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lunedì 26 novembre 2018

Luca di Zaporozhye: L'Ucraina perderà l'indipendenza sotto l'autocefalia di Costantinopoli

Il metropolita Luca crede che le autorità ucraine stanno imitando il "terrore rosso" del comunismo.
Zaporozhye, Ucraina, 23 novembre 2018


Foto: spzh.news

Il modello autocefalo per l’Ucraina proposto dal Patriarcato di Costantinopoli ridurrà drasticamente i diritti e i privilegi esistenti della Chiesa, ha scritto Sua Eminenza il metropolita Luca di Zaporozhye e Melitopol in un discorso ai deputati del Consiglio regionale di Zaporozhye, pubblicato ieri sul sito diocesano Zaporozhye.
La causa della lettera è stata l’informazione provenuta dal centro dei Consigli dei deputati provinciali di Zaporozhye con la quale si raccomandava di fare pressioni sui gerarchi della Chiesa ortodossa ucraina affinché partecipino al prossimo Concilio di unificazione organizzato da Costantinopoli – raccomandazione già diffusa in tutta l'Ucraina secondo varie relazioni diocesane.
“Cercando di rompere l’esistente comunione della UOC [Chiesa Ortodossa Ucraina canonica] con la Chiesa ortodossa russa, i politici lontani dall’Ortodossia hanno deciso che è meglio condurla in stretta dipendenza sotto un’altra struttura straniera guidata da un cittadino turco o, secondo l’idea del religioso Getcha di Istanbul, di trasformarsi in “Chiesa ortodossa turca in Ucraina”, scrive Vladyka Luca.
Tuttavia, il gerarca di Zaporozhye è certo che il popolo ucraino rimarrà di seconda classe:

Ma [i politici] non tengono conto del fatto che per il Fanar, con la sua ideologia di pan-ellenismo, resteremo mentalmente estranei, come inferiori nello sviluppo culturale della nostra nazione. Inoltre, il Patriarcato di Costantinopoli deve sopravvivere in un ambiente non ortodosso, che lo rende molto dipendente da altri stati stranieri! Nel caso dell'unificazione con questa struttura religiosa straniera, coloro che lo fanno in realtà perderanno la loro indipendenza e diverranno marionette nelle mani dei loro padroni di tutto il Mar Nero e, attraverso di loro, di coloro che influenzano quest’ultimo.

Sua Eminenza ha anche notato l’ovvio: che l’autocefalia della Chiesa non è un elemento necessario per l’indipendenza di uno Stato.
“La Chiesa e lo Stato sono associazioni di diversa natura, chiamate a scopi diversi e che vivono secondo leggi diverse”, scrive Sua Eminenza. Ciononostante, il presidente ucraino Petro Poroshenko e altri politici e gerarchici scismatici hanno ripetutamente affermato che è necessaria un’autocefalia per proteggere politicamente lo Stato dalla Russia.
Poroshenko ha anche recentemente dichiarato che tutti i rappresentanti della Chiesa ucraina canonica non hanno posto in Ucraina e dovrebbero trasferirsi in Russia. A sua volta, In precedenza, il metropolita Luca ha fatto riferimento a Poroshenko come “moderno persecutore della Chiesa”.
Il metropolita Luca ha pure osservato che la percentuale di persone nella diocesi di Zaporozhye che si oppongono a un cambiamento nello status della Chiesa ortodossa ucraina è balzata dal 79,3% nel 2015 al 96,9% oggi, e che la percentuale di coloro che credono che i politici ucraini stiano compiendo un genocidio contro loro e la propria gente è passata dal 27,2% nel 2015 al 37,99% di oggi, dimostrando così che il popolo, che i deputati intendono rappresentare, si oppone fortemente alle loro azioni e iniziative nei confronti della Chiesa.
Il metropolita Luca ha pure sottolineato che il modello autocefalo proposto dopo l’imminente Concilio di unificazione ridurrà drasticamente i diritti che la Chiesa attualmente detiene e rafforzerà l'influenza di Costantinopoli, mostrando che la storia della Chiesa delle terre ceche e della Slovacchia sono un esempio eloquente.
Come già riportato in precedenza da OrthoChristian, lo studioso religioso ucraino Alexei Smirnov ha avanzato la stessa idea, dicendo: “Se Costantinopoli concede un tomos alla Chiesa, è probabile che vi sia un ruolo speciale per la stessa Costantinopoli: si porrà come tribunale di più alto ricorso, e, inoltre, la Chiesa riceverà il crisma da lì”.
La Chiesa delle terre Ceche e della Slovacchia ha ricevuto per la prima volta un’autocefalia dal Patriarcato di Mosca nel 1951, essendo stata sotto la sua giurisdizione. Questo tomos recita integralmente:

