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lunedì 6 gennaio 2014

Tradizione: motore del Cristianesimo

Probabilmente le persone non sono abituate a leggere i concetti da me espressi. Non mi meraviglio: viviamo in un tempo in cui tutto è stato talmente frantumato da aver disarticolato le cose tra loro rendendo incomprensibile un discorso che abbia un poco di logica. 

Infatti, quando la gente parla di religione non si rende oramai neppure conto che spesso fa affermazioni fuori luogo. Le loro affermazioni fanno letteralmente deragliare la fede trasformandola in una contraddittoria filosofia umana. Purtroppo se questa fosse caratteristica dei laici non ci si stupirebbe neppure tanto. Invece, sono proprio gli educatori, i professori di religione, gli insegnanti di seminario, i preti ad avere idee molto pressapochistiche e confuse. Più sono confusi più pensano di avere la "ricetta giusta" e fanno come gli elefanti in cristalleria dicendo di avere  uno stile "giovane" fieramente avverso ai residui di una "chiesa vecchia".

La conseguenza è quella di "far su" una religione "fai da te" a proprio uso e consumo. La "religione fai da te" si riflette in uno stile di vita "fai da te", in un contraddittorio pensiero "fai da te", in una liturgia "fai da te", ecc. È un mondo sempre più disarticolato, sradicato e frantumato...

È invece necessario riprendere un concetto sano di Tradizione. La Tradizione, abbiamo visto, precede ed accompagna la Sacra Scrittura. Una Tradizione intesa così, informa della sua caratteristica anche le tante tradizioni che, nel tempo, sono state istituite nella Chiesa. 
La Tradizione costruisce nella Chiesa un "motore" con tutte le sue parti funzionanti. La logica che ha guidato la costruzione di questo motore è umana e spirituale al contempo, secondo una linea ben precisa. Le tradizioni nate dalla Tradizione cercano di portare benzina a questo motore perché possa funzionare al meglio. Così pure la Chiesa funziona.

Come con un motore vero, non è detto che tutto vada sempre bene: a volte la benzina non è ottima, a volte l'olio è da cambiare, a volte si usura qualche cinghia.... Chiunque ha un motore sa bene che queste cose succedono ma, per questo, non penserebbe mai di buttare via tutto il motore o, peggio, di smontarlo e rimontarlo con un piano rivoluzionario e con pezzi mancanti.

Il motore costruito dalla Tradizione tiene conto che l'uomo ha un aspetto razionale ma anche uno spirituale. Se, nel frattempo, la coscienza del secondo aspetto dell'uomo viene meno, i "meccanici" che revisionano il motore diranno: "Ma a che servono queste ruote? Che serve questa trasmissione? Non fa altro che portare via benzina al motore!!". E così inizieranno a modificare il motore mettendo in una teca dell'officina i pezzi smontati.

In Occidente, con la liturgia, è successo lo stesso. Quando un Abate chiese al principale artefice della riforma liturgica: "Io non saprei come celebrare questa sua nuova messa in monastero!", mons. Bugnini rispose: "A questo non ci avevo mai pensato!!". Bugnini era un "meccanico" che pensava di "risparmiare benzina" modificando, a modo suo, il motore! Ad esempio pensò che fosse assurdo ripetere tre volte Kyrie eleison. Ne bastavano due! Qui si vede il criterio razionalistico a cui ho accennato...

Questo lo osservano pure i cosiddetti tradizionalisti cattolici. Quello che a loro però sfugge, è che questo atteggiamento è divenuto possibile perché oramai da tempo la parte "spirituale" dell'uomo non era più ritenuta così importante nel mondo Cattolico. Si era diffusa (e oggi impera) un'idea di uomo molto razionalistica, un uomo efficiente, per un mondo sempre più tecnologico ed efficiente. (In questo senso, pensare che ci si "santifica" solo facendo bene il proprio lavoro profano, come dicono alcuni, mi sembra molto inquietante...). Se le cose vanno appena un po' meglio, si pensa ad un uomo etico. Si dimentica, però, che esistono fior fior di atei eticissimi. Per essere etici non serve essere credenti!

Conseguentemente gli aspetti della Tradizione o delle tradizioni che sottolineavano il mondo spirituale sono stati messi in ombra e poi totalmente dimenticati.

In Occidente non fu riformata solo la liturgia ma tutto un modo di essere Chiesa. I presupposti di ciò covavano da moltissimo tempo. Non dico che certe cose non dovessero essere cambiate. Dico che qui è il modo "profondo" di essere Chiesa che è messo da parte.

Così, oggi abbiamo un nuovo motore con pezzi del vecchio e pezzi nuovi. Il disegno è cambiato, il funzionamento pure ma la resa è la stessa? A veder il continuo calo di affluenza nelle chiese direi di no...

Oggi sembra che nel Crisianesimo occidentale ci si vergogni di parlare di "grazia di Dio". Ma questo non può proprio essere segno di quella cancellazione dell'aspetto spirituale a cui accennavo?

Non sono domande "cattive". Sono domande molto serie e ben fondate.

Se poi, come succede, la Tradizione e le tradizioni che si collegano ad essa sono ritenute cose "molto vecchie", è normale che non ci si volga più verso di esse, non ci si confronti più su cosa faceva o pensava un san Giovanni Crisostomo, ad esempio.

Lungo la storia della Chiesa, ci sono sempre stati momenti in cui, volgarizzando la Rivelazione, si tendeva a sfocarla o a decurtarla. È un fenomeno inevitabile: quando si spiega il Vangelo ai semplici lo si deve adattare tradendolo un po', pur di avvicinarlo alla loro portata. Questo decurtamento avviene anche quando si passa da un modulo culturale ad un altro (L'evangelizzazione dei barbari in Occidente ha chiesto uno sforzo non da poco e ha dovuto adattare il vangelo alle loro menti ).
Tuttavia, fintanto che si teneva in alta considerazione la Tradizione, c'era sempre la possibilità di riequilibrarsi, di correggere un tiro sbagliato. 

Oggi si può dire lo stesso, visto che le si nutre pure odio preconcetto? Così si chiude a chiave la porta e si butta la chiave: il recupero è impossibile! 
Ecco perché generalmente ci si vergogna di parlare di "grazia di Dio" e nessuno pare dolersene!

Viceversa, per la Tradizione, la "grazia di Dio" (o l'espansione del "Regno di Dio", come dicevamo nel post precedente) è una cosa molto seria.

La Tradizione, prendendo seriamente in considerazione questo aspetto, ha sempre costruito una Chiesa in cui l'aspetto carismatico (o spirituale) non fosse isolato da quello strutturale e organizzativo. Per questo in Oriente, quando si vide che i vescovi sposati non "funzionavano bene" li si sostituì con dei vescovi formati nei monasteri che parevano spiritualmente più seri. Questa simbiosi tra monastero (ossia mondo spirituale), struttura della Chiesa e suo insegnamento, è sempre stata una caratteristica orientale ma anticamente apparteneva pure all'Occidente. Lo stesso Agostino d'Ippona era vescovo ma frequentava monasteri e li fondava. La Chiesa alto medioevale in Occidente conservava i riferimenti monastici antichi tant'è vero che, in una regione, un abate che si distinguesse nella vita religiosa, diveniva il riferimento di molti. Ildegarda di Bingen, abbadessa, era consigliera di re. Non un sacerdote, si noti!, ma una monaca donna!
Poi i monasteri decaddero e gli equilibri furono obbligatoriamente cambiati.

Il primo vero passo per poter ritornare a dare linfa all'Occidente è, dunque, quello di riprendere l'equilibrio antico, riponendo la vita religiosa e mistica al centro della Chiesa, non alla sua periferia, non nella vetrina del salotto buono. Questo bisogna farlo realmente, non in una fumosissima e astratta teoria puntualmente smentita dalla pratica (come avviene). 

