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mercoledì 19 dicembre 2018

L’ “Ortodossia” parallela


Alla fine ci è riuscito. Non si fermato neppure davanti all’ultimo invito del Metropolita Ilarione di Volokolamsk (Chiesa russa), il quale lo supplicava di fermarsi poiché, allora, era ancora possibile [1]. Bartolomeo ha tirato diritto e, finalmente, venerdì scorso attraverso un suo delegato ha approvato il “Concilio di riunione” che ha sancito la creazione di una Chiesa ortodossa ucraina sotto la giurisdizione del patriarcato di Costantinopoli. Tale Chiesa unirebbe due giurisdizioni irregolari o anticanoniche: quella del “Patriarcato di Kiev” con a capo il cosiddetto “patriarca” Filarete e quella della “Chiesa autonoma ortodossa ucraina” con a capo il metropolita Macario. 
Bartolomeo non ha dubbi: “Ho obbedito al desiderio del popolo”, disse già qualche tempo fa’. Ma il popolo non ha voluto questa creazione prevalentemente politica, ardentemente sollecitata dalla politica americana, per la quale insistenti voci affermano che il prelato costantinopolitano abbia ricevuto 25 milioni di dollari come compenso. La Chiesa ortodossa ucraina maggioritaria, quella canonica, alla quale fa riferimento l’80% della popolazione non ha mai voluto sottomettersi a quella che si può definire una Chiesa fittizia, voluta dal presidente ucraino e dal patriarca Bartolomeo. Il capo della Chiesa ucraina regolare, il metropolita Onofrio, l’ha più volte ribadito e ha vissuto questi eventi come un’invasione della propria casa [2]. A peggiorare la situazione c’è il fatto che, con questa nuova creazione, Bartolomeo ha messo in campo “poteri speciali” che, secondo lui, apparterrebbero esclusivamente e personalmente al patriarca costantinopolitano, poteri che gran parte dell’Ortodossia gli contesta. Evangelos Benizelos, nel sito “Fos Fanariou”, espressione ufficiosa del pensiero fanariota, ossia di Bartolomeo, afferma pressapoco che tali poteri appartenevano un tempo al papa di Roma ma che si sono trasferiti nella persona del patriarca ecumenico, poiché il papa è caduto nell’eresia uscendo dall’Ortodossia. Questo comporterebbe una visione di Chiesa differente, rispetto a quella dell’Ortodossia classica, che eredita sostanzialmente la visione patristica, e contribuirebbe a creare un’Ortodossia parallela in cui il volere del primo gerarca non è vincolato da nessuno. A somiglianza del papato del secondo millennio (non di quello del periodo precedente, come si vorrebbe far intendere), la decisione patriarcale non può essere contrastata da nessuno e il patriarca ecumenico può entrare nel territorio di pertinenza di un altro patriarca o in qualsiasi giurisdizione ecclesiastica nel mondo revocando, come e quando vuole, l’autonomia di quella regione. 
È questo pensiero che ha reso possibile la nascita della nuova Chiesa in Ucraina. Ma ciò è il più grave errore commesso nella storia del Patriarcato Ecumenico, secondo l’autorevole parere di un metropolita serbo ortodosso [3]. E, d’altronde, come ciò è successo in Ucraina, d’ora in poi può ripetersi ovunque. Purtroppo l’Ucraina è l’esperimento più riuscito di tale nuova politica poiché non si ha avuto neppure scrupolo di utilizzare il “braccio secolare” servendosi della forza per ottenere da 12 vescovi ortodossi della Chiesa canonica una dichiarazione in base alla quale essi non avevano nulla da opporre al concilio di Unione e segnalavano la loro preferenza per il futuro capo della nuova Chiesa. La polizia ha pure tentato di fermare in aeroporto un vescovo malato che stava per recarsi all’estero per delle urgenti cure [4]. L’inizio del “Concilio di unione”, che alcuni prelati ortodossi già chiamano “Concilio di briganti”, ha ritardato di alcune ore: la polizia era impegnata a convincere i 12 vescovi a recarsi personalmente all’evento. Alla fine sono arrivati solo 2. Non si può non intuire dietro a questa forza coercitiva la volontà del presidente ucraino Poroshenko e di Bartolomeo. Il ritardo è stato determinato anche da beghe interne al "Patriarcato di Kiev" dove lo pseudo patriarca Filarete aveva già deciso chi avrebbe dovuto vincere [5]. Così, l’elezione del capo di questa Chiesa fittizia è caduta sul giovane Epifanio Dumenko, “metropolita”-braccio destro del “patriarca di Kiev”, persona facilmente influenzabile. Non è dunque azzardato pensare che questo “patriarca”, giudicato come altamente pericoloso e inattendibile, servendosi del suo uomo di fiducia muoverà di fatto i fili della neonata istituzione. 
Purtroppo questo “Concilio di unificazione” ha causato una spaccatura e non ha affatto potuto superare una grossolana anomalia: in uno stesso territorio esiste una Chiesa regolare (o canonica), quella del patriarcato russo e che Costantinopoli non legittima più e un’altra fittizia sotto Bartolomeo  [6]
È un po’ come se nel Cattolicesimo regnassero e comandassero simultaneamente due papi in disaccordo tra loro. 
Tale spaccatura corre il rischio di esportarsi su scala mondiale. Tanto per iniziare, questa situazione anomala corre il rischio di ripetersi in Grecia e sono stati già fondati i suoi possibili presupposti. Alcuni mesi fa nel centro d’Atene sembra che il premier Tsipras abbia  concesso dei territori a Bartolomeo per la costruzione di un palazzo finalizzato ad essere sede di uffici ecclesiastici. Gli ecclesiastici greci più accorti ora temono la fine dell’autonomia della Chiesa di Grecia e la creazione di una struttura parallela simile a quella creata in Ucraina. È veramente la nascita di un’altra “Ortodossia” a fianco e contro quella che abbiamo fino ad ora conosciuto, un’ “Ortodossia” che non retrocede neppure quando si utilizzano mezzi coercitivi e si può innescare un conflitto sociale come succede in Ucraina. 
In Occidente qualcuno continua a dire che Bartolomeo è “uomo di pace”, come ultimamente abbiamo sentito per bocca dell’arcivescovo di Venezia, il patriarca Moraglia [7], ma la realtà sembra essere completamente diversa. Tale diversità non è neppure colta da quotidiani nazionali come Avvenire, che si limitano a vedere giochi politici in cui è stranamente assente l'America ma è più che mai presente la Russia [8]. Tuttavia, ci sono delle avvisaglie che fanno credere che la nuova Chiesa darà del filo da torcere a Bartolomeo che si è messo contro tutta l'Ortodossia pur di crearla [9]

