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mercoledì 5 dicembre 2018

Intervista al metropolita Ilarione (Alfeyev) di Volokolamsk sulla situazione attuale in seno all'Ortodossia

Entretien avec le métropolite Hilarion (Alfeyev) de Volokolamsk, président du département des relations extérieures du Patriarcat de Moscou

La prima domanda che le pongo è una domanda attuale: purtroppo tutti sono sorpresi dalla decisione del patriarca Bartolomeo di sciogliere l'arcivescovato russo dell'Europa Occidentale. Qual'è il suo parere?

Non sono stupito da questa decisione perché recentemente il patriarca Bartolomeo ha per così dire "soppresso" l'esistenza della Chiesa ortodossa ucraina comprendente più di duecento monasteri e due milioni di fedeli ortodossi. Il patriarca Bartolomeo ha deciso, non si sa perché, di avere il diritto di creare nuove Chiese, sopprimere altre, legittimare delle entità scismatiche, di sollevare da anatemi proclamati dalla Chiesa ortodossa locale. Tutto ciò è per noi inspiegabile e l'azione del patriarca Bartolomeo non è soggetta ad alcuna logica, né dal punto di vista canonistico né dal punto di vista del semplice buon senso. L'"avventura" lanciata dal patriarca Bartolomeo in Ucraina comporta molti dolori agli ortodossi ucraini poiché, per la prima volta nella storia della Chiesa, l'autocefalia non è richiesta ma imposta forzatamente. La maggioranza dei fedeli ucraini appartiene alla Chiesa ucraina del patriarcato di Mosca e non desiderano l'autocefalia e non accetteranno alcuna autocefalia imposta dal patriarca Bartolomeo. Ciononostante sentiamo sempre che il Fanar ha deciso di concedere l'autocefalia all'Ucraina e al suo popolo. Il presidente Poroshenko dice che è una questione già decisa. Io penso che la soppressione dell'esarcato s'iscrive in questa logica ma non vorrei commentare poiché l'esarcato stesso deve porre una risposta a questa decisione, ossia di continuare ad esistere o ad essere soppresso.

Riguardo all'Ucraina, la decisione della Chiesa ortodossa russa è, dunque, di rompere la comunione dicendo che la Chiesa di Costantinopoli si trova nello scisma. Così lei si esprime il 27 ottobre scorso nella trasmissione "La Chiesa e il mondo": "Avendo rotto la comunione con Costantinopoli noi dichiariamo che Costantinopoli si trova nello scisma". Dunque siccome lei utilizza il termine "scisma", mi permetta di riportare la lettera canonica di san Basilio indirizzata a sant'Anfilochio d'Iconio nella quale egli elenca le tre categorie di fedeli che si sono trovati fuori dalla Chiesa: gli eretici, gli scismatici e i parasinàgoghi. Dunque, queste categorie, per san Basilio, sono al di fuori della Chiesa. Conseguentemente se diciamo che il patriarcato di Costantinopoli si trova nello scisma, vuol dire che sono al di fuori della Chiesa. Ora oggi nessuna Chiesa locale considera il patriarcato di Costantinopoli al di fuori della Chiesa. Recentemente abbiamo visto il patriarca di Costantinopoli concelebrare con il patriarca Daniele di Romania. Qual'è, dunque, il suo parere?