Il monachesimo non è il pezzo antico da collezione da far vedere ad un ospite curioso!! Ma qui è indispensabile che il monastero sia serio e funzioni, non che sia un pensionato di zitelloni a cui pesa pure pregare la "Liturgia delle Ore", un breviario così leggero che personalemente lo lascerei solo ai laici!

Oggi il Cristianesimo occidentale ha troppa fiducia nelle sue scelte secolari, nei suoi "progetti aziendali", nelle sue indagini statistiche. È un Cristianesimo tutto di "mente" e assai poco di "cuore" (in senso biblico). 
Questo determina la sua attuale anemia e rovina. 

Risorgerà? Solo se torna alla Tradizione!

domenica 5 gennaio 2014

La Tradizione: qualcosa d'essenziale!

Iconografia del Cristo-Dio giudice. 
Perdere la prospettiva soprannaturale, nel Cristianesimo, significa averlo completamente travisato.
Disprezzare la tradizione porta esattamente a questo!

Il messaggio che mi ha spedito la signora Trifletti (vedi post precedente) è indice d'una tendenza ampiamente vigente tra i cristiani odierni: la tradizione è cosa da vecchi, qualcosa che - come pare sostenere lo stesso papa Bergoglio - bloccherebbe il soffio dello Spirito santo. In questo tipo di pensiero, Dio non può che esprimersi in una sorta di spontaneismo umano, libero dai gravami della "legge" e da doveri che fino a ieri "obbligavano" i credenti.

Il fatto che questo pensiero paia essere sostenuto dallo stesso papa (o che costui permetta di farsi intendere così, mietendo gli osanna del mondo attuale) apre un vulnus d'incredibile profondità e rende ancor più difficile mostrare che la realtà cristiana si trova, invece, da tutta un'altra parte.

Andiamo, come al solito, al fondo delle cose, pur nei limiti stabiliti da questo blog.

Tradizione deriva dal verbo “tradere” ossia trasmettere. È quel termine che in greco si esprime con Παράδοσις (Paràdosis). Trasmettere cosa? Ora vediamo!

L'esperienza che i discepoli hanno avuto di Cristo (fatti e parole) non è stata immediatamente redatta in forma scritta. Per un breve periodo si è tramandata da bocca ad orecchio: ecco il primo nucleo della Tradizione dalla quale, in seguito, sono iniziate le prime redazioni evangeliche.

La "mamma" dei Vangeli, dunque, è stata la stessa Tradizione. Ma la Tradizione (e le diverse accentuazioni della stessa) non poteva stare tutta nei Vangeli, tant'è vero che questi ultimi non di rado sono stringati, limitandosi ai fatti essenziali e agli eventi fondamentali della vita di Cristo. La “mamma” dei Vangeli ha dunque continuato la sua opera a fianco degli stessi giungendo fino a noi.

I Vangeli esprimono la rivelazione neotestamentaria che si chiude con la morte dell'ultimo apostolo (come si dice a volte). Ma se la rivelazione si è espressa una volta per sempre, la tradizione ha continuato sempre ad operare nella storia ed è quella che raccorda il vangelo con ogni epoca.

La Tradizione si è trasmessa nelle prime generazioni anche come una sorta di orientamento di spirito con il quale poter leggere le stesse sacre Scritture e interpretare - soprattutto - l'antico Testamento alla luce di Cristo. 

Se si scorrono le epistole paoline si nota che san Paolo legge l'antico Testamento alla luce del Nuovo (soprattutto nella lettera agli Ebrei), contrariamente a quanto avviene oggi in cui l'antico viene letto solo alla luce di se stesso (e questo è ovviamente antitradizionale per quanto corrisponda a regole filologiche intratestuali).

Ma c'è di più: quest'attività non è mai stata una semplice speculazione intellettuale tant'è vero che l'ordine dato da Cristo di "andare ed evangelizzare" non si limitava alla semplice comunicazione di un messaggio (come si crede e si pratica oggi). 

Significava mostrare qualcosa che sta effettivamente operando (vite trasfigurate, malati guariti, eventi inspiegabili). Gli apostoli, predicando, operano miracoli. È questo il “Regno di Dio” 
di evangelica memoria, quel Regno che opera tra gli uomini: "E li mandò ad annunciare il Regno di Dio e a guarire gli infermi" (Lc 9, 2). Esso come dice san Paolo "Non consiste in parole ma in potenza" (1 Cor 4, 20).

La Tradizione, dunque, non è un semplice messaggio (come oggi pensiamo, umiliandola addirittura a norma opprimente, contraria all'espansione della vita) ma si esprime nel trasmettere un evento (che il vangelo definisce Regno di Dio), evento irradiato da chi ne è stato toccato per primo.
L'apostolo (ossia etimologicamente l' "inviato") è colui che espande questo Regno di Dio.

In un commento al post precedente è stato ricordato  Serafino di Sarov, un asceta russo santo per il mondo ortodosso (ma potrei fare anche qualche altro esempio). Se si legge il suo dialogo con Motovilov si nota, pressapoco, qualcosa del genere: il santo esprime un messaggio ma lo accompagna con eventi inconsueti che aprono gli occhi dell'animo al suo ascoltatore. Ecco perché i santi (parlo di questo genere di santi che reputo significativi) sono, in un certo senso, coloro che proseguono realmente l'attività degli apostoli ossia l'espansione del Regno di Dio. È necessario che il santo offra la percezione di qualcosa di sommesso ma trascendente che tocca la sua persona, non che sia una semplice persona buona o filantropica altrimenti non si può distinguere in nulla da qualsiasi altro buon uomo e la Chiesa da lui rappresentata non si differenzia in nulla da un'associazione umanitaria! È così che corrisponde alla caratteristica evangelica di colui che "espande il Regno di Dio".
Si notino i due aggettivi essenziali:
a) "Sommesso" perché sfugge agli occhi dei vanitosi che cercano cose eclatanti per provare solo emozioni religiose! 
b) "Trascendente" perché ai retti di cuore da la netta percezione di qualcosa di totalmente "altro" rispetto alla normalità.
Lo stesso Cristo si è rivelato nel suo aspetto trascendente solo a pochi mentre la maggioranza è pure giunta a crocefiggerlo...

I vescovi sono certamente essenziali ma senza la presenza di questo genere di santi sono, in qualche modo, “dimezzati”, il loro ministero è come un albero senza frutti! Se non si considerano i santi (o li si rinchiude nella vetrinetta del salotto buono) si scade velocemente nel cosiddetto clericalismo ossia in quell'atteggiamento per cui i chierici si sentono al centro e al di sopra di tutto per le cose materiali che fanno (sacramenti, amministrazione ecclesiastica,  insegnamento intellettual-morale)! 
Il clericalismo scade, a sua volta, in una sorta di potere assolutistico sulla Chiesa, provocando a lungo termine un'infinità di mali. Sono anche i mali di cui si lamenta il tradizionalismo cattolico. Questo clericalismo si rivela laddove la gente dice: "Il prete ha sempre ragione!" o "la Chiesa è affare dei preti", prescindendo da ogni altra cosa (1).

Non è un caso che in Occidente l'attività carismatica del santo non sia mai stata vista come un'espressione essenziale della Tradizione e questo avviene soprattutto oggi! È come considerare a parte i frutti di un albero concentrandosi solo su foglie e fiori; come se la teologia e l'amministrazione della Chiesa fossero cose totalmente diverse o poste su un piano isolato dalla vita trasfigurata in Cristo (2). Di qui anche la totale marginalizzazione della vita monastica, residuo di un passato e di una "cosa troppo vecchia", come direbbe la Trifletti. Questo è un vero e proprio problema occidentale che, ultimamente, ne sta generando mille altri (3). 

