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venerdì 25 ottobre 2019

Le monastère de Grigoriou (mont Athos) et la crise de l'orthodoxie imputable aux événements ukrainiens.




Le monastère de Grigoriou, situé sur la côte ouest de la péninsule d'Atonite, est un monastère cénobitique grec. Dans la communauté, il y a aussi des moines de différentes nationalités. Je l'ai visité plusieurs fois au point de me sentir chez moi. Je le recommande comme point de référence pour ceux qui veulent connaître l'orthodoxie traditionnelle. Ce monastère a une atmosphère accueillante et respectueuse mais ferme en ce qui concerne les fondements de l’orthodoxie, qui sont alors les fondements mêmes du christianisme. Dans sa communauté, il y a aussi des moines d'excellente formation intellectuelle et qui connaissent le grec, l'anglais, le français et le russe.Personnellement, je ne doute absolument pas du sérieux de ce lieu et de sa vie liturgique et ascétique. Par conséquent, bien que je ne l’aie pas lu, je signale aux lecteurs une étude sur la crise ukrainienne publiée par ces moines, qui ne concerne pour le moment que les évêques grecs qui, comme nous le savons malheureusement, a déstabilisé l’ensemble du monde orthodoxe en l'exposant à un schisme.
En résumé, l’Amérique, pour des raisons géopolitiques, doit isoler la Russie et, s’il est utile, elle ne dédaigne pas de soutenir tel ou tel mouvement religieux pour ses objectifs. La création d'une église ukrainienne autocéphale fictive obéit à cette conception. Le patriarche de Constantinople, Bartholomé Ier, s'est prêté au jeu géopolitique américain, allant toutefois à l'encontre de nombreuses dispositions ecclésiastiques qui régissent les relations entre les Églises du monde orthodoxe et en méconnaissent délibérément d'autres. Grâce à cela, il a fini de créer un concept très descendant de l'Église (bien au-delà du modèle catholique du passé) où la volonté du dirigeant et sa façon d'interpréter les lois est fondamentale, pas l'attention aux lois elles-mêmes et à la tradition qui précède ce chef. De cette manière, la tête devient auto-référentielle et au-dessus de soi-même, il n’ya rien. Cela est typique d’un régime totalitaire, pas d’une Église.
L’étude de Grigoriou se base donc sur les canons, l’histoire et les traditions de l’Église orthodoxe, en comparaison avec les innovations indues qui se sont produites et qui ont fait l’objet d’une autorité ces dernières années. La réaction obtenue de la partie qui soutient Bartholomée (par exemple, le site Web "Fos Fanariou") est totalement dépourvue d'arguments solides, car cette partie ne peut supporter même un argument sans déformer les sources. Au lieu d'une conversation sérieuse sont proposés des accusations de taverne, des allégations factieuses, des discours émotionnels contre tout sens commun. Si telle est la position officielle du Fanar, et il semble que ce soit le cas, on peut certainement dire qu'aujourd'hui cette institution, autrefois vénérable, a touché le point le plus bas de toute son histoire.

The monastery of Grigoriou (Mount Athos) and the crisis of Orthodoxy due to Ukrainian events




