a Pasqua o a Natale, perché non voleva passare le vacanze da solo.

- Dove sei nato?

- Sono nato a Colonia ma abbiamo lasciato quella città quando avevo due anni a causa della guerra. Quella città, vecchia di quasi 2000 anni, fu quasi rasa al suolo. Era come Hiroshima. Circa l'ottanta percento fu distrutto e gli americani suggerirono persino che fosse ricostruita altrove: sembrava inutile provare a ricostruire da quelle ceneri. Tuttavia le persone erano estremamente attaccate alla loro città; la grande cattedrale era ancora in piedi, anche se molto danneggiata. Anche le dodici chiese romaniche [1] furono terribilmente danneggiate. Per dieci anni non vivemmo a Colonia, ma in una piccola città, in campagna. Solo nel 1953 è stato per noi possibile tornare. Così, ho trascorso la mia giovinezza a Colonia e sono andato lì al ginnasio. Amo ancora quella città. La cattedrale gotica, una meraviglia dell'architettura gotica, fu costruita sul luogo in cui tutte le cattedrali risalivano ai primi tempi del Cristianesimo. Uno dei primi vescovi di Colonia fu uno stretto collaboratore dell'imperatore Costantino. Sotto la torre nord c'è un battistero del IV secolo. C'è una chiesa di San Gereone a Colonia, dove l'ottagono arriva a cinque o sei metri. È una chiesa romanica, del IV secolo e ha reliquie dei martiri romani. Ci sono così tante tracce della Chiesa indivisa, dell'inizio del Cristianesimo che da questi reali fatti archeologici sono stato "spinto" a scavare più a fondo nelle fondamenta della Chiesa. Sono uno storico di formazione, un numismatico.

- Questi ricordi ti fanno sentire il desiderio di "fondere" l'Europa assieme con la Chiesa del primo Cristianesimo?

- Certo non conobbi la Chiesa ortodossa per molto tempo. Ho scoperto l'esistenza dell'Ortodossia poco a poco. Alcuni dei miei amici ortodossi odierni mi hanno detto che i cattolici sanno che noi “esistiamo” e null'altro. Anche le persone semplici ci chiedono: “Venerate pure la Madre di Dio?”. La loro conoscenza dell'Ortodossia è ancora molto povera e questo succede ancora dopo 50 anni dal Vaticano II, che sembrava aver “aperto le finestre” di quella che fu una Chiesa cattolica molto chiusa. Ho scoperto poco per volta tutto ciò da solo. Non conoscevo nessuna comunità ortodossa; non c'erano chiese ortodosse nelle città perché i russi, almeno, celebravano nelle chiese protestanti date loro in uso per un paio d'ore alla domenica, come spesso accade anche oggi. A Lugano gli ortodossi russi hanno comprato una piccola chiesa protestante vuota e inutilizzata. Tutte le altre comunità ortodosse, come i rumeni, celebrano nelle chiese cattoliche date loro in uso. Ma ora abbiamo una piccola chiesa che dev'essere pagata. Si sta gradualmente trasformando in una chiesa ortodossa, con un'iconostasi e tutto il resto.

Quindi, ho scoperto l'Ortodossia poco a poco. Quando avevo circa diciannove anni, dopo il ginnasio [2], andai con un amico a Roma, e lì scoprii il periodo paleocristiano: le catacombe, le antiche chiese, quelle fondate dai SS. Costantino ed Elena e così via. Fu molto impressionante. Devo confessare che questo ha rafforzato la  coscienza di me stesso come cattolico. Roma è terra apostolica - ecco la tomba di San Pietro, quella di San Paolo, Santa Maria Maggiore, Santa Croce, San Giovanni in Laterano ... tutte queste chiese paleocristiane, questa incredibile continuità archeologica. Ma è stato molto più tardi che ho scoperto che anche se c'è continuità sul piano dell'architettura, non c'era continuità a livello della Chiesa apostolica, nel fondamento.

Ho scoperto solo più tardi che Santa Maria Maggiore e le altre chiese sono sempre state le stesse, ma questa continuità non esiste in altri livelli, i livelli più essenziali. È lo stesso con gli anglicani. Hanno la Cattedrale di Sant'Agostino a Canterbury a un livello, ma a livello teologico non c'è continuità, c'è una rottura. Tuttavia, all'epoca ero troppo giovane per essere consapevole che ci sono così tante rotture e interruzioni nella storia della Chiesa occidentale. Dovevo scoprire questo da solo, gradualmente.