Invece, la presenza carismatica del santo è essenziale perché la Tradizione stessa ha bisogno d'esprimersi con parole ed eventi. Lo stesso insegnamento del vescovo (che è un riferimento principale nella diocesi) ha bisogno di essere illuminato da tutto ciò!
Si osservi un'altra cosa.

La Tradizione, nell'antico Testamento, è rappresentata dalla Legge e dai Profeti. Il Pentateuco (Legge) e i Profeti sono gruppi di libri che formano una sola Bibbia. Per questo non si può opporre gli uni agli altri tant'è che i cristiani ravvisano sia nella Legge che nei Profeti il Cristo che doveva venire. Non nella Legge soltanto, non nei Profeti soltanto, ma in entrambi!

La Tradizione, conformemente alla struttura della Bibbia, ha pure un aspetto legale (che nelle norme cerca di trasmettere un determinato spirito ecclesiale) e un aspetto profetico (ossia orienta i credenti d'ogni tempo attraverso il medesimo spirito ecclesiale).
L'insegnamento nella Chiesa è appoggiato su questi due aspetti della Tradizione come su due pilastri.

Voi capite bene che sopprimere (o mettere  semplicemente in dubbio) anche una di queste due cose, significa rovinare tutto e rovesciare completamente l'insegnamento rendendolo inutile!

Perciò se consideriamo la Tradizione solo come un codice di leggi, probabilmente ci sfuggirà l'aspetto "profetico" che essa ha, la sua capacità di portare l'autentico spirito della Chiesa lungo i secoli, quello spirito che giudica e discerne quasi con gli "occhi di Dio" quanto avviene oggi.

Se consideriamo la Tradizione solo come qualcosa di profetico (o carismatico), disprezzando le leggi, non le possiamo in alcun modo dare concretezza.
E' come credersi perfetti cristiani senza praticare i comandamenti!

Sin dai primordi del Cristianesimo ci si è mossi con queste associazioni: legge + profeti; ordinamento umano + spirito carismatico...

Queste coppie non si possono mai scindere tant'è vero che sin dall'antichità i cristiani si formavano alla luce della Parola biblica ma attualizzata in una  predicazione non razionalista o individualista ma frutto della tradizione ecclesiastica. Quest'ultima non era altro che una “custodia” alla Parola biblica e cercava d'offrire, in ogni tempo, la sua retta interpretazione.

È grazie alla Tradizione che sono stati definiti i primi dogmi. I dogmi cristologici dei primi secoli cercavano di salvaguardare il mistero di Cristo in quanto Dio e uomo. In quanto Dio, anche perché nella Chiesa si deve salvaguardare l'aspetto profetico-carismatico (4). In quanto uomo, anche perché nella Chiesa si deve salvaguardare l'ordinamento umano, che si concretizza pure in un ordine legale (5).

Gli eretici facevano una semplice cosa: ponevano la loro comprensione personale (con argomentazioni razionalistiche) al di sopra della comprensione della Tradizione e della Chiesa. In loro si notano le prime avvisaglie dell'individualismo religioso che oggi dilaga imperiosamente. (Il "secondo me" nelle questioni religiose è oggi la norma ma è assolutamente infondato, dal punto di vista della Tradizione).

Nel post dedicato alle contestazioni della signora Trifletti (il post precedente) ricordavo che san Benedetto nella sua Regula invita il discepolo ad ascoltare. Nell'ascolto e nella pratica avviene la trasmissione della Tradizione ecclesiastico-evangelica. Qui non ci dev'essere spazio alcuno al dubbio.

Il dubbio sistematico in ogni cosa, pure in campo religioso, è un prodotto tipicamente moderno. È dubitando che si eleva la propria comprensione individualistica al di sopra della comprensione ecclesiale e della Tradizione ed è per lo stesso dubitare che la Tradizione viene di fatto abolita e declassata a “cosa vecchia”.

Il culto liturgico è qualcosa di molto importante e delicato. Mostra in modo immediato e pratico lo spirito della Chiesa. Se una chiesa ha conservato lo spirito della Tradizione nel senso che ho fino ad ora indicato, avrà inevitabilmente una liturgia in cui l'umano si apre ad un'atmosfera completamente differente da quella consueta, facendo intuire "cieli nuovi e terra nuova". È quello che si definisce come l' "incontro armonioso del divino con l'umano". Qui esiste il cosiddetto “senso del sacro”.

Se una chiesa ha di fatto abolito lo spirito della Tradizione avrà inevitabilmente una liturgia in cui agisce solo l'aspetto umano, razional(istico), sociale, filantropico, sentimentale. Non dico che questo tipo di cristiani non possano, in qualche modo, fare del bene alla società. Dico che non trasmettono per nulla la completezza della Rivelazione divina ed è questo il grosso problema che a loro sfugge. Il "Regno di Dio che arriva" non è questione di un ordine sociale più giusto (pur contemplandolo) ma di una trasfigurazione dell'umano nel divino! Questo da loro non è minimamente capito. Non sarà perché sono ermeticamente "chiusi" in una prospettiva unicamente umana?

Questa prospettiva solo umana in religione, per la Tradizione, è segno di squilibrio. D'altronde moltissimo Cristianesimo attuale è squilibrato perché ha perso l'ordine tradizionale. Da una parte, ci si concentra sull'aspetto umano, come la Trifletti, con un odio preconcetto e privo di basi verso la Tradizione. Qui si butta via e vino e otri vecchi. Dall'altra, si esasperano elementi marginali o storicamente contingenti come se fossero essenziali e indispensabili alla Tradizione stessa. Qui non si sa portare il vino vecchio in otri nuovi e si finisce per rovinare il vino stesso in una sorta d'immobilismo pericoloso. Ma qui, per giunta, emerge una radicale mancanza di discernimento.

Tutto questo si applica alla liturgia.
Ci sono cose che, nel campo liturgico, non si possono assolutamente toccare. Altre che possono essere soggette a ritocchi.
Ovunque – nella liturgia tradizionale occidentale e orientale – sono stati fatti piccoli ritocchi lungo i tempi. Ma un conto è questo (ossia portare il vino vecchio in otri nuovi) un conto sono gli atteggiamenti estremi di chi cambia radicalmente tutto o di chi non vorrebbe cambiare assolutamente nulla (archeologismo liturgico).

Il mondo della Trifletti si pone, evidentemente, in chi cambia tutto equivocando la Tradizione con l'archeologismo. In lei si nota quel cattolicesimo che non ha mai compreso bene cosa significasse la Tradizione, né il suo ruolo indispensabile nella storia del Cristianesimo (6). È un pensiero che, oggi, va per la maggiore finendo per secolarizzare totalmente il Cristianesimo in Occidente. In fondo  chi pensa così se ne compiace assai ma offre l'idea di non poter in alcun modo prescindere da se stesso e dalle sue ragioni unicamente contingenti e "umane".
In un mondo individualista, non si distingue da tutti gli altri. Ma una chiesa con queste caratteristiche individualistiche ha da tempo riempito con la sociologia e le belle intenzioni il vuoto lasciato dall'espulsione dello spirituale. Il tragico è che nessuno pare accorgersene e c'è pure qualcuno, come la Trifletti, che lo denomina "splendore"!

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1) Alcuni anni fa un superiore generale di un istituto tradizionalista cattolico francese giunse a dirmi: "La Chiesa sono solo il papa e i cardinali. Nessun altro!". Fu l'espressione più estrema e farouche di clericalismo che sentii in vita! Uno che ragiona in questi termini non ha capito nulla né di Chiesa né di Cristianesimo. Eppure è superiore dello stesso istituto ancor oggi! 

