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martedì 13 maggio 2014

L'evento della redenzione


Qualche giorno fa' c'è stata l'ennesima esternazione papale con la quale si dichiarava che, se dovesse presentarsi sulla terra un alieno, non si dovrebbe rifiutare neppure a lui il battesimo, dovesse chiederlo. L'esempio, anche se inopportuno, voleva paradossalmente indicare la disponibiltà sacramentale per tutti. 

I commenti delle persone sul web o altrove, hanno dimostrato quanto poco provvidi sono questi esempi, scoprendo un'abissale ignoranza sui fondamenti stessi della redenzione cristiana. Tale ignoranza non sorprenderebbe se provenisse da persone disinformate o comunque lontane dal mondo della Chiesa. Invece, in gran parte, proviene da gente prossima o appartenente ad ambienti ecclesiastici o, addirittura, da ambienti tradizionalisti i quali dovrebbero - teoricamente! - notare immediatamente certi errori basilari.

E, invece, anche da questi ambienti si dimostra che diverse persone brancolano nel buio più totale.

C'è una ragione, più che evidente. Tale ragione è l'instaurarsi di un Cristianesimo di fatto "geneticamente modificato" che, se ha fatto breccia pure negli spiriti dei cosiddetti "tradizionalisti", figuriamoci in quelli di tutti gli altri!

Il Cristianesimo modificato è, in realtà, una filosofia idealistica.
Per essere più chiaro possibile, ho fatto due schemi che ora commenterò. Dovessero esserci punti non chiari o domande non esitate a scriverle nei commenti e vi risponderò.


Questo primo schema mostra, in estrema sintesi, qual'è il fondamento dello stesso Cristianesimo.
La Divinità non è una realtà priva di partecipazione con la natura umana al punto che in Cristo coesiste assieme all'umanità in un'unità profonda. Questo incontro o sposalizio non è teorico ma reale e s'incontra in Cristo stesso. Tale unione permette ad ogni singolo uomo d'incontrare Cristo nella sua propria carne attraverso il sacramento del battesimo che lo rende partecipe della "forza divina" ossia della grazia. Qui è tutto concreto e si fa' della carne quella che Tertulliano definiva come la "salutis cardo", il cardine della salvezza. Per questo il Natale è un evento importante, non una banale festicciola sentimentale per i bambini!

L'uomo la cui carne è stata santificata (dal battesimo) diviene, in questo mondo, colui che trasmette la sua santificazione agli altri elementi del mondo. Qui sono fondamentali i termini di "grazia", "santificazione", "unione delle nature [umana e divina]". Il battesimo è "come" la trasmissione di una "corrente elettrica" che proviene dalla "centrale di Dio". Tutta la letteratura patristica ci descrive la redenzione cristiana non tanto come la semplice "cancellazione di un peccato", quanto come la sovrabbondanza della grazia divina che, in questo modo, s'irradia, attraverso l'uomo santificato, in tutto il mondo.
Perciò, per alcuni padri, se l'uomo non avesse peccato, Cristo si sarebbe incarnato ugualmente, per portare a compimento il disegno di salvezza di cui, in alto, facciamo un sommario schema.
Qui non si può non insistere sulla "grazia divina" perché è come il sangue che porta vita e ossigeno, il trait-d'union con la divintà, ciò che la rende realmente esperibile a livello esistenziale anche se non dicibile (è, tra l'altro, tutta l'impostazione mistica e teologica bizantina).
 
 

 
Purtroppo almeno nell' 80% del Cristianesimo occidentale il primo schema non dice più nulla, non vi si crede più! È, dunque, di fatto sostituito da questo secondo schema di tipo filosofico. Si noti che qui la Divinità non comunica né può comunicare più nulla. L'unico modo d'interpretarla o di "accedervi" è quello di ritenerla una "fonte d'ideali". L'uomo, perciò, proietta sulla Divinità quelli che ha deciso essere gli ideali più giusti e convincenti per la sua epoca. Cristo, allora, diviene un semplice uomo (non può esistere in lui una comunione "fisica" con la Divinità, come nello schema superiore e qui, d'altronde, tutto questo non ha neppure senso). Questo semplice uomo, incarna l'uomo "ideale" e insegna ad ogni uomo la via delle "idealità". Cos'è, qui, il battesimo (e ogni eventuale sacramento) se non la semplice accettazione e comunicazione con questo mondo ideale? La missione dell'uomo consiste, allora, nell'imbrigliare tutti gli altri mondi che lo circondano (anche eventuali mondi extraterrestri) nelle sue idealità per farli partecipare alle sue progettualità idealistiche di un mondo "super umano" che l'uomo odierno proietta nel "super uomo" Cristo.
In questo secondo schema non ha nessun senso parlare di "grazia divina" neppure intendendola in senso luterano (la giustificazione del peccatore). Ecco perché oggi nelle Chiese non la si evoca più (cosa che inizia a vedersi pure in Oriente)!