Le persone spesso mi chiedono perché sono divenuto ortodosso e se c'è stato un momento o un evento cruciale in quest'evoluzione. C'è stato un momento cruciale, e anche se l'ho già detto, lo ripeterò. Dovevo scoprirlo - prima a livello letterario, attraverso libri, musica, ecc. È lo stesso per il monachesimo - ho dovuto scoprire il suo spirito attraverso gli scritti dei padri del deserto. Ma ho scoperto l'Ortodossia reale e vivente nel ventunesimo secolo, quando fui in Grecia. Ero uno studente, non ancora monaco. Non potevo ancora entrare nel monastero perché mio padre non lo permetteva. Ero troppo giovane. Ringrazio il cielo che non l'ha permesso, perché in quel modo ho avuto l'opportunità di viaggiare in Grecia con altri studenti e di scoprire l'Ortodossia lì vivente. Vidi i santi monasteri e incontrai persino un santo monaco. Sono andato alla liturgia. Questo era prima del Vaticano II. I greci erano estremamente gentili e amichevoli con me come cattolico. Oggi probabilmente sarebbe diverso, perché i cattolici sono cambiati completamente verso gli ortodossi.

- Verso il meglio, o verso il peggio?

- Dal peggio al meglio. Ma ora gli ortodossi tengono le distanze perché si sentono invasi.

Ho visitato i seminari e i monasteri in Grecia, e una volta ho detto ai monaci e agli studenti: “Qui va tutto bene e mi piace ma ... è un peccato che siate separati da noi”. La risposta immediata fu: “Ti sbagli, sei tu che ti sei separato”. E così mi sono confrontato per la prima volta (avevo solo ventun anni) con questo fondamentale problema della separazione che è vista in modo diverso in Oriente e in Occidente. Chi ha ragione? A ventun anni non avevo i mezzi per verificare la risposta. Solo poco a poco li ho ottenuti e così ho scoperto che in realtà è l'Occidente che si è separato dalle fondamenta comuni. C'è la continuità archeologica, nelle famose chiese dei tempi di Costantino ed Elena ad esempio, ma a livello essenziale - teologia, liturgia e tutto il resto - non c'è. Il mio piccolo libro, Earthen Vessels [3] parla di un piccolo aspetto che è assai essenziale: c'è stata un'interruzione.

- Precedentemente ha menzionato di aver letto il libro dello storico tedesco Johannes Haller [4] sulla storia della Chiesa fino al 1500, così come altri libri sul papato, come quello di Abbe Guettée. [5]

- Sì, in effetti ora sto leggendo il libro di Haller. È un libro che tratta puramente di storia, mentre il libro di Guettée è polemica. Vedete, Haller era imparziale, molto silenzioso e aveva libero accesso alla biblioteca vaticana. È un libro di storia oggettivo, ha uno spirito molto tranquillo, ma è molto potente. I fatti sono schiaccianti.

- Hai detto di essere ora felice di leggere la storia della Chiesa, non prima, perché avrebbe potuto farti perdere la fede. Potresti approfondire? Pensi che sia necessario essere forti per affrontare i fatti, giusto?

- Sento che la fede nei giovani dev'essere preservata, protetta. Quando si ha una base solida, criteri sufficienti nella propria mente e una fede più forte, si è in grado di giudicare.

- Intendi una solida base nella fede cristiana, non necessariamente nella fede cattolica?

- Sì, quindi puoi confrontarti con questa massa di fatti storici.

- Perché ritieni che questi fatti fatti da soli possano essere troppo devastanti o scandalosi per le persone?

- Sì, naturalmente. Vedi, la storia non è teologia. La storia è solo fatti, quanto è successo. Il lavoro di Haller descrive tutti gli alti e bassi ... è affascinante, ma è la vera storia. Ti pone delle domande ...

- Storia, difetti e tutto?

- Sì, con tutti i difetti e la rivendicazione del primato del Papa, di essere il capo della Chiesa. È molto strano, già nel IV secolo papa Damaso sosteneva che la Chiesa romana (non ancora il Papa) aveva il primato su tutte le altre Chiese a causa di ciò che Gesù Cristo disse a Pietro: “Tu sei una roccia, e su questa roccia io costruirò la mia Chiesa” (cfr Mt 16, 8). Così loro, a Roma, hanno identificato questa roccia con un'istituzione, con qualcosa di visibile: la Chiesa romana. Sebbene molti padri della Chiesa, sia in Oriente sia in Occidente, identificano tale roccia, come fece Sant'Ambrogio di Milano nell'anno 382, con la fede del popolo. È la confessione di Gesù Cristo come il Figlio del Dio vivente. Non era la fede personale di Pietro; egli non era un teologo o un apostolo migliore degli altri. Gli fu rivelato dal Padre. Questa è la roccia che non può essere distrutta. Pietro poco dopo dimostra di non aver capito nulla di tale confessione ed è chiamato “diavolo”. Il Signore dice: “Allontanati da me, Satana” (cfr Mt 16, 23), e così via. Non solo sant'Ambrogio, ma anche i padri più importanti dell'Oriente e dell'Occidente dicono la stessa cosa. Per i cattolici romani è assolutamente ovvio che questa roccia sia la persona di Pietro. E Pietro secondo la tradizione morì a Roma e quindi dev'essere la Chiesa romana e il suo successore, il vescovo di Roma, ad essere questa roccia. Ma Pietro fu in molti posti. Perché deve essere solo il luogo in cui è morto? Molte persone potrebbero affermare di avere la sua tomba ... ma morì a Roma, come San Paolo. Questa è una ragione sufficiente per tale città, che fu la capitale dell'impero romano di allora, per divenire anche il capo di tutte le Chiese? Se c'è una città che potrebbe rivendicare quel titolo sarebbe Gerusalemme, la città dove morì nostro Signore, non Pietro. A Gerusalemme c'è la tomba di nostro Signore e lì è risorto. Il capo della Chiesa è in ogni caso nostro Signore.