The monastery of Grigoriou, located on the west coast of the Atonite peninsula, is a Greek cenobitic monastery. In the community there are also some monks of different nationalities. I visited it several times to the point of feeling at home. I recommend it as a point of reference for those who want to know traditional Orthodoxy. This monastery has a welcoming and respectful but firm atmosphere regarding the foundations of Orthodoxy, which are then the very foundations of Christianity.
In his community there are also monks of excellent intellectual formation and, in addition to Greek, English, French and Russian are known.
Personally, I have nothing to doubt about the seriousness of this place and its liturgical and ascetic life. Therefore, despite not having read it, I point out to the readers a study edited by these monks and sent for the moment only to the Greek bishops on the Ukrainian crisis which, as we unfortunately know, has destabilized the whole Orthodox world putting it at risk of a schism.
Briefly said: America for geopolitical reasons needs to isolate Russia and, where it is useful, it does not disdain to support this or that religious movement for its secular purposes. The creation of a fictitious autocephalous Ukrainian Church obeys this design. The patriarch of Constantinople, Bartholomew I, lent himself to the American geopolitical game, going, however, against many ecclesiastical provisions that govern relations between the Churches in the Orthodox world and misunderstanding deliberately others for its purposes. Through this he finished creating a very top-down concept of the Church (far beyond the Catholic model of the past) where the will of the leader is fundamental, his way of interpreting the laws, not the laws themselves and the tradition that precedes this leader. In this way the head becomes self-referential and above him there is nothing, which is typical of a totalitarian regime, not of a Church.
The study of Grigoriou is based, therefore, on the canons, history and traditions of the Orthodox Church in comparison with the undue innovations that have occurred and imposed authoritatively in recent years.
The reaction obtained from the part that supports Bartholomew (for example the website "Fos Fanariou") is totally devoid of solid arguments, since this part cannot bear even one without distorting the sources. Instead of a serious talk, tavern accusations, factious allegations, emotional speeches against all common sense are proposed. If this is the official position of the Fanar, and it seems that it is, we can certainly say that today this institution, once venerable, touched the lowest point of its entire history.

Il monastero di Grigoriou (monte Athos) e la crisi dell’Ortodossia a causa degli eventi ucraini



Il monastero di Grigoriou, situato nella costa occidentale della penisola atonita, è un monastero cenobitico greco. Nella comunità c’è anche qualche monaco di diversa nazionalità. L’ho visitato diverse volte al punto da sentirmi come a casa. Lo raccomando quale punto di riferimento per chi vuol conoscere l’Ortodossia tradizionale. Questo monastero ha un’atmosfera accogliente e rispettosa ma ferma in quelle che sono le basi dell’Ortodossia, che poi sono le basi stesse del Cristianesimo.
Nella sua comunità ci sono anche monaci di ottima formazione intellettuale e, oltre al greco, si parla correntemente l’inglese, il francese e il russo.
Personalmente non ho nulla da dubitare riguardo alla serietà di questo luogo e alla sua vita liturgica e ascetica. Perciò, pur non avendolo letto, segnalo ai lettori uno studio curato da questi monaci e inviato per il momento solo ai vescovi greci sulla crisi ucraina che, come purtroppo sappiamo, ha destabilizzato tutto il mondo ortodosso mettendolo nel rischio di uno scisma.
Detto brevemente: l’America per ragioni geopolitiche ha bisogno di isolare la Russia e, laddove è utile, non disdegna di appoggiare questo o quel movimento religioso per i suoi scopi secolari. La creazione di una fittizia Chiesa autocefala Ucraina, obbedisce a questo disegno. Il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, si è prestato al gioco geopolitico americano andando, però, contro molte disposizioni ecclesiastiche che regolano le relazioni tra le Chiese nel mondo ortodosso e mal interpretando volutamente altre per i suoi fini. Egli, attraverso ciò, ha perfezionato un concetto di Chiesa molto verticistico (ben oltre il modello Cattolico-romano di un tempo) dove ciò che conta è la volontà del capo, il suo modo di interpretare le leggi, non le leggi stesse e la tradizione che sono ben antecedenti a tal capo e chiedono di essere rispettate. In tal modo il capo diventa autoreferente e sopra di lui non c’è nulla, il che è tipico di un regime totalitario, non della Chiesa del Nuovo Testamento.
Lo studio di Grigoriou si basa, perciò, sui canoni, la storia e le tradizioni della Chiesa ortodossa in confronto con le indebite innovazioni avvenute e imposte autoritativamente in questi ultimi anni.
La reazione ottenuta da parte fanariota (lo vediamo nel sito favorevole a Bartolomeo “Fos Fanariou”) è totalmente priva di argomenti solidi, dal momento che non può recarne neppure uno senza distorcerne le fonti. Al posto di un discorso serio vengono proposte accuse da taverna, illazioni faziose, discorsi emotivi contro ogni buon senso. Se questa è la posizione ufficiale del Fanar, e sembra proprio che lo sia, possiamo senza dubbio dire che oggi tale istituzione, un tempo venerabile, ha toccato il punto più basso di tutta la sua storia.