2) E' emblematico il detto del famoso vescovo Marcinkus, che lavorò a lungo nella curia vaticana: "Non si può governare la Chiesa con le Ave Maria" (The Observer, 25 maggio 1986). Sono convinto che quest'affermazione è il segno d'una mentalità ben radicata che ha diviso in compartimenti stagni la stessa vita cristiana e permette, dunque, in una sola persona, la spregiudicatezza nella pratica e la condanna della stessa nei sermoni. Così, da un lato, si condanna la guerra ma si può permettere la partecipazione azionaria nel commercio di armi.... 
D'altra parte la mistica cristiana, che dovrebbe essere il punto culminante a cui tende tutta una Chiesa, nella storia religiosa occidentale ha avuto vita molto difficile. A volte glissare su queste cose come fossero, totalmente opzionali e secondarie, è indice di uno squilibrio ecclesiale di cui spessisimo non si è affatto coscienti.

3) In fondo la stessa richiesta del sacerdozio ed episcopato femminile discende da questa logica! Se l'accento è posto sul ministero sacerdotale (come il vero ruolo fondamentale) e l'autentico centro (ossia la santità) sta nel "salotto buono" (quando vi stà), è normalissimo che delle donne chiedano l'accesso al sacerdozio. Se gli equilibri nella Chiesa non sono ristabiliti (il centro è solo la santità che influenza davvero la vita della Chiesa) ogni "no" non servirà che ad aumentare la stessa richiesta fino a che il papa non cederà. Considerare la Chiesa solo umanamente ha portato a questo e a molto altro. Siamo di fronte a quello che chiamo "arianesimo ecclesiologico".

4) Oggi non sovente negli ambienti cattolici si sente parlare di "aspetto carismatico" ma non gli si attribuisce affatto il significato antico. Mentre anticamente l'aspetto "carismatico" era osservare il presente con occhi, direi, "divini" (come un san Paolo che confessava: "non sono più io che vivo ma Cristo vive in me"); oggi lo si intende in due prevalenti maniere:
a) In modo fanatico: il carismatico è quello che attende sempre eventi eccezionali e miracolistici o addirittura li provoca artificialmente. È il "supermarket" delle emozioni religiose!
b) In modo rivoluzionario: il carismatico è colui che predica una giustizia sociale e giudica le strutture che nel mondo creano disuguaglianza e povertà. Un "profeta" carismatico è allora Helder Camara oppure Oscar Romero.

5) Ho notato in alcuni ambienti tradizionalisti (cattolici) un'assenza quasi totale di coscienza che la legge vuole preservare la "soprannaturalità" di un ambiente ecclesiale. Per aliam viam sembra di veder agire lo stesso spirito secolaristico che affligge gli ambienti progressisti del cristianesimo. Ci si limiterebbe, dunque, a difendere la legge ecclesiastica per un motivo di "validità" sacramentale ( = se si fa la messa in un certo modo è valida altrimenti no), come se la stessa "validità sacramentale" non avesse il fine di creare un ambiente che definisco "soprannaturale". Si pone talmene attenzione ai mezzi che i fini sono tutti sfocati (quando ci sono).

6) Sono ben cosciente che in nome della Tradizione (o delle tradizioni) a volte sono avvenuti degli abusi. Lutero era circondato da teologi che, in nome della tradizione, avevano fatto una teologia molto astratta sulla quale Erasmo da Rotterdam esprimeva le sue ironie. Ma l'errore di Lutero è stato quello di voler fare a meno del sistema tradizionale, pur di "ripulire" la Chiesa e abolire le astrattezze fine se stesse di certe scuole teologiche. E' l'errore di chi "spara sul mucchio" (come abbiamo visto con la signora Trifletti): butta via il bambino e l'acqua sporca. Invece, come abbiamo pure visto, è proprio al Cristianesimo esprimersi attraverso la Tradizione perché la Chiesa esprime la sua continuità nei secoli, non la rottura. La rottura, storicamente, è propria dei sistemi ereticali.


venerdì 3 gennaio 2014

Ricevo, rispondo.

La chiesa di santa Maria Assunta (Udine).
Un'architettura volutamente antitradizionale


Qualche tempo fa scrissi un post sull'architettura ecclesiastica antitradizionale adducendo ad esempio una chiesa della città di Udine. Era una descrizione analitica e un tentativo di capire le ragioni di questa nuova architettura che, di fatto, rompe profondamente con la tradizione. Qualche giorno fa mi è giunto un commento da parte di una parrocchiana di tale chiesa. Lo riporto per intero e, di seguito, aggiungo la mia risposta.

Una Chiesa "giovane" aperta a tutti coloro che non si accontentano di facili rassicurazioni appoggiandosi ad una Chiesa ormai troppo vecchia, incapace di rinnovarsi e di ascoltare il mondo. E' necessario modificarsi e non per adeguarsi, ma per accogliere e capire, per non rimanere prigioneri delle "tradizione", per non rimanere prigionieri della propria rigidità e presunzione. E' necessario modificarsi anche quando siamo convinti che la nostra visione sia la migliore. Il dubbio è proprio di chi vive utilizzando mente e cuore. Il dubbio e la fede devono coesistere per poter veramente accogliere e non solo tollerare. La Chiesa Casa di Santa Maria Assunta è stata, ed è ancora, un'idea e una realtà luminosa. Spero che l'esperienza vissuta non venga distrutta da persone poco lungimiranti.

Giuseppina Trifletti


Gentile signora Trifletti,

mi è giunto il suo sintetico commento e, ad una prima lettura, ero semplicemente tentato di cestinarlo ma sarebbe stato troppo facile. Le sue, sono brevi frasi, oggettivamente  degli slogan che vogliono imporsi e non chiedono al prossimo che di essere accolte. Leggendole sembra tutto molto facile e semplice ma siamo proprio sicuri che sia così? Siamo sicuri che questa sia un'analisi e una “ricetta” giusta?
Forse alcuni lo crederanno e ripeteranno come un refrain quanto lei dice! D’altronde, lei stessa deve aver sentito queste cose da qualche parte…
Ammetto che, di primo acchito, le sue frasi possono fare colpo e sono convinto che qualcuno si complimenterà pure con lei!

In compenso, pochi leggeranno la mia risposta che non ha slogan à la mode ma solo voglia di riflettere sulla realtà cristiana. Pochi la leggeranno anche perché invito a ragionare! Ragionare è cosa dura, soprattutto in Italia in cui un italiano medio passa davanti alla tv il doppio del tempo in cui studia (quando lo fa)!

Prima di entrare in merito alla questione, vorrei pulire il campo da facili fraintendimenti: non ho assolutamente nulla né contro lei né con chi la pensa come lei. Colui che fu il parroco della chiesa di cui lei intesse le lodi è un uomo autentico che, in quanto tale, merita tutta la stima: non si nasconde dietro ad un dito e dice chiaramente quel che pensa, a differenza di molti. E’ un uomo buono e generoso. Lo dico con profonda convinzione.

Ora facciamo un passo ulteriore con questa precisazione: un figlio può stimare un padre, anche se ha idee totalmente diverse dalle sue? Credo proprio di sì. Ebbene, questo si può applicare anche nel presente caso.
Saper amare le persone, anche se non sono come noi, è la base della vera civiltà. Ed è da questa base che, se è il caso, si può iniziare a proporre la propria prospettiva all’altro, offrirgli quanto si crede vero, se alla persona interessa. In caso contrario, non vale neppure la pena iniziare il discorso (L'ordine di Cristo “Andate ed evangelizzate” rimane sempre vero anche se oggi non lo si crede più).

