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giovedì 27 settembre 2018

C'è qualcuno che sta ovunque seminando confusione....



Quando parliamo del ruolo di un vescovo, di un patriarca o di un papa nella Chiesa, non tocchiamo un tema marginale perché entriamo nell’ordinamento della Chiesa stessa, quello descritto nella cosiddetta "ecclesiologia".

In tale ordinamento esistono elementi rivelati, chiaramente voluti da Cristo, ed elementi legati a fattori contingenti e temporali, che nascono per esigenze di un certo contesto storico. Elementi rivelati nella Chiesa sono, ad esempio, i sacramenti. Da un certo periodo in poi, il mondo cattolico lega unanimemente alla volontà di Cristo il ruolo papale, come realtà non solo coordinatatrice e rappresentativa ma autonomamente vincolante per tutti. Questo, sulla base della nota promessa stabilita da Cristo a san Pietro in Mt 16, 18.

Il mondo ortodosso, per quanto riguarda il primo vescovo nella Chiesa (il protos), si conforma ad un’esegesi diffusa precedentemente (ma presente pure in Occidente), con la quale appare un ruolo di puro coordinamento e rappresentazione. Questo spiega la forte centralizzazione del Cristianesimo occidentale e il forte localismo delle Chiese in Oriente.

Conseguentemente, le due realtà non hanno solo un’organizzazione almeno parzialmente differente ma un’ecclesiologia diversa. È il concetto stesso di Chiesa a subire una variazione.

A tal riguardo, scorrendo tra i vari siti internet, si può aver modo di vedere come alcuni rivendicano a sé la "giusta" interpretazione e condannano gli altri usando spesso argomenti fittizi. Mi è capitato di leggere qualcuno che, approfittando dell'attuale confusa situazione in Ucraina, ha "sgridato" il mondo ortodosso perché a suo dire privo di un'autorità centrale in grado di risolvere molte questioni come nel mondo cattolico (vedi qui). Sono argomenti speciosi, esposti con l'idea di chiarire le idee ma che sortiscono un effetto esattamente opposto appena si considera seriamente la storia. Infatti, l'autorità centralizzata è una soluzione pratica (a prescindere dal fatto che sia divinamente voluta o meno) con i suoi pro e contro, esattamente come il forte localismo delle Chiese d'Oriente. 

In questi ultimi decenni abbiamo visto che il ruolo forte del papa ha, per così dire, contribuito a consolidare una nuova “tradizione” nel Cattolicesimo semplicemente lasciando che clero e fedeli prescindessero sempre più dalle antiche tradizioni, conformandoli, volente o nolente, ad una sorta d’interpretazioni soggettivistiche o relativistiche, come più diffusamente si nota nel mondo protestante. La cosa è giunta ad un punto tale che se domani arrivasse un papa con uno stile completamente tradizionale o, peggio, antico, verrebbe rigettato dai più, non riconosciuto e non compreso.

Per certi versi nel Cattolicesimo si è veramente fondata una nuova Chiesa nella quale rimangono testimonianze residuali del passato, come i ritualisti segnalano l’antico Cattolicesimo nell’Anglicanesimo. Infatti, è tutto un contesto ad essere cambiato e tale cambiamento risulta per lo più irreversibile, che lo si voglia o no. Oltrettutto, con Bergoglio la variazione sta assumendo connotati sempre più estremi.

Nel localismo orientale, essendo debole il primus, ossia il vescovo principale o rappresentativo di tutta la Chiesa, il principale fattore unitivo è un altro: la tradizione. Ciò che nel mondo cattolico pare scontato fino al punto che oggi diviene relativo, qui è determinante. Toccare la tradizione (e per tradizione s’intende anche l’ecclesiologia) significa creare una frattura, uno scisma se non proprio un’eresia che infrange l’ordine costituito nella Chiesa.

Ciò spiega perché in Oriente la quasi totalità delle Chiese è contraria al modo di operare di Bartolomeo I, nei riguardi dell’autocefalia ucraina. Si badi bene: non si è contrari all’autocefalia in sé, ossia alla possibilità che una Chiesa locale possa amministrare e condurre autonomamente se stessa [*], non dipendendo da nessuno. Si è contrari al modo in cui questa viene concessa, un modo che non solo non rispetta ma sfregia la tradizione stessa.
In questo modo, le chiese scismatiche ucraine non passano attraverso un periodo di pentimento, con il quale ammettono d’aver scisso il Corpo ecclesiale creando chiese parallele, non  passano attraverso l’acconsentimento della loro diretta Chiesa madre, la Chiesa russa, il che sarebbe la prassi regolare, ma ricevono il regalo voluto direttamente dal protos, il patriarca Bartolomeo. È indubbiamente il concetto pratico di "misericordia" applicato da Bergoglio in Occidente verso i divorziati risposati i quali possono benissimo accedere all'eucarestia senza alcuna riparazione o penitenza! 

Bartolomeo, sembrando approfittare di tale occasione, mostra di “non aver bisogno” di sentire la Chiesa russa ma agisce autonomamente, come fa di norma il papa di Roma il quale ha un’autorità ex sese. Si spiega, dunque, la reazione di tutte le altre Chiese locali ortodosse dinnanzi alla sua azione. Esse si comportano tra lo sbigottito e l'irritato come chi vedesse un carro armato entrare in una cristalleria!

Chi scriverà la storia del Cristianesimo di questo periodo dovrà constatare ovunque variazioni precedentemente inconcepibili. In particolare:

- In Occidente il papa lascia sempre maggior autonomia agli episcopati locali. In nome della sua forte autorità fa in modo d’indebolire se stesso offrendo l’idea di voler essere un primus inter pares, com’è normalmente in Oriente;

- In Oriente il patriarca costantinopolitano, sembrando approfittare di situazioni contingenti, priva della loro reale autonomia certe Chiese locali (almeno su certi aspetti) e tende a rafforzare contro la sua stessa tradizione la propria autorità offrendo l’idea di averla per virtù di se stesso o ex sese, come si disse al Concilio Vaticano I quando si parlava dell’autorità papale.

La situazione è tale che, per opposti motivi, è seminata confusione sia in Oriente sia in Occidente. È più che logico pensare che, dietro a tali fatti, ci siano potenti influenze secolari.
Come un tempo delle influenze imperiali fecero in modo da facilitare l’ascesa del papato per un verso e l’ascesa del patriarcato costantinopolitano per un altro, ora altre istanze secolari stanno cercando di  mutare profondamente certi contesti geopolitici, e di conformare a questo nuovo stato di cose l’ecclesiologia.
Chi ha "ancora" un'impostazione tradizionale (che però riflette un ordine differente di mondo) non capisce e rimane allibito, soprattutto perché le variazioni vengono sostenute con soli motivi religiosi. In realtà, queste sono solo scuse che celano ben altro. 

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[*] Spesso si dimentica che la prima autocefalia, proclamata nel 478 e confermata dal Concilio trullano del 692, fu quella della Chiesa cipriota. Ben prima del cosiddetto scisma tra Oriente e Occidente (la cui data puramente convenzionale è il 1054), esistevano Chiese totalmente indipendenti con un funzionamento che rispecchia la tradizionale ecclesiologia ortodossa. La monarchia assoluta papale, dunque, è cosa che si è strutturata lentamente e posteriormente, non senza opposizioni perfino nello stesso Occidente.

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