Come dovrebbe essere noto, la liturgia cristiana è intrisa di Sacra Scrittura e la trasmette. Perfino una liturgia come quella bizantina, così ricca di composizioni ecclesiastiche, ha in realtà infiniti riferimenti biblici e, negli stessi tropari, si possono rinvenire molte citazioni tratte dalla Bibbia o, più specificamente, dal libro dei salmi.
Il canone biblico (= la sequanza dei libri biblici) si assestò piuttosto tardi, nella Chiesa. Quando ciò avvenne, l'Oriente cristiano sancì la cosiddetta Bibbia dei LXX come normativa per l'antico Testamento, una Bibbia che la tradizione vorrebbe scritta in greco da 70 sapienti ebrei d'epoca ellenistica.
In Occidente la "Vetus latina" (o più versioni latine) cercavano di tradurre meglio che potevano la Bibbia dei LXX. San Girolamo non ne era soddisfatto e vi pose mano. Ispirandosi anche alle versioni ebraiche, compose la cosiddetta Volgata, versione che, seppur riadattata in epoche successive, rimarrà normativa in Occidente. Per quanto la versione girolomitana subisse alcune variazioni rispetto a quanto la precedeva, davanti al Salterio il santo dovette fare i conti con la consuetudine delle Chiese occidentali: i salmi erano molto praticati nelle liturgie e sarebbe parsa una violenza inferta ai fedeli modificarli imponendo qualcosa di nuovo (allora c'era una delicatezza che oggi ci sognamo anche perché le Chiese erano ancora libere di rigettare le decisioni dall'alto, se queste non corrispondevano allo spirito ecclesiale tradizionale!). Girolamo apportò qualche ritocco ai salmi ma, di fatto, non li fece variare dalla versione latina precedente che si appoggiava, a sua volta, alla versione greca dei LXX.
In questo post ho voluto fare un esperimento che propongo ai miei attenti lettori: ho preso come esempio una parte del salmo 9 (salmo 10 del testo ebraico Masoretico) sia nel greco dei LXX (con traduzione italiana), sia nel latino della volgata (con traduzione dell'abate Ricciotti ma aggiornata alla lingua attuale). E' da notare che tra i due testi non esistono discrepanze degne di rilievo.
Entrambi sembrano piuttosto ruvidi ma hanno una forza particolare e giungono a comunicare certi concetti con più immediatezza. È lo stile antico!
Le versioni attuali, invece, sono decisamente un'altra cosa, per quanto usino un italiano ben più raffinato. C'è un motivo o una serie di motivi a spiegazione di ciò. I biblisti attuali ritengono che la Bibbia dei LXX non sia molto affidabile e si rifanno al cosiddetto testo Masoretico, un testo ebraico redatto qualche tempo dopo l'avvento del Cristianesimo. I cristiani si servivano delle profezie messianiche della LXX per indicare nel Cristo il compimento della rivelazione divina, quella rivelazione disattesa dagli ebrei che non hanno accolto in lui il Messia ma, anzi!, lo hanno condannato. Le scuole rabbiniche non poco infastidite da queste asserzioni sconfessarono la LXX sulla quale facevano facilmente leva i cristiani e redassero il testo Masoretico della Bibbia che forniva molti meno appigli per l'apologetica cristiana. I biblisti cattolici ritengono il testo Masoretico più antico della LXX ma su questo non tutti gli studiosi sono concordi, tanto più che il più antico manoscritto del testo Masoretico è datato attorno al mille d.C.!
Le scuole bibliche occidentali si rifanno massivamente al testo Masoretico ed è pure a partire da quest'ultimo che è stata redatta la cosiddetta Bibbia di Gerusalemme (nella versione della conferenza episcopale italiana). Non è dunque un caso notare come le variazioni testuali tra questa versione e le due versioni antiche (greca e latina) inizino ad essere più consistenti.
La versione TILC (traduzione interconfessionale in lingua corrente) compie un passo uleriore, differenziando più marcatamente il testo.
Sono cosciente che, nel corso dei secoli, ai manoscritti biblici possono essere state fatte delle interpolazioni, per distrazioni, incompetenze o, in qualche caso, mala fede. Non esistendo la stampa, si riproducevano codici nuovi da altri usati o particolarmente usurati e l'interpretazione non era sempre facile. Tuttavia è giusto affermare che, se vi fosse stata qualche mancanza nella riproduzione, vi era pure una severa tradizione testuale: i libri biblici venivano trasmessi lettera per lettera, seguendo, in ultima istanza, l'antico metodo sinagogale: il testo non può essere variato ma veniva addirittura imparato a memoria. Neppure uno iota doveva essere trascurato e questo è ricordato dallo stesso Cristo in un famoso passo evangelico!
In particolar modo, che il libro dei salmi (o buona parte di esso) venisse imparato a memoria è esperienza normale ancor oggi in un monastero benedettino tradizionale. La liturgia antica tradizionale - a differenza di quelle di composizione moderna - favorisce la mnemonizzazione dei testi!
L'antichità era, dunque, alla rassegna della fedeltà, per quanto l'umana fragilità lo permettesse.
Non così mi pare oggi. L'ultima versione da me considerata (la TILC) mi fa emergere parecchi dubbi: non mi pare, infatti, che questa possa rivendicare una "maggiore fedeltà" a qualche manoscritto. Mi sembra, piuttosto, che per cercare d'essere "comprensibile" e accettata il più possibile a più persone possibili (anche di confessione diversa), abbia la libertà d'introdurre variazioni ad usum delphini.