La Chiesa ortodossa russa, nella persona di Alessio di Mosca e di tutta la Russia, e l'intero sacro Concilio episcopale, in considerazione della petizione del Concilio ecclesiastico della Chiesa ortodossa in Cecoslovacchia, concede a questa Chiesa, finora un esarcato del Patriarcato di Mosca, l’autocefalia
La Chiesa ortodossa russa prega cordialmente il Pastore Celeste nostro Signore Gesù Cristo di concedere la Sua divina benedizione alla sorella più giovane della famiglia delle Chiese ortodosse autocefale, la Chiesa di Cecoslovacchia, e d’incoronarla con gloria eterna.
Alexei, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia,
23.11.1951

Tuttavia, il Patriarcato ecumenico, credendo che solo lui possa concedere l’autocefalia, non ha mai riconosciuto tale atto. Nel 1989, dopo la caduta del regime comunista, la Chiesa delle terre Ceche e della Slovacchia cercò di sanare la sua relazione con Costantinopoli e di ottenere il riconoscimento della sua autocefalia. Invece, tale ricerca è culminata, piuttosto, nella concessione di un nuovo tomos di autocefalia da Costantinopoli.
Questo tomos stipula, tra le altre cose, che i tribunali ecclesiastici nella Chiesa delle terre Ceche e della Slovacchia devono essere controllati dai gerarchi di Costantinopoli, la Chiesa riceverà il suo crisma da Costantinopoli, ed è “obbligata” ad appellarsi a Costantinopoli dinnanzi a qualsiasi evento di cattiva aministrazione.
Così, il teologo ceco Dr. Jakub Jiří Jukl scrive :

In linea di principio, il tomos conferisce alla Chiesa ortodossa delle terre Ceche e Slovacche l’indipendenza ma, allo stesso tempo, per le cause giudiziarie su vescovi e su questioni di tutta la Chiesa, la pone in completa dipendenza dal Patriarcato ecumenico. La manifestazione esterna di questa situazione è l’obbligo di ricevere il santo crisma dal Patriarcato ecumenico.
Così Costantinopoli è divenuta la nostra quarta madre. Tuttavia, la nostra Chiesa, indipendente fino ad oggi, che era in grado di occuparsi dei propri affari amministrativi, con la ricezione del tomos è divenuta una Chiesa subordinata a Costantinopoli in questioni essenziali e, inoltre, deve difendere gli interessi e le posizioni del Patriarcato ecumenico dinnanzi a tutta la Chiesa.

Il gerarca di Zaporozhye ha anche paragonato la situazione attuale in Ucraina al “terrore rosso” dei lunghi anni di repressione comunista, quando anche i deputati del popolo chiedevano che tutti quelli che non si adeguavano alla linea del partito venissero distrutti, il che nel presente contesto è nettamente avverso alla Chiesa ortodossa ucraina canonica. Si chiede, inoltre, se gli attuali politici ucraini, nonostante la loro rinuncia ufficiale al comunismo, stiano imitando il secolo scorso o siano semplicemente storicamente ignoranti.
Il metropolita Luca chiede ai Deputati di elevare le loro preghiere a Dio e, per coloro che non pregano, di rivolgersi ad un percorso più tollerante che non mentisca o tradisca la gente.

Tradotto da qui da cui è stata presa l'immagine soprastante.

1 commento:

  1. A questo post seguirà un post riassuntivo con dei grafici di immediata comprensione. Capiremo subito, così, cosa sta avvenendo in Oriente con il patriarca Bartolomeo e cosa sta avvenendo in Occidente con il pontificato di papa Francesco.

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