I commenti che la gran parte delle persone fanno, a riguardo di un eventuale "battesimo" per un "alieno" (vedi agenzia Ansa) fanno capire che nelle persone, oramai, sono completamente evaporati i fondamenti della Redenzione.

Che altro dire se pure in un sito tradizionalista cattolico uno dei più attivi e informati collaboratori scrive: "Beh, se il marziano credesse nel Signore Gesù, è ovvio che si può battezzare... Che strani sproloqui fa questo Bergoglio?".

Ma se si "può" battezzare un alieno perché, ancora, non sono stati battezzati i cani, le pecore, i conigli e quant'altro? Poi se quanto conta per il battesimo è solo la razionalità (non la natura umana come invece è) allora è logico che una razionalità pure superiore alla nostra (di tipo alieno) potrebbe essere tranquillamente battezzata!

Questa tendenza a considerare molto spiritualisticamente, razionalisticamente  e idealisticamente il Cristianesimo l'ho notata anche altrove. 

Dinnanzi alla mia preoccupazione sulle manipolazioni del Dna umano, al punto che si potrebbe determinare una nuova specie "super-umana" o "sub-umana", quindi con un corredo cromosomico differente da quello dell'umanità che conosciamo storicamente, c'è chi non si fa problemi. Tanto, costui dice, il Cristianesimo è qualcosa di spirituale e quindi avrebbe lo stesso valore.

Niente affatto! 
Se si altera l'essere umano, al punto che non è più quello voluto da Dio nella creazione, quello assunto da Cristo nella redenzione, si strappa la creatura modificata al piano redentivo divino. Ecco l'aspetto più inquietante di certi orizzonti della microbiologia!

Queste cose non si notano più e i pastori non si preoccupano neppure di ricordarle (ammesso che le sappiano ancora!). La conseguenza è chiara: tutti costoro credono d'essere cristiani ma non lo sono più. E pare non esserlo neppure chi fa esempi che non sono per nulla appropriati al mistero della redenzione cristiana suggerendo possibile quanto, per rivelazione, è stato mostrato come totalmente impossibile ... 

domenica 11 maggio 2014

Estemporaneità papali...

"Provo dolore - ha detto il Papa a braccio ordinando 13 nuovi preti - quando trovo gente che non va più a confessarsi perché è stata bastonata, sgridata: hanno sentito che le porte delle chiese si chiudevano in faccia, per favore - ha esortato - non fate questo, misericordia, misericordia". "Abbiate misericordia, tanta - ha detto il Papa a braccio durante la messa per l'ordinazione di 13 nuovi preti - e se viene in voi lo scrupolo di esser troppo perdonatori pensate a quel santo prete del quale vi ho parlato, che andava davanti al tabernacolo e diceva 'Signore, perdonami se ho perdonato troppo, ma sei tu che mi hai dato il cattivo esempio'".

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/05/11/papa-soffro-per-chi-stato-bastonato-in-confessionale_d4854020-5a05-4953-b726-0158284c7dd0.html

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Un mio commento

Prescindo dalle situazioni in cui il confessore infierisce gratuitamente, situazioni che, d'altronde, esistevano più in passato che oggi. Oggi in qualche raro caso è successo che il confessore sgridasse il penitente perché... troppo ligio a certe mentalità tradizionali, non perché "peccatore ostinato" (1)! 

