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lunedì 15 ottobre 2018

Lo scisma d'Oriente

"Nemmeno il papa di Roma 
si permetterebbe di fare una cosa del genere" 
Kirill Molchanov, dottorando in scienze politiche, vice presidente dell'Istituto ucraino di analisi e gestione politica (Kiev)

Poiché in una Chiesa non può esistere l'arbitrio di uno solo su tutti, è bene fare le seguenti puntualizzazioni relativamente alla questione ucraina. Il post è estremamente sintetico per mostrare chiaramente ad ognuno l'odierna triste situazione nella quale vive l'Oriente ortodosso. Inserisco i quattro punti proclamati dal Sinodo del Patriarcato Ecumenico sulla questione con il loro relativo commento.

1. «Si conferma la concessione dell'autocefalia (indipendenza canonica) alla Chiesa ucraina» [1];

Risposta: Secondo i dati statistici, la Chiesa ufficiale ucraina dipendente dal Patriarcato di Mosca, rappresenta il 70% circa degli ortodossi ucraini [2]. Tale Chiesa non ha mai chiesto alcuna autocefalia né a Mosca né a Costantinopoli. La parte restante, divisa tra due obbedienze, è relativa a due Chiese scismatiche. A quale delle due verrà concessa l’autocefalia? Perché il comunicato rimane nel vago e non specifica questa situazione (in cui i disobbedienti vengono premiati senz'alcun ripensamento da parte loro)?

2. «Si (ris)tabilisce una "stavropegia" (giurisdizione direttamente dipendente dal patriarca) a Kiev»;

Risposta: Questa decisione è assolutamente unilaterale e quindi non può che essere vista come un’intrusione nel territorio canonico di un’altra Chiesa, dal momento che non è stata accordata con la Chiesa canonica del territorio né è stato sentito il Patriarcato moscovita.

3. «Si sollevano gli anatemi contro i primati delle due Chiese non canoniche ucraine Filarete Denisenko, il patriarca auto-proclamato di Kiev (KP) anatemizzato dalla Chiesa ortodossa russa nel 1997, e Makario Maletich, primate della "Chiesa Ortodossa Ucraina Autocefala" (EOAU)».

Risposta: Anche questa decisione è assolutamente unilaterale. L’autorità che stabilisce la sanzione canonica dovrebbe essere la stessa che la toglie altrimenti, se lo fa una seconda autorità senza informare la prima, si tratta di una vera e propria intrusione.

4. «Si revoca il tomos del 1686 che trasferiva la giurisdizione della metropoli di Kiev al Patriarcato di Mosca».

Qui si fa riferimento a documenti  più antichi di 300 anni per concedere o meno i diritti di giurisdizione del Patriarcato di Costantinopoli al Patriarca di Mosca; il Patriarcato di Mosca è accusato di sequestro dei diritti giurisdizionali della metropoli di Kiev. Tuttavia, la dichiarazione della violazione di tali diritti è fatta trecento anni dopo l'emissione dei documenti ad essa relativi. 
Tali conflitti per i territori e i diritti giurisdizionali su essi di questo o quel vescovo non sono apparsi oggi. In particolare, è importante ricordare il 133° canone del Concilio locale di Cartagine del 419, che ha definito un periodo di tre anni, durante i quali è possibile esaminare le pretese di un territorio appartenente alla giurisdizione di un dato vescovo, mentre il 17 ° canone del IV Concilio ecumenico e il 25 ° canone del sesto Concilio ecumenico (in Trullo) che gli è simile, definisce la prescrizione trentennale per un conflitto per quanto riguarda l'appartenenza della parrocchia alla diocesi di un vescovo diocesano. In questo caso, stiamo parlando di un ritardo di oltre 300 anni!! [3]
Solo l'arbitrio personale e il sentirsi sopra la Chiesa può spiegare l'attitudine del Patriarca Bartolomeo d'impugnare qualcosa che, nel diritto comune, lo stabilirebbe sicuramente nel banco degli imputati [4].
Perché, dunque, meravigliarsi se c'è chi conclude che stiamo assistendo ad un cambiamento di ecclesiologia in Oriente dove da un primus inter pares il patriarca costantinopolitano sta divenendo un primus super pares [5] senza aver ottenuto l'avvallo delle altre Chiese? Questa ecclesiologia alterata, essendo dal punto di vista ortodosso un'eresia [6], non può non condurre la Chiesa di Costantinopoli - che ha una visione molto teorica delle cose [7] - almeno ad uno scisma de facto con tutte le altre Chiese dell'Ortodossia. Si attendono futuri interessanti sviluppi del caso.
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Notizia dell'ultimo momento

Dichiarazione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa in relazione all'invasione del Patriarcato di Costantinopoli sul territorio canonico della Chiesa russa.

