Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

lunedì 23 dicembre 2019

Bilancio di un anno e prospettive future


La fine di dicembre porta automaticamente a considerare l'andamento di un anno sotto vari punti di vista. In questa sede lo si farà sotto il profilo religioso. È innegabile che sia in Occidente sia in Oriente il Cristianesimo è sotto pressione. Si ha quasi la sensazione che venga di fatto combattuto, seppur in modo non cruento.

In Occidente continua a scendere la parabola di un papato a dir poco imbarazzante i cui risultati catastrofici sono a mala pena mascherati da un coro di esaltazioni provenienti, per lo più, da ambienti per cultura e formazione molto lontani dalla tradizione della Chiesa.

L'accettazione e la promozione di un vero e proprio culto idolatrico nel cuore della Cattolicità, la basilica di San Pietro e i giardini vaticani, consacra di fatto questo papato come  indifferentista religioso anche se tali suoi atti sono presentati come una opinabilissima “inculturazione” religiosa, pur di scusarli.

La storia registrerà questi eventi come logiche conseguenze di presupposti stabiliti oramai decenni fa, almeno dal Concilio Vaticano II, e che hanno finito per evaporare quel poco di tradizionale che la Chiesa romana fino a poco fa ancora conservava.

Gli elementi più positivi di essa sono oramai residuali e per lo più ghettizzati in gruppi ristretti e controllati. Questo consente alle alte gerarchie di avere libera mano per finire la “trasformazione genetica” del Cattolicesimo purgandolo da quanto potrebbe ancora ricordare il passato, ma mantenendo un minimo di apparenze per non turbare troppo quanti continuano ancora a frequentare le parrocchie.
Tutto ciò, per diversi aspetti, fa ricordare la mutazione avvenuta nell'Anglicanesimo il quale, mantenendo le forme esterne del culto, ha sostanzialmente modificato se stesso divenendo una differente confessione cristiana.

In Oriente il Cristianesimo Ortodosso è inquietato dalle azioni spericolate e antitradizionali del patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, il quale, con il totale appoggio politico degli Stati Uniti, ha contribuito a far geopoliticamente orbitare l'Ucraina in Occidente. Tutto ciò è avvenuto con una “giustificazione” religiosa, se così si può dire, ed ha somiglianze impressionanti con i fatti accaduti in Occidente mille anni fa: come nell'XI secolo l'impero germanico degli Ottoni si è servito del papato per consolidare il proprio potere, – facendo definitivamente gravitare il papato stesso in Occidente (recidendo dunque i tradizionali legami che lo legavano con l'Oriente) e confondendo le acque di quest'operazione geopolitica con questioni religiose che, però, già pendevano da tempo –, così oggi si è ripetuto qualcosa di analogo con Bartolomeo. Il patriarca riceve il pieno appoggio americano e in cambio ottiene di farsi considerare il “primo” gerarca al di sopra di tutti. La storia si ripete, pur in un quadro diverso.

Ma per l'Ortodossia, che ha diversi patriarchi in comunione tra loro e in obbedienza ad una ben precisa tradizione religiosa e canonica, l'impresa spericolata di Bartolomeo non è facile come lo fu in Occidente nell'XI secolo. E, in effetti, si profila una tenace opposizione che, probabilmente nel febbraio del prossimo anno, farà incontrare i primati della maggioranza delle Chiese ortodosse per discutere su tutti i problemi sollevati dalla questione ucraina. Non è improbabile che, per quella data, avvenga qualcosa di sensazionale: l'isolamento o la sconfessione di Bartolomeo I, l'eventuale dichiarazione della sua deposizione e la reazione invelenita e vendicativa di quest'ultimo che potrebbe concretizzarsi in una scomunica contro i gerarchi oppositori, rei di così lesa mestà.
A quel punto la situazione precipiterà e diverrà irreversibile. Bartolomeo I, con le mani completamente libere, proclamerà la sua unione alla Roma di papa Bergoglio, dal momento che l'ha già preannunciata agli attoniti e increduli monaci atoniti.