- Questo mi è sempre sembrato un esempio devastante di ciò che è chiamato in russo плотское мудрование [6] - mentalità carnale, un modo di pensare puramente terreno.

- Sì, e prese subito piede. E ciò che è così scioccante in questa storia del papato di Haller è proprio questo aspetto mondano; come dei mezzi spirituali, come la scomunica e l'interdetto, sono stati usati continuamente, per centinaia di anni, solo per ragioni politiche. E ciò che è ancora più scioccante è che le persone non si sono nemmeno preoccupate di obbedire a tali interdetti. Intere nazioni erano sotto interdetto; questo significa niente Messa, niente sacramenti, niente campane, niente.

- Perché?

- Perché? Perché il re non si sarebbe arreso alle pretese territoriali del papa. Il papa combatteva sempre per il suo Stato che divenne sempre più grande, poi sempre più piccolo ed esiste ancora, così com'è nella funzione della Città del Vaticano. Era sempre per queste ragioni politiche, territoriali. Ma la maggior parte di questi paesi, centinaia di re, persino vescovi, semplicemente non si preoccuparono. Continuarono a celebrare la Messa a dispensare i Sacramenti e così via.

- Quindi erano tecnicamente in “disobbedienza” al Papa?

- Perfettamente. Per me, questo è stato scioccante. Anche oggi è scioccante. È scioccante che tali mezzi spirituali siano stati usati per motivi puramente materiali, politici e coloro che sono stati colpiti da questi interdetti non si sono preoccupati. Quindi, puoi immaginare che questo distrugge gradualmente la Chiesa dall'interno. Comprendi molto meglio perché il Cristianesimo occidentale ha distrutto e continua a distruggere se stesso dall'interno. Non dall'esterno. È orribile, devo dire. È ciò che chiamo “secolarizzazione”. Ci sono Papi che hanno combattuto in battaglia. Era cosa ordinaria per i cardinali avere eserciti e via dicendo. Questa è la secolarizzazione. Significa che la Chiesa stava chiudendo il proprio orizzonte in se stessa per includere interessi sempre più profani. I Papi stavano difendendo (comprensibilmente) la propria indipendenza dall'Imperatore, di cui avevano effettivamente bisogno, perché senza l'Imperatore non sarebbero più stati indipendenti dai duchi, dal re di Sicilia, ecc., da chiunque. Inizi a capire un sacco di cose.

- Presumo che tu stia leggendo questo libro nell'originale tedesco originale. Ci sono traduzioni?

- Questo è un classico, ma non lo so, ci sono dozzine di libri di questo tipo. Ho solo citato questo libro per dirti che anche adesso, in seguito, sono ancora interessato a tali domande, alla lettura di libri che durante il mio tempo di ricerca mi era vietato leggere. Non penso che mi sarebbe stato comunque molto utile, perché avrei completamente perso la mia fede.

- Proibito da chi?

- Dai miei professori nella facoltà cattolica dell'università. In Germania la teologia è insegnata dallo Stato e così ho ricevuto la mia educazione teologica da un'università statale. Quindi continuo a studiare solo per approfondire la mia comprensione delle ragioni della separazione tra Oriente e Occidente. Naturalmente da questo si può capire molto ma c'è ancora un grande mistero che non riesco ancora a capire: perché Dio lo ha permesso?


Puoi dire che è stato tutto errore del Papa ma i fedeli non hanno avuto scelta. Questo è quanto dico ai miei amici ora. Dico: “Guarda, non dovresti criticare o condannare i cattolici. Sono nati nella parte sbagliata della strada. Non è un loro errore. Non hanno scelta. Non hanno mai avuto scelta. L'intero Occidente apparteneva al patriarcato romano che gradualmente divenne sempre più grande; non facevano parte di altri patriarcati. In ogni caso, non sono [colpevoli] oggi. Questo è il loro errore: erano proprio nati lì”.   

- Com'è accaduto in Occidente, il processo di secolarizzazione non poteva avvenire in Oriente ?