lunedì 14 ottobre 2019

Chiesa ortodossa russa: "L'invalidità delle ordinazioni nella nuova chiesa ortodossa ucraina"


Église orthodoxe russe : « De l’invalidité des ordinations dans la nouvelle l’Église orthodoxe d’Ukraine »
Il "vescovo" Epifanios capo della pseudo chiesa Ucraina
riconosciuto come legittimo dal patriarca Bartolomeo e dalla Chiesa di Grecia, 
Il Dipartimento per le relazioni estere della Chiesa ortodossa russa ha messo in linea lo scorso 7 ottobre la traduzione francese dei commenti del Segretariato della Commissione sinodale biblica e teologica della Chiesa ortodossa russa intitolata: “Sull'invalidità delle ordinazioni di scismatici Ucraini e la non canonicità della ‘Chiesa ortodossa ucraina’”. [Si propone questa traduzione anche per sottolineare che la recente accoglienza della pseudo-chiesa ucraina da parte della Chiesa di Grecia è cosa particolarmente grave. ndt].

14 ottobre 2019
di Jivko Panev

   
Commenti del segretariato della Commissione sinodale biblica e teologica della Chiesa ortodossa russa.

Il procedimento unilaterale del Patriarcato di Costantinopoli in Ucraina, conclusosi nel gennaio 2019 con la firma di un cosiddetto “tomos di autocefalia”, nonostante la volontà contraria dell’episcopato, del clero, dei monaci e dei laici della Chiesa ortodossa ucraina ha suscitato un vivace dibattito nei circoli ecclesiastici. Un’analisi della letteratura su questo tema mostra che molti di coloro che sono coinvolti in questi dibattiti mettono in stretta relazione la questione ucraina con le nozioni chiave dell’ecclesiologia ortodossa, come la successione apostolica, l’economia e i suoi limiti, il funzionamento del Chiesa ortodossa a livello universale, la conciliarità e il primato. Nelle loro opere, molti autori, compresi autori di lingua greca, sono giustamente preoccupati di come la successione apostolica sarà preservata intatta, dopo la decisione del Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli di ammettere degli individui nella comunione eucaristica che non sono stati legittimamente ordinati.

Le principali tesi prodotte dal Patriarcato di Costantinopoli per giustificare i suoi interventi in Ucraina sono già state esaminate in dettaglio dalla Commissione sinodale biblica e teologica, nei commenti alla lettera del patriarca Bartolomeo all’arcivescovo Anastasio d’Albania del 20 Febbraio 2019, pubblicati dal Patriarcato di Costantinopoli. Mentre il dibattito sulla questione ucraina è continuato tra i vescovi, il clero e i laici di alcune Chiese ortodosse locali, il Segretariato della Commissione ha commentato le questioni più importanti sollevate durante la discussione.

Il problema della successione apostolica tra i “gerarchi” scismatici 

La maggior parte delle “consacrazioni” episcopali nella “Chiesa ortodossa ucraina” risalgono all’ex metropolita di Kiev e di tutta l’Ucraina, Filarete Denissenko, bandito il 27 maggio 1992 dal Concilio episcopale della Chiesa ortodossa ucraina e poi ridotto allo stato laicale dal Concilio episcopale della Chiesa ortodossa russa l’11 giugno 1992. Il monaco Filarete non si pentì e continuò la sua attività scismatica, particolarmente nel territorio di altre Chiese autocefale cosicché il Concilio episcopale della Chiesa ortodossa russa del 18-23 febbraio 1997, lo scomunicò con l’anatema. Sebbene abbia fatto più volte ricorso al Patriarca di Costantinopoli, la sua condanna è stata riconosciuta dalla Chiesa ortodossa costantinopolitana e da altre Chiese locali, come attestano i documenti.