Una valutazione

Lo scenario, come si vede, è estremamente denso e inquietante. Se le cose avverranno come da me prospettate, avremo valutazioni di ogni sorta. Non è detto che tutti coglieranno la profondità di tali avvenimenti che, certo, possono essere letti con molte chiavi. In questo contesto ne espongo una che mi pare piuttosto profonda e che non è solo farina del mio sacco.

Quando due persone si uniscono in amicizia o, a maggior ragione, in matrimonio, se c'è sincerità c'è pure una base comune, un insieme di linguaggi condivisi e compresi facilmente, dei gusti simili nonostante diverse personalità.
Analogamente avviene dinnanzi ad un corpo sociale più ampio, quando consideriamo intere comunità di credenti o Chiese intere. Quando una Chiesa, per opera del capo che la rappresenta, accetta di ridefinire la sua identità, è successa una trasformazione in capite et in membris. Ancor più quando questa Chiesa si unisce in comunione con un'altra perché, nel frattempo, ci si è assimilati a chi ci si unisce.

Questo processo ha aspetti molto articolati e si può spiegare sotto molti punti di vista ma, fondamentalmente, tutti questi aspetti rimandano ad una radice profonda che troviamo indicata in Dionigi l'Areopagita e, molti secoli dopo, in Gregorio Palamas.

Tale radice è il tipo di “sguardo” che i credenti hanno dinnanzi alle realtà religiose. L'Areopagita ci parla dell'esistenza di uno sguardo spirituale di tipo rettilineo e di un'altro di tipo circolare.

Lo sguardo rettilineo nasce dal soggetto e si proietta nel mondo fenomenico della molteplicità. Qui giunto, vi si disperde. 

Lo sguardo circolare, al contrario, s'inabissa nell'interiorità dello spirito attraverso la preghiera e, nella grazia, giunge all'esperienza divina. Solo intinto da quest'ultima, poi, valuta la realtà circostante.

Il primo è uno sguardo mondano, dunque irrequieto perché scambia per essenziale quanto non lo è con la conseguenza che non può trovar pace. Per di più porta all'agnosticismo perché è impossibilitato ad avere un'esperienza autenticamente religiosa che lo può riposare.
Il secondo sguardo è il vero sguardo evangelico, quello degli antichi testimoni cristiani, dei santi monaci della Tebaide e di quanti hanno conservato tale tradizione. È lo sguardo di chi è nel mondo ma non vi appartiene.

La comunione ecclesiale ha senso in quanto solidarietà e consolidamento tra persone che vivono questo tipo di esperienza interiore unitiva. Al contrario, lo sguardo rettilineo applicato nel campo religioso disperde, fuorvia, crea molteplicità e contraddizioni, infinità di inutili discorsi e, alla fine, separazioni.

Oggi, dinnanzi ai suddetti fenomeni religiosi, possiamo tranquillamente dire che una parte dell'Ortodossia ci manifesta, ahimé, l'esistenza di uno sguardo rettilineo nelle realtà religiose che quindi sono considerate in modo formale, apparente, e sottoposte ad interessi tipicamente mondani. 

Non è un caso che Bartolomeo I non senta alcuna stranezza nel prospettare un'unione con il tipo di Cattolicesimo rappresentato oggi da Bergoglio, un Cattolicesimo estremamente secolarizzato. Al di là delle apparenze, evidentemente qualcosa di spiritualmente profondo unisce i due gerarchi: assai probabilmente hanno entrambi uno sguardo e un'attitudine puramente mondana che dirige tutta la loro vita e i loro interessi. I simili si attraggono! Se ciò non fosse, gli sforzi dei poteri mondiali per portarli nei loro rispettivi percorsi sarebbero vani, come furono vani i tentativi di sopprimere il primo Cristianesimo nell'epoca dei martiri.

Prepariamoci, dunque, a vedere grandi sorprese.

Nessun commento:

Posta un commento

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.