In linea di principio sì, ma in realtà non è avvenuto. Penso che ciò sia dovuto al fatto che il processo di secolarizzazione, che ha sommerso il Cattolicesimo, è in realtà un processo molto lungo; la sua espressione più completa è il Protestantesimo, che è un fenomeno interno al Cattolicesimo. È un fenomeno interno alla Chiesa Occidentale intervenuto dopo la sua separazione dalla parte orientale della Chiesa; non avrebbe potuto svilupparsi precedentemente
Sto parlando di un'esperienza davvero terribile e, piuttosto che parlare di storia, comincerò dalla mia "piccola storia" di settantatré anni. Sono entrato in monastero all'età di ventidue anni, esattamente l'anno in cui fu aperto il Concilio Vaticano II. Con la mia esperienza in Grecia e tutto ciò, sono divenuto monaco a  Chevetogne [7] ed eravamo veramente felici della speranza che la Chiesa romana sarebbe tornata sui suoi passi; c'erano molti segni che dovesse accadere: Paolo VI desiderava fortemente e profondamente una riconciliazione con la Chiesa Ortodossa. Egli era, in realtà, l'incarnazione di un Giano [bifronte] della Chiesa Occidentale:

- Da un lato voleva concelebrare la liturgia con il patriarca Athenagoras, quando si incontrarono a Gerusalemme, e portò con sé un calice d'oro. Ma gli ecumenisti (grazie a Dio) separarono questi due vecchi, perché la situazione sarebbe divenuta peggio di prima dopo un simile atto. Così offrì il calice al Patriarca;
- Dall'altro, è provato che egli voleva rendere la messa latina accettabile ai protestanti attraverso le riforme liturgiche, senza pensare, senza rendersi conto che sarebbe divenuta allo stesso tempo totalmente inaccettabile per gli ortodossi.

Come si può vedere, la Chiesa cattolica si trova tra due posizioni opposte: l'Ortodossia Orientale e l'Occidente Protestante. La generale evoluzione non è andata verso l'Oriente, ma verso l'Occidente; divenendo una lenta "auto-protestantizzazione" della Chiesa romana, un'auto-secolarizzazione, con tutta la distruzione che abbiamo visto, sia fisica che spirituale. È veramente un disastro storico di una dimensione senza precedenti. Vedete, il Protestantesimo è un virus interno del Cattolicesimo e la Chiesa cattolica romana non ha anticorpi contro questo virus; l'anticorpo è l'Ortodossia che per cinquecento anni non è mai stata tentata dal protestantesimo; anche se ci fu un patriarca ecumenico che era in sintonia con il calvinismo (ce n'è stato pure uno ...) fu qualcosa di anedottico che non ebbe alcuna influenza nella coscienza ortodossa. La Chiesa ortodossa ha avuto molte opportunità per essere infettata dal Protestantesimo e dal laicismo, ma non è ceduta o ne è stata toccata solo superficialmente.

Un raffreddore piuttosto che un cancro?

Sì un raffreddore, non un cancro. Ed è veramente una tragedia di dimensione storica. Molti cattolici sono ora consapevoli di ciò perché non considerano più la Chiesa Ortodossa come un concorrente o un avversario. Ecco perché l'aiutano in ogni modo per stabilire le sue parrocchie in Occidente; offrono loro le loro chiese per servire la liturgia su altari cattolici - sarebbe stato inimmaginabile prima.


- Una cosa a parte: la scorsa primavera una delegazione dalla Russia fu presenta ad una celebrazione in Sicilia per commemorare l'aiuto dato dai soldati russi alle vittime del grande terremoto di Messina del 1908. Il clero russo presente fu invitato a servire la Liturgia per la locale presenza ortodossa nella Cappella Palatina di Palermo.

- Ah, bello. I russi celebrano continuamente solenni liturgie nella Cattedrale di San Nicola a Bari. Ne ho vista una celebrata da un metropolita russo, con quasi 20 sacerdoti e un grande coro e ho pensato che “è la liturgia che chiede questa magnifica cattedrale”. Ma quando era finita, iniziò una messa latina ... e ci sarebbe stato da piangere perciò; ci si poteva chiedere: “Che state facendo qui?”. In un certo senso, è qualcosa di straordinario ma dimostra che molti cattolici non sono più sicuri di avere ragione.

- Riguardo a quelli che stanno esitando, pensi che potrebbero andare nella direzione dell'Ortodossia, o potrebbero invece rinunciarvi completamente?