La prassi della confessione - nell'Occidente e nell'Oriente cristiano - prevede storicamente anche atteggiamenti di una certa severità che, in questo contesto, vogliono solo avere un fine medicinale. Infatti non tutte le medicine sono dolci e pure la favola di Pinocchio insegna ai bambini che la medicina amara non è nociva!
  
Ciononostante, i primi tempi in cui mi recavo in Grecia mi meravigliai quando un confessore, ascoltata la confessione di una vecchietta, non la assolse, invitandola a tornare un'altra volta. Quest'atteggiamento, invece, se ben applicato a precisi casi personali, ha tutto il suo senso e vuole stimolare all'impegno.

Esistono degli studi che affrontano con fonti storiche questi argomenti e lo dimostrano chiaramente, al di là degli usi anche eccessivi e distorti della confessione che possono essere stati fatti nel tempo e che altri studiosi hanno individuato. 

Perciò appiattire tutto ad un certo "buonismo" è fuorviante. È come se l'allenatore di una squadra s'impressionasse dinnanzi al sudore degli sportivi durante gli allenamenti, e volesse adagiarli su comodi sofà. Tutto questo non porterebbe che all'atonìa e alla sconfitta di quella squadra! 

Purtroppo papa Francesco dimostra di non aver una profonda formazione storica e teologica (lo abbiamo visto pure in altre sue prolusioni a braccio) e insiste molto sul coté umano dimenticando che nelle discipline cosiddette profane gli uomini stessi, pur di arrivare a buoni risultati, si sottopongono a vere e proprie asprezze, e fanno bene, poiché questo è l'unico modo per giungervi! 

Potrebbe uno studente laurearsi senza sacrificare il suo tempo allo studio? Potrebbe un dottorando addottorarsi senza provare vera e propria fatica? Potrebbe uno sportivo vincere senza aver assaporato pure l'amaro sapore delle sconfitte?
Che forse l'Università o il mondo dello sport chiudono le loro porte alle persone, per il semplice fatto di essere giustamente esigenti? Ma che ragionamenti sono questi?

"Per aspera ad astra" è sempre stato il motto di chi voleva ottenere qualcosa di buono. Perché - nel lato religioso - lo si vuole rinnegare? Infatti certi commenti papali, all'intendimento dei più, finiscono inevitabilmente per rendere tutto così facile da non poterlo neppure prendere in seria considerazione. 

E chi prenderebbe in seria considerazione quell'allenatore che fa dormire la sua squadra, in luogo di svegliarla e affaticarla negli allenamenti? 

Certe esortazioni finiscono inevitabilmente per portare acqua al mulino della rovina. Anche per questo il destino della Cristianità in Occidente pare essere quello di sciogliersi in un umanismo buonista, lontano da ogni serio impegno religioso.

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1) È una notizia di un mesetto fa' in cui un confessore ha letteralmente cacciato via di confessionale un uomo che mostrava delle rispettose riserve sull'operato di papa Francesco. Questo è successo a Firenze. Naturalmente il dolore del papa non è verso questi rari casi che, probabilmente, neppure conosce.
Cfr. http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2014/04/firenze-incredibile-e-increscioso.html

domenica 4 maggio 2014

Sogno

Stamattina mi hanno spedito un messaggio che riporto qui integralmente.