Nelle traduzioni dal greco e dal latino notiamo che i traduttori hanno cercato addirittura di ricalcare lo stile dei testi di riferimento (si noti l'uso massiccio della congiunzione "e" che riprende la sintassi semitica tradotta con et in latino e καὶ in greco). Invece, nelle traduzioni attuali si riscontra una sempre maggiore libertà interpretativa con il rischio d'inserire vere e proprie interpolazioni a proprio piacimento.
D'altra parte, se in Occidente oramai anche le liturgie sono modellate "a proprio piacimento" perché non lo dovrebbe essere la Sacra Scrittura? Questo è veramente lo spirito dei nostri tempi e la filologia e la storia, a volte, ci rimettono le penne!
La maggioranza dei cristiani, ignari di quanto avviene nella "stanza dei bottoni" (= nelle scuole bibliche e liturgiche), accettano senza battere ciglio quanto si pubblicizza come "migliore" e "più fedele".
Io, invece, voglio verificarlo e, osservando alcuni fatti solari, mi sento obbligato a dire almeno questo: le versioni bibliche non sono sempre equivalenti e, soprattutto oggi, tendono ad essere qualcos'altro rispetto a quelle antiche, a dispetto delle maggiori capacità e possibilità filologiche attualmente presenti.
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TESTI A CONFRONTO
Iniziamo dal testo dei LXX in greco e da quello della volgata in latino con le loro rispettive traduzioni.
Chi vuole passare direttamente al confronto tra questi due testi tradotti e i due attuali (Gerusalemme-CEI; TILC) può saltare questa parte.
La tabella sottostante riporta in parallelo le 4 versioni bibliche in lingua italiana.
VARIAZIONI SIGNIFICATIVE
- Versetto 24 TILC: "Il malvagio... intasca guadagni". Questa interpolazione non mi pare giustificata da nulla, tanto più che non è affatto presente nelle altre tre versioni. Allora chiunque "intasca guadagni" è un malvagio?
- Versetto 24 CEI: compare un avaro che non si nota nelle altre versioni.
- Versetto 25. Mentre per i LXX il peccatore esaspera Dio, nella volgata si ribella a Dio. (Unica discrepanza tra le due antiche versioni)
- Versetto 28: si noti come la versione dei LXX e della Volgata abbiano un sapore più antico rispetto a quelle recenti. In questo modo di dire è riportata meglio la mentalità semitica, rispetto alle nuove traduzioni.
- Versetti 30, 31: il testo tradotto dalla volgata è molto più efficace rispetto alle nuove traduzioni in lingua raffinata e corrente.
- Versetto 34: il si levi la tua mano, espressione semitica, viene reso - e appiattito - nell'italiano corrente della TILC come colpisci.
- Versetto 35: Nella TILC scompare il termine peccatore (o empio) e resta solo quello di malvagio. Che nell'italiano corrente infastidisca il termine "peccatore"?
- Versetto 36: stessa considerazione come nel versetto precedente solo che in questo caso ci rimette le penne il termine peccato (o empietà) sostituito dal generico termine male nella TILC.
- Versetto 37: il linguaggio semitico è forte e ha una mentalità che a volte l'uomo attuale stenta ad accettare. Ma qui si tratta solo di essere fedeli ai testi antichi. Le traduzioni antiche (LXX e volgata) dicono che le genti lontane dalla terra di Dio periscono. Le traduzioni attuali (CEI-TILC) si limitano a dire che spariscono. Non è la stessa cosa ma è un eufemismo per non scandalizzare i benpensanti! Questo eufemismo sfoca la chiarezza del testo antico. Non ho alcun dubbio a pensare che, a monte della stessa LXX, si ragionasse in termini di "morte" degli infedeli, non di semplice loro "sparizione". Perciò i testi attuali tendono a tradire quella precisione filologica che LXX e volgata avevano.
- Versetto 39: nelle traduzioni antiche ci si augura che l'uomo non si inorgoglisca. In quelle attuali che non incuta più terrore. Non è la stessa cosa!
CONCLUSIONE
Se, prendendo un salmo a caso ed esaminando pochi suoi versetti abbiamo notato queste variazioni, alcune delle quali effettivamente discutibili, cosa non potremo notare se facciamo un parallelo di tutta la Bibbia nelle 4 versioni?
Per questo, per essere molto concreto, consiglio di non praticare i testi attuali. Tra le Bibbie tradotte in italiano, e abbastanza affidabili, mi pare d'individuare la Nuova Riveduta che, almeno, si riferisce al testo greco della Bibbia. La Bibbia dei LXX non è disponibile in lingua italiana (mentre lo è in lingua francese). L'unica versione della LXX in italiano (redatta verso gli anni '60 da Aristide Brunello a Piana degli Albanesi) non è per nulla affidabile poiché di fatto è un ibrido con la Volgata. L'ultima versione italiana della Volgata è quella dell'abate Ricciotti attorno agli anni '40 del XX sec. (editrice Salani). Il suo italiano è purtroppo talmente desueto che, per riportarlo in questo esempio, l'ho dovuto attualizzare ma senza mutare in nulla la fedeltà alla volgata.
Nei testi della liturgia bizantina da me riportati in altri post, il testo biblico è, ovviamente, quello dei LXX. Per questo in un prossimo futuro sarà prevista una pubblicazione con il salterio tradotto dai LXX (alcuni tentativi attuali non sono soddisfacenti).
Dovessi redigere un salterio ordinato nelle ore canoniche secondo lo schema benedettino, utilizzerei la traduzione attualizzata del Ricciotti.