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sabato 25 luglio 2020

Santa Sofia tra sogno e realtà



santa sofia istanbul

Non è certo mia intenzione inimicarmi i greci verso i quali personalmente nutro sentimenti di affetto. Non è neppure mia intenzione disprezzare i simboli della loro storia che io stesso venero. 

Urge, però, una riflessione riguardo al loro atteggiamento di lutto per la riapertura a moschea di Santa Sofia.

Già a suo tempo il noto bizantinologo Mayendorff diceva che "L'impero bizantino è morto ed è morto di morte violenta nel 1453". Tutto ciò significa che nella storia ci sono delle svolte dove non è più possibile tornare indietro. 

Lungi dal realizzarlo, finita la turcocrazia alla quale erano sottomessi, i greci hanno sempre accarezzato l'idea di riprendersi Istanbul da loro continuata a chiamare Costantinopoli. Ancora una volta la storia ha dato loro una severa lezione facendo capire che non c'era più posto per la Μεγάλη Ιδέα, ossia per una ricostituzione dell'Impero bizantino, seppur in versione molto ridotta.

Santa Sofia, simbolo della Cristianità tardo antica e medioevale, non è più "greca". Ciononostante, i greci odierni la ritengono loro. È comprensibile il sentimento che ci lega al passato ma questo non deve e non può oscurare lo sguardo sul presente, tanto più che qui sembra dimenticata la capacità del Cristianesimo di creare nuovi luoghi santi, nuovi riferimenti simbolici. Questo continuo volgersi al passato, fino a indire una giornata di lutto per il ritorno di Santa Sofia a moschea, non mi trova affatto concorde: ho il sospetto che tutto ciò significhi vivere nel sogno e manifesti una grande incapacità di gestire il presente. 

Il vangelo ricorda che la Chiesa è il luogo in cui convivono cose vecchie e cose nuove. Non è, dunque, un museo, la fotocopia statica di quanto è sempre stato ma è la stessa e identica tradizione che vive nel tempo e lo santifica, adattandosi in qualche modo ad esso. 

Il Cristianesimo non vive nel sogno, vive nel tempo! Il Cristianesimo è, infatti, una religione storica, non onirica il quale implicherebbe una sorta di monofisismo religioso.

Vivere nel sogno caratterizza i popoli e le epoche di grande crisi. E oggi la Grecia vive in una crisi profonda dove, in diversi casi, non possiede più se stessa: sprofondata in un mare di debiti, i cui porti, autostrade, ferrovie, non sono più suoi ma di potenze straniere, dal futuro più che incerto, con un'estrema difficoltà a gestire se stessa, può  pensare di rivendicare quanto sta fuori di sé se pure quanto sta in sé sembra non appartenerle più?

Allora per rincuorare se stessi ci si rifugia in un nazionalismo che finisce pure per distorcere la storia, come l'idea che Santa Sofia è greca! No, Santa Sofia era bizantina ossia fatta da un imperatore non greco, Giustiniano, che parlava il greco come oggi un italiano può parlare l'inglese, una lingua franca. 

La riduzione di un impero multietnico ad una situazione monocolore, monoculturale e monoetnica è lo sfondo del lutto odierno dei greci sulla "nuova perdita" di Santa Sofia. L'ecumenicità bizantina, nel frattempo, è completamente persa a tutto favore di un campanilismo nazionalistico. 

Essi piangono di perdere quello che hanno perso da secoli mentre sembra non si accorgano che stanno realmente perdendo sul piano della credibilità religiosa con un patriarca (Bartolomeo)  che si sta mettendo contro tutti gli altri patriarchi con scelte ecclesiologiche a dir poco discutibili.

Piangono di perdere ciò che da secoli è perso e non piangono di perdere quanto fino ad ora hanno avuto, non riconoscendo le sconfitte odierne. La nuova ecclesiologia sostenuta da Bartolomeo, infatti, tende ad escluderlo dalla comunione con tutto il resto dell'Ortodossia isolando di fatto i greci dalla maggioranza dell'Ortodossia stessa! Sono grossi problemi aperti che sanguinano e attendono una risposta eppure i gerarchi greci rifiutano di osservarli e di prendere una efficace posizione in merito poiché ciò che riguarda l'ethnos sembra più importante del fatto religioso e allora bisogna solidarizzare con Bartolomeo, costi quel che costi...

Questo mi rattrista molto, soprattutto a causa del mio affetto per la nazione e la Chiesa greca ... Sorge il sospetto che, alla fine, il peggior nemico del cosiddetto ellenismo sia la mentalità di molti greci odierni.

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