Caro P.,

ho fatto un sogno che mi pareva una rivelazione, tanto era intenso e vero.
Descriveva sicuramente un tratto della mia vita e manifestava delle verità che la mia coscienza, nel frattempo, è arrivata a riconoscere.
Appena mi sono svegliato, prima che l'atmosfera onirica in me si evaporasse, ho voluto scriverlo, poiché, in un certo senso, mi ha scosso. Sembrava un film e, come una pagina di romanzo ben steso, mi afferrò da dentro.
Mi sembrava di essere tornato negli anni lontani dei miei studi teologici, negli ambienti del seminario arcivescovile, circondato dagli stessi studenti di allora che mi guardavano con sguardo di sufficienza e superiorità, vedendo in me uno che aveva capito ben poco della loro scienza e della loro capacità di stare e vivere nel mondo. Glielo lessi negli occhi senza farglielo notare o difendermi da essi.
Ma in questo sogno c'era una cosa nuova. Non ero realmente tornato indietro nel tempo, nonostante questi studenti mi apparissero come allora, ma vi ero ritornato di recente. Sì, ero ritornato in quella scuola, dopo molti anni da cui me ne ero allontanato e lo avevo fatto scientemente, come per recuperare qualcosa da quel mondo, recuperare, forse, gli anni della mia gioventù.
Loro, evidentemente, mi avevano accolto ancora (accoglievano proprio tutti!) e, con mia sorpresa, li rividi identici alla prima volta. Non erano cambiati neppure fisicamente!
Avevano, come dissi, la solita spocchia nei miei riguardi. Mi ritenevano, infatti, uno che viveva nel suo mondo, non nel mondo reale al quale essi reputavano di saper stare. La loro mal celata ironia mi pesava molto più della prima volta ma feci finta di nulla.
Così, passai una prima giornata nel loro ambiente. In questo studentato, dopo il primo giorno di inaugurazione degli studi, non ero più libero di tornare in famiglia e dovevo passare le notti in una loro struttura, poiché era iniziato l'anno scolastico. Così, la sera mi dettero una camera che condivisi con un'altra persona. Prima di dormire, ci fu una messa, una di quelle messe che vidi pure la mia prima volta tra loro e che, ritengo, si facciano ancora oggi nella loro realtà. Lo stile era identico: una messa schitarrata, i cui partecipanti erano molto svagati e rilassati. Sembrava di stare in un salotto. Qui, iniziai a capire che non ero come loro e che la mia nostalgia mi aveva portato semplicemente in un ambiente totalmente sbagliato. 

“Mi sento in un altro pianeta, rispetto a queste persone – dissi tra me guardandomi attorno – non riesco minimamente a ritenere normale tutto questo. Non sento solo di appartenere ad un altro pianeta ma, direi, ad un'altra galassia, ad un'altra religione....”.

Ero molto inquieto perché questa rivelazione si era affacciata nella mia coscienza, durante quella messa che dovetti sopportare in modo palesemente forzato. Non ero l'unico ad essere infastidito ma chi lo era come me, seppure in forma molto minore, tollerò la cosa perché “doveva” andare avanti, non poteva mollare gli studi intrapresi. È con questa irrequietudine che mi addormentai nella stanza che mi assegnarono. Tentai di comunicare quello che avevo provato a chi divideva la stanza con me ma inutilmente. Il compagno di stanza aveva deciso di fare bel viso a cattiva sorte. Rimasi, dunque, a ripetere a me stesso: “Mi sono sbagliato, mi sono sbagliato...”.
La notte passò e pure la mattinata seguente, forse seguendo delle lezioni (qui il sogno non era chiaro).
Arrivò il momento del pranzo e tutti gli studenti – c'erano seminaristi ma anche semplici laici come me e delle ragazze che seguivano i corsi – si assembrarono in una grande sala da pranzo. Ce n'erano veramente tanti, forse 80 o 90.
Un chierico, vestito laicamente, che doveva essere uno dei responsabili, sedeva quasi dinnanzi a me. Con fare tronfio disse ad alta voce: “Abbiamo beccato alcune persone che stamattina, in luogo di ascoltare le lezioni, facevano altro. Forse non hanno le nostre stesse idee e, per questo, la pagheranno....”. Un fremito corse per tutta la sala ma non fu sufficiente a cancellare il clima che si era instaurato. Dopo qualche istante, gli studenti tornarono gioiosi come prima, almeno apparentemente.
Sollecitato anche dalle parole di costui, alla fine del pranzo, decisi di attirare l'attenzione di tutti su di me improvvisando un discorso.

“Volevo indirizzarvi, in tutta semplicità, alcune parole. Sono veramente felice di potervi dire sinceramente cosa prova il mio cuore perché donarvi la verità è, per me, un atto di amore. Di amore poiché riconosco nella vostra generosità di offrirvi a Dio, lo slancio di chi abbandona tutto per voler servire il prossimo. Poi, per chi tra voi diventerà sacerdote, questo discorso è valido ancor più e non può che trovare tutto il mio affetto.
La verità che vi volevo comunicare è la seguente: questa notte ho capito di aver fatto un grosso errore. Infatti non sono tornato qui con l'idea di fare un servizio, come fate voi, in un modo o in un altro, ma con l'idea di vedere dentro di me, quasi di recuperare il tempo della mia gioventù. È stato un gesto molto egoista da parte mia ed è giusto che voi lo sappiate, è onesto che lo dica a tutti voi”.

