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venerdì 26 ottobre 2018

Una lettera inascoltata


Questa serie di post dedicati alla questione ucraina si spiegano per la gravità della situazione nonché per l'inedito storico di vedere la Chiesa ortodossa di fatto rotta in due. Non è un semplice conflitto tra gerarchi o una semplice questione geopolitica, come i superficiali possono dire. E' il segnale del prevalere di istanze unicamente umane (mentre nella Chiesa si dovrebbe porre attenzione soprattutto a quelle della Rivelazione) e l'emergere nei fatti di una nuova ecclesiologia, per diversi aspetti opposta a quella ortodossa. Il patriarca serbo Ireneo, prima che Costantinopoli scendesse in campo a favore delle chiese scismatiche ucraine manifestando indifferenza alla maggioritaria Chiesa legale e a quella russa, ha mandato a Bartolomeo I una lettera nella quale lo avvertiva del pericolo di favorire il filetismo nazionalistico e manifestare un concetto alterato di primato. Tale lettera è rimasta inascoltata con le conseguenze oramai note. Abbiamo qui di seguito un commento che sintetizza e chiarifica i temi esposti nella lettera del patriarca serbo.  

Introduzione

Il Patriarca Ireneo di Serbia, il 13 agosto di quest'anno [2018], ha scritto una lettera al Patriarca ecumenico in cui ha esposto le sue preoccupazioni sulla situazione in Ucraina. Pur non affrontando le implicazioni canoniche dei documenti storici relativi alla sottomissione dell'Ucraina nel 1686 a Mosca, sottolinea due questioni molto più fondamentali e serie che vede presenti in questa situazione.

Il nazionalismo non è il patriottismo cristiano

Il primo problema che solleva è quello del nazionalismo o di ciò che nelle attuali discussioni ecclesiali è stato chiamato etnofiletismo. È importante riconoscere che quest'etnofletismo non è l'amore naturale al proprio parentado o paese. Quando parliamo dell'eresia etnofletistica, siamo dinnanzi al risultato di uno sforzo cosciente da parte dell'intellighenzia nel creare un'entità e una coscienza nazionale con motivazioni politiche e ideologiche.

La nostra famiglia e il nostro paese sono naturalmente parte di ciò che Dio ci ha dato da amare quando siamo nati in questo mondo e quest'amore, quand'è attivo, diventa una forza unificante. Il nazionalismo è un'ideologia creata dall'uomo che tenta di essere una forza unificante, ma ha una natura e un obiettivo diverso. "Il raggiungimento di una coscienza nazionale e conseguentemente l'appartenenza a una nazionalità è un processo che dev'essere raggiunto attraverso un indottrinamento ideologico e sociale .... L'intellighenzia ha un ruolo nel trasformare la consapevolezza di un individuo riguardo la sua relazione con un vicino di villaggio ... o con un correligionario in una coscienza unitaria su un più ampio livello "nazionale" [1]. L'obiettivo e i mezzi di quest'unità non sono la perfezione dell'amore, che produce la nostra unità in Cristo, ma piuttosto la coerenza e l'indipendenza politica. Il nazionalismo porta all'unità facendo leva sull'orgoglio della propria identità e della propria storia [2] e cerca pure di costruire un'unità attraverso la creazione di una mentalità "noi contro di loro" che stimola paura e sospetto del nemico. Ciò conduce ad un movimento che porta a porre i "carri" in cerchio e a chiuderli tra loro.

D'altra parte, un vero patriottismo cristiano non consiste nell'orgoglio di ciò che è nostro e nel timore dell'altro, ma nell'amare il nostro, essendo disposti a difenderlo quand'è necessario, accompagnato da pentimento e umiltà per la nostra mancanza d'amore perfetto e per la nostra incapacità di vedere e relazionarci con quanti stanno dall'altra parte delle nostre frontiere come veri vicini e fratelli. Il vero patriottismo cristiano implica vedere e assumersi la responsabilità dei peccati della nostra nazione piuttosto che giudicare e incolpare altre nazioni. Il vero patriottismo cristiano porta pace a noi stessi e al mondo. È un movimento di apertura verso l'altro.