Nell’ottobre 2018, il Patriarcato di Costantinopoli annunciò improvvisamente che avrebbe dato ascolto a un altro appello del monaco Filarete e che lo stava ripristinando nel suo rango e nel suo titolo di “ex metropolita di Kiev”. Denissenko, tuttavia, non ha fatto penitenza e la decisione del Santo Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli non è stata preceduta da un riesame del suo fascicolo né dalle accuse mosse contro di lui. Cinque mesi dopo la concessione del “tomos di autocefalia”, il metropolita  Denissenko e alcuni altri “vescovi” si ritirarono dalla “Chiesa ortodossa ucraina” riconosciuta da Costantinopoli e dichiararono che stavano riformando il “Patriarcato di Kiev”, consacrando nuovamente a tal scopo dei “vescovi”.

Si vedrà che Filarete fu deposto per scisma ma che questa causa, pur essendo una delle principali, non fu la sola. L’atto giudiziario del Concilio dell’11 giugno 1992 cita, tra l’altro, le seguenti accuse: “metodo autoritario di leadership ..., totale disprezzo della voce conciliare della Chiesa”, “spergiuro”, “deformazione consapevole delle decisioni autentiche del Concilio episcopale”, “si è arbitrariamente attribuito il potere collegiale”. La validità di queste accuse fu, con ogni probabilità, respinta senza esame dal Sinodo di Costantinopoli, ma presto dimostrata dallo stesso Filarete, autore di un nuovo scisma, questa volta all’interno della nuova struttura stessa, praticamente ricadendo nella condotta che ha motivato la sua deposizione quasi trentanni fa. Pertanto, l’unico gerarca dell’ex “patriarcato di Kiev”, che a suo tempo era stato canonicamente consacrato, respinse la nuova “chiesa autocefala” e respinse pubblicamente il cosiddetto “tomos di autocefalia”.

Inoltre, la gerarchia della cosiddetta “Chiesa ortodossa autocefala ucraina” è stata pienamente integrata nell’“episcopato” della “Chiesa ortodossa ucraina”. Tuttavia, questo “episcopato” risale alle “consacrazioni” fatte nel 1990 dall’ex vescovo di Jitomir, Jean Bodnartchouk (ridotto allo stato laicale con una decisione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa nel 1989) e dall’ex diacono Victor Chekaline (ridotto allo stato laicale nel 1998 per immoralità), un impostore che finge di essere vescovo, senza essere mai stato consacrato, neppure dagli scismatici. Gli scismatici cercarono di “provare”, usando documenti falsi, che un altro gerarca aveva partecipato alla consacrazione dei primi “vescovi” dell’UAOC con Bodnartchouk, ma un attento esame, basato su documenti provenienti dagli archivi, ha stabilito che quest’informazione era completamente falsa.

Parte della “gerarchia” della “Chiesa ortodossa autocefala ucraina” è stata riconsacrata da Filarete Denissenko, ma le “ordinazioni” di numerosi “vescovi” di questa struttura risalgono a Chekaline, compresa la “consacrazione” del Nikolai Maletitch, che deve attribuire pure la sua alla gerarchia Chekaline. Senza nemmeno avere la successione apostolica, lex arciprete Nikolai Maletich è stato ristabilito dal Patriarcato di Costantinopoli nel titolo di ex metropolita di Leopoli. Questo fatto dimostra che il Santo Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli ha restaurato i due leader con le loro gerarchie senza aver neppure studiato le circostanze della loro uscita verso lo scisma e quelle della loro condanna, né la questione della successione di consacrazioni scismatiche, o anche senza aver letto gli elementi principali della loro biografia.