Tra l'uditorio attento, notai alcuni che annuirono severamente con il capo. Proseguii il mio discorso.

“Ho capito che era un errore perché tra la prima volta in cui venni tra voi a questa, sono corsi molti anni, ho avuto molte lezioni dalla vita, ho visto parecchie cose e sono, credo, maturato rispetto ad allora. Ebbene, dopo questo percorso, ho capito che tutto quello che qui mi state dando non è che vuoto. È questo che, con costernazione, sento”.

L'uditorio, da questo punto in poi, iniziò a distrarsi e a parlottare. Progressivamente tutti stavano facendomi fare un monologo e la cosa, in parte, mi meravigliò: mi sarei aspettato qualche dura reazione che non ci fu. Calò, piuttosto, uno spesso muro d'indifferenza.
Nonostante ciò continuai:

“Sì, è vuoto ma io non ve ne faccio una colpa, anzi! Questa notte ho avuto difficoltà ad addormentarmi perché sentivo un potente contrasto tra l'amore che vi porto, l'amore che porto a tutta questa realtà e il vuoto che mi trasmette, nonostante vi si parli di Dio. Il contrasto era talmente forte che iniziai a piangere, a piangere per voi. Solo dopo molte lacrime mi addormentai...”.

Dell'uditorio, oramai, non mi seguivano che due o tre persone con uno sguardo di forte commiserazione. Tutti gli altri stavano parlando tra loro di altri argomenti. Buona parte delle persone, poi, si erano semplicemente allontanate, forse a prendere altrove un digestivo. Ero stato dimenticato. Tra quei due o tre che ancora mi seguivano, una ragazza disse con voce molto fredda:

“Ma va' a farti curare...”.

Ribattei disarmato e a mezza voce:

“Voi, invece, dovete imparare ad ascoltare chi vi parla!”.

Non fecero a tempo a sentirmi perché pure loro si allontanarono lasciandomi solo.
Il sogno finì così. Mi alzai e lo scrissi per non dimenticarlo. Fu così crudo e realistico che mi impressionò parecchio, al mio risveglio...


sabato 3 maggio 2014

Quando tradurre è quasi tradire....


In questo periodo sto revisionando tutto il testo bizantino degli Enkòmia, attribuiti a Romano il Melode, innografo del VI secolo. Si tratta di letteratura religiosa bizantina che è stata successivamente inclusa nei riti della Settimana santa, precisamente nell'Orthros (Mattutino) del Sabato santo.

Il testo da cui parto è una recente traduzione (1974), in genere piuttosto ben fatta. Desidero proporre qualche versetto di questi enkòmia quale esempio per mostrare come, anche il migliore traduttore, tende a sfocare il testo a cui dovrebbe fare riferimento. Questo, ovviamente, incide sull'impatto che il testo tradotto ha, svigorendolo se non proprio alterandolo.

Primo esempio: la repressione di un comportamento

Testo greco:
Ἡ Ἀμνὰς τὸν Ἄρνα, βλέπουσα ἐν σφαγῇ, ταῖς αἰκίσι βαλλομένη ἠλάλαζε, συγκινοῦσα καὶ τὸ ποίμνιον βοᾶν.
Testo tradotto:
L’Agnella, vedendo morto il suo Agnello, oppressa dal dolore, gemeva, commuovendo tutto il gregge a gridare con lei.
Testo revisionato:
L’Agnella, vedendo il suo Agnello immolato, ferita dal tormento, urlavacommuovendo tutto il gregge a gridare con lei.