La differenza tra nazionalismo e patriottismo è che il primo fa appello alle passioni dell'orgoglio e della paura, mentre il secondo è la lotta per amare e pentirsi. Il nazionalismo coinvolge l'élite intellettuale nel trovare modi per convincere le persone a credere e difendere ciò che hanno creato, mentre il patriottismo è la difesa di ciò che Dio ci ha donato naturalmente in base alle circostanze in cui ci troviamo. Il frutto del nazionalismo è tumulto e conflitto, odio e sospetto - l'esatto opposto dell'amore.

Che si tratti del nazionalismo, dell'individualismo, della politica dell'identità o del "diritto di ...." (riempire lo spazio con qualsiasi altra cosa), il seme è lo stesso. Anthony Kennedy in Planned Parenthood v. Casey (1992) afferma chiaramente il motivo che guida l'uomo nella nostra epoca: "Al centro della libertà è il diritto di definire il proprio concetto di esistenza, di significato, dell'universo e del mistero della vita umana". Questo è un rifiuto diretto di Dio come Creatore e di Colui che dà alla propria creazione un concetto di esistenza, significato e mistero che si trova solo in Lui. Questa eresia odierna è la pretesa ultima dell'uomo di essere il suo dio.

È quest'ideologia atea che il Patriarca di Serbia identifica essere la radice dei conflitti in Ucraina. È la radice dei conflitti nel nostro paese e in tutto il mondo. Siamo tutti dei vicini spogliati da Satana e rimasti feriti e morenti sul ciglio della strada che hanno bisogno del soccorso di Cristo. Ciò influenza direttamente la Chiesa poiché l'intellighenzia, che sta cercando di costruire una coscienza e un'identità nazionale, vuole includere nella creazione creata dall'uomo una chiesa creata dall'uomo e, come nota il Patriarca, ciò ha portato all'ascesa in vari luoghi di una "chiesa degli auto-ordinati"[*]. Questi auto-ordinati vogliono la libertà di definire il proprio concetto di ciò che è la Chiesa e credono che questo sia un loro diritto. Fanno appello a coloro che in Occidente hanno le stesse convinzioni su chiunque sia in grado di determinare la nostra esistenza e il nostro significato.

Quando guardiamo alla relazione del nazionalismo con la Chiesa, essa implica l'arroganza spontanea di un'identità separata in contrasto con e indipendente dagli altri, mentre la vera Chiesa consiste in persone in comunione che, attraverso l'obbedienza e l'amore, si stanno muovendo verso l'essere uno in Cristo. Il Patriarca di Serbia fa appello al Patriarca Bartolomeo affinché non sostenga o rafforzi gli Stati e gli individui che cercano di usare la fede dei fedeli e il Corpo di Cristo per i loro scopi creati dall'uomo, ma di considerare la sua responsabilità nel proteggere l'armonia e unità della Chiesa.

Un primo senza pari ossia un concetto alterato di ecclesiologia

La seconda problematica sollevata dal Patriarca di Serbia è il modo in cui il Patriarca ecumenico comprende se stesso e la sua posizione nel corpo della Chiesa ortodossa. Egli sottolinea l'esistenza di un accordo pan-ortodosso in cui si afferma che nessuna giurisdizione o Chiesa madre può dichiarare da sola e unilateralmente una nuova autocefalia. Se il Patriarca di Costantinopoli decide di agire unilateralmente, senza riguardo agli accordi che lui stesso è stato determinante nel sancire, allora questo è inteso come un ulteriore supporto al fatto che si vede veramente non come il "primo fra uguali", ma come un "primo senza uguali".

