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sabato 13 ottobre 2018

Le decisioni del Santo Sinodo del Patriarcato Costantinopoli sull'Ucraina rischiano di condurre ad una catastrofe per l'Ortodossia e per l'intero mondo.


LE PIRE S’ANNONCE POUR L’ORTHODOXIE"La situazione attuale è assolutamente senza precedenti per tutti. È una rottura totale con la tradizione e la percezione della vita della Chiesa. Le azioni di Costantinopoli porteranno danni catastrofici, soprattutto per gli ortodossi dell'Ucraina. Comincerà qualcosa di terribile", ha detto il canale televisivo religioso russo Spas Alexander Volkov, portavoce del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Cirillo. Il capo del Dipartimento sinodale d'informazione della Chiesa russa Vladimir Legoïda, ha aggiunto che si tratta d'un "tentativo di minare le fondamenta del sistema canonico dell'Ortodossia"; tali decisioni non canoniche influenzeranno "milioni persone in Ucraina e nel mondo ortodosso", ha aggiunto, sottolineando che "è evidente che siamo sull'orlo di eventi drammatici".


Decisioni controverse

Nel suo comunicato stampa del 12/10/2018 (vedi qui), il Santo Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli a affermato:

1. Si conferma la concessione dell'autocefalia (indipendenza canonica) alla Chiesa ucraina;
2. Si (ris)tabilisce una "stavropegia" (giurisdizione direttamente dipendente dal patriarca) a Kiev;
3. Si sollevano gli anatemi contro i primati delle due Chiese non canoniche ucraine Filarete Denisenko, il patriarca auto-proclamato di Kiev (KP) anatemizzato dalla Chiesa ortodossa russa nel 1997, e Makario Maletich, primate della "Chiesa Ortodossa Ucraina Autocefala" (EOAU).
4. Si revoca il tomos del 1686 che trasferiva la giurisdizione della metropoli di Kiev al Patriarcato di Mosca.

Costantinopoli aveva precedentemente nominato l'arcivescovo di Panfilia Daniel (UAOC degli Stati Uniti) e il Vescovo Hilarion Edmonton (UAOC del Canada) come  suoi esarchi a Kiev "nel quadro della preparazione della concessione dell'autocefalia alla Chiesa ortodossa in Ucraina" (UAOC sia negli Stati Uniti che in Canada sono giurisdizioni autonome all'interno del Patriarcato di Costantinopoli, che ha sempre mantenuto stretti legami con l'UAOC scismatico impiantatosi in Ucraina dopo il 1991).

La reazione ferma di Mosca e Kiev

La Chiesa ortodossa russa ha già rotto le sue "relazioni diplomatiche" con il Patriarcato di Costantinopoli dopo i primi annunci del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, sospendendo ogni concelebrazione con Costantinopoli e qualsiasi partecipazione ad eventi inter-ortodossi presieduti da rappresentanti del patriarcato (ad esempio riunioni dell'Assemblea dei vescovi ortodossi in Francia, AEOF) e la commemorazione del Patriarca di Costantinopoli durante le funzioni religiose. Il Sinodo di Costantinopoli ha ormai "superato la linea rossa" per il portavoce del Patriarca di Mosca e le sue decisioni legittimano uno scisma. Anche la Chiesa ortodossa ucraina, una Chiesa autonoma all'interno del Patriarcato di Mosca, ha minacciato di rompere con il Patriarcato di Costantinopoli.

Non è stato mosso nulla

Ho spiegato nel mio precedente articolo perché la manovra di Costantinopoli era "maligna, anti-canonica, ostile ... e pericolosa". le decisioni del Sinodo confermano l'analisi con la ricostituzione della città di Kiev sotto l'obbedienza di Costantinopoli come prima del 1686 in vista de "la concessione da parte del Patriarca ecumenico dell'autocefalia alla Chiesa di Ucraina". Ma Costantinopoli di solito non mostra alcuna fretta di concedere l'autocefala, come evidenziano gli esempi storici della Chiesa di Bulgaria (la cui autocefalia è stata riconosciuta nel 1946, tre quarti di secolo dopo la sua proclamazione a Sofia ) o la Chiesa di Finlandia (che la sta aspettando da quasi 100 anni!)

