In questo periodo sto revisionando tutto il testo bizantino degli Enkòmia, attribuiti a Romano il Melode, innografo del VI secolo. Si tratta di letteratura religiosa bizantina che è stata successivamente inclusa nei riti della Settimana santa, precisamente nell'Orthros (Mattutino) del Sabato santo.
Il testo da cui parto è una recente traduzione (1974), in genere piuttosto ben fatta. Desidero proporre qualche versetto di questi enkòmia quale esempio per mostrare come, anche il migliore traduttore, tende a sfocare il testo a cui dovrebbe fare riferimento. Questo, ovviamente, incide sull'impatto che il testo tradotto ha, svigorendolo se non proprio alterandolo.
Primo esempio: la repressione di un comportamento
Testo greco:
Ἡ Ἀμνὰς τὸν Ἄρνα, βλέπουσα ἐν σφαγῇ, ταῖς αἰκίσι βαλλομένη ἠλάλαζε, συγκινοῦσα καὶ τὸ ποίμνιον βοᾶν.
Testo tradotto:
L’Agnella, vedendo morto il suo Agnello, oppressa dal dolore, gemeva, commuovendo tutto il gregge a gridare con lei.
Testo revisionato:
L’Agnella, vedendo il suo Agnello immolato, ferita dal tormento, urlava, commuovendo tutto il gregge a gridare con lei.
Come si vede sono state fatte diverse variazioni.
La prima in rosso riporta il significato originario del termine greco: Cristo è l'agnello immolato, di cui quello dell'Antico Testamento era figura. Togliere il termine "immolato" e mettere il termine "morto" tende ad allontanare da questo significato.
La seconda in verde indica uno smorzamento con una tendenza - soprattutto altrove riscontrata - a togliere dinamicità all'evento.
La terza in violetto indica un ulteriore smorzamento della drammaticità del momento. In luogo di un urlo, a cui il termine greco allude, si preferisce mettere il verbo "gemeva", forse per non impressionare troppo il lettore ma allontanandosi, così, dal vero significato del termine greco ἠλάλαζε che in altri contesti evoca pure un "urlo di guerra". Come si vede, sempre di urlo si tratta!
Qualcuno potrebbe osservare che subito dopo si dice "commuovendo tutto il gregge a gridare con lei". Sì, ma questo peggiora le cose non le migliora, perché indica che la traduttrice sapeva bene cosa aveva cambiato e questa seconda parte, rimasta identica al testo originale, ha proprio bisogno della prima inalterata, non cambiata! Altrimenti, lasciata così con la parte cambiata, è come la traccia di un furto avvenuto in precedenza, un lapsus, una dimenticanza...
Secondo esempio: un possibile vulnus all'universalità della Passione di Cristo?
Testo greco:
Θρῆνον ἱερόν, δεῦτε ᾄσωμεν Χριστῷ θανόντι, ὡς αἱ μυροφόροι γυναῖκες πρίν, ἵνα καὶ τὸ χαῖρε ἀκουσώμεθα σὺν αὐταῖς.
Testo tradotto:
Venite, cantiamo al Cristo morto un sacro lamento, come già le donne mirofore, per udire anche noi, stirpi di Greci, il loro saluto: Godete.
Testo revisionato:
Venite, cantiamo al Cristo morto un sacro lamento, come già le donne mirofore, per udire anche noi il loro saluto.
Ci troviamo, qui, davanti a delle inserzioni arbitrarie (a meno che la traduttrice non abbia fatto riferimento ad una strana variazione del testo greco). L'edizione ufficiale liturgica greca, alla quale avrebbe dovuto fare riferimento, non riporta quanto è stato aggiunto e che viene evidenziato in arancione. La traduttrice, con questa scelta arbitraria, finisce per esaltare il coinvolgimento alla passione di Cristo ai Greci, tendendo così ad offuscare il suo valore universale. Non è cosa da poco!
Terzo e ultimo esempio: tendenza a sorvolare su un importante aspetto teologico.
Qualcuno potrebbe osservare che subito dopo si dice "commuovendo tutto il gregge a gridare con lei". Sì, ma questo peggiora le cose non le migliora, perché indica che la traduttrice sapeva bene cosa aveva cambiato e questa seconda parte, rimasta identica al testo originale, ha proprio bisogno della prima inalterata, non cambiata! Altrimenti, lasciata così con la parte cambiata, è come la traccia di un furto avvenuto in precedenza, un lapsus, una dimenticanza...
Secondo esempio: un possibile vulnus all'universalità della Passione di Cristo?
Testo greco:
Θρῆνον ἱερόν, δεῦτε ᾄσωμεν Χριστῷ θανόντι, ὡς αἱ μυροφόροι γυναῖκες πρίν, ἵνα καὶ τὸ χαῖρε ἀκουσώμεθα σὺν αὐταῖς.
Testo tradotto:
Venite, cantiamo al Cristo morto un sacro lamento, come già le donne mirofore, per udire anche noi, stirpi di Greci, il loro saluto: Godete.
Testo revisionato:
Venite, cantiamo al Cristo morto un sacro lamento, come già le donne mirofore, per udire anche noi il loro saluto.
Ci troviamo, qui, davanti a delle inserzioni arbitrarie (a meno che la traduttrice non abbia fatto riferimento ad una strana variazione del testo greco). L'edizione ufficiale liturgica greca, alla quale avrebbe dovuto fare riferimento, non riporta quanto è stato aggiunto e che viene evidenziato in arancione. La traduttrice, con questa scelta arbitraria, finisce per esaltare il coinvolgimento alla passione di Cristo ai Greci, tendendo così ad offuscare il suo valore universale. Non è cosa da poco!
Terzo e ultimo esempio: tendenza a sorvolare su un importante aspetto teologico.
Testo greco:
Νοερῶν συντρέχει, στρατιῶν ἡ πληθύς, Ἰωσὴφ καὶ Νικοδήμῳ συστεῖλαί σε, τὸν ἀχώρητον ἐν μνήματι σμικρῷ.
Testo tradotto:
La moltitudine delle milizie angeliche con Giuseppe e Nicodemo accorre per rinchiudere te, l’Incontenibile, in una piccola tomba.
Testo revisionato:
Accorre la moltitudine delle milizie angeliche con Giuseppe e Nicodemo per restringere te, l’Incontenibile, in una piccola tomba.
Qui esiste una sola variazione ma significativa. L'innografo gioca sul significato di "incontenibile" e di "contenuto" (nella tomba): Cristo, in quanto Dio, è incontenibile, essendo ovunque, ma è ristretto (συστεῖλαί), in quanto uomo carnale, in una tomba.
L'immagine è molto dinamica. Quest'implicita evocazione teologica (Dio-uomo) e questa dinamicità (incontenibile-ristretto) che la concerne vengono offuscate con la scelta del banale "per rinchiudere" che non sottolinea convenientemente la dualità su cui gioca retoricamente l'innografo.
Conclusione
Ecco, dunque, degli esempi che mostrano come le traduzioni a volte glissano dai testi di riferimento o ne danno delle interpretazioni personali. Nel caso in esame ci troviamo davanti ad una buona traduzione che, ciononostante, ha questi e altri nei.
Che diremo, dunque, di tutte quelle traduzioni (da testi biblici o liturgici) che rappresentano delle critiacabili innovazioni, soprattutto in Occidente?
È un punto che non è dato a tutti verificare, dal momento che questi lavori sono ad appannaggio di piccole élites culturali le quali non si muovono sempre con amore filologico verso i testi di riferimento.



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