Questa frase "primo senza eguali" si riferisce ad una pubblicazione del Metropolita Elpidoforos Lambriniadis pubblicata sul sito patriarcale di Costantinopoli [3]. L'articolo è stato scritto come parte dei colloquii a Ravenna tra cattolici e ortodossi sulla comprensione teologica e sulla pratica del primato nella Chiesa. Durante questi colloquii, Costantinopoli ha accettato un'ecclesiologia che individua la fonte del primato nella persona del primate supremo stesso. Il Metropolita Elpidoforos ha puntualizzato che il primato non è qualcosa di ricevuto ma ha la sua origine nel primate stesso. Ha terminato dicendo: "Se vogliamo parlare della fonte di un primato, la fonte di tale primato è la stessa persona dell'arcivescovo di Costantinopoli, che precisamente come vescovo è uno 'fra uguali', ma come arcivescovo di Costantinopoli e quindi come Patriarca ecumenico, è primo senza eguali (primus sine paribus)". Quest'ecclesiologia pone l'essenza del primato nella persona del primate supremo piuttosto che localizzare la sua essenza in Cristo. È un'eco della dottrina cattolica del papato. Ireneo considera le dichiarazioni del Patriarca Bartolomeo al recente Sinodo: "In principio era la Parola ... in lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini". (Giovanni 1,1,4) L'inizio della Chiesa ortodossa è il Patriarcato ecumenico; "In questo è la vita, e la vita è la luce delle Chiese" [4].

Se guardiamo all'idea di primato in San Leone Magno, Papa di Roma, vediamo che non insegna ciò. Il santo insegna che non è la fonte del suo potere e della sua autorità di papa; questi, piuttosto, sono ricevuti come un dono e una fede da Cristo e dal popolo [5]. Ciò che è ricevuto non gli viene dato in modo assoluto o esclusivo. San Leone insegna che questo primato è un potere o attributo di Cristo che compenetra tutta la Chiesa. La garanzia dell'unità è che siamo tutti battezzati in Cristo e riceviamo da Lui, come unico Capo, questa stessa guida o primato quando diventiamo parte del Suo Corpo. Ciò che è diverso tra i differenti ordini della Chiesa è lo scopo della responsabilità amministrativa e del potere, non l'essenza di ciò che viene ricevuto. Il profano usa il suo primato per divenire un capo sul proprio corpo e anima; i sacerdoti e ancora più un arcivescovo hanno una portata più ampia del loro primato [6].

Il Metropoita Elpidoforos critica il Patriarca di Mosca d'aver abbandonato e rifiutato di firmare il documento di Ravenna e aver insistito sulla visione tradizionale secondo cui l'autorità è ricevuta da Cristo come fonte [7] mediata dalla Chiesa nella persona degli altri vescovi [8] e testimoniata e confermata dai fedeli [9] e nelle commemorazioni dei dittici [10] (i dittici stessi non sono il mezzo per dare il primato, ma un modo in cui la volontà della Chiesa come corpo di Cristo è espressa e confermata). Il metropolita implica nella nota 4 che tale astensione non è realmente teologica ma principalmente politica - una protesta contro la concessione dell'autocefalia del Patriarca Ecumenico alla Chiesa ortodossa estone. [Tuttavia] le due cose vanno davvero assieme. Il modo in cui il Patriarca ecumenico sta usando la sua autorità in questi casi è un riflesso e un'agire della propria visione di se stesso come unico arbitro e fonte della propria autorità. La credenza di fondo sembra essere che la portata della sua autorità non è determinata dalla Chiesa, ma invece rimane in se stesso come illimitata da qualsiasi cosa al di fuori di se stesso. Non riconosce Cristo come presente e agente in tutta la Chiesa. Lo vediamo nell'attuale situazione dell'Ucraina, dove il Patriarca ecumenico sta prendendo in considerazione, sembra, un'azione unilaterale mettendo da parte la consultazione o la cooperazione con le altre Chiese. Agire unilateralmente in questa situazione è un'affermazione che la portata della sua autorità non è legata a ciò che la Chiesa nei suoi accordi pan-ortodossi ha permesso, ma a qualcosa che può determinare da sé. Il Patriarca Ireneo avverte che ciò è dannoso per la Chiesa. Questa dottrina del "primo senza uguali" contiene in sé un percorso verso un'unità e un modo di creare ordine che è centrato sull'uomo, non su Cristo e, quindi, è destinato a fallire. Nessun uomo può essere una fonte di unità o vita, questo appartiene solo a Dio.