E chi si unirà a questa giurisdizione soggetta al Patriarcato di Costantinopoli? Vi aderirà propabilmente il clero della UAOC, dati i suoi legami con l'America del Nord UAOC in cui entrambi gli esarchi provengono, ma è poco più del 6% delle parrocchie ortodosse in Ucraina. Lo pseudo-Patriarca Filarete ha circa il 27% delle parrocchie e ha dichiarato che "Coloro che partecipano al Consiglio di unificazione entreranno a far parte della Chiesa ortodossa unificata, e chi non vuole esserne parte no ci sarà", ma non ha specificato se egli avrebbe abbandonato il titolo patriarcale che riveste e non si può presumere quanti dei suoi seguaci lo abbandoneranno per Costantinopoli ... per quanto riguarda la Chiesa ortodossa ucraina (Patriarcato di Mosca, EOU), che raggruppa più del 67% delle parrocchie, la stragrande maggioranza dei suoi membri è sempre stata contraria a qualsiasi separazione dalla Chiesa russa ... La nuova "stavropegia" rischia d'essere ridimensionata!

Possibili drammatiche conseguenze

Lo scisma nell'Ortodossia: a differenza del 1996, quando il Patriarcato di Mosca si trovò isolato all'interno dell'Ortodossia durante la sua rottura con Costantinopoli che aveva fondato una giurisdizione parallela in Estonia ( la "Chiesa ortodossa apostolica di Estonia") , le reazioni di diverse Chiese mostrano che Mosca potrebbe essere seguita da diverse Chiese ortodosse, e non di poco conto. Ciò si tradurrebbe in una vera scissione, poiché due gruppi di Chiese non saranno più in comunione tra loro ...

Si noti inoltre che Costantinopoli sembra relativamente indifferente alla possibilità di scissione intra-ortodossa per aver celebrato il Concilio di Creta nel 2016 nonostante mancassero quattro Chiesa che riuniva la maggioranza degli ortodossi e per la sua posizione sul nuovo matrimonio dei preti che sembra cozzare con le posizioni di altre chiese.

Guerra civile in Ucraina o ancor più?: Il presidente Poroshenko ha bollato l'EOU (la Chiesa canonica ucraina in comunione con Mosca) in diverse occasioni, fino a parlare di "nemico interno" e le autorità ucraine hanno minacciato di prendere il controllo dei principali santuari ucraini, monasteri e cattedrali, che sono attualmente sotto l'obbedienza del EOU (questo tipo di estorsione si è verificato nel 1991-92 e l'assalto ai luoghi di culto si sono accelerati dopo il colpo di stato del 2014, che assalì più di 50 chiese a metà 2018). Se queste pressioni aumenteranno contro le parrocchie recalcitranti ad unirsi a "la Chiesa ortodossa ucraina unificata", su cui parla lo pseudo patriarca Filarete, è possibili che esse incontreranno una maggiore opposizione dai fedeli e dai separatisti Ucraini orientali che potrebbero approfittare per dar loro man forte.

Ciò potrebbe portare ad una conflagrazione su larga scala, come la Chiesa russa ha ripetutamente denunciato e, nel peggiore dei casi, potrebbe esserci un intervento russo, come in Crimea che, questa volta, causerebbe quella dei vicini occidentali per "difendere" un'Ucraina che sarebbe poi diventata una nuova Siria ... Questo scenario peggiore non è il più probabile ora, ma deve purtroppo essere considerato sempre più.

Ora possiamo solo sperare in una soluzione che sembra provenire solo da una mediazione delle Chiese ortodosse, a cominciare dai vecchi patriarcati di Antiochia e Alessandria, che sembrano davvero preoccupati per il futuro dell'Ortodossia.


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