
Recentemente, è apparso nei media e nelle informazioni sui social network che il consolato greco di Mosca si rifiuta di rilasciare Visa ai sacerdoti russi o non offre permessi di tre anni, come fanno ai turisti, ma permessi per un solo mese o anche solo per pochi giorni. [...]
Il caso che ha causato il maggior eco è stato il rifiuto da parte del dipartimento consolare dell'ambasciata greca di concedere un Visa Schengen al membro e cancelliere del Santo Sinodo, il metropolita del Patriarcato di Mosca Barsanufio di San Pietroburgo e Ladoga.
Il metropolita Barsanufio aveva programmato di andare in pellegrinaggio al Monte Athos. La cancelleria del Patriarcato di Mosca ha dichiarato che "il metropolita Barsanufio è andato in pellegrinaggio al Monte Athos in autunno per molti anni, ma questa volta gli è stato negato il Visa".
Possiamo vedere come questi rifiuti di concedere visti greci al clero della Chiesa ortodossa russa non siano esempi isolati ma abbiano assunto una natura sistematica.
Da fonti non ufficiali apprendiamo che a coloro che lavorano nel consolato greco e nei centri per i visti a Mosca è stata emessa una direttiva segreta con la quale si deve prestare grande attenzione alle persone che esternamente assomigliano a sacerdoti ortodossi. Così, una barba e un modo di parlare dolce sono diventati segni di qualcuno la cui presenza in Grecia è indesiderabile. [...]
Tutta questa "guerra dei Visa", iniziata nell'aprile-maggio di quest'anno, coincide stranamente con la richiesta di aprile del presidente ucraino Petro Poroshenko, dei deputati della Verkhnova Rada, e dei rappresentanti di gruppi scismatici al patriarca Bartolomeo di Costantinopoli di concedere l'autocefalia alla Chiesa ortodossa ucraina e quindi creare in Ucraina una "Chiesa indipendente locale ortodossa". Coincide pure con la determinazione del Fanar di iniziare un processo di concessione di autocefalia. Il Fanar, naturalmente, si è reso conto che tali azioni avrebbero significato l'inizio di un conflitto diretto con il Patriarcato di Mosca, e ha iniziato con una guerra dei Visa contro i sacerdoti russi.
Ci poniamo la seguente domanda: in che modo la Chiesa di Costantinopoli, il cui centro amministrativo si trova in Turchia, è collegata con le autorità greche?
Va notato che la solidarietà greca svolge un ruolo importante (il patriarca Bartolomeo, i vescovi, i sacerdoti e il gregge del Patriarcato di Costantinopoli sono principalmente greci), sostenuti dalle autorità di Atene.
Bisogna anche aggiungere un fattore esterno, cioè che il Patriarca Bartolomeo e la sua Chiesa sono tutt'altro che indipendenti: sono uno strumento nelle mani delle forze globaliste, il cui centro è rappresentato dagli Stati Uniti d'America.
La discriminazione verso gli ecclesiastici della Chiesa ortodossa russa (citata nei media greci) è legata alla circostanza che due anni fa uno degli autori dell'Euromaidan ucraino, Geoffrey R. Pyatt, fu nominato Ambasciatore degli Stati Uniti in Grecia.
Poco dopo la sua nomina visitò il Monte Athos, ma non in pellegrinaggio; piuttosto, come "ispettore".
C'è il sospetto che durante tale visita l'ambasciatore americano abbia chiesto apertamente che la cooperazione tra i monasteri atoniti e la Chiesa ortodossa russa dovesse cessare.
A ciò dovremmo aggiungere che attualmente in Grecia c'è una campagna di propaganda organizzata contro la Russia e la Chiesa russa.
Così, di recente, il pubblico greco ha scoperto con grande sorpresa da un certo numero di affermazioni dei media totalmente infondate che la Russia stava inviando "spie in tonaca" in Grecia.
Siamo costretti a concludere che dietro al progetto dell'autocefalia ucraina, promossa dal Patriarcato di Costantinopoli, le élite americane agiscano attraverso i loro agenti vicini alla leadership all'interno del Fanar.
Gli Stati Uniti mostrano più apertamente il loro ruolo nel portare a compimento il progetto dell'autocefalia ucraina, il cui scopo è quello di approfondire la divisione tra Ucraina e Russia.
Costantinopoli, avanzando aggressivamente la sua supremazia nel mondo ortodosso, sta agendo in modo inescusabile e sfacciato, umiliando i suoi fratelli vescovi e sacerdoti dalla Russia. Questa politica di aperta discriminazione secondo la legalità giurisdizionale ci conduce in un vicolo cieco, la cui uscita richiede tempo e grandi sforzi, impone alla Chiesa ortodossa un confronto interno, divide e indebolisce l'Ortodossia.
È ancora più triste che ciò che sta accadendo non sia un errore, ma la scelta consapevole del Fanar.
(Tradotto dall'originale qui)
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