Non possiamo applicare questa logica alla realtà della Chiesa. Esiste un ammirabile articolo dell'arciprete Giorgio Florovskji sui limiti della Chiesa, sulle frontiere della Chiesa. Egli tratta delle frontiere terrestri della Chiesa e dei rapporti che intrattengono con tali frontiere quelle comunità considerate scismatiche. Se noi abbiamo rotto la comunione con il patriarcato di Costantinopoli, abbiamo fissato, così, la nostra attitudine nei riguardi dell'azione del patriarcato di Costantinopoli. L'ultima volta avevamo avvertito il patriarca Bartolomeo in occasione della visita del patriarca Cirillo ad Istanbul per prevenirlo dalle conseguenze che avrebbero comportato le azioni costantinopolitane. Purtroppo Bartolomeo non ha ascoltato né gli avvertimenti del patriarca Cirillo né quelli di altri vescovi che lo avvisavano delle conseguenze di tali azioni. Nessuna Chiesa locale ha sostenuto l'azione del patriarca Bartolomeo in Ucraina. Alcune lo hanno apertamente criticato. Altre sono silenti e attendono che questa triste storia termini ma alcuna Chiesa ha sostenuto il patriarcato di Costantinopoli in quest' "avventura" lanciata in Ucraina. Se si tratta della rottura delle relazioni è una misura da noi adottata con molta tristezza ma i canoni della Chiesa non ci hanno dato alcun'altra possibilità di reagire al banditismo - non avrei altro modo per definirlo - del patriarca Bartolomeo e dei vescovi che l'hanno sostenuto. Quest'azione non può essere definita se non come criminale. Il patriarca Bartolomeo, quando ultimamente ne ha parlato, ha detto che per creare una nuova Chiesa autocefala e per togliere gli anatemi di un'altra Chiesa locale l'accordo con la Chiesa locale non è necessario. Egli stima che è sufficiente se stesso per risolvere tutte queste situazioni. Abbiamo, dunque, un papa nell'Ortodossia? Ma noi non abbiamo un papa e non lo possiamo accettare. Ho forti dubbi che le Chiese locali lo possano accettare! Il papismo è proprio al Cattolicesimo e non è mai esistito nel sistema ortodosso. Noi siamo un insieme di Chiese autocefali locali. Ogni Chiesa è responsabile dei suoi fedeli. Le decisioni del nostro Sinodo sono state considerate unanimemente. Tali decisioni sono sostenute dall'appoggio dei fedeli. Dalle metropoli, dalle parrocchie, dalle diocesi, tutti si uniscono a queste decisioni poiché non si può agire diversamente ad azioni criminali.

In effetti, il problema di fondo è la questione del primato. Perché il primato e a cosa serve il primato? Tutte le Chiese considerano che esiste un'autorità onorifica nel patriarcato di Costantinopoli ma recentemente, da parte dei gerarchi del patriarcato costantinopolitano, abbiamo sentito altri pareri, altre visioni del primato. Faccio riferimento al metropolita Elpidoforos di Bursa il quale ha scritto, in un lungo articolo, che il patriarca di Costantinopoli è "primus sine paribus", non è "primus inter pares". Che ne pensa di ciò?

