Quando parliamo del ruolo di un
vescovo, di un patriarca o di un papa nella Chiesa, non tocchiamo un tema
marginale perché entriamo nell’ordinamento della Chiesa stessa, quello
descritto nella cosiddetta "ecclesiologia".
In tale ordinamento esistono
elementi rivelati, chiaramente voluti da Cristo, ed elementi legati a fattori
contingenti e temporali, che nascono per esigenze di un certo contesto storico. Elementi rivelati
nella Chiesa sono, ad esempio, i sacramenti. Da un certo periodo in poi, il mondo
cattolico lega unanimemente alla volontà di Cristo il ruolo papale, come realtà
non solo coordinatatrice e rappresentativa ma autonomamente vincolante per tutti.
Questo, sulla base della nota promessa stabilita da Cristo a san Pietro in Mt
16, 18.
Il mondo ortodosso, per quanto
riguarda il primo vescovo nella Chiesa (il protos),
si conforma ad un’esegesi diffusa precedentemente (ma presente pure in Occidente),
con la quale appare un ruolo di puro coordinamento e rappresentazione. Questo
spiega la forte centralizzazione del Cristianesimo occidentale e il forte
localismo delle Chiese in Oriente.
Conseguentemente, le due realtà
non hanno solo un’organizzazione almeno parzialmente differente ma un’ecclesiologia
diversa. È il concetto stesso di Chiesa a subire una variazione.
A tal riguardo, scorrendo tra i vari siti internet, si può aver modo di vedere come alcuni rivendicano a sé la "giusta" interpretazione e condannano gli altri usando spesso argomenti fittizi. Mi è capitato di leggere qualcuno che, approfittando dell'attuale confusa situazione in Ucraina, ha "sgridato" il mondo ortodosso perché a suo dire privo di un'autorità centrale in grado di risolvere molte questioni come nel mondo cattolico (vedi qui). Sono argomenti speciosi, esposti con l'idea di chiarire le idee ma che sortiscono un effetto esattamente opposto appena si considera seriamente la storia. Infatti, l'autorità centralizzata è una soluzione pratica (a prescindere dal fatto che sia divinamente voluta o meno) con i suoi pro e contro, esattamente come il forte localismo delle Chiese d'Oriente.
A tal riguardo, scorrendo tra i vari siti internet, si può aver modo di vedere come alcuni rivendicano a sé la "giusta" interpretazione e condannano gli altri usando spesso argomenti fittizi. Mi è capitato di leggere qualcuno che, approfittando dell'attuale confusa situazione in Ucraina, ha "sgridato" il mondo ortodosso perché a suo dire privo di un'autorità centrale in grado di risolvere molte questioni come nel mondo cattolico (vedi qui). Sono argomenti speciosi, esposti con l'idea di chiarire le idee ma che sortiscono un effetto esattamente opposto appena si considera seriamente la storia. Infatti, l'autorità centralizzata è una soluzione pratica (a prescindere dal fatto che sia divinamente voluta o meno) con i suoi pro e contro, esattamente come il forte localismo delle Chiese d'Oriente.
In questi ultimi decenni abbiamo
visto che il ruolo forte del papa ha, per così dire, contribuito a consolidare una nuova “tradizione”
nel Cattolicesimo semplicemente lasciando che clero e fedeli prescindessero sempre più dalle antiche
tradizioni, conformandoli, volente o nolente, ad una sorta d’interpretazioni
soggettivistiche o relativistiche, come più diffusamente si nota nel mondo protestante. La cosa
è giunta ad un punto tale che se domani arrivasse un papa con uno stile
completamente tradizionale o, peggio, antico, verrebbe rigettato dai più, non
riconosciuto e non compreso.
Per certi versi nel Cattolicesimo
si è veramente fondata una nuova Chiesa nella quale rimangono testimonianze
residuali del passato, come i ritualisti segnalano l’antico Cattolicesimo nell’Anglicanesimo.
Infatti, è tutto un contesto ad essere cambiato e tale cambiamento risulta per
lo più irreversibile, che lo si voglia o no. Oltrettutto, con Bergoglio la
variazione sta assumendo connotati sempre più estremi.