Come si vede sono state fatte diverse variazioni. 
La prima in rosso riporta il significato originario del termine greco: Cristo è l'agnello immolato, di cui quello dell'Antico Testamento era figura. Togliere il termine "immolato" e mettere il termine "morto" tende ad allontanare da questo significato.
La seconda in verde indica uno smorzamento con una tendenza - soprattutto altrove riscontrata - a togliere dinamicità all'evento. 
La terza in violetto indica un ulteriore smorzamento della drammaticità del momento. In luogo di un urlo, a cui il termine greco allude, si preferisce mettere il verbo "gemeva", forse per non impressionare troppo il lettore ma allontanandosi, così, dal vero significato del termine greco ἠλάλαζε che in altri contesti evoca pure un "urlo di guerra". Come si vede, sempre di urlo si tratta!
Qualcuno potrebbe osservare che subito dopo si dice "commuovendo tutto il gregge a gridare con lei". Sì, ma questo peggiora le cose non le migliora, perché indica che la traduttrice sapeva bene cosa aveva cambiato e questa seconda parte, rimasta identica al testo originale, ha proprio bisogno della prima inalterata, non cambiata! Altrimenti, lasciata così con la parte cambiata, è come la traccia di un furto avvenuto in precedenza, un lapsus, una dimenticanza...

Secondo esempio: un possibile vulnus all'universalità della Passione di Cristo?

Testo greco:
Θρῆνον ἱερόν, δεῦτε ᾄσωμεν Χριστῷ θανόντι, ὡς αἱ μυροφόροι γυναῖκες πρίν, ἵνα καὶ τὸ χαῖρε ἀκουσώμεθα σὺν αὐταῖς.
Testo tradotto:
Venite, cantiamo al Cristo morto un sacro lamento, come già le donne mirofore, per udire anche noi, stirpi di Greci, il loro saluto: Godete.
Testo revisionato:
Venite, cantiamo al Cristo morto un sacro lamento, come già le donne mirofore, per udire anche noi il loro saluto.

Ci troviamo, qui, davanti a delle inserzioni arbitrarie (a meno che la traduttrice non abbia fatto riferimento ad una strana variazione del testo greco). L'edizione ufficiale liturgica greca, alla quale avrebbe dovuto fare riferimento, non riporta quanto è stato aggiunto e che viene evidenziato in arancione. La traduttrice, con questa scelta arbitraria, finisce per esaltare il coinvolgimento alla passione di Cristo ai Greci, tendendo così ad offuscare il suo valore universale. Non è cosa da poco!

Terzo e ultimo esempio: tendenza a sorvolare su un importante aspetto teologico.

Testo greco:
Νοερῶν συντρέχει, στρατιῶν ἡ πληθύς, Ἰωσὴφ καὶ Νικοδήμῳ συστεῖλαί σε, τὸν ἀχώρητον ἐν μνήματι σμικρῷ.
Testo tradotto:
La moltitudine delle milizie angeliche con Giuseppe e Nicodemo accorre per rinchiudere te, l’Incontenibile, in una piccola tomba.
Testo revisionato:
Accorre la moltitudine delle milizie angeliche con Giuseppe e Nicodemo per restringere te, l’Incontenibile, in una piccola tomba.

Qui esiste una sola variazione ma significativa. L'innografo gioca sul significato di "incontenibile" e di "contenuto" (nella tomba): Cristo, in quanto Dio, è incontenibile, essendo ovunque, ma è ristretto (συστεῖλαί), in quanto uomo carnale, in una tomba.
L'immagine è molto dinamica. Quest'implicita evocazione teologica (Dio-uomo) e questa dinamicità (incontenibile-ristretto) che la concerne vengono offuscate con la scelta del banale "per rinchiudere" che non sottolinea convenientemente la dualità su cui gioca retoricamente l'innografo.

Conclusione

Ecco, dunque, degli esempi che mostrano come le traduzioni a volte glissano dai testi di riferimento o ne danno delle interpretazioni personali. Nel caso in esame ci troviamo davanti ad una buona traduzione che, ciononostante, ha questi e altri nei.

Che diremo, dunque, di tutte quelle traduzioni (da testi biblici o liturgici) che rappresentano delle critiacabili innovazioni, soprattutto in Occidente? 
È un punto che non è dato a tutti verificare, dal momento che questi lavori sono ad appannaggio di piccole élites culturali le quali non si muovono sempre con amore filologico verso i testi di riferimento.

domenica 27 aprile 2014

Il destino amaro della spiritualità in Occidente....