Conclusione

Penso che, generalmente, ci sia molta simpatia per la situazione degli ortodossi ucraini i quali hanno un paese indipendente che vuole pure una chiesa autocefala. Contemporaneamente, sento l'avvertimento del Patriarca serbo: se la ricerca di ciò non è separata da aspirazioni politiche e religiose contrarie all'unità e a uno stile di vita incentrati su Cristo, quindi dannose, nessun bene può venire da essa.

Anna Stiklers

Tradotto da qui da cui è stata tratta pure l'immagine iniziale del post.




"La nostra Chiesa è oggi sottoposta ad una grande tentazione.
Una tentazione che ha colpito il nostro primo gerarca, il Patriarca ecumenico nel prendere una decisione che potrebbe essere catastrofica per la Chiesa - fare qualcosa che non ha diritto di fare - riconoscere una chiesa scismatica e persino darle l'autocefalia. Questo è qualcosa di nuovo. Credo che tutte le Chiese indicheranno quant'è catastrofica tale decisione per evitare la più catastrofica divisione. Speriamo che il Signore ci salvi da questa tentazione".
Patriarca Ireneo di Serbia


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[1] Magocsi, P. R. (1978). The shaping of a national identity: Subcarpathian Rus, 1848-1948. Cambridge, MA: Harvard Univ. Press., p. 3.

[2] Tranne che questa identità e questa storia non sono quelle che Dio ci dà ma quelle create dall'intellighenzia che interpreta il tessuto della storia e della cultura secondo la sua ideologia. Tale tentativo di costruire unità, dal momento che l'uomo ha sempre opinioni contrastanti, porta in realtà a conflitti, cosicché ricominciano scontri su cosa significa essere americano, o ucraino, o russo o qualsiasi altra identità nazionale.

[3] Primo senza eguali: una risposta al testo sul primato del Patriarcato di Mosca. Di Sua Eminenza Elpidophoros Lambriniadis, Metropolita di Bursa, (12 febbraio 2014). Vedi qui.


[4] Dalle osservazioni iniziali alla recente sinassi 31 agosto 4 settembre 2018. Vedi qui.

[5] Vedi i sermoni 2-5 sull'anniversario della sua elezione a papa.

[6] Sermone 4: "Sebbene la Chiesa universale di Dio sia costituita da distinti ordini di membri, tuttavia, nonostante le molte parti del suo santo corpo, la Chiesa sussiste come un tutto intero, proprio come dice l'Apostolo: Siamo tutti uno in Cristo . Nessuna differenza in ufficio è così grande che chiunque possa essere separato, attraverso l'umiltà, dal Capo. Nell'unità della fede e del battesimo, quindi, la nostra comunità è indivisa. C'è una dignità comune, come dice l'apostolo Pietro in queste parole: E tu sei costruito come pietre viventi in case spirituali, un santo sacerdozio, offrendo sacrifici spirituali che sono accettabili a Dio per mezzo di Gesù Cristo ... .Poché tutti, rigenerati in Cristo , sono fatti re dal segno della croce; sono sacerdoti consacrati dall'olio dello Spirito Santo, così che al di là dello speciale servizio del nostro ministero di sacerdoti, tutti i cristiani spirituali e maturi sanno che sono una razza reale e partecipano all'ufficio del sacerdozio. Perciò quanto è più simile al re di trovarti sovrano sul tuo corpo dopo aver consegnato la tua anima a Dio? E ciò che è più sacerdotale di promettere al Signore una pura coscienza e offrirgli nell'amore vittime immacolate sull'altare del proprio cuore". Vedi anche Epistola 14 dove il santo menziona che le differenze nella gerarchia non sono nella sostanza di ciò è ricevuto, ma nel particolare servizio che il ministero comporta.

[7] Che Papa Leone abbia ricevuto il suo incarico e non consideri se stesso fonte di ciò è evidenziato nei suoi sermoni sull'anniversario [dell'elezione papale]. Egli comprende che non governa per propria autorità né da solo poiché Cristo non ha rinunciato alle cure del suo gregge, né ha San Pietro (sermone 3. 2-3) [per farle]. Come attuale capo della Chiesa, è responsabile di essere in obbedienza a coloro che non gli hanno dato il potere, ma gli hanno permesso di partecipare a quello che essi stanno facendo. Commenta che l'immagine di San Pietro si è imposta prima dei governanti della Chiesa per essere imitata. Cosicché il privilegio di Pietro risiede - non nella Sede di Pietro - ma ovunque sia passato il giudizio in accordo con San Pietro. In altre parole, l'unità dell'attività del primato risiede nel modo in cui Pietro agisce ad immagine di Cristo, e i Primati ad immagine di Pietro, e quindi il lavoro è uno, non diviso né conflittuale.

[8] Che un vescovo riceva il primato attraverso l'elezione di altri vescovi e che la portata della responsabilità contenuta in un dato impegno sia qualcosa determinata dalla Chiesa, non dalla persona nominata è chiaro storicamente e canonicamente.

[9] “Axios, Axios, Axios”, ossia l'acclamazione del popolo, tre volte degno!, al nuovo vescovo.

[10] Vedi "Posizione del Patriarcato di Mosca sul problema del primato nella Chiesa universale", 26 dicembre 2013. Vedi qui.

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[*] La splendida espressione "chiesa degli auto-ordinati", pur traendo spunto da un fatto storico, definisce perfettamente pure la neochiesa dei neopreti, un fenomeno trasversale alle confessioni cristiane e presente massivamente pure nel Cattolicesimo. Siamo, cioè, dinnanzi a preti che fondano, consapevolmente o meno, una nuova chiesa autoreferente nelle strutture tradizionali di quella antica o, altre volte, in strutture nuove ma simili a quella antica (chiese parallele), i quali cercano la propria gloria secolare, non quella dell'Al di là, piaceri, onori e soldi. Essi, anche quando celebrano in modo tradizionale, fanno una parodia poiché, essendo incapaci di porre reali azioni sacre, mettono al centro di tutto loro stessi divenendo un muro opaco alla luce e mostrando, invece che quella, i loro bei paramenti come se questi fossero fatti per la loro vanità; indicando in tal modo una sorta di feticismo onanistico e narcisistico che emerge in tutto ciò che fanno! A volte sono pure imbarazzantemente patetici, come quando, me presente, un alto prelato ortodosso disse: "Se non fanno regali a me, a chi li devono fare?". Costoro manifestano una chiesa incapace di comunicare con il Cielo e ad esso di fatto indifferente, una maledizione tra gli uomini che soltanto i mondani credono sia benedizione. Che sia sempre più presente pure nel mondo ortodosso è una realtà fattuale. Ciò che fa male non è tanto un clero siffatto per unica colpa dei vescovi ma l'indifferenza colpevole, paciosamente e borghesemente soddisfatta dei suoi fedeli. Gli antichi padri potrebbero dire che una chiesa così entra nell'orto del diavolo e tranquillamente ci sguazza pensando di essere in una situazione ottimale. Una chiesa di ciechi che ogni giorno che passa condanna sempre più se stessa al non senso [nota del traduttore].

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