Nel localismo orientale, essendo
debole il primus, ossia il vescovo
principale o rappresentativo di tutta la Chiesa, il principale fattore unitivo
è un altro: la tradizione. Ciò che nel mondo cattolico pare scontato fino al
punto che oggi diviene relativo, qui è determinante. Toccare la tradizione (e
per tradizione s’intende anche l’ecclesiologia) significa creare una frattura,
uno scisma se non proprio un’eresia che infrange l’ordine costituito nella
Chiesa.
Ciò spiega perché in Oriente la
quasi totalità delle Chiese è contraria al modo di operare di Bartolomeo I, nei
riguardi dell’autocefalia ucraina. Si badi bene: non si è contrari all’autocefalia
in sé, ossia alla possibilità che una Chiesa locale possa amministrare e
condurre autonomamente se stessa [*],
non dipendendo da nessuno. Si è contrari al modo in cui questa viene concessa, un modo che
non solo non rispetta ma sfregia la tradizione stessa.
In questo modo, le chiese
scismatiche ucraine non passano attraverso un periodo di pentimento, con il
quale ammettono d’aver scisso il Corpo ecclesiale creando chiese
parallele, non passano attraverso l’acconsentimento
della loro diretta Chiesa madre, la Chiesa russa, il che sarebbe la prassi
regolare, ma ricevono il regalo voluto direttamente dal protos, il patriarca Bartolomeo. È indubbiamente il concetto pratico di "misericordia" applicato da Bergoglio in Occidente verso i divorziati risposati i quali possono benissimo accedere all'eucarestia senza alcuna riparazione o penitenza!
Bartolomeo, sembrando approfittare di
tale occasione, mostra di “non aver bisogno” di sentire la Chiesa russa ma
agisce autonomamente, come fa di norma il papa di Roma il quale ha un’autorità ex sese. Si spiega, dunque, la reazione
di tutte le altre Chiese locali ortodosse dinnanzi alla sua azione. Esse si comportano tra lo sbigottito e l'irritato come chi vedesse un carro armato entrare in una cristalleria!
Chi scriverà la storia del
Cristianesimo di questo periodo dovrà constatare ovunque variazioni
precedentemente inconcepibili. In particolare:
- In Occidente il papa lascia sempre maggior
autonomia agli episcopati locali. In nome della sua forte autorità fa in modo d’indebolire
se stesso offrendo l’idea di voler essere un primus inter pares, com’è normalmente in Oriente;
- In Oriente il patriarca costantinopolitano, sembrando approfittare di situazioni contingenti, priva della loro reale autonomia certe
Chiese locali (almeno su certi aspetti) e tende a rafforzare contro la sua stessa
tradizione la propria autorità offrendo l’idea di averla per virtù di se stesso
o ex sese, come si disse al Concilio
Vaticano I quando si parlava dell’autorità papale.
La situazione è tale che, per
opposti motivi, è seminata confusione sia in Oriente sia in Occidente. È più
che logico pensare che, dietro a tali fatti, ci siano potenti influenze
secolari.
Come un tempo delle influenze imperiali fecero in modo da facilitare l’ascesa
del papato per un verso e l’ascesa del patriarcato costantinopolitano per un
altro, ora altre istanze secolari stanno cercando di mutare profondamente certi contesti geopolitici, e di conformare a questo nuovo stato di cose l’ecclesiologia.
Chi ha "ancora" un'impostazione tradizionale (che però riflette un ordine differente di mondo) non capisce e rimane allibito, soprattutto perché le variazioni vengono sostenute con soli motivi religiosi. In realtà, queste sono solo scuse che celano ben altro.
___________________
[*] Spesso si dimentica che la
prima autocefalia, proclamata nel 478 e confermata dal Concilio trullano del 692, fu quella della Chiesa cipriota. Ben prima del cosiddetto scisma tra Oriente e
Occidente (la cui data puramente convenzionale è il 1054), esistevano Chiese
totalmente indipendenti con un funzionamento che rispecchia la tradizionale
ecclesiologia ortodossa. La monarchia assoluta papale, dunque, è cosa che si è
strutturata lentamente e posteriormente, non senza opposizioni perfino nello
stesso Occidente.

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