Questo è il sito dal quale è stata tratta l'immagine di apertura.

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[1] Vedi qui.  
[2] Vedi qui.  
[3] Vedi qui.  
[4] Vedi qui.  
[5] Vedi qui.
[6] Purtroppo oltre questa anomalia esistono diverse contraddizioni: la principale è che il metropolita a capo della nuova Chiesa ha un’ordinazione dubbia e per non poche Chiese ortodosse invalida il che richiederebbe una riordinazione sotto condizione, cosa che Bartolomeo non ha in mente di fare poiché ha già deciso di concelebrare con questo prelato il 6 gennaio, data in cui gli conferirà il Tomosdocumento che certifica l’autocefalia della Chiesa parallela ucraina (Vedi qui). Quest’atteggiamento di Bartolomeo non solo confligge con quanto tenuto fino ad un recente passato ma pure con la prassi di riordinare i chierici provenienti dal Cattolicesimo. 
Un’altra palese contraddizione è che, fondando questa Chiesa parallela, Bartolomeo alimenta il filetismo, ossia l’atteggiamento di chi si serve della Chiesa per alimentare lo spirito nazionalistico, laddove fino ad un recente passato lo contraddiceva appellandosi ad una nota enciclica dei patriarchi orientali contro il filetismo stesso, ricordata nel recente concilio di Creta. 
[7] Vedi qui.
[8] Vedi qui. 
[9] Si è diffusa la notizia che il metropolita Epifanio, a capo della nuova Chiesa, non abbia commemorato il patriarca russo in una liturgia da lui presieduta, la qual cosa non solo è indice chiaro di rottura ma contrasta la politica di Bartolomeo il quale chiede tale commemorazione per dimostrare che la rottura non sta dalla sua parte.

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