Auguro cordialmente buon Natale ai miei lettori e colgo l'occasione per una piccola riflessione che sarà utile, spero.
In occasione del Natale, la Rai ha
trasmesso la Messa di mezzanotte celebrata
dal papa a Roma. Tralascio il fatto che la “Messa di mezzanotte”
non è stata celebrata a mezzanotte, rompendo così un significato simbolico e
una tradizione connessa ad esso. Tralascio pure di commentare le
parole del papa che so aver irritato alcuni cattolici per il modo
spensierato di far dire al Vangelo quello che questo non vuole
intendere, pur di portare il discorso sempre sui soliti temi sociali.
Quello
che mi pare interessante è un particolare che potrà parere
piccolissimo e che sicuramente alla maggioranza è sfuggito. Però tale particolare mi è
sembrato aprire un'eloquente prospettiva, manifestare un'ignoranza religiosa di base. Mi riferisco ad un commento
del cronista al momento della comunione. Il cronista (o uno dei due
cronisti), devo ammetterlo, era abbastanza irritante per il modo
smaccatamente affettivo e artefatto di porgere ma preferisco lasciar
perdere. Preferisco indicare alcuni suoi contenuti non per un fine
gratuitamente polemico ma per capire e cercare di indicare le basi,
basi che sono sempre più confuse perché questo cronista (probabilmente un sacerdote) manifesta il pensiero di tutto un mondo che, pur cattolico, mi sembra distante dall'essenzialità cristiana. Ad un
certo punto egli ha detto:
“Anche dopo aver ricevuto la santa comunione siamo invitati a rispettare alcuni minuti di silenzio per far posto alla riflessione, alla preghiera personale...” (01:42:00 della registrazione disponibile su questo link)
Ho sentito immediatamente che in questa frase c'è qualcosa che assolutamente non va.
La comunione
sacramentale è giustamente l'incontro con la grazia divina. Ciò è
confessato unanimemente sia in Oriente che in Occidente. Ma se è un incontro reale, succedono determinati fenomeni di tipo
spirituale, non di tipo psicologico, poiché anche se la psicologia
umana è illuminata dalla grazia, la luce sentita interiormente è spirituale.
Sarò molto
elementare in modo che chiunque lo possa capire.
Ci sono
degli avvenimenti nella storia di qualsiasi uomo nei quali la ragione
(e la riflessione) non c'entrano nulla. Questi avvenimenti sono
legati ai momenti più importanti della vita umana: la nascita, il
sonno, il nutrimento, la morte, l'amore. Quando la mamma da una carezza
al suo bambino non ci fa una riflessione su: trae piacere
nell'accarezzare quanto il figlio trae piacere nel ricevere da
lei una carezza. Questo è un evento, non una riflessione e non ha bisogno di essere accompagnato o seguito da una riflessione. Solo quando la mamma non c'è più rifletteremo su quanto ci ha voluto bene. Ma a quel punto l'evento non esiste più!
Altri eventi sono: la nascita, il sonno, il mangiare, la morte. Eventi basilari nei quali
l'eventuale riflessione avviene sempre dopo, mai sul momento in cui
accadono. Infatti qui è il legame con la vita che prevale e questo è bene considerarlo attentamente perché l'autentica religiosità sta solo su questo piano.
Nel prologo
del Vangelo di Giovanni leggiamo che Cristo è “la vita degli
uomini”. Se è una realtà e non una semplice idea, il rapporto con Cristo, che nel tempo della Chiesa avviene
attraverso la comunicazione della grazia (anche sacramentale), non
può non essere dissimile agli eventi fondamentali della nostra vita,
per quanto si ponga su un piano molto superiore.
La
testimonianza degli asceti e dei mistici è chiara: nel momento in
cui la grazia sfolgora nell'uomo, qualsiasi pensiero o riflessione
come pure la preghiera cessano e rimane la contemplazione di un
evento indicibile ed interiore al contempo. Non a caso si dice che il sacramento
purifica e illumina, ossia agisce (quando realmente è valido ed
efficace). Non ci resta che contemplare cosa sta succedendo in noi e successivamente ringraziare Dio.
Se l'evento in quanto tale non accade, potrebbe non esserci più alcun segno di vita nei sacramenti
che rimangono pura teoria e formalità.
Quindi
quando un commentatore dice che il silenzio lasciato dopo la
comunione è per la riflessione, è il segno più evidente e chiaro,
partendo dall'ascetica e dalla mistica cristiana antica, che, per lui, rimaniamo nella
semplice vita psichica e non avviene nulla di spirituale. Non si testifica alcun evento immediato per cui si deve riempire il vuoto con una riflessione per non annoiarsi. Lo si può mai negare? Ecco perché, ascoltando tale frase, mi sono reso conto del possibile vuoto
che c'è dietro e dell'impreparazione spirituale del cronista.
La
riflessione, intesa come meditazione, viene fatta ben prima di una
Liturgia eucaristica, ben prima di qualsiasi preghiera e serve a
“scaldare i motori” ossia a polarizzare l'attenzione su Dio.