Probabilmente a lei non interesserà quanto sto per dirle. Su questo sono abbastanza sicuro, altrimenti non avrebbe scritto frasi con uno stile così imperioso. Ciononostante, espongo le mie ragioni poiché credo siano vere e ben fondate; vere non perché lo dico io, bene inteso, anche se passano attraverso la mia verifica personale. 

Rispondendo a lei, rispondo, una volta per tutte, ad ogni persona che ha le sue stesse idee e/o perplessità (1).

Inizierò facendo un'analisi puramente razionale al suo messaggio e al senso che tali parole hanno immediatamente (l'unico senso che un lettore potrebbe cogliere)!

Procedo frase per frase.


Lei afferma:

[La mia è] Una Chiesa "giovane" aperta a tutti coloro che non si accontentano di facili rassicurazioni appoggiandosi ad una Chiesa ormai troppo vecchia, incapace di rinnovarsi e di ascoltare il mondo.

Prima di tutto vorrei farle notare che non è mai esistita una Chiesa “giovane”, come non è mai esistita una Chiesa “vecchia”. Questo genere di catalogazioni sono sociologiche e non spiegano in alcun modo, anzi lo immiseriscono!, il mistero della Chiesa al quale dovrebbe mirare ogni cristiano. (2)
Questo ragionamento era addirittura impensabile prima del XVIII secolo ed è nato con i lumi e la Rivoluzione francese, in riferimento alla società, per poi, negli ultimi cinquant'anni, applicarsi alla Chiesa. Non è affatto proprio al Cristianesimo perché tende a deflagrarlo.

Nel Cristianesimo la Chiesa, per quanto vivente nel secolo e soggetta ad essere offuscata dalle miserie umane, è legata a quanto non è del tempo, là dove non esiste né vecchio né nuovo. Se si perde questa prospettiva, uno si costruisce una sua immagine di Chiesa inevitabilmente deformata. Qui la Chiesa può essere del colore che piace ad ognuno, in effetti, ed è proiezione dei sogni o degli incubi della psiche umana.

Nel suo schema mentale, pare esistere una “Chiesa giovane” che, in quanto tale, è “aperta”, e una “Chiesa vecchia” (implicitamente) che, in quanto tale, è “chiusa” e, per di più, offre "facili rassicurazioni".

A parte il fatto che nella realtà si possono trovare pure "giovani chiusi" e "vecchi aperti", la Chiesa, sia ieri che oggi, è sempre rimasta “aperta”: cos’è l’evangelizzazione, se non l’incontro della Chiesa con il mondo? Quest’incontro non è sempre stato facile né costante (e ha avuto pure momenti traumatici) ma è sempre esistito!

Come non esiste una “Chiesa vecchia”, così non esiste una “Chiesa troppo vecchia”, come dice lei. Dentro e fuori la Chiesa ci sono sempre state persone incapaci di capire gli altri. Ma la Chiesa, in quanto tale, è un mistero che attinge a Cristo (e all'ineffabilità della sua divinità); non la si può far automaticamente coincidere con i suoi membri terreni riprovevoli. La totale coincidenza avviene solo in un caso: davanti ad una Chiesa che ha tradito la Rivelazione ed è scaduta a puro prodotto secolare; davanti ad una chiesa eretica. È il ramo secco di evangelica memoria, il fico che non produce frutti che Cristo maledice e fa rinsecchire.

La Chiesa di sempre (né nuova né vecchia) non offre "facili rassicurazioni" ma, se è fedele al Vangelo e conforme alla sua Tradizione, fa "lavorare" il cristiano nella pratica ascetica. Ciò dice ancora qualcosa o si attiva un altro "specchio deformante" per cui l'ascesi è scambiata con pratiche sado-masochistiche che un Umberto Eco collocherebbe e confinerebbe volentieri in ogni monastero medioevale?

Lei, non facendo tali distinzioni e introducendo la dicotomia “nuovo” contro “vecchio”, porta inevitabilmente acqua al mulino di chi disprezza la Chiesa. Chi disprezza è impotente a veder l’azione di Cristo in essa e, di conseguenza, misconosce l’immagine trascendente di essa che è sempre possibile incontrare, anche se di rado.
In Oriente si dice che la Chiesa la si incontra nei Santi, poco importa che siano rari. Da noi questo non si dice affatto e non è un caso!

Non è neppure un caso che laicisti e amici cattolici degli stessi non s’interessino assolutamente a questa prospettiva appiattendo tutto ad una questione puramente umana. 
Invece, non ci si dovrebbe mai stendere sullo stesso piano degli altri (che alternativa offriremo loro?) e non si dovrebbe per nulla soffrire di complessi d'inferiorità credendosi impotenti a capirli. Non di rado sono loro a non poter capire il Cristianesimo e quest’ultimo non può svendere le sue cose sante e assumere vesti non sue. Parrebbe come certe donne in età che si vestono come teen-agers!

Con il mondo il semplice dialogo non basta mai! Ci vuole, come affermano nel monachesimo orientale, la Grazia. Senza questo dono dall'alto, impetrato con la preghiera, non si può capire, non ci si può davvero incontrare e ognuno girerà indefinitivamente attorno a se stesso. 

Da parte nostra non facciamoci troppe fisime mentali. Per fare un esempio-limite, è inutile raccappricciarsi di non poter comprendere un drogato. Dovremo scendere al suo livello assumendo la droga?

Certamente la Chiesa – nei suoi rappresentati – deve saper ascoltare il mondo ma non può mai adeguarsi ad esso, pena la riduzione di se stessa ad un’entità prettamente sociologica, prodotta dal tempo e dalla storia.
Oggi molti settori ecclesiali si sono senz'altro fin troppo adeguati snervando e rendendo impotente ogni possibile approccio spirituale. E senza approccio spirituale non esiste alcuno spirito autenticamente ecclesiale.

E' necessario modificarsi e non per adeguarsi, ma per accogliere e capire, per non rimanere prigionieri delle "tradizione", per non rimanere prigionieri della propria rigidità e presunzione.

Il suo secondo asserto è profondamente contraddittorio. Ne spiego il perché. Lei rifiuta l’adeguamento e con questo siamo d’accordo. L’ho appena affermato! Nello stesso tempo, spara a zero contro la tradizione (che protegge dall'adeguamento). Questo non mi sta bene perché, inoltre, spara sul mucchio senz'alcuna distinzione e insegna a fare lo stesso.

È fin troppo facile considerare tutto il passato come “tradizione” senza distinguere in esso elementi marginali e forse criticabili da elementi fondanti. È fin troppo facile prendere tutto questo e buttarlo a mare. Lo fece pure Lutero il quale, poi, non poté far altro che creare una sua “nuova tradizione”! È il destino di ogni rivoluzionario...

Chi crede di poter buttare a mare la tradizione (per inventarsene una a suo uso e consumo) manifesta un pressappochismo che non nasce da una vera conoscenza (di ciò che è la Chiesa) ma pare mosso da un'ideologia e, temo, da parecchia presunzione!

Lei critica il mio post sull’architettura sacra dove, senz'alcuna polemica, individuo semplicemente un modo di costruire che “di proposito” si allontana dal linguaggio tradizionale. Al posto di questo linguaggio c'è un altro linguaggio di tipo secolarizzato. Ciò è evidentissimo ed è fieramente sostenuto dagli stessi promotori di tale chiesa. Cos’è questo, se non un adeguamento al pensiero moderno più radicale? Ecco la contraddizione! In definitiva da un lato lei dice “Bisogna rifiutare l’adeguamento”, poi i suoi stessi presupposti (e l’ambiente che lei ama) promuovono l’adeguamento più radicale! È una bella contraddizione e sono gli stessi fatti a mostrarlo. Non bisogna adeguarsi ma bisogna combattere la tradizione (che protegge dall'adeguamento). È lei che lo dice.