I limiti di applicazione del principio di economia 

La prima e assolutamente necessaria condizione per l'applicazione del principio di economia nell'accoglienza di vescovi o chierici scismatici nella Chiesa, è l'espressione del loro pentimento. San Basilio Magno, nella sua prima regola, afferma: "Quanto a quelli che si trovano nelle parasinagoghe, quando si sono perfezionati con una giusta penitenza e un serio pentimento, devono essere ricollegati alla Chiesa". Egli testimonia che "gli stessi personaggi costituiti in dignità, usciti con i ribelli, sono ammessi nello stesso ordine, dopo aver fatto penitenza". Anche altri autorevoli canonisti bizantini sottolineano, nei loro commenti, la necessità del pentimento: Giovanni Zonaras, Teodoro Balsamone e Alessio Aristene [1]. L'ottavo canone del Primo Concilio Ecumenico, dedicato all'accoglienza dei convertiti dallo scisma dei novaziani, prescrive di riceverli solo dopo aver fornito un documento scritto, attestante che osserverebbero tutte le cose e le definizioni della Chiesa cattolica. Infine, il settimo Concilio ecumenico ha ricevuto i vescovi iconoclasti nella comunione della Chiesa solo dopo che ciascuno di loro ha proclamato di rinunciare ai suoi precedenti errori (Primo atto del VII Concilio Ecumenico).

Fondamentalmente, l'applicazione del principio d'economia agli scismatici è possibile solo osservando un altro antico principio, secondo il quale una sanzione può essere revocata solo dall'autorità ecclesiastica che l'ha inflitta. Il 5° canone del Primo Concilio Ecumenico stabilisce che "coloro che i vescovi, in ciascuna diocesi, hanno rimosso dalla comunione ecclesiastica, che appartengano al clero o ai laici, devono attenersi alla regola che coloro che sono stati respinti da alcuni non siano ricevuti da altri" (vedi anche il 32° Canone Apostolico, il sesto canone del Concilio di Antiochia). Inoltre, secondo il 2° canone del 6° Concilio Ecumenico che approvava simili decreti del Concilio di Cartagine, le persone scomunicate dal Concilio della loro Chiesa non hanno il diritto di appellarsi al tribunale del patriarca di nessun altra Chiesa qualunque essa sia. Pertanto, la questione della revoca delle sanzioni degli scismatici e della loro ricezione nel loro ordine può essere risolta positivamente dalla Chiesa che ha imposto tali sanzioni, o dal Concilio ecumenico, con la partecipazione obbligatoria della Chiesa locale che ha sofferto per l'azione degli scismatici e tenendo conto della sua posizione. Un tipico esempio di economia è quello verso i vescovi meleziani, che fecero scisma nella chiesa locale di Alessandria. Al primo Concilio ecumenico fu chiesto di esaminare tal caso. Tuttavia, il Concilio ha espresso il suo verdetto con la partecipazione e tenendo conto dell'opinione del vescovo Alessandro d'Alessandria che, secondo gli atti conciliari, è stato "il principale attore e partecipante su tutto ciò che accadde in seno al Concilio" . Più vicino ai nostri tempi, lo scisma nella Chiesa bulgara ortodossa del Concilio pan-ortodosso di Sofia è terminato allo stesso modo nel 1998. Per motivi di economia, ha ricevuto nel suo ordine precedente i gerarchi scismatici, dopo che l'ultimo fece penitenza e si unì al suo legittimo primate, il patriarca Massimo di Bulgaria.

Pertanto, la decisione unilaterale del Patriarcato di Costantinopoli di accogliere gli scismatici ucraini nel loro ordine precedente non può essere riconosciuta come legittima, neppure sulla base del principio di economia, poiché non sono state stabilite e adempiute due condizioni essenziali per la sua applicazione: il pentimento degli scismatici e la loro riconciliazione con la Chiesa che avevano lasciato e che li aveva sanzionati.

È fondamentale che nel corso della sua storia, la Chiesa ortodossa, in tutti i casi di applicazione del principio d'economia agli scismatici, abbia avuto a che fare con persone la cui consacrazione rimontava da una successione d'imposizioni delle mani, almeno in modo formale, a vescovi che una volta erano consacrati canonicamente. Non esiste un precedente nella storia in cui "individui" la cui ordinazione per imposizione delle mani risale a impostori che non hanno mai ricevuto la consacrazione episcopale e nonostante ciò sono ricevuti "nel loro ordine precedente". In questo senso, per quanto riguarda la maggior parte dei "gerarchi" della cosiddetta "Chiesa ortodossa autocefala ucraina", menzionata sopra, la formulazione stessa della questione dell'applicazione del principio d'economia è assolutamente impossibile.

