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domenica 13 settembre 2020

L'ignoranza religiosa e la vera sapienza evangelica

CIBO E SALUTE – GruppoAcquistoFederale BENVENUTI


Oramai non scrivo più spesso. Preferisco ritirarmi nel mio silenzio e abbandonare le arene nelle quali si disputa su tutto perdendo non di rado perfino la propria dignità.

Non posso, tuttavia, constatare una confusione crescente in ogni campo e, soprattutto, all'interno della realtà ecclesiale. Nel contesto europeo occidentale, che è quello nel quale vivo, tale confusione è arrivata ad eccessi mai visti prima.

Non mi riferisco alla confusione che può avere la gente comune in materia religiosa ma a quella che oramai domina le menti di chi dovrebbe orientare, insegnare, aiutare le persone: i sacerdoti, i religiosi, i vescovi.

In Occidente lo stesso papato, un tempo riferimento per interpretare il Vangelo, oramai è decaduto, reso inutile se non dannoso da un'attuale figura che non si sa se è più patetica o ignorante.

Ultimamente Bergoglio si è reso famoso per una frase riportata in tutti i mezzi di comunicazione i quali, a loro modo, hanno ulteriormente alterato il significato sotteso da costui: “Il buon cibo e il sesso sono piaceri divini e vengono da Dio” e, dunque, concluderebbe chiunque, perché non approfittarne?

La mia critica contro questa frase non ha considerazioni personali ma fa riferimento ai migliori aspetti della tradizione cristiana. Non ci possiamo far nulla se il Cristianesimo è indicato da questa tradizione e non dalle frasi bergogliane che la stravolgono!

La mia critica non è un discorso semplicemente morale perché tocca le basi e la sostanza dello stesso Cristianesimo al punto che qualcuno può pronunciare la frase di Bergoglio solo se ignora totalmente o non crede a tali basi.

Quando il Concilio di Calcedonia riconobbe in Cristo la natura umana e divina, pose un punto fermo che non riguarda solo Cristo ma indica il “funzionamento”, se così posso esprimermi, dello stesso Cristianesimo. Se si prescinde da esso, immediatamente tutto si blocca e la fede in Cristo diviene filosofia buonista, attività benefico-sociale o pura legge morale.

Il “funzionamento” del Cristianesimo necessita di due poli: quello umano e quello divino. Detto diversamente: Dio non può fare nulla senza il consenso dell'uomo e l'uomo non può far nulla senza Dio. Entrambi, collaborando, fanno “funzionare” il Cristianesimo.

Ma come avviene tale “funzionamento” e cosa lo determina? La fede in Cristo prende vita e diviene “avvenimento” quando la “forza” di Dio è lasciata agire nell'uomo. Tale “forza” è chiamata “grazia”: “Senza di me non potete fare nulla”, dice il Cristo, ossia senza la forza della sua grazia l'uomo non può elevarsi su un piano di salvezza.

Dunque l'unica attività sensata dell'uomo, per il Cristianesimo, è la ricerca di tale grazia, facendo trovare la propria "casa", ossia la propria interiorità, pulita e preparata. Lo sforzo morale, la pratica dei cosiddetti comandamenti, la morigeratezza e la fuga dai cosiddetti piaceri mondani non è mai fine a se stessa ma è paragonabile al mantenimento della pulizia dei tubi in un acquedotto. Se i tubi sono intasati, per quanto nei depositi vi sia acqua, essa non giungerà mai nelle case e non disseterà nessuno.

“Chi crede in me, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno”, dice Cristo alla Samaritana. Questa frase si spiega esattamente in questo senso: se mantenete la vostra interiorità trasparente, come l'animo dei bambini, allora, quando giungerà la grazia, essa scorrerà in voi.

Lungo il Medioevo nella Chiesa latina si è parlato a lungo sulla validità dei sacramenti e di come un prete degno o indegno ne possa incidere. Si è concluso dicendo che i sacramenti sono validi a prescindere dal sacerdote, ossia “ex opere operato”. Purtroppo questa è una verità monca perché trascura un altro importante elemento: un sacramento può essere valido ma inefficace e questo non dipende solo dalla disposizione di colui che lo riceve ma pure dalla disposizione di colui che lo amministra. Solo così si può capire perché i sacramenti amministrati da sacerdoti santi si siano dimostrati particolarmente efficaci, a differenza di quelli amministrati da sacerdoti tiepidi o ben poco credenti.

L'uomo ha la capacità di creare un muro, uno spessore opaco, alla luce della grazia che, per quanto presente, non può splendere. Alcune frasi evangeliche sostengono questo concetto: “La luce non può essere nascosta ma dev'essere posta sul moggio, affinché tutti la possano vedere” è una di queste. Cristo se la prende con il formalismo dei farisei, attenti al significato materiale della legge ma incapaci di agire profondamente, e li paragona a quelle tombe che, esteriormente, sono pulite ma, internamente, sono piene di ogni immondizia. L'immondizia interiore impedisce, infatti, l'azione di Dio nell'uomo. Esattamente come una perenne mente distratta non può applicarsi allo studio, l'uomo attaccato alle passioni del proprio ventre, come direbbe san Paolo (le crapule, il sesso e quant'altro), fa aderire il suo essere ad esse e quindi si estranea necessariamente da Dio. "Non si può servire due padroni"!!

Se i tubi di un acquedotto sono intasati, immediatamente l'azienda comunale per l'acqua interviene per impedire problemi. E' chiaro a tutti, infatti, che la mancanza di acqua crea infiniti disagi.

Al contrario, un'interiorità “intasata” da molti pensieri estranei al Vangelo, aderenti a mille passioni che offuscano l'animo e lo opacizzano, non preoccupa quasi nessuno. Cibo e sesso sono divenuti nella nostra epoca che li ricerca ossessionatamente una passione e quindi, un ostacolo alla pratica evangelica.  Ultimamente tutto ciò non preoccupa neppure il clero al punto che un papa dichiara “divino” il piacere dovuto al sesso e al cibo solo perché già da tempo molto clero lo crede. A che tipo di “esperienza” costoro possono far riferimento quando parlano di “fare esperienza” di Dio? 

Qui c'è solo spazio per un'esperienza di se stessi, equivocata come divina! A questo punto, la Chiesa non serve più e, con tali presupposti, è giusto che i fedeli fuggano lontano.

Ognuno vede in tutto ciò non solo un orientamento esattamente opposto al Vangelo per il quale bisogna “cercare prima il Regno di Dio”, che in realtà è la grazia divina, ma un reale dispregio del Vangelo stesso.

Qui non si tratta di demonizzare il cibo o l'attività sessuale che, nel loro corretto quadro, hanno il loro valore, ma di distinguere ciò che è divino, la grazia di Dio, da tutto ciò che non lo è e che, per la fragilità umana, può divenire passione smodata e quindi, abbrutimento, come la ricerca del piacere sessuale e culinario sono di fatto divenuti.

Purtroppo i nostri tempi sono talmente assurdi che l'ultimo dei fedeli, con qualche base di buon catechismo, può capire la prassi evangelica meglio di un papa.

E' dunque il caso di dire: “Il Figlio dell'Uomo, quando tornerà sulla terra, troverà ancora la fede?”.


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