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mercoledì 13 gennaio 2021

La presenza femminile nella Liturgia Eucaristica

Coronavirus : privées de leur chocolaterie, des soeurs se cloîtrent dans le  silence, la solitude et la prière 

Monache durante la Liturgia delle Ore

Recentemente, il papa di Roma, Bergoglio, ha deciso di rendere ufficiale la presenza femminile nella Liturgia Eucaristica, tramite una disposizione canonistica.

C'è da dire che già da tempo nel mondo Cattolico si vedevano ragazze a servizio dell'altare, sia nella funzione di "ministranti" o "chierichetti", sia nella funzione di lettrici.

In una dotta spiegazione canonistica reperibile qui, è stato tratteggiato che questo non significa affatto l'eventuale ingresso femminile negli ordini sacri poiché i cosiddetti "ministeri", istituiti da Paolo VI, non hanno nulla a che vedere con gli Ordini sacerdotali (diaconato, sacerdozio, episcopato). Quindi si approfondirebbe la differenza tra i primi e gli altri poiché i primi riguardano una semplice funzione (che può essere concessa o tolta) e i secondi riguardano l'essere stesso della persona, il suo aspetto sacramentale (che, una volta dato, rimane per sempre).

A mio avviso, la spiegazione canonistica è interessante ma assai carente dal punto di vista liturgico. Si concentra, infatti, sulle persone e suoi loro ruoli ma dimentica o da per scontato il contesto nel quale esse agiscono: la Liturgia Eucaristica o Messa che dir si voglia.

Ebbene, per avere chiara la questione è indispensabile concentrarsi proprio su tal contesto. la Liturgia Eucaristica, a differenza della Liturgia delle Ore, è intera espressione del Sacerdozio ordinato. Sezionarla, dicendo che una parte lo è (l'Offertorio e il Canone eucaristico) e un'altra non lo è completamente (la Liturgia della Parola), significa introdurre una vera e propria confusione. Purtroppo oramai il Cattolicesimo vive in questo genere di confusione.

Se l'intera Liturgia Eucaristica è espressione del Sacerdozio ordinato, si comprende perché pure le letture, un tempo, erano proclamate dal solo sacerdote o da un ministro che avrebbe potuto divenirlo e ciò avveniva pure in un monastero femminile che si limitava, dunque, al canto delle parti fisse e proprie della Messa (come succede nel mondo ortodosso).

Quello che osserviamo oggi nel mondo cattolico, è l'abbassamento della Liturgia Eucaristica (con un sacerdote sempre più simile ai laici nella sua missione e nella pratica) e l'innalzamento dei laici (con l'introduzione del concetto di "popolo di Dio" che "concelebra", pur alla sua maniera, alla Liturgia Eucaristica). Non dubito della buona fede di chi ha introdotto questi concetti (che si vogliono attribuire alla Bibbia) ma la pratica di essi comporta un effettivo e radicale nuovo orientamento di cui è bene essere coscienti, prima ancora di accettarlo o meno.

Ciò è coerentemente iconizzato da chi ha il coraggio di trarre le logiche conseguenze dove un laico o una laica concelebrano assieme al sacerdote com'è recentemente successo in Germania.


 

Dean Albin Krämer, parroco di Retzbach, diocesi di Würzburg, ha concelebrato la Messa di Natale del 2020 con un'assistente pastorale

Tradizionalmente, la Liturgia Eucaristica, pur ricevendo l' "Amen" dei fedeli, non li fa concelebrare in alcun modo perché colui che la anima è il sacerdote che invoca lo Spirito e rende presente, nel pane e nel vino, Cristo, agendo in sua persona.
Non a caso, dai primi secoli, si vedeva nel vescovo il "vicario di Cristo" o meglio colui che lo rappresentava nella celebrazione eucaristica (Sant'Ignazio di Antiochia). Il sacerdote, sostituendo il vescovo laddove costui non è presente, diviene come il Cristo per l'assemblea.

Rifiutare il titolo di "vicarius Christi" anche nel senso antico e tradizionale (come, per altro, ha fatto Bergoglio recentemente) significa, pure qui!, abbassare il sacerdozio che si ha assunto per avvicinarsi sempre più al ruolo e all'identità laicale.

L'inevitabile conseguenza di questi cambiamenti è che la Messa stessa viene abbassata. Inoltre, se il ministero ordinato viene abbassato, di fatto si avvicina sempre più ai cosiddetti "ministeri" voluti da Paolo VI, realtà puramente funzionali, come fuzionale è il titolo di "pastore" nel mondo luterano.

Introdurre ufficialmente le donne nel campo della Liturgia Eucaristica, dunque, non è un tributo al sesso femminile (come potrebbe apparire ad alcuni) ma l'esaltazione di una funzione prettamente laicale in campo eucaristico, campo che dovrebbe essere di esclusiva pertinenza clericale, con l'inevitabile e ufficiale abbassamento di tal campo stesso. Poco importa che, a parole, si faccia sembrare tutt'altro se la prassi non gli è coerente!

D'altra parte, da decenni assistiamo ad un progressivo riduzionismo liturgico, ad un'opposizione viscerale, da parte di molto clero, al termine stesso di "sacro", all'incomprensione dell'ascesi tradizionale (verso la quale lo stesso Bergoglio ha lanciato più volte i suoi strali relegandola ad un intimismo patologico) e alla sua sostituzione con una prassi di tipo sociologico-assistenziale.

Di fatto oggi gran parte del mondo cattolico, se proprio non gli  coincide ancora, è ad un passo dal mondo luterano che ha compiuto un cammino molto simile già diversi secoli fa.

In conclusione vorrei accennare all'influenza che tutto ciò comincia ad avere anche nel mondo orientale dove, in certe parrocchie greco-ortodosse d'Italia, si concede alle donne il permesso di leggere la lettura apostolica durante la Liturgia Eucaristica. Pare, dunque, che pure questo mondo si stia facendo acriticamente trascinare in una prassi protestante senza neppure sospettarlo e dimostrando, con ciò, di comprendere sempre meno tutto il significato simbolico della liturgia stessa.

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