Penso che l'unica via d'uscita è trovare la propria ortodossia perché, a meno che Dio non faccia un miracolo senza precedenti trasformando tutti nell'Ortodossia bizantina, c'è un'intera cultura che vi si oppone. Ma costoro devono rivolgersi alla propria ortodossia, alle proprie tradizioni. Durante tutti questi anni, quando ho scritto dei piccoli libri, avevo l'obiettivo, come monaco, di aiutare le persone ad avere una vita spirituale, per riscoprire, tornare al proprio patrimonio che, naturalmente, è lo stesso del nostro perché abbiamo le stesse radici. Ma il risultato dei miei sforzi è vicino allo zero, almeno tra i monaci; soprattutto tra loro: i libri sono principalmente letti da laici, non da preti o monaci ... I monaci sono quelli che praticano yoga, reiki ecc. Quando lo dici ai monaci russi, sono scioccati, non possono immaginare che possa esistere una cosa del genere. Non li giudico, grazie a Dio è nostro Signore che giudicherà il mondo non io; ma questo significa che la gente non cerca una soluzione, una risposta, nella propria tradizione. Essi la cercano al di fuori di essa, nelle religioni non cristiane.

Per me, i monaci cattolici che praticano la meditazione Zen sono come se dei monaci Zen pregassero con la Via Crucis. È assolutamente assurdo. La sofferenza ha una diversa origine nel buddismo: viene vinta in modo diverso dal Cristianesimo; da loro non c'è stato un Salvatore crocifisso. Perché dunque dovrebbero meditare sulla Via Crucis? È ovvio che non lo fanno! E come può un monaco cristiano, che crede in un Dio personificato, pregare l'universo impersonale dello Zen? In questi monasteri hanno giardini Zen ... Ma possiamo immaginare una Via Crucis in un monastero Zen? Non è immaginabile.

Ma ciò che è impressionante è che non tentano nemmeno di cercare le proprie radici - la fonte che è stata riempita di spazzatura. Sembrano convinti che non c'è nulla da cercare e che non ci sia mai stato niente. Dobbiamo quindi pure noi cercare tale fonte. Ricordo bene la mia giovinezza monastica: c'erano alcuni nel monastero che pensavano che non ci fosse niente, che era tutto secco. Poi è venuto un maestro Zen, un gesuita (ben noto, morì molto tempo fa), ed è stata una rivelazione. C'era almeno qualcosa di spirituale ...

Non avevano conosciuto che del formalismo. Grazie a Dio, io avevo scoperto i santi padri e la letteratura monastica dei primi secoli prima di arrivare in monastero. Non è il monastero che me li ha insegnati. Ho continuato la mia ricerca nel monastero.

- A Chevetogne?

- Sì. Sono andato lì perché sembrava più vicino a quello che ho scoperto in Grecia. A dire la verità, sono stato mandato lì. Ero entrato in un'abbazia benedettina in Germania. Il mio maestro dei novizi, l'abate, un sant'uomo, mi amava molto e vedeva che non ero nel posto giusto. Ha sacrificato il suo debuttante promettente e lo ha mandato a Chevetogne per vedere se questo posto era più adatto a lui. Quando ho fatto la mia professione monastica è venuto a visitarmi. Era un uomo santo. Il mio confessore, un monaco trappista, era anche un sant'uomo. Ho avuto la possibilità di incontrare più di un uomo santo, anche in Occidente. Esistono ancora.

Sento che la mia via è quella di dimostrare, anche agli ortodossi, che è possibile riscoprire le nostre basi comuni, anche nella tradizione occidentale, e vivere su loro. Non possiamo farlo da soli, naturalmente, ma solo con la Grazia di Dio. Poi ho raggiunto un punto in cui non potevo più sopportare d'essere solo in comunione spirituale con la Chiesa ortodossa vicina al mio cuore. Volevo una vera comunione sacramentale. Così l'ho chiesta.

- Credi che su questa via di scavare fino alle radici della propria tradizione occidentale, alcuni si sentirebbero inevitabilmente costretti a fare il passo che hai fatto?

È difficile dirlo perché non è tecnicamente possibile per tutti: la Chiesa ortodossa non era così ben rappresentata in Occidente! Ora la situazione sta cambiando e ho diversi amici che seguono lo stesso percorso: sono “ortodossi”, ma non nel senso confessionale; non so se lo diventeranno mai.

La mia esperienza personale mi insegna che non sempre troviamo aiuto nel versante ortodosso. Il proselitismo non è cosa normalmente ortodossa e talvolta non si riceve alcun aiuto concreto. Per questo ne fui pure scoraggiato: quando ero un giovane studente c'era un noto teologo (che non nomino) che ha letteralmente proibito me e pure gli altri monaci di Chevetogne, di divenire ortodossi. Ha detto: "No! Non dovete divenire ortodossi! Dovete vivere nella vostra carne la tragedia della separazione ...". Io l'ho fatto perché non avevo altra via d'uscita. Sono andato da un altro metropolita ortodosso russo per essere aiutato ma non l'ha fatto. Mi ha semplicemente voltato le spalle. E fu la volontà di Dio. Al momento giusto è successo spontaneamente, senza problemi. Sul serio. Come spedire una lettera alle Poste Svizzere. Ma prima sembrava impossibile.