La mancanza di legittimità della "Chiesa ortodossa ucraina" 

Nella storia della Chiesa ortodossa (specialmente nel periodo contemporaneo), ci sono diversi casi in cui lo Stato e le autorità politiche hanno svolto un ruolo importante nel proclamare l'autocefalia. In questo modo, nel diciannovesimo e all'inizio del ventesimo secolo, apparvero le Chiese autocefale attuali. Questi processi, in genere, furono la conseguenza della creazione di uno Stato nazionale sovrano (in Grecia, Bulgaria, Romania, Serbia) e furono considerati come un elemento di costruzione nazionale. La legittimità di una nuova Chiesa autocefala è stata sostenuta dalla maggioranza della popolazione.

La proposta di creazione di una Chiesa autocefala ucraina del presidente ucraino Petro Poroshenko, avanzata nel 2018, si basava anche sull'affermazione che, se non tutti, almeno la maggioranza degli ortodossi ucraini sosteneva l'idea dell’autocefalia. Nelle sue dichiarazioni pubbliche, il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, avendo probabilmente fatto affidamento alle informazioni ricevute dalle autorità ucraine, era anche certo che, se non l'intera popolazione ortodossa dell'Ucraina, almeno la maggioranza, si unirebbe all’ “Unica Chiesa”.

Tuttavia, gli eventi dimostrarono in modo convincente che l'idea di "Chiesa autocefala" non era sostenuta, in effetti, dalla maggioranza degli ortodossi ucraini. La struttura creata dal Patriarcato di Costantinopoli è composta quasi esclusivamente da rappresentanti di due gruppi scismatici. Dei 90 vescovi della Chiesa canonica, solo due si sono uniti alla nuova organizzazione. La Chiesa ortodossa ucraina, presieduta dal metropolita Onofrio di Kiev e di tutta l'Ucraina, continua a essere la confessione più popolare del Paese, sia in termini numerici di vescovi, chierici e parrocchie, sia in termini numerici di fedeli. Questo fatto conferma ancora un passo dell'enciclica dei patriarchi orientali del 1848: "È il corpo stesso della Chiesa ad essere il guardiano della pietà, vale a dire il popolo stesso, quello che ha sempre il desiderio di mantenere invariata la fede”.

La sconfitta di Petro Poroshenko alle elezioni presidenziali del 2019, per cui la proclamazione dell'autocefalia ucraina era una parte fondamentale della sua campagna elettorale, ha solo confermato che le affermazioni della "Chiesa ortodossa ucraina" come ruolo della Chiesa nazionale erano mal fondate.

Deformazione del ruolo del primo vescovo nella Chiesa ortodossa 

I membri e gli esperti della Commissione sinodale biblica e teologica hanno analizzato in dettaglio le tesi della lettera del patriarca Bartolomeo nei suddetti commenti. Queste tesi sottolineano gli eccezionali pieni poteri dell'autorità dei patriarchi di Costantinopoli in tutta la Chiesa ortodossa. Tra queste tesi spiccano i seguenti punti:

La dottrina di una "responsabilità oltre i confini" del Patriarca di Costantinopoli nella risoluzione definitiva di diverse situazioni canoniche nelle altre Chiese locali; in altre parole il diritto di intervenire nella vita interna di qualsiasi Chiesa locale.
La dottrina del diritto di essere "custode" e "arbitro" per risolvere i disaccordi tra le Chiese locali, per "rafforzare", anche di propria iniziativa, gli atti dei primati delle Chiese autocefale che troverebbe inadeguati;
La rappresentazione del "primato d'autorità" del patriarca di Costantinopoli a livello universale come condizione assolutamente necessaria per l'esistenza della Chiesa, proprio come lo è il primato d'autorità del vescovo nella propria diocesi o quello del primate all'interno dei confini della sua Chiesa locale;
Il diritto di definire e ridisegnare i confini delle Chiese ortodosse locali, di staccare diocesi, episcopato, clero o laici dalla sacra giurisdizione, severamente vietato dai santi canoni, in una Chiesa locale, e di sottoporli in un'altra; il diritto di proclamare unilateralmente l'autocefalia di parti di altre Chiese locali, anche contro la volontà dell'autorità ecclesiastica;
Il diritto di ricevere e giudicare come ultima istanza gli appelli di vescovi e chierici di qualsiasi Chiesa autocefala. 