Posso certamente commentare quest'affermazione: si tratta dell'eresia del papismo contro la quale la Chiesa ortodossa ha secolarmente combattuto. Come lei sa, le pretese d'essere alla testa della Chiesa sono la causa della rottura tra Roma e Costantinopoli nel 1054. Purtroppo la storia si ripete e l'azione del patriarca Bartolomeo fa a pezzi il cuore della Chiesa ortodossa. Era stato avvertito delle conseguenze di tale azione ma l'ha fatta per seguire una missione politica che gli era stata data dai responsabili degli Stati Uniti, responsabili che non nascondono di essere all'origine di tutto ciò, questo comando era stato accompagnato da generosi compensi ampiamente risaputi e pubblicati, è un comando che mira a distruggere l'unità della Chiesa ortodossa. Il patriarca Bartolomeo vuole, così, smantellare la Chiesa ortodossa russa per vendicarsi sul patriarca Cirillo che, secondo lui, avrebbe persuaso le Chiese locali a non partecipare al cosiddetto Concilio di Creta. Inizialmente lo ha fatto la Chiesa di Bulgaria poi quella di Antiochia poi quella di Georgia. La Chiesa russa è stata l'ultima a non parteciparvi. Ogni Chiesa ha preso la sua decisione indipendentemente dalle altre, ogni Chiesa aveva le proprie ragioni per non partecipare. La nostra decisione era motivata dal fatto che tutto il processo preconciliare doveva, per noi, essere fatto in modo unanime, ossia con la partecipazione di tutte le Chiese locali. Se una Chiesa locale non era presente non ci sarebbe stato consenso. Tre Chiese locali si sono astenute, la Chiesa serba si è unita ad essa e in seguito hanno cambiato atteggiamento ma avevano suggerito uno slittamento delle date del concilio. E' allora che abbiamo deciso di astenerci. Il patriarca Bartolomeo è stato persuaso che il patriarca Cirillo era all'origine di tutto ciò e ha deciso di vendicarsi. Quest'atteggiamento umanamente non è certo degno di rispetto e da un punto di vista cristiano è assolutamente riprovevole. Mi spiace profondamente la caduta spirituale di questo vescovo che ora si trova nello scisma. D'altronde, non è senza precedenti nella storia del patriarcato di Costantinopoli. Basta ricordare il terzo concilio ecumenico che ha condannato il patriarca Nestorio caduto nell'eresia come, nel XV secolo, il patriarca di Costantinopoli che si è unito con Roma. E' allora che i vescovi riuniti hanno eletto il loro primate senza la benedizione del patriarca di Costantinopoli ed è a partire da questo momento che la Chiesa russa è divenuta autocefala. Non hanno voluto la benedizione di Costantinopoli perché, in quell'epoca, non c'era un patriarca ortodosso ma uniate che aveva inviato in Russia un metropolita. Costui ha commemorato il papa di Roma mentre officiava nella basilica del Cremlino. I boiardi lo hanno cacciato, lui è fuggito e si è recato a Roma dov'è divenuto cardinale. Il patriarca di Costantinopoli dell'epoca aveva designato a Kiev un secondo metropolita e ha appreso che Mosca aveva eletto un metropolita in modo indipendente. In seguito, questa metropoli si è unita con la Chiesa ortodossa russa che aveva uno statuto patriarcale. Il patriarca Bartolomeo ha abolito l'unione del metropolita di Kiev con il patriarca di Mosca, ha affermato che non esiste altra Chiesa se non quella di Costantinopoli e vuole conferire un'autocefalia ad una Chiesa ucraina inesistente.

Nessuna Chiesa ha accettato esplicitamente lo stabilimento di una Chiesa ucraina indipendente. Tuttavia, tutte le Chiese dicono che nel concilio (di Creta) ci fu una riunione e, allo stesso tempo, che è compito del patriarca convocare tale concilio secondo i canoni. [Dunque esistono dei compiti propri al patriarca]. Come giudicare questa contraddizione?

Lei dice che è "secondo i canoni", ma quali canoni? Lei può citare quei canoni che danno al patriarca ecumenico il diritto di convocare i Concili? Io penso che questi canoni non esistono. Il concilio ecumenico non era convocato dal patriarca ecumenico ma dall'imperatore. Il fatto che il patriarca di Costantinopoli si è visto conferire il diritto di convocare dei Concili nel XXI secolo, è il risultato di un consenso raggiunto dalle Chiese ortodosse locali. Il Concilio non è convocato da un'iniziativa personale ma con l'assenso di tutte le Chiese locali. Fino a poco fa avevamo il primo tra gli eguali, ossia il patriarca di Costantinopoli, per convocare il Concilio in nome di tutte le Chiese ortodosse locali. Ora l'elemento unificatore non è più il patriarcato di Costantinopoli che si è, per così dire, autoliquidato. Per sua decisione il patriarcato di Costantinopoli ha voluto associarsi agli scismatici. Per noi il centro di coordinazione di Costantinopoli non esiste più. Bisogna riflettere su chi, nel futuro, convocherà il Concilio. Sarà il patriarca di Alessandria o un altro o non ne avremo? Il patriarca di Costantinopoli fintanto che rimane nello scisma anche se convoca un Concilio non avrà la partecipazione della Chiesa ortodossa russa. Avevamo pregato il patriarca di Costantinopoli di convocare un Concilio, una Sinassi, un Convegno per trovare una risposta al problema ucraino. Ha preferito prendere una decisione indipendente per cui è necessario che ora se ne assuma le conseguenze.

Ha accennato che esiste un'altra dimensione al problema ucraino, la dimensione geopolitca. Quello che io sento qui è il sostenimento dell'indipendenza dell'Ucraina perché non va in direzione del concetto sollecitato dalla Chiesa russa del "mondo russo". Dunque gli altri vedono come una sorta di neo realismo russo e inoltre si aggiunge che la Chiesa russa non è indipendente ma sottomessa al potere politico attuale. Può dire qualcosa su queste critiche?