- Sono sicuro che tutto accade secondo la volontà e il piano di Dio, ma ritieni che forse le persone ortodosse dovrebbero fornire più incoraggiamento a quelle persone che stanno cercando, esitando? A chi sta scavando in profondità ma non arriva alle radici?

- Dovrebbero conoscere meglio la loro fede e essere in grado di rispondere alle domande. Non dovrebbero criticare tutto e tutti.

- Come molti convertiti sono inclini a fare.

- Sì, i convertiti sono i giudici più severi. Ma, sì, dovrebbero essere in grado di rispondere a domande essenziali. Tuttavia, sto parlando della mia esperienza personale, in Svizzera. Suppongo che sia diverso in America, dove ci sono centinaia di chiese diverse, denominazioni protestanti, e sono tutti uguali, per così dire. Ci sono pure, purtroppo, dozzine di Chiese ortodosse.

- Sì, l'America ha il problema opposto: troppo da scegliere.

- Ci si confonde.

- Anche così, è ancora difficile per alcuni ortodossi americani venire fuori e dire: “Questa è la vera Chiesa”.

- Ciononostante, è più facile in America perché non esiste una Chiesa “dominante”. Non è come in Italia, in Spagna o anche in Germania, dove ci sono due Chiese dominanti, la cattolica e la protestante. Accanto, o una sull'altra, a seconda di come lo vedi, la Chiesa cattolica è una confessione dominante. Qualsiasi attività ortodossa sarebbe stata ricevuta male, suppongo - tanto più che dipendono dalla buona volontà della Chiesa cattolica. Per ottenere una chiesa, per celebrare, quando sei troppo povero per costruire la tua chiesa, hai bisogno della buona volontà dei vescovi cattolici. Ma penso che la situazione in America sia diversa.
In ogni evenienza, sono contro ogni tipo di proselitismo, ma dobbiamo rispondere alle domande, dire come sono le cose se le persone vogliono sapere. Dio chiama tutti a questo, ossia “al proprio giusto posto”.

- Certamente la Chiesa cattolica è potente in America, ma nel Nord America stavano inizialmente entrando in un ambiente protestante, anglosassone. Tuttavia, la Chiesa cattolica portò molte opere caritatevoli, ospedali e scuole in America, anche se molte persone se ne dimenticano.

- Sì, ma non dovrebbero.

- Un'ultima domanda. Le persone locali che non sono ortodosse vagano mai nel tuo monastero e ti pongono delle domande?

- La popolazione locale mi conosce da trent'anni, ma la mia è sempre stata una vita monastica molto specifica; e poiché non conoscono i monaci, non ci sono monaci (qui c'erano fratelli francescani che non sono monaci), si sono sempre chiesti che tipo di fratelli eravamo. Indossavamo il nero, avevamo la barba, indossavamo cappucci e sembravano piuttosto antiquati. Anche il loro santo locale del quinto secolo si è vestito proprio come noi, ma non lo sanno più. Sapevano che eravamo molto vicini all'Oriente cristiano, ai santi padri e che quello che sto dicendo oggi non è diverso da quello che ho sempre detto. Questa è una cosa che la gente ha notato quando sono diventato ortodosso. Una signora, una semplice casalinga senza istruzione universitaria, che sapeva che siamo diventati ortodossi, disse: “Voglio solo che tu sappia che sarai sempre il nostro Padre Gabriele e stai facendo quello che ci hai sempre insegnato a fare ... tornare alle nostre radici. La Chiesa ortodossa è come all'inizio”. Quindi, una persona semplice senza studi teologici può capirne il senso. Non erano scioccati. Non c'era opposizione contro di noi. A volte succede, mentre camminiamo per le strade, la gente dirà: “Padre, posso farti una domanda?”. Dico, va bene. “Sei un monaco ortodosso?”. Dico, sì. “Bravo!”, mi rispondono.

Non sono più abituati a vedere monaci. Gli unici monaci che vedono sono monaci ortodossi. I frati francescani indossavano abiti laici, quindi a meno che non li conosci personalmente, non sapresti se sono frati. Ma i monaci ortodossi devono sempre essere identificati come tali. E per queste persone, non è una provocazione. Si sentono rafforzati. Dicono: “Bene! Bravo!”.

Devo dire che non mi aspettavo quella reazione. Quando sono stato intronizzato come abate del mio monastero (una parola grossa per una piccola realtà), c'erano molti cattolici presenti, molti dei quali monaci benedettini. Chiesero se potevano venire; volevano essere lì. Erano presenti alla liturgia ortodossa e li presentai al vescovo che li accolse amabilmente. Non è stato percepito come un atto ostile contro di loro o contro la Chiesa cattolica, ma piuttosto come la conseguenza finale di ciò che avevo sempre insegnato.

- Potrebbero vedere la tua coerenza in ciò.

- Molti di loro vorrebbero fare la stessa cosa, ma sono troppo legati al mondo in cui vivono o la loro conoscenza dell'Ortodossia, della tradizione apostolica, è troppo povera.

