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venerdì 17 novembre 2017

Ortodossi ... "eretici"???

Ho ricevuto la e-mail di un lettore il quale è rimasto sconcertato perché in alcuni blog cattolici tradizionali le Chiese ortodosse sono insistentemente definite “eretiche”. Il benevolo lettore, cattolico pure lui, si è giustamente posto un quesito: da dove, costoro, hanno tratto tale impietosa qualificazione?
Gli ho risposto privatamente ma mi è parso utile condividere parte di questa risposta a tutti perché se è vero che “raglio d'asino non sale in Cielo”, oggi molti scambiano il raglio di asini per verità celesti.

La questione che si vuole precisare è tutt'altro che secondaria e rivela, a mio avviso, realtà profonde. Nel campo della religione, esistono, infatti, molte cose che non si dicono ma che sono non meno vere di quelle dette. Una di quelle non dette è proprio il perché nel Cattolicesimo non si definisce "eretici" gli ortodossi.

Gli accusatori partono dall'assunto che uno scisma protratto nel tempo diviene inevitabilmente eresia. Il principio di suo non è sbagliato ma non può essere calato come un letto di Procuste su tutto perché, in questo caso, rivelerebbe un atteggiamento ideologico (cosa che tende a serpeggiare tra i tradizionalisti cattolici), atteggiamento per cui l'idea è superiore alla realtà! Al contrario, nel Vangelo si nota che Gesù Cristo prima di essere un'idea è una realtà concreta: il Logos fatto carne!

La realtà storica ci mostra che il Cattolicesimo ufficiale (nei pronunciamenti pontifici e magisteriali) non si rivolge mai all'Oriente con il termine di "eretico". Semmai questo termine lo troviamo nella polemica anticattolica da parte ortodossa. Basterebbe consultare i documenti storici più rappresentativi per essere confortati in merito.

Nel mondo cattolico di un tempo ho trovato termini come "foziano", "scismatico orientale", "dissidente orientale", mai "eretico". Conviene, in tal senso, verificare la cosa anche partendo da qualsiasi dizionario di apologetica precedente agli anni '60. del XX sec. Lì troviamo ampia conferma a quanto detto. Ma si può pure fare una ricerca nel Denziger o, più estesamente, nelle encicliche papali riferite all’Oriente cristiano.

Collegata al concetto di eresia o scisma c'è tutta la questione della validità sacramentale. Una comunità cristiana eretica finisce per avere dei sacramenti invalidi, una solo scismatica ha i sacramenti validi. Ora, dal solo punto di vista cattolico, mi risulta che  da tempo immemorabile è stata sostenuta la validità sacramentale della Chiesa ortodossa.

Che convinzione è sottesa a tutto ciò?

Alcuni anni fa papa Ratzinger ventilò una proposta personale: nel caso in cui l'Oriente ortodosso si fosse riunito a Roma, non gli si doveva imporre nulla più di quanto aveva creduto lungo il primo millennio. Poi, ovviamente, quest'idea cadde nel vuoto. Bella o brutta che sia, tale idea rivela, però, un "non detto": in Oriente si crede all'essenzialità della fede, tutto quello che si è aggiunto in seguito è peculiare all'Occidente e non è così essenziale da essere imposto all'Oriente.
Uno può dissentire da ciò ma, secondo me, in questa precisa idea c'è il motivo di fondo per cui, lungo i secoli, in Occidente non si è mai definita "eretica" l'Ortodossia greco-slava.
Paolo VI pensava la stessa cosa fino al punto da definire come theologoumena il successivo sviluppo dogmatico nel Cattolicesimo del secondo millennio. Anche qui si può dissentire ma non vi si può non vedere sottesa la stessa mentalità di papa Ratzinger.
Prima del Concilio Vaticano I e del dogma dell'immacolata concezione, le idee istituzionali in merito non differivano da ciò. 

Ora, per tornare ai nostri “amici” accusatori, penso che essi si muovano osservando il Cattolicesimo da una prospettiva rigorosamente tridentino-romana come se fosse “sempre” stato così. Invece, tale prospettiva non è sempre identica a quella del periodo basso medioevale e meno ancora a quella del periodo alto medioevale. Gli storici conoscono bene tali generi di cose perché, appunto, non sono degli ideologi visto che qualsiasi cosa dicono la devono provare.

Chi inizia a conoscere molte cose sa anche che bisogna essere prudenti. Non si può partire in quarta e sparare a zero, basandosi magari su una sola affermazione del Catechismo. Questa, per quanto giusta possa essere, deve essere calata nella realtà e lì applicata meglio possibile, non deve divenire ideologia astratta.