Non a caso gli asceti sono invitati a non fare meditazioni o pensieri (anche buoni che siano) in momenti sbagliati al punto che il buon pensiero è considerato in quel caso una vera e propria tentazione del Maligno (pur di distrare l'ingenuo cristiano dalla presenza di Cristo e chiuderlo autisticamente nella sua testa).
Quando lo Sposo evangelico viene nella sua Grazia, e l'attenzione è su di Lui (non sui propri pensieri pii e religiosi), non c'è più spazio per pensieri o riflessioni ma per la festa.
Non a caso gli asceti sono invitati a non fare meditazioni o pensieri (anche buoni che siano) in momenti sbagliati al punto che il buon pensiero è considerato in quel caso una vera e propria tentazione del Maligno (pur di distrare l'ingenuo cristiano dalla presenza di Cristo e chiuderlo autisticamente nella sua testa).
Quando lo Sposo evangelico viene nella sua Grazia, e l'attenzione è su di Lui (non sui propri pensieri pii e religiosi), non c'è più spazio per pensieri o riflessioni ma per la festa.
Che festa
sacramentale e natalizia si può mai fare quando si è ancora
imprigionati nella semplice vita psichica, seppur religiosamente intesa, e sembra che i
sacramenti non facciano più alcun effetto?

Nel blog "Chiesa e postconcilio" ho ricevuto un commento a questo post al quale ho così risposto:
RispondiEliminaCara Mic, mi scrivi:
"... non posso far a meno di notare nell'insieme del suo scritto la secolare polemica degli ortodossi che ci accusano di psichismo e intellettualismo a scapito dello spiritualismo".
Cerco di farmi capire: se siamo dinnanzi al funzionamento di un motore, esistono delle leggi "meccaniche" con le quali il motore funziona o non funziona al di là di quel che ne teorizzino gli ingegneri. A me non interessa pormi in polemiche confessionali (come si vede di rado compaiono nel mio blog che semmai sottolinea la tradizione antica e comune). A me interessa capire come funziona il "motore" spirituale per cercare di non giungere nell'Al di là a mani vuote.
E, siccome siamo uomini, abbiamo una reazione dinnanzi agli avvenimenti che ci accomuna tutti, un po' come se si mettesse la benzina in qualsiasi motore e questo poi si avviasse.
La riflessione, intesa come meditazione, è il nostro motorino di avviamento, se posso usare questo esempio. Ma quando il motore è in funzione, il motorino di avviamento non serve più. Quando lo Sposo entra nella casa, inizia la festa e terminano le preoccupazioni per i preparativi. Ma se ci sono ancora le preoccupazioni per i preparativi, possiamo dire che lo Sposo è arrivato? E' questo il punto. Io sono chiaro e penso che no, non è arrivato nulla.
Qui non si tratta di dire che l'Occidente è razionale (meglio razionalista) e l'Oriente è spiritualista (meglio spirituale). Non ha molto senso anche perché lo stesso Oriente oramai sta progressivamente lasciando la sua tradizione spirituale e sta decadendo. Si tratta di capire le leggi dello spirito uguali per tutti che, nella misura in cui ci è consentito, ci manifestano in quale stadio siamo. A questo punto o lo si accetta o lo si rifiuta. Ma non ci si può nascondere dicendo che "l'Oriente è contro l'Occidente" o che (questo mi fa proprio ridere!) "gli ortodossi odiano il papa"...
Cordialissimi saluti!
"..lo stesso Oriente sta lasciando la sua tradizione spirituale e sta decadendo". Il caos regna nel cristianesimo occidentale. Che ci rimane da fare? Chiuderci in noi stessi e cercare l'incontro con Cristo come se gli altri non ci fossero? Come se abitassimo in partibus infidelium? Come se fossimo gli ultimi cristiani rimasti? Fedeli o illusi. Eremiti che tengono accesa una fiammella sterile, ignota a tutti? Bisogna avere una grande forza d'animo e una ancor maggiore fede. Sarebbe bello trovare in qualche altro una corrispondenza di senso, di forza e di fede: " dove due o tre si radunano in mio nome..". Purtroppo quaesivi et non inveni. Esiste ancora la fede? Grazie, comunque, per il video segnalato: è poco, ma è qualcosa. Un buon anno nuovo a lei e a tutti noi.
RispondiEliminaQuando viene autunno le foglie ingialliscono e cadono ma l'albero conserva in se la potenzialità che lo farà rigenerare a primavera. Se questo accade nella natura perché non deve accadere nella Chiesa? Non resta che aspettare e soprattutto capire che la Chiesa non è solo una questione umana. Come sopra le nuvole c'è sempre il sole, così oltre alle contingenze umane c'è sempre Dio e lo si deve tenere come punto fermo anche se tutto il contesto è ben lungi dall'aiutarci. Ricambio gli auguri di buon anno.
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