Terminata la grande cerimonia della canonizzazione di due papi, propongo un lucido scritto che suonerà a taluni un po' antipatico ma che mette il dito nel grosso problema del nostro mondo cristiano: la spiritualità a cui non viene data esauriente e reale risposta. Il grande spettacolo religioso non è fatto per dare risposte profonde! Il destino della spiritualità in Occidente risulta ancora amaro. Ecco la vera radice della decadenza delle sue forme liturgiche...
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Pubblicato su Il Fatto Quotidiano

Oggi Papa Wojtyla viene beatificato a soli sei anni dalla sua morte. Un caso unico nella storia della Chiesa che in queste faccende è sempre stata tradizionalmente cauta. Il popolo lo voleva 'Santo subito'.

Ma trascorso lo spirito dell'epoca, avido di fretta, di 'eventi', di spettacolo, io credo che Giovanni Paolo II passerà alla storia come il Papa che ha rischiato di distruggere ciò che resta della Chiesa cattolica e del senso del sacro in Occidente. E questo è, in apparenza, doppiamente paradossale. Perchè nessun Pontefice, almeno nel dopoguerra, è stato così popolare come Papa Wojtyla. Non lo è stato il problematico Paolo VI, non lo fu l'ascetico e ieratico Pio XII. Non ebbe il tempo di esserlo Papa Luciani. Solo Giovanni XXIII gli si può forse avvicinare, ma regnò cinque anni mentre Wojtyla in un quarto di secolo ha avuto più tempo per affermare la propria potente personalità. È inoltre paradossale perchè il Papa polacco, nelle sue strutture più intime e profonde, era portatore di valori spirituali forti, antichi, tradizionali, premoderni, addirittura pretridentini e quindi particolarmente adatto a rilanciare la Chiesa in un'epoca in cui, proprio in reazione ad una Modernità trionfante e dilagante che ha fatto terra bruciata del sacro, si fa sentire, prepotente, il bisogno di un ritorno a quei valori religiosi o comunque a dei valori che la società laica non ha saputo dare. Eppure mentre la popolarità di Wojtyla è andata sempre crescendo, fino all'apoteosi della sua esibita agonia e della sua morte, nello stesso tempo, sono crollate le vocazioni (crisi del sacerdozio e degli ordini monacali) e la fede, almeno in Occidente, si è intiepidita fino a ridursi, in molti casi, a una vuota forma. Come si spiega questo duplice paradosso? Con una situazione strutturale della società contemporanea estremamente negativa per il magistero spirituale della Chiesa, che però Papa Wojtyla ha contribuito, in modo notevole, ad aggravare con la sua particolare personalità e anche, e proprio, con i modi e i mezzi con cui ha raggiunto la sua straordinaria popolarità.

In linea generale la crisi della Chiesa in Occidente deriva dal fatto che il mondo industrializzato si è da tempo desacralizzato. Quando Nietzsche a metà dell'Ottocento proclama "la morte di Dio" non fa che constatare che il senso del sacro è morto nella coscienza dell'uomo occidentale. Un mondo che, come il nostro, si organizza intorno alla produzione, al consumo, al mercato di oggetti materiali o mercifica e commercializza anche ciò che è spirituale, che fa dell'economia e della tecnica i suoi punti di assoluto riferimento, togliendo all'uomo quella centralità che aveva invece nel Medioevo europeo e cristiano, non può partorire valori, tanto meno religiosi. La Chiesa però non è stata capace di intercettare le contro spinte che nascevano da questa situazione, le esigenze spirituali che, sia pur ancora minoritarie, si rifacevano vive dopo l'orgia della razionalizzazione. Perchè proprio nel momento in cui era necessario fare il contrario la Chiesa ha preferito seguire l'onda e si è a sua volta mondanizzata. Invece di opporsi ai tempi li ha cavalcati, nella speranza di non perdere del tutto il contatto coi propri fedeli. Questo calcolo si è rivelato sbagliato. Una Chiesa che si mondanizza, che partecipa al dibattito pubblico, sociale e politico vi ha forse qualche influenza e un indubbio ritorno mediatico ma quanto guadagna in pubblicità perde in presa spirituale. Del mondo ne abbiamo fin sopra i capelli e non sentiamo certo il bisogno che a esso si aggiunga e si sovrapponga un Ente che ha come compito istituzionale quello di curare le anime, per chi crede alla loro esistenza. Ecco perchè sempre più spesso in Occidente molti si rivolgono verso le religioni orientali, il buddismo, l'islamismo oppure si lasciano attrarre dai fenomeni di quella che viene chiamata la 'New Age', dall'esoterismo, dalla magia, dall'occultismo, dal satanismo o addirittura dall'astrologia, per cercare di soddisfare in qualche modo, un modo povero, confuso, lontanissimo dalla sapienza e dalla raffinatezza psicologica della Chiesa di Paolo, i bisogni spirituali cui la Chiesa, oggi, modernizzandosi e mondanizzandosi, dà sempre meno risposta. Il pontificato di Giovanni Paolo II ha esasperato questa mondanizzazione della Chiesa. Wojtyla si è occupato troppo di politica e del sociale. È nato come Papa 'politico' con la sua lotta al comunismo e ha proseguito su questa strada proponendosi come uno dei principali mallevadori dell'indipendenza della cattolica Croazia grande, che ha dato origine alla guerra di Bosnia. Sono infinite le occasioni in cui Wojtyla è entrato a piedi uniti in questioni interne dello Stato italiano, dando origine ad un malvezzo che oggi ha raggiunto livelli intollerabili. Per cui in molti lo hanno percepito più come un leader politico che come un padre spirituale.