La stessa ecclesiologia cattolica, come la conosciamo dall'epoca postridentina, ha subito nei secoli ritocchi, cambiamenti e aggiustamenti vari: le cose umane sono soggette più o meno a variazione. Nel tempo esiste una continuità ma esistono parallelamente anche delle fratture.

Il modo ideologico di leggere la storia del Cristianesimo pone i nostri “amici” a dividere tutto in due cassetti: eretico (o protestante) - ortodosso (o cattolico). Ma la realtà non è questa. Uno può pronunciare un'idea o mostrare una realtà diversa da quella cattolico-tridentina senza per questo essere protestante. La foga di dividere tutto in bianchi e neri è indice di poca intelligenza, alla fine...
Perfino lo stesso Oriente ortodosso è tutt'altro che uniforme e uno lo può credere tale solo se non lo conosce.

Se uno più “papalino del papa” lancia un'accusa di “eretico” – muovendosi diversamente da quanto i papi hanno fatto – non mi meraviglia. In un certo senso il problema non è qui ma in noi: bisogna porre attenzione che il cane che abbaia di più non è sempre il migliore o quello che ha necessariamente ragione!

Detto ciò, mi sembra di aver risposto alla questione ponendola su un piano un po’ più obbiettivo e certamente non fanatizzato, poiché almeno più aderente alla realtà storica. Ed è così che si deve cercare di rispondere ad ogni complessa questione religiosa, mai ponendosi su principi astratti dai quali si trae un asserto partendo dalla propria individualissima ragione personale con le sue esigenze.

2 commenti:

  1. Caro Pietro,
    come accennavi anche tu, la questione della validità dei sacramenti è essenziale. Chi non ha la retta fede non ha sacramenti validi. La validità dei sacramenti amministrati dalle chiese ortodosse è provata nel modo più convincente possibile dalla moltitudine di santi che in tali chiese si sono nutriti e formati anche nel secondo millennio. Sappiamo bene che, salvo casi estremi e rarissimi, un peccatore non si trasforma in un santo senza avere accesso a sacramenti validi.
    Dalla constatazione che i sacramenti sono validi sia presso i cattolici che presso gli ortodossi seguono delle conseguenze ecclesiologiche non da poco. Una di queste è che la fede che professano è essenzialmente la stessa. Da qui il fatto che qualcuno voglia considerare le "aggiunte" dogmatiche latine del secondo millennio come teologumeni. Per conto mio non sarei affatto contrario ad assumere una posizione come questa.
    Va notato che essa avrebbe come logica conseguenza che tutti i concili successivi ai primi sette non avessero autorità sufficiente per proclamare verità dogmatiche. Dubito seriamente che una posizione come questa possa convincere i tradizionalisti cattolici "duri e puri" anche se, a ben guardare, non si tratterebbe di una opzione così infausta per loro. Il valore del tanto contestato Vaticano II verrebbe anch'esso relativizzato e stavolta per delle ragioni ben più solide del conflitto con l'insegnamento di "Mirari Vos" e "Quanta cura". Insomma, bisognerebbe rifletterci sul serio.

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  2. Il centro di tutto è la fede, non a caso nei Vangeli ricorre la domanda: "Credi tu a questo?". La fede apre la porta del cuore e, solo di seguito, agiscono i sacramenti. Il mondo ortodosso ha certamente i sacramenti validi ma qua e là è tormentato dalla ruggine del formalismo religioso che, come sappiamo, è lo stadio precedente all'alterazione religiosa come abbiamo visto ampiamente nel XV secolo in tutta l'Europa occidentale, prima che il suo nord si staccasse religiosamente da Roma.

    Il mondo cattolico è tormentato da formalismo e riformismo e il secondo diventa sempre più ardito ponendo in sicura questione la validità sacramentale. Personalmente ho forti dubbi sulla validità odierna di molti atti sacramentali in Occidente perché il contesto tende sempre più a mettere in dubbio le basi stesse della fede che, come sopra visto, sono essenziali.

    Ne consegue che, a meno di non voler incorrere in veri e propri suicidi spirituali, le comunità vive nell'Oriente cristiano ci pensano diverse volte prima di unirsi con l'Occidente del quale conoscono bene la difficile e oramai tragica situazione religiosa. Che i gerarchi religiosi continuino a incontrarsi (il papa e i vari patriarchi) firmando carte di cui solo Dio (e non il popolo!) sa i veri significati sottesi, non cambia la verità di quanto detto.
    I padri di due rispettivi sposi possono incontrarsi quanto vogliono e fare progetti all'infinito ma se i due sposi sono incompatibili si va incontro ad un clamoroso fallimento.

    Eppure basterebbe poco: basterebbe iniziare a credere davvero e ascoltare i padri nella fede, non ritenerli archeologia cristiana...

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