Quindi, dobbiamo tornare alle nostre radici.

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NOTE

1 Le dodici chiese romaniche nella città vecchia di Colonia risalgono tra il IV e il XIII secolo. Lo stile romanico combina le caratteristiche di edifici romani e bizantini.

2 Il Ginnasio era così denominata la scuola per bambini che alla fine andavano eventualmente all'università. Durava dall'età di otto a diciotto anni.

3 Earthen Vessels: The Practice of Personal Prayer According to the Patristic Tradition (Ignatius Press, 2002)

4 16 ottobre 1865 - 24 dicembre 1947. [È probabile che l'intervistato si riferisca al seguente libro: J. Haller, Pappstum und Kirkereform, Berlin 1903. Il fatto che il libro sia datato nulla toglie alla descrizione e all'elenco dei puri fatti storici. In questo link il libro è visionabile. È pure probabile che l'intervistato si riferisca all'altra seguente opera dello stesso autore: Das Papsttum; Idee und Wirklichkeit. Ndt].

5 Réné-Francois Guettée (1 dicembre 1816 - 10 marzo 1892), Il Papato. Dopo il suo studio approfondito della storia della Chiesa, il prete cattolico romano Guettée divenne sempre più disilluso dalla sua Chiesa nativa e alla fine fu accolto nella Chiesa ortodossa russa, con il nome di Vladimir. [Su internet è visionabile il libro di Guettée, De la papauté, al seguente link. Ndt]

6 Azbuka.ru, un'enciclopedia online di cristianesimo ortodosso, definisce плотское мудрование (plotskoe mudrovanie) come "il modo di pensare dell'uomo decaduto".

7 L'abbazia di Chevetogne, conosciuta anche come Monastero della Santa Croce, è un monastero benedettino cattolico situato nel villaggio belga di Chevetogne nel comune di Ciney, nella provincia di Namur, a metà strada tra Bruxelles e Lussemburgo. Fu fondato nel 1939. Il monastero ha due chiese: una di rito latino e l'altra di rito bizantino.



5 commenti:

  1. Non dubito della spiritualità del monaco, ma dubito delle sue ricette. Va bene studiare la storia, ma non si deve cadere nello soricismo. Come si fa a sostenere, prima del Mille tutto giusto, dopo il Mille tutto sbagliato ? Una cosa sono alcuni uomini di Chiesa, anche molti, anche quasi tutti (ci vuole assai poco, oggi, a sparare su alcuni papi del passato e del presente), e una cosa diversa è la Chiesa, come l'ha voluta Gesù, una santa cattolica apostolica e romana. Saparare sul papato è sparare a Cristo: chiaramente si può ripensare, si può purificare, ma non si può sparare.

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  2. Prima di tutto grazie per la sua attenzione. È molto importante registrare le considerazioni di altri anche se non si è d'accordo perché viviamo nella società, non in un deserto.
    Le sue parole mi fanno ricordare a quanto io stesso pensavo una ventina di anni fa. La sola idea di trovarmi davanti ad un interruttore, diciamo così, dove prima del mille c'era la luce e dopo il mille era tutto buio mi infastidiva parecchio perché mi pareva un concetto assai ideologico.
    E in effetti posta così la cosa ha un sapore realmente infantile. Ma è davvero posta così?
    Senza andare all'anno mille, prendiamo un esempio a noi più vicino e osserviamolo bene. Per il mondo cattolico arriva il Concilio Vaticano II che ha una data precisa di indizione, di celebrazione e di termine. Poi iniziano qua e là degli accadimenti. Succede come la pioggia: non cade tutta in un solo momento ma goccia a goccia, pian piano fino a diventare torrenziale. E a volte non è neppure torrenziale ma è sufficiente per bagnarci completamente se non abbiamo l'ombrello. Poi può pure succedere che mentre piove dove siamo noi, un chilometro più in là ci sia il sole.
    Con il postconcilio è successo lo stesso: un evento ben databile ha generato, volente o nolente, una pioggia di problemi, non tutti in un luogo, non sempre torrenziali. Poi con il tempo la presenza di tali problemi ha pervaso tutto, è divenuta una mentalità corrente che perseguitava mentalità a lei contrarie.

    Ci si riferisce ad una datazione, come fanno gli storici, ma è puramente convenzionale. Poi, però, se un determinato evento introduce degli squilibri o prima o poi questi si ripercuotono in tutta la struttura.
    Così è per quanto riguarda l'esame del Cristianesimo tra Oriente e Occidente.
    Ovvio che dopo il mille, nonostante la "scaramuccia" del 1054, c'erano chiese occidentali in PERFETTA comunione con l'Oriente (mi basta pensare a quella di Amalfi che fino al XIV secolo dava monaci all'Athos). Poi però, pian piano, avviene un raffreddamento, un divorzio perché le due parti, come due coniugi, scoprono di avere una mentalità troppo differente.
    Concentrarsi solo su una questione di "papa sì - papa no" è a mio avviso fuorviante, nell'esame di questo fascio di avvenimenti, nonostante quest'ultimo abbia avuto un suo ruolo.