Bazzicando troppo il mondo Papa Wojtyla ha finito per sposarne, a dispetto del suo tradizionalismo antropologico, anche le convinzioni in campo economico, appiattendosi sul concetto industrialista e prettamente modernista di Sviluppo. Già nell'enciclica Sollecitudo rei socialis, che appartiene ai primi anni del suo pontificato, scriveva:"Quando la Chiesa adempie la sua missione di evangelizzare, dà il suo primo contributo alla soluzione dell'urgente problema dello Sviluppo". E, a guardar bene, anche il suo ecumenismo è perfettamente in linea con la globalizzazione economica e col tentativo di 'reductio ad unum' dell'intero esistente al modello di sviluppo occidentale. È vero che l'idea di progresso appartiene al pensiero giudaico-cristiano, ma per lunghi secoli la Chiesa non aveva mai identificato il Progresso con lo Sviluppo, al quale anzi era stata fieramente avversa se si pensa alla battaglia condotta dalla scuola tomista contro l'economia mercantile.

Ma ciò che ha definitivamente offuscato il messaggio spirituale di Wojtyla è stato l'uso a tappeto, spregiudicato e anche abbondantemente narcisistico, dei mezzi di comunicazione della Modernità (Tv, jet, viaggi spettacolari, creazione di 'eventi', concerti, gesti pubblicitari, 'papamobile', 'papaboys'), per cui se è vero che "il mezzo è il messaggio", come diceva McLuhan, ha finito per confondersi con essa. Quando un Papa partecipa, seppure per telefono, alle trasmissioni di Bruno Vespa si mette inevitabilmente al livello degli ospiti di quel salotto mediatico. Ecco perchè la popolarità personale di Papa Wojtyla ha raggiunto le stelle ma ha lasciato la Chiesa con le gomme a terra, nel deserto del sacro. Ai suoi funerali c'era una folla immensa (come ci sarà oggi alla sua beatificazione), soprattutto di giovani attratti dall''evento', dallo spettacolo, dalle riprese televisive, dalla smania di protagonismo, ma se si entra in una chiesa italiana, ma anche francese, ma anche spagnola, cioè di Paesi tradizionalmente cattolici, in un giorno che non sia la canonica mattina di domenica quando i sepolcri imbiancati del ceto medio vanno a rendere un omaggio formale al culto e alla loro superstizione, si trovano solo quattro vecchiette strapenate, terrorizzate dalla vicinanza della morte, ma di quella folla di giovani non c'è traccia.

Una conferma clamorosa che Giovanni Paolo II avesse una scarsa presa spirituale, in contrasto con la sua enorme popolarità, la si ebbe con la guerra in Iraq contro la quale Wojtyla tuonò più volte, senza per altro riuscire a impedire al cattolicissimo Aznar di parteciparvi. Papa Wojtyla è stato popolare