Le posizioni di questa nuova dottrina sono in contraddizione con la Santa Tradizione della Chiesa di Cristo; distorcono grossolanamente l'ecclesiologia patristica, incitano i gerarchi e i teologi del Patriarcato di Costantinopoli che li difendono alla formazione nell'est ortodosso di un modello di leadership ecclesiastica che si avvicina al papismo medievale. I santi padri dell'Ortodossia, i gerarchi e i teologi degli antichi patriarcati orientali, hanno avuto molto da soffrire, confessando la loro fede, nella lotta contro l'idea papista. La Chiesa ortodossa russa si attiene scrupolosamente a ciò che questi padri hanno difeso nelle loro controversie con il papismo nei secoli passati. Non è superfluo citare un passo dell'enciclica patriarcale e sinodale del 1895, menzionato nei Commentari della Commissione, com’è stato menzionato sopra, un passo in cui la Santa Chiesa di Costantinopoli ha testimoniato e ha condiviso la prospettiva ortodossa del primato:

“Da questo canone [28° canone del Quarto Concilio Ecumenico, nota del CSBT ] sembra che il vescovo di Roma sia uguale in onore al vescovo di Costantinopoli e ai vescovi delle altre Chiese, e non sarà trovato in nessun riferimento il fatto che il vescovo di Roma sarebbe stato l'unico capo della Chiesa cattolica e il giudice infallibile dei vescovi nelle altre Chiese indipendenti e autocefale”. 

La Chiesa russa ha ricevuto questa fede da sua madre, l'antica Chiesa di Costantinopoli, che la conservava saldamente, non accettando né distorsioni né innovazioni.

L'interruzione della comunione eucaristica 

A causa dei procedimenti anti-canonici del Patriarcato di Costantinopoli in Ucraina, la Chiesa ortodossa russa fu costretta a interrompere la comunione eucaristica, guidata dai santi canoni che prescrivono chiaramente d’interrompere la comunione con coloro che "rimangono in comunione con gli scomunicati". Va ricordato che, durante il V Concilio Ecumenico, il santo imperatore Giustiniano invitò i padri del Concilio a cessare di commemorare Papa Vigilio, "non leggendo più il suo nome estraneo ai cristiani nei sacri Dittici, per non comunicare con ciò all'infamia di Nestorio e Teodoro". Se continuare la comunione con un individuo che sostiene una dottrina condannata dalla Chiesa significa condividere con lui la sua infamia, quale dovrebbe essere la reazione all'accoglienza alla comunione da parte dei gerarchi e dei chierici della Chiesa costantinopolitana, di coloro che, fino a poco tempo fa, l'intera Ortodossia riconosceva come scismatici, privi della grazia e impostori? Non è forse un peccato contro la Chiesa e la Santa Eucaristia?

Smettendo di commemorare il papa, l'imperatore Giustiniano ha sottolineato che, nonostante l'accaduto, "rimaniamo uniti alla Sede Apostolica ... perché nonostante il cedimento di papa Vigilio o di qualsiasi altro non si può danneggiare la pace delle Chiese (Acta Conciliorum Oecumenicorum, IV, 1. P. 202). Questo è il motivo per cui la Chiesa russa non si è separata da qualcosa di santo o veramente ecclesiale nella Chiesa costantinopolitana. Tuttavia, essa considera impossibile condividere gli atti non canonici del suo primate, dei suoi gerarchi e del clero, dovendo proteggere i suoi fedeli figli. Pertanto, il rifiuto forzato di partecipare ai sacramenti del Patriarcato di Costantinopoli, in piena comunione con individui privi della successione apostolica, è dettato dalla devozione alla Divina Eucaristia e dall'impossibilità di condividere, anche indirettamente, la santità del Sacramento con gli scismatici.