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  3. Il papato, per quanto sia stato celebrato come realtà ecclesiologia indispensabile al cattolicesimo, è qualcosa di legato al tempo e allo spazio. Può appartenere davvero alla costituzione originaria della Chiesa? Le risposte sono tutt'altro che certe anche se c'è chi giurerebbe di sì.
    Un tempo girava un libretto su san Simeone lo Stilita, edito da Cittanuova, che mi fece parecchio ridere. Metteva in bocca allo stilita cose che, assai probabilmente, egli non avrà neppure pensato. Una di questa era proprio una improbabile difesa del papato da parte di quell'asceta che, nel deserto in cui stava forse a mala pena veniva sapere qualcosa del Patriarca di Alessandria, figuriamoci del Papa di Roma!!

    Certamente la costituzione della Chiesa prevedeva anche in quel tempo il papato ma siamo proprio sicuri che avesse le stesse e identiche valenze che ebbe poi, soprattutto dal Vaticano I? Ho fortissimi dubbi in merito e non perché "odio" il papato ma perché i fatti storici non possono essere oscurati.
    La Chiesa anticamente e nel medioevo si è sempre classificata come "Chiesa apostolica e cattolica" (vedasi il Credo niceno-costantinopolitano), mai "romana" perché l'appellativo "romana" non è universale e indica una peculiare entità locale.
    Lo sposalizio tra la definizione "Chiesa cattolica e apostolica" e "Chiesa romana" avviene solo dal concilio di Trento in poi e questo non è casuale perché contemporaneamente in quel torno storico il periodo medioevale della Cristianità (con le sue forti tradizioni locali) finisce per sempre. Avviene ovunque una "romanizzazione" perché da quel periodo in poi si pensa che questo coincida con la vera "cattolicizzazione" della Chiesa, mentre precedentemente non si pensava affatto così.
    Vede, noi diamo per scontato molte cose e poi quando qualcuno ci ricorda che un tempo non erano esattamente queste crediamo di essere davanti ad un demolitore della fede. Mi creda, in tal caso non è affatto ciò!

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  4. La grande questione della differenza tra Oriente e Occidente non si può affatto polarizzare su una questione di papa perché è fin troppo banale, oltre che stupidina.
    Due coniugi non litigano e si separano per una questione di soldi, per fare un esempio concreto, ma perché tra di loro l'armonia è finita e questo avviene quando non si parla più lo stesso linguaggio e non ci si vuole intendere.
    Ho affrontato la questione un po' meglio nel mio ultimo post, che tocca il rapporto "monachesimo-chierici" (come leggere le divisioni nel Cristianesimo) perché in definitiva mi pare che il cuore del problema sia proprio lì. Seppur in nome di Dio, si sposta il baricentro ecclesiale, lentamente quanto si vuole, ma si sposta: la Chiesa è più concepita come un fatto istituzionale che come una realtà carismatica.

    L'istituzione finisce per essere incarnata dal sacerdozio, tanto quanto il carisma era incarnato dal monachesimo. Quando il secondo si oscura e decade, emerge prepotente il primo fino ad oggi in cui un Bergoglio qualsiasi tiranneggia l'intero Cattolicesimo. Certo Bergoglio manifesta, in un certo senso, un eccesso ma tale eccesso è pur indice di uno spostamento di baricentro: l'autorità sta sopra la Tradizione. Bisogna essere ciechi per non accorgersene.

    Tuttavia non si preoccupi: oramai pure certi "ortodossi", affascinati dall'autoritarismo clericale romano, iniziano a far battaglia ai monaci per comandare, soli e indisturbati, sulla Chiesa. Concepire il servizio ecclesiale come puro potere sugli altri è una profonda eresia che ha finito per imporsi in Occidente (non sempre e non ovunque, però) ed è ciò che certamente Cristo non voleva.
    Poi farlo in nome di Dio è la cosa più perversa che sia stata fatta per questo su certi chierici grava un peccato mille volte più pesante di quelli che gridano "vendetta" al cospetto di Dio.
    Quindi non è una questione di "papa sì-papa no" ma semmai di come, quest'ultimo, si dispone verso la Chiesa che, in quanto prolungamento temporale di Cristo, lo precede e a cui egli deve assolutamente obbedire.

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  5. Ah, ultimissima cosa: MAI separare teologia da spiritualità, mai separare spiritualità da ecclesiologia. Non dubitare sulla spiritualità e dubitare sulla ecclesiologia è un controsenso perché nella realtà TUTTO è collegato a tutto. Quindi o si dubita su tutto o non si dubita su niente.

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