La seconda parte della sua frase suona quasi come un diktat sovietico. Lei afferma che la tradizione è una prigione e porta le persone ad essere rigide e presuntuose. Con questa affermazione lei… corre il rischio di essere realmente presuntuosa! Ne è cosciente?

Facciamo un poco di chiarezza.

In primo luogo: cosa intendiamo per tradizione? Quali inquietudini appaiono alla sua mente, davanti a chi indica semplicemente che certe costruzioni ecclesiastiche entrano in moduli tradizionali e altre no?
Questo, purtroppo, mi fa ricordare le idiosincrasie del Cattolicesimo progressista il quale deve avere molto patito, un tempo, quando la gerarchia ecclesiastica insistendo sul dogma, sulla tradizione e sulla disciplina promuoveva, parallelamente, il “confino” per i dissidenti (in tempi peggiori c’era pure il rogo a dissuadere gli indisciplinati).

No, se lei è una persona intelligente deve disfarsi di questi vecchi fantasmi e muoversi in una nuova prospettiva non più animata da bipolarismi in perenne guerra tra loro, altrimenti è prigioniera di un pericoloso meccanismo psicologico. Anch'io ho conosciuto quest'assurda prigionìa! Ma d’altronde se si fa influenzare da certa stampa, i miei sono consigli vani. Parlo di quella stessa stampa che agita ad arte certi fantasmi (tradizione = brutto, cattivo e chiuso; progressista = bello, buono e aperto). Il tutto per costringere la Chiesa ad … “adeguarsi” al secolo ossia a secolarizzarsi!
E c'è da dire che ci sono proprio riusciti!

Tradizione non significa dettagli secondari, almeno per me, ma appellarsi ad un linguaggio e a contenuti didattici il cui scopo è quello di conformare le persone al Vangelo (non a stracciarlo in alcune parti per accomodare l'uomo moderno o sostenere le ideologie del cattolico radical-chic). La Tradizione anche se si lega al nostro tempo, non è per niente inutile o opzionale! La Tradizione sono le basi sulle quali – con la Sacra Scrittura – si appoggia la Chiesa. La Tradizione stabilisce un'identità e, in questo senso, un vincolo. Ma se è vista come una prigione, allora è giusto che chi la riconosce come tale ne esca. Tuttavia non ne deve uscire prima di averla veramente capita e non per “sentito dire”, magari dalla stampa anticlericale. Sono convinto che, se inizia veramente a capirla, non la abbandonerà più! (Il problema è che oggi almeno l'80 per cento del clero non ha per nulla le idee chiare su cosa sia la Tradizione, l'alto clero pure! Come faranno i poveri laici?).

La fedeltà è sempre stata premiata. Un uomo non può che essere felice della fedeltà della propria moglie. Un religioso che ossequia la Tradizione (rettamente intesa) manifesta fedeltà. Chi può mai pensare a lui come ad un essere rigido e presuntuoso? Che, forse, la fedeltà sia ora divenuta sinonimo di rigidità? Allora "evviva il libero amore", come nel '68!
Che quanto conforma al Vangelo (nel caso di una Tradizione autentica) sia prodotto umano e presunzione? Come si può  ragionare in un modo così umiliante per la ragione, oltre che per la propria fede?

La tradizione è pure un modo di vivere. Ad esempio è tradizione nella Chiesa essere modesti, vestire modestamente, fare discorsi modesti e non… presuntuosi! Si noti che anche questo non appartiene al giovanilismo attuale (che punta altrove!). Ma se la Chiesa lo abbandona (e i cristiani di ogni orientamento oramai lo hanno ampiamente fatto) chi mai offrirà un'uscita alla prigione dell'orgoglio umano? Ma lei dice che è la tradizione ad essere una prigione! Se è convinta di questo, la prego sentitamente di fare un’altra scelta e non chiamarsi più cristiana! La applaudirò per la sua autentica coerenza.

E' necessario modificarsi anche quando siamo convinti che la nostra visione sia la migliore. Il dubbio è proprio di chi vive utilizzando mente e cuore. Il dubbio e la fede devono coesistere per poter veramente accogliere e non solo tollerare.

Trovo la prima frase talmente irrealistica e impraticabile che può essere affermata, come l'ossimoro "ghiaccio bollente", ma non può essere assolutamente vissuta da alcuno in nessun tempo.
Infatti, non esiste chi modifica o si allontana da quanto ritiene il meglio, a meno di non trovare qualcos’altro di maggiore qualità. Neppure la scienza modifica le sue asserzioni se ritiene che siano, al momento, le migliori. La scienza vive “alla giornata”, ossia se domani scopre qualcosa di meglio, una nuova energia, ad esempio, conforma il mondo scientifico attorno alla nuova scoperta. Non abbandona “quanto ritiene meglio” assumendo indifferentemente qualsiasi altra cosa! Pure nella vita quotidiana è così, pure al supermercato e pure… in campo religioso! Gli emissari dello zar, quando scoprirono il culto liturgico di santa Sofia a Costantinopoli, lo preferirono a quello di ogni altra parte del mondo cristiano di allora. Lo ritennero il “migliore”. Da allora i russi hanno la liturgia bizantina e fanno bene a conservarla. In questo sono ben coerenti!

Lei stessa non abbandonerebbe quello che crede “religiosamente migliore”. Per questo – ne sono certo! – non abbandonerà mai il suo mondo per raggiungere il mio! E infatti lo critica! Dunque dovrei essere proprio io a farlo, io che ho delle ragioni provate da una vita, io che dovrei buttare tutto nel fiume Lete per osservare il suo diktat? Mi dispiace: NO!

E veniamo alla sua apologia del dubbio. Nelle cose puramente umane è normale dubitare. La stessa scienza prova i suoi modelli e pone costantemente dei dubbi. 

Per quanto riguarda la Rivelazione il dubbio semplicemente non ha senso. Per questo san Paolo, citando a sua volta l’Antico Testamento, dice: “Abramo ebbe fede in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia” (Rom 4,3). Non dice “Abramo ebbe fede ma pure dubitò e gli fu accreditato come giustizia".
Nel celebre passo evangelico dell’annunciazione la Vergine chiede “com’è possibile?”, perché all’inizio considera le cose solo umanamente. Poi, però, crede e accetta. Il Vangelo dice che è stata avvolta di Spirito santo, il che significa entrare in ineffabile comunicazione con una realtà Altra, averne percezione sperimentale. Qui non esiste più il dubbio e, a fortiori, neppure la fede in senso stretto: è uno sperimentare per aver provato! 
La Tradizione (quella che per lei pare essere una prigione!) la celebra come la Madre dei credenti: “Beata tu che hai creduto”. Non dice “Beata tu che hai creduto ma pure  dubitato”. 
Questo è il Vangelo. Poco importa che gli uomini (o, come sembra, l’attuale papa) affermino il contrario dipingendo la Vergine come una che si è sentita tradita da Dio sotto la Croce e che quasi lo malediva! Qui siamo ben oltre il semplice dubbio ed entriamo nella blasfemìa pura ... (3).

Chi ha fede (4) si affida (è l’etimo stesso della parola), senza sopprimere l’uso della ragione, ovviamente. Epperò si affida! Per questo nella Chiesa sono sempre esistite le auctoritates e lo stesso insegnamento. Con il dubbio sistematico ogni insegnamento perde mordente e senso e quindi non c'è necessità di educazione. È proprio questa la cultura giovanilista con cui si canta: "We don't need no education" (Pink Floyd). Ma così non si va da nessuna parte!