Posso dire che queste considerazioni sono o il prodotto di una deliberata menzogna o il prodotto di un'ignoranza totale della situazione. Sono stato stato ordinato prete nel 1987 in epoca sovietica e mi ricordo molto bene della situazione ecclesiale in quell'epoca, totalmente subordinata allo Stato. Dal momento in cui l'Unione Sovietica si è dissolta, la Chiesa è divenuta indipendente dallo Stato, lo Stato non ingerisce sugli affari della Chiesa. Né il presidente né i funzionari ci dicono: "Voi dovete eleggere questo o quel patriarca o dovete nominare vescovo questa o quella persona per tale sede". Questo è impensabile. Esistono molte leggende sulla cosiddetta dipendenza della Chiesa russa allo Stato ma non hanno alcun fondamento. Posso dare degli esempi concreti quando dei territori si sono proclamati Stati autonomi e sono stati riconosciuti come tali dalla federazione russa. La Chiesa ortodossa russa non ha fatto nulla per inviare dei propri vescovi in questi territori. Quando la Crimea si è unita alla federazione russa, le diocesi della Chiesa ortodossa russa che facevano riferimento alla Chiesa ortodossa ucraina continuarono a farne parte. Si possono citare pure altri esempi che mostrano che il nostro dialogo con le autorità laiche non riceve alcun risultato. Sono anni che chiediamo delle decisioni pubbliche ma non otteniamo quanto desideriamo. Non otteniamo che il catechismo sia insegnato nelle nostre scuole. In Austria, i preti possono andare nelle scuole per insegnare la religione ortodossa in esse. Quanto è possibile in Austria non lo è in Russia. Stiamo discutendo di ciò con il ministero dell'istruzione. Se ci fosse una fusione tra Chiesa e Stato, tale questione avrebbe trovato una soluzione.

Prima dell'ultima domanda: lei è presidente della commissione sinodale biblica e teologica della Chiesa ortodossa russa. A Nantes, l'anno scorso, c'è stata una riunione per parlare dell'accoglienza di questo documento firmato nel Concilio di Creta. Per quanto ne so la sua opinione non è stata ancora pubblicata.

Non hanno pubblicato la mia conclusione presentata nel Consiglio dei vescovi della Chiesa ortodossa russa. Il Consiglio ha preso una decisione fondandosi su tale analisi: bisogna tornare su tale tema, criticare i documenti del Concilio di Creta o discuterli. Purtroppo questo è rimasto nel passato, è come un treno che ha lasciato la stazione. Il fallimento del Concilio di Creta ha avuto come conseguenza che questo documento e l'operato di questo documento nelle Chiese locali, non ha avuto luogo.

Per quanto riguarda i membri della Chiesa ortodossa russa che si trovano all'estero dove non esiste alcuna Chiesa se non quella costantinopolitana: possono essi comunicarsi eccezionalmente? Ad esempio delle persone che abitano negli Stati Uniti a 300 km da una Chiesa del patriarcato di Mosca.

E' difficile dire che siamo disposti a permettere ai nostri fedeli di comunicarsi in situazioni eccezionali in una Chiesa scismatica com'è attualmente la Chiesa di Costantinopoli. Faremo il possibile perché ovunque dove attualmente non c'è parrocchia della Chiesa ortodossa russa possano essere create delle parrocchie. Ultimamente sono andato in Corea del Sud dove esiste una comunità di ortodossi russi che però non hanno né parrocchia né prete. Fino a poco fa andavano in una chiesa sotto Costantinopoli e noi non avevamo intenzione di fondare una parrocchia russa perché ritenevamo che il patriarcato di Costantinopoli fosse all'altezza della sua missione. Ora s'impone una decisione: bisogna creare una parrocchia nella Corea del Sud ed inviare dei preti. Ovunque la situazione è così cercheremo di creare delle parrocchie.

Qui il sito originale dal quale è stata fatta la traduzione e presa l'immagine d'apertura.

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