Questa rottura forzata della comunione con la Chiesa di Costantinopoli è dettata dal desiderio di preservare la purezza della fede e di seguire rigorosamente la tradizione della Chiesa.

Eleviamo preghiere ardenti e zelanti all'unico Dio glorificato nella Trinità, in modo che i problemi provocati dal Patriarcato di Costantinopoli si risolvano e perché si ripristini l'unità di pensiero e della Chiesa ortodossa.

___________________

[1] Giovanni Zonaras: "Coloro che si trovano nelle parasinagoghe e vengono di nuovo ricevuti nella Chiesa se si convertono con una giusta penitenza, saranno quindi ricevuti, spesso, nello stesso ordine".

Teodoro Balsamone: "Coloro che hanno organizzato parasinagoghe si uniscono di nuovo alla Chiesa se si pentono con dignità, così da essere spesso ricevuti nel loro ordine precedente”.

Alessio Aristene: "Questi, se si pentono e si correggono con una giusta penitenza e conversione, vengono riuniti di nuovo alla Chiesa, come un solo corpo" (Commenti sulla 1a Regola di San Basilio il Grande).

Vedi: https://orthodoxie.com/eglise-orthodoxe-russe-de-linvalidite-des-ordinations-dans-la-nouvelle-leglise-orthodoxe-dukraine/


giovedì 10 ottobre 2019

Appunto su Cristo come essere unicamente umano.

È di qualche giorno la notizia che, secondo Scalfari direttore di Repubblica, papa Francesco gli avrebbe confidato che Cristo è solo uomo, non Dio come tutta la tradizione della Chiesa ha sempre creduto. Dopo qualche ora è arrivata la smentita dal Vaticano secondo la quale Scalfari avrebbe capito male e riportato peggio.

Sono dell'avviso che la situazione attuale (di cui Bergoglio è responsabile cosciente-volente o meno), ha radici molto profonde, non nasce come i funghi dall'oggi al domani. Esiste, infatti, tutto un ramo dell'esegesi e della storia del Cristianesimo per cui Cristo è solo uomo e non mi sorprenderebbe se il papa, il quale non ha una solida formazione teologica e, nonostante ciò, ama cercare vie totalmente nuove e rischiose, abbia accennato qualcosa di ciò a Scalfari. 

Le affermazioni di Scalfari sono molto coerenti nel loro insieme da non parere inventate da un anziano farneticante. Metterle in bocca al papa, sarebbe stato molto rischioso in tempi normali. Ma siccome la nostra epoca è tutt'altro che normale e, probabilmente, Scalfari si sente le spalle coperte, osa tanto. 

Sono tra quelli che propendono a pensare che Bergoglio in cuor suo abbia queste idee eccessive, azzardate, se non altro  perché fa parte della sua personalità mettere a proprio agio il proprio interlocutore non credente, salvo poi, il giorno dopo, dire il contrario in un'udienza del mercoledì o in un'altra occasione davanti a persone diverse.

Il tempo della coerenza è in gran parte ovunque finito per cui il clero, prima di ogni altra istituzione, da lezione di camaleontismo, fatta salva quell'esigua e lodevole fettina che non si piega allo spirito di questi tristi tempi. Chi è cristiano e lo è in modo solido e tradizionale non ha posto in questa strana chiesa dove perfino i papi testimoniano sempre più progressivamente il relativismo fino a cavalcarne le onde più elevate. Il loro magistero è perciò chiamato "magistero liquido", come se fosse possibile qualcosa del genere. 

Fatto sta che il credente è sempre più solo con Dio e forse oggi è proprio meglio così.