Conscio di questo, san Benedetto (o chi per lui) al tramonto dell'impero romano occidentale scriveva nella Regula: “Ausculta filii…”. La regola si apre con “Ascolta figlio”, non con “ascolta e pure dubita, o figlio!”.
L' "ascolta" della Regula non fa che echeggiare l' "ascolta" che si trova molte volte nella Bibbia: "Ascolta, Israele e metti in pratica", non "Ascolta, Israele e dubita"! (cfr. Dt 6, 3).

Per questo la fede non può coesistere con il dubbio e, spesso, il dubbio è stato visto come una vera e propria tentazione contro la fede. Ma, secondo lei, bisogna avere e dubbio e fede altrimenti non si accoglie il prossimo e lo si tollera soltanto.
Quest'affermazione apodittica sottende qualcosa d'insidioso: chi ha fede non sa accogliere il prossimo?? Ecco una nuova bordata (e non da poco!) contro l’atteggiamento tradizionale della Chiesa! Mi scusi, ma questi criticabilissimi concetti me li aspetterei dalla penna di Scalfari (che di Cristianesimo non ci capisce un'acca e, come dice un mio amico intellettuale, “pare abbia il cervello in aseo”), non da chi si pensa cristiano!

Che ne è di tutte quelle realtà che hanno gravitato attorno alla Chiesa, delle associazioni benefiche, degli orfanotrofi, degli ospedali, delle scuole? Chi ha fede non sa accogliere (e sovvenire) il prossimo? Pure la città più teocratica della storia del Cristianesimo, Costantinopoli, aveva a fianco di santa Sofia l’ospedale Sanpson! Costantinopoli trasformò il monastero Sanpson in Ospedale. 

San Francesco, che certamente non dubitava!, è giunto ad incontrare un sultano mussulmano (ovviamente per convertirlo!). Questa per lei è “mancanza di accoglienza”, di “comprensione del prossimo”? Dunque per essere accoglienti e comprensivi bisogna mettere tra parentesi la propria fede.
È solo questo l'insegnamento che se ne può trarre.

Se si mette tra parentesi la fede il prossimo non è più tollerato ma finalmente accolto. Questa è la sua tesi! Ma se si fa così non si può divenire, addirittura, come colui che si vuole incontrare? Così se s'incontra un agnostico, si può divenire agnostici, se s'incontra un indù, si può divenire indù, se s'incontra un protestante, si può divenire protestanti, ecc.
Sfido chiunque a provarmi il contrario e, d’altronde, l’esodo senza sosta del mondo Cattolico in direzione di “altro” è sotto i nostri stessi occhi!

Vede, posso accogliere chiunque, rispettarlo (parlo di rispetto, non di tolleranza!), volergli sinceramente bene, ma quando la situazione mette in pericolo la fede che dovrei amare profondamente, la tradizione mi consiglia di fuggire: “Che vantaggio ha infatti l’uomo se guadagna l’intero mondo ma perde la propria anima?” (Mt 16,26). Lo ha mai considerato questo passo alla luce di quanto sto dicendo?

Se faccio il contrario è ovvio che non amo assolutamente quanto dico di amare e m'inganno da solo. Il mondo mi darà sicuramente la sua ricompensa e, allora, è possibile che non l'avrò da Dio, come ricorda il passo evangelico. Su queste cose è importante avere le idee chiare!



La Chiesa Casa di Santa Maria Assunta è stata, ed è ancora, un'idea e una realtà luminosa. Spero che l'esperienza vissuta non venga distrutta da persone poco lungimiranti.

Una persona, in base alla sua esperienza, può valutare positivamente un ambiente. Generalmente ognuno di noi ritiene positivo l’ambiente in cui esiste una buona interazione tra gli individui che lo compongono, in cui si condivide un ideale, in cui, come si dice: “Si è uniti, si fa comunità familiare”. Colui che fu promotore della realtà che lei cita ha interessanti doti umane e, in questo, è stimabile. Preferisco una persona così a mille untuosi clericali che si sciacquano la bocca di dogmi ma poi hanno il cuore freddo: conoscono tutto sui pedalini del papa (Ratzinger) ma poi se gli chiedi l'edizione di una Bibbia cadono dalle nuvole (vedasi su internet un certo forum)! Evidentemente per loro il Cristianesimo è centrato sui pedalini papali, non sulla Rivelazione (la cui testimonianza scritta è la Bibbia)!

Appurato questo, passiamo alla questione religiosa. Un adolescente come può vivere in un ambiente nel quale ogni certezza religiosa è messa in dubbio? Evidentemente male, se cerca orientamento e riferimenti stabili. Anche perché ci sono adolescenti che cercano almeno un centimetro quadrato sul quale appoggiare i propri piedi stabilmente. Tutto in loro cambia, che ci sia almeno qualcosa che gli dia sicurezza! Come l'adolescente, anche l'uomo maturo ha bisogno di una "casa" dove dormire sonni tranquilli altrimenti è uno zingaro senza fissa dimora. Lei stessa ha bisogno di chiamare la Chiesa con il termine di casa: ha bisogno di un tetto sotto la testa, di una sicurezza!
Viceversa, nell’ambiente che lei mi cita vigeva (e forse vige ancora) lo stile di mettere a soqquadro determinate tradizioni a sostegno della fede. Non parlo di dettagli ma di fondamenti.

A parte la questione prettamente religiosa, le persone di questo luogo erano e forse sono ancora amabilissime. Ma una persona va in chiesa per condividere ideali sociali (magari con ispirazione religiosa), per fare unità di corpo con gli altri o per altro? Non ci va, soprattutto!, per aprire il proprio sguardo interiore oltre le nostre contingenze terrene (e con questo illuminare il proprio quotidiano)? Cristo è un rivoluzionario che fa comunità contestatarie o è Dio che invita anche e soprattutto a guardare oltre la storia (il mio Regno non è di questo mondo!)? (5)

D'altronde, com’è possibile intuire che la Chiesa ha una profondità spirituale (poiché Cristo è Dio) se s’inizia mettendo tutto in dubbio (sia cose discutibili, sia cose che non si dovrebbe discutere)?

In quest'ambiente ho sentito dire (da chi “conta”) che lo Spirito santo è la coscienza umana. Si può mai dire una cosa del genere??? Se è questo lo "splendore" a cui lei fa riferimento, non ne abbia a male, ma glielo lascio tutto!

Il fatto è che, davanti a realtà del genere, all’inizio ero disarmato e confuso. Non avevo alcun mezzo e termine di paragone. Poi, pian piano, ho capito che questo tipo di Cristianesimo non è altro che un "nuovo cristianesimo" (in verità molto umanistizzato) che non ha e non vuole avere a che fare con quello tradizionale. È un’altra cosa proprio perché ha voluto – coscientemente o meno – fare una cesura con il passato, una cesura netta. Lei stessa, non a caso, spara a zero contro la tradizione (senza neppure fare una seppur minima distinzione)! Più chiaro di così?

Mi spiego ancor meglio: questa è una Chiesa parallela dentro una grande Chiesa (che ha diverse altre Chiese parallele!). La cosa non mi scandalizza più e non lancio anatemi. La accetto, ne prendo atto con tranquillità. E' questa la realtà.

Quello che mi permetto di chiedere è una cosa sola: l’onestà.
Quando uno fa una realtà troppo originale, deve iniziare a chiamarla “la mia chiesa”, una chiesa che, in quanto tale, si distingue da altre realtà storiche (o forse raggiunge quelle della Riforma, chissà!).

Quello che m'infastidisce non è avere a che fare con protestanti (o iper-protestanti): sono pure amico di qualche luterano oltre che di un mussulmano. 