La dichiarazione è stata fatta durante un incontro del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa il 15 ottobre 2018 a Minsk.

Il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa, nella sua sessione del 15 ottobre 2019 a Minsk, ha adottato una dichiarazione sinodale sull'invasione del Patriarcato di Costantinopoli nel territorio canonico della Chiesa ortodossa russa.

I membri del Santo Sinodo hanno ritenuto impossibile continuare a rimanere in comunione eucaristica con il Patriarcato di Costantinopoli.

Si afferma in particolare che "Giustificando ipocritamente il desiderio di ripristinare l'unità dell'Ortodossia ucraina, il Patriarcato di Costantinopoli con le sue decisioni spericolate e politicamente motivate introduce una divisione ancor più grande e aggrava la sofferenza della canonica Chiesa ortodossa ucraina. La comunione con gli scismatici e una persona anatematizzata da un'altra Chiesa locale con tutti i "vescovi "e il "clero "ordinati da costoro, l'invasione di parti canoniche di qualcun altro e il tentativo di rifiutare le proprie decisioni e impegni storici - tutto ciò pone il Patriarcato di Costantinopoli al di fuori dello spazio canonico e, con nostro grande dolore, ci rende impossibile continuare la comunione eucaristica con la sua gerarchia, il suo clero e i suoi laici".
Il documento termina affermando: "D'ora in poi, fino a quando il Patriarcato di Costantinopoli non avrà rifiutato le sue decisioni anti-canoniche, è impossibile per tutto il clero della Chiesa ortodossa russa concelebrare con il clero della Chiesa di Costantinopoli e per i laici partecipare ai sacramenti amministrati nelle sua chiese" [8].


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[1] Comunicato stampa del 12/10/2018 (vedi qui), del Santo Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli.

[2] Questo fa emergere come la dichiarazione di Bartolomeo I per il quale l'autocefalia è "voluta" dal popolo ucraino sia priva di fondamento. L'autocefalia è voluta solo da alcuni chierici dissidenti e da alcuni centri politici ai quali pare che il patriarca costantinopolitano sia evidentemente sottomesso.

[3] Cfr. qui.

[4] Per spiegarmi faccio un esempio. Nel campo civile, quale persona rivendicherebbe mai un terreno donato da un proprio avo 300 anni prima agli avi di una famiglia diversa dalla propria? È una cosa che solo a pensarsi possibile fa accapponare la pelle perché, a questo punto, tutto verrebbe messo in discussione e nessuno sarebbe veramente padrone di nulla. Ma tant'è  che ad una certa mentalità clericalista tutto è possibile, visto come sembra lontana dal mondo reale. 

[5] "Temo che questo non sia semplicemente un tentativo di invadere la giurisdizione della ROC [la Chiesa canonica ortodossa ucraina in comunione con Mosca], ma un tentativo di mostrare con l'esempio dell'Ucraina quale potere il Patriarca di Costantinopoli ora intende assumere all'interno del mondo ortodosso e di altre Chiese locali, intromettendosi nelle loro giurisdizioni e accettando appelli da parte di coloro che sono stati spogliati [dagli ordini sacri] e scomunicati senza prendere in considerazione la posizione della Chiesa che li ha posti sotto queste interdizioni". Cfr. qui.

[6] "Naturalmente tutto ciò è molto doloroso. Abbiamo a che fare non solo con la violazione dei canoni della Chiesa, ma con la perversione dell'intera ecclesiologia ortodossa. Sono sicuro che la Chiesa ortodossa russa non accetterà questo con calma. Ci si può anche aspettare che le altre Chiese locali lo percepiscano adeguatamente ed esprimano la loro protesta". Cfr. Ibid.

[7] "La sicurezza con cui i Fanarioti parlano 'nominalmente' della Russia ortodossa, in cui presumibilmente il gregge del patriarca Kirill non è poi così grande, è il risultato di questo [loro] distacco dalla vita reale. Il Patriarcato ecumenico praticamente non ha un proprio territorio canonico, ma sovrintende ad una diaspora. Ovunque presente, non dimora da nessuna parte; essendo occupato con tutti, praticamente non risponde a nessuno. Lo scheletro della burocrazia di Costantinopoli è occupato per tutta la sua vita a svolgere vari forum, incontri, consultazioni a livello ecclesiastico-diplomatico e a preparare documenti con spiegazioni teologiche. Le preoccupazioni e le difficoltà di una Chiesa locale gli sono sconosciute. Ora si sta aprendo un nuovo periodo, in cui il Patriarcato di Costantinopoli con le sue 3200 parrocchie in tutto il mondo sta cercando di inghiottire, o almeno svolgere una certa missione di trasformazione all'interno dell'Ucraina, un grande paese dove oggi il numero di parrocchie attive si avvicina a 20.000".
Cfr. Ibid.

[8] Vedi qui e qui.

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