Zaporozhye, Ucraina, 23 novembre 2018
Foto: spzh.news
Il modello autocefalo per l’Ucraina
proposto dal Patriarcato di Costantinopoli ridurrà drasticamente i diritti e i
privilegi esistenti della Chiesa, ha scritto Sua Eminenza il metropolita Luca
di Zaporozhye e Melitopol in un discorso ai deputati del Consiglio regionale di
Zaporozhye, pubblicato ieri sul sito diocesano Zaporozhye.
La causa della lettera è stata l’informazione
provenuta dal centro dei Consigli dei deputati provinciali di Zaporozhye con la
quale si raccomandava di fare pressioni sui gerarchi della Chiesa ortodossa
ucraina affinché partecipino al prossimo Concilio di unificazione organizzato
da Costantinopoli – raccomandazione già diffusa in tutta l'Ucraina secondo
varie relazioni diocesane.
“Cercando di rompere l’esistente comunione
della UOC [Chiesa Ortodossa Ucraina canonica] con la Chiesa ortodossa russa, i
politici lontani dall’Ortodossia hanno deciso che è meglio condurla in stretta
dipendenza sotto un’altra struttura straniera guidata da un cittadino turco o,
secondo l’idea del religioso Getcha di Istanbul, di trasformarsi in “Chiesa
ortodossa turca in Ucraina”, scrive Vladyka Luca.
Tuttavia, il gerarca di Zaporozhye è certo
che il popolo ucraino rimarrà di seconda classe:
Ma [i
politici] non tengono conto del fatto che per il Fanar, con la sua ideologia di
pan-ellenismo, resteremo mentalmente estranei, come inferiori nello sviluppo
culturale della nostra nazione. Inoltre, il Patriarcato di
Costantinopoli deve sopravvivere in un ambiente non ortodosso, che lo rende
molto dipendente da altri stati stranieri! Nel caso dell'unificazione con questa struttura religiosa
straniera, coloro che lo fanno in realtà perderanno la loro indipendenza e
diverranno marionette nelle mani dei loro padroni di tutto il Mar Nero e,
attraverso di loro, di coloro che influenzano quest’ultimo.
Sua Eminenza ha anche notato l’ovvio: che
l’autocefalia della Chiesa non è un elemento necessario per l’indipendenza di
uno Stato.
“La Chiesa e lo Stato sono associazioni di
diversa natura, chiamate a scopi diversi e che vivono secondo leggi diverse”,
scrive Sua Eminenza. Ciononostante, il presidente ucraino Petro Poroshenko e
altri politici e gerarchici scismatici hanno ripetutamente affermato che è
necessaria un’autocefalia per proteggere politicamente lo Stato dalla Russia.
Poroshenko ha anche recentemente dichiarato che
tutti i rappresentanti della Chiesa ucraina canonica non hanno posto in Ucraina
e dovrebbero trasferirsi in Russia. A sua volta, In precedenza, il metropolita
Luca ha fatto riferimento a Poroshenko
come “moderno persecutore della Chiesa”.
Il metropolita Luca ha pure osservato che
la percentuale di persone nella diocesi di Zaporozhye che si oppongono a un
cambiamento nello status della Chiesa ortodossa ucraina è balzata dal 79,3% nel
2015 al 96,9% oggi, e che la percentuale di coloro che credono che i politici
ucraini stiano compiendo un genocidio contro loro e la propria gente è passata
dal 27,2% nel 2015 al 37,99% di oggi, dimostrando così che il popolo, che i
deputati intendono rappresentare, si oppone fortemente alle loro azioni e
iniziative nei confronti della Chiesa.
Il metropolita Luca ha pure sottolineato che il modello autocefalo proposto dopo
l’imminente Concilio di unificazione ridurrà drasticamente i diritti che la
Chiesa attualmente detiene e rafforzerà l'influenza di Costantinopoli, mostrando
che la storia della Chiesa delle terre ceche e della Slovacchia sono un esempio
eloquente.
Come già riportato in precedenza da OrthoChristian,
lo studioso religioso ucraino Alexei Smirnov ha avanzato la stessa idea,
dicendo: “Se Costantinopoli concede un tomos
alla Chiesa, è probabile che vi sia un ruolo speciale per la stessa
Costantinopoli: si porrà come tribunale di più alto ricorso, e, inoltre, la Chiesa
riceverà il crisma da lì”.
La Chiesa delle terre Ceche e della
Slovacchia ha ricevuto per la prima volta un’autocefalia dal Patriarcato di
Mosca nel 1951, essendo stata sotto la sua giurisdizione. Questo tomos recita integralmente:
La
Chiesa ortodossa russa, nella persona di Alessio di Mosca e di tutta la Russia,
e l'intero sacro Concilio episcopale, in considerazione della petizione del Concilio
ecclesiastico della Chiesa ortodossa in Cecoslovacchia, concede a questa Chiesa,
finora un esarcato del Patriarcato di Mosca, l’autocefalia
La
Chiesa ortodossa russa prega cordialmente il Pastore Celeste nostro Signore
Gesù Cristo di concedere la Sua divina benedizione alla sorella più giovane
della famiglia delle Chiese ortodosse autocefale, la Chiesa di Cecoslovacchia,
e d’incoronarla con gloria eterna.
Alexei, Patriarca di Mosca e di tutta la
Russia,
23.11.1951
Tuttavia, il Patriarcato ecumenico,
credendo che solo lui possa concedere l’autocefalia, non ha mai riconosciuto tale
atto. Nel 1989, dopo la caduta del regime comunista, la Chiesa delle
terre Ceche e della Slovacchia cercò di sanare la sua relazione con
Costantinopoli e di ottenere il riconoscimento della sua autocefalia. Invece, tale ricerca è culminata, piuttosto, nella concessione di
un nuovo tomos di autocefalia da
Costantinopoli.
Questo tomos
stipula, tra le altre cose, che i tribunali ecclesiastici nella Chiesa delle
terre Ceche e della Slovacchia devono essere controllati dai gerarchi di
Costantinopoli, la Chiesa riceverà il suo crisma da Costantinopoli, ed è “obbligata”
ad appellarsi a Costantinopoli dinnanzi a qualsiasi evento di cattiva aministrazione.
Così, il teologo ceco Dr. Jakub Jiří
Jukl scrive :
In
linea di principio, il tomos conferisce alla
Chiesa ortodossa delle terre Ceche e Slovacche l’indipendenza ma, allo stesso
tempo, per le cause giudiziarie su vescovi e su questioni di tutta la Chiesa, la
pone in completa dipendenza dal Patriarcato ecumenico. La manifestazione esterna di questa situazione è l’obbligo di
ricevere il santo crisma dal Patriarcato ecumenico.
Così
Costantinopoli è divenuta la nostra quarta madre. Tuttavia, la nostra Chiesa, indipendente fino ad oggi, che era in
grado di occuparsi dei propri affari amministrativi, con la ricezione del tomos è divenuta una Chiesa
subordinata a Costantinopoli in questioni essenziali e, inoltre, deve difendere
gli interessi e le posizioni del Patriarcato ecumenico dinnanzi a tutta la
Chiesa.
Il gerarca di Zaporozhye ha anche
paragonato la situazione attuale in Ucraina al “terrore rosso” dei lunghi anni
di repressione comunista, quando anche i deputati del popolo chiedevano che
tutti quelli che non si adeguavano alla linea del partito venissero distrutti,
il che nel presente contesto è nettamente avverso alla Chiesa ortodossa ucraina
canonica. Si chiede, inoltre, se gli attuali politici
ucraini, nonostante la loro rinuncia ufficiale al comunismo, stiano imitando il
secolo scorso o siano semplicemente storicamente ignoranti.
Il metropolita Luca chiede ai Deputati di elevare le loro preghiere a Dio e, per
coloro che non pregano, di rivolgersi ad un percorso più tollerante che non
mentisca o tradisca la gente.
Tradotto da qui da cui è stata presa l'immagine soprastante.
Tradotto da qui da cui è stata presa l'immagine soprastante.

A questo post seguirà un post riassuntivo con dei grafici di immediata comprensione. Capiremo subito, così, cosa sta avvenendo in Oriente con il patriarca Bartolomeo e cosa sta avvenendo in Occidente con il pontificato di papa Francesco.
RispondiElimina