Quello che m'infastidisce è colui che simula e dissimula, dice sì e poi nega radicalmente; dice che non si deve svendere e poi, pur di non subire il complesso di sentirsi "vecchio", svende alla grande; è contro il relativismo a parole e poi, pur di avere una vita sociale, diviene il re dei relativisti.
L'ho notato anche nelle sue affermazioni.

Uno psicologo, davanti a chi afferma una cosa e poi pratica il suo opposto, sarebbe molto perplesso e potrebbe parlare di problematiche comportamentali. Atteggiamenti del genere non sono una cosa sana ma, ammesso che sia questo il suo caso, assai certamente non è neppure "colpa" sua. L'importante è prenderne coscienza e porvi rimedio in qualche modo. 

Vede, ho conosciuto cattolici divenire  protestanti, frequentare sinagoghe, andare in India divenendo discepoli di santoni indù, divenire mussulmani. Ho visto qualche prete condividere le idee più balzane e indossare pure collane indiane per scacciare il malocchio. Tutti costoro avevano certamente messo il dubbio nella loro fede (secondo una certa volgata friulanista, ogni popolo è detentore di valori autentici e quindi perché non mettere il dubbio nella propria fede in nome dei valori del popul?). Tutto bene se non che, ad un certo punto, il dubbio ha scacciato la fede. 

Tutti costoro sono molto più onesti perché, almeno, hanno fatto chiarezza nella loro vita e nelle relazioni attorno a loro. È stato onesto pure il prete con la collana indiana: ha lasciato tutto e ora vive felice e contento in Brasile con tanto di moglie e numerosi figli!

Vede, non vorrei parerle duro e, se così le sembro, le chiedo scusa.
Deve capirmi: ci ho messo veramente molti anni per comprendere che certe posizioni utopistiche non portano a nulla. Si prende in giro gli altri e, quel che è peggio, ci si prende in giro da soli! Queste sono affermazioni apodittiche e contraddittorie che, nella realtà, non possono stare in piedi e che, applicate in campo religioso, portano la religione a sciogliersi in pura antropologia. Non è un caso che nel suo ambiente sia stato detto che "lo Spirito santo è la coscienza dell’uomo"!

Lungo i secoli la fede cristiana è passata in innumerevoli lavaggi culturali; si è incontrata, scontrata, fusa nelle culture, contrariamente alle sibilanti favole dei vari Scalfari! Oggi è arrivata ad una sorta di impasse essendosi talmente umanistizzata da aver svuotato se stessa: non ha più senso parlare di Paradiso, Grazia e Timore di Dio. Chi lo fa è un tradizionalista, un “vecchio”.

Io, invece, credo che se perdiamo anche questo, abbiamo perso tutto ed è quanto vedo succedere oggi. Anche Lutero parlava di grazia, pur intendendola a modo suo. Oggi questo termine è praticamente sparito dalle labbra dell’attuale papa. E siccome i superiori modellano gli inferiori o prima o poi, a cascata, ciò si constaterà ovunque. 

Ecco perché la Tradizione resta vincolante, oggi più che mai: è un servizio al Vangelo, una custodia al Vangelo, non una dittatura come dice chi non la capisce. La Tradizione ricorda ancora che certe libertà non sono possibili.

Chi le vuole le prenda ma non dica che il suo è un “Cristianesimo” migliore, abbia almeno questa decenza. 

Costui dica, inoltre, che ha creato una nuova Chiesa ed avrà la mia stima in quanto uomo veramente onesto.

Gentile signora,
le auguro buon anno e le cose migliori per la sua vita!

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(1) Fare questa risposta ha causato in me non poca pena. Tutti capiranno che è fin troppo semplice scrivere tre frasi apodittiche con le quali rovesciare tutto. E' difficile, invece, riportare le cose in ordine. E' come la stanza dei giocattoli: un bambino ci mette un istante a fare caos ma la mamma ci mette molto di più a fare ordine. Questa risposta mi ha costato fatica e molto tempo. Tutti capiranno che non posso rispondere a piacimento ad ognuno che, in un minuto di tempo, esprime il proprio caos spirituale e/o mentale. Nella vita ho anche altro da fare!

(2) Se vogliamo essere ancor più precisi, non esiste neppure una "Chiesa antica" ma la Chiesa nell'Antichità Cristiana, non esiste una "Chiesa medioevale" ma la Chiesa nel Medioevo, non esiste una "Chiesa rinascimentale" ma la Chiesa nel Rinascimento, ecc. Le prime definizioni potrebbero sottendere un soggetto che cambia sostanzialmente a seconda delle epoche. Le seconde, invece, pongono l'accento sull'unico soggetto Chiesa, pur nel volgere dei tempi e delle mode. Identicamente non si dovrebbe dire "La Chiesa romena" o "La Chiesa greca" o "La Glesie furlane" ma soltanto "La Chiesa in Romania" o "La Chiesa in Grecia" o "La Chiesa in Friuli". Se non si fa così l'elemento etnico prevale sull'identità unica e sostanziale della Chiesa, offuscandola. 
Prestate attenzione che nelle lettere paoline san Paolo non invia le sue lettere a "cristiani corinziani" ma "τῇ ἐκκλησίᾳ τοῦ Θεοῦ τῇ οὔσῃ ἐν Κορίνθῳ" "alla Chiesa di Dio che è in Corinto" (2 Cor 1,1). Non è questione di dettagli ma di essenze ben chiare a san Paolo e completamente offuscate nella nostra epoca.

(3) Vorrei fare notare che l'atteggiamento della signora Trifletti si trova confortato perfino dalle più alte sfere cattoliche. Pare che papa Bergoglio abbia ultimamente affermato: "Le nostre certezze possono diventare un muro, un carcere che imprigiona lo Spirito santo". Voi capite che un'affermazione apodittica del genere, se si rivolge a chi ha un concetto tradizionale di Cristianesimo (come pare il papa sottenda), oltre ad essere ingiusta verso la saldezza nella fede testimoniata dal sangue dei martiri, invita a sposare la fede con  il dubbio, come la Trifletti vigorosamente sostiene. La confusione, dunque, è giunta fino al soglio papale. Ma che genere di "magistero" può essere quello di chi non ha chiari neppure questi concetti-base?

(4) Precisiamo, come fatto in qualche altra parte di questo blog, che una cosa è la fede, un'altra il fideismo. Per fede si accoglie la Rivelazione. Per fede si accetta il dogma della Trinità e la divino-umanità di Cristo. Il fideismo, invece, è parente prossimo della superstizione e accoglie ciecamente dettagli assolutamente privi di importanza sui quali la Chiesa non ha mai obbligato a credere, dettagli visti come cose fondanti e indispensabili. 
Inutile dire che oggi o c'è la presenza massiva della "fede-dubbio" (come nella Trifletti) o la presenza del fideismo di marca superstiziosa. L'equilibrio stabilito dalla tradizione è raro a riscontrarsi proprio perché la tradizione è rifiutata o totalmente ignorata! La "fede-dubbio" giunge velocemente a partorire i suoi mostri: la Trinità è una definizione di Dio che non convince più l'uomo moderno, la Madonna non è Vergine, Cristo non è Dio, ecc. Piccolo appunto: non è un caso che, per "fede-dubbio", nella parrocchia osannata dalla Trifletti non si sia mai recitato il Credo niceno costantinopolitano durante le messe domenicali.

(5) Se si legge il pensiero e la vita di san Giovanni Crisostomo si scopre un equilibrio armonioso tra la sensibilità sociale e lo slancio spirituale. "Purtroppo" anche lui è espressione di quella Tradizione che per la signora Trifletti  è una prigione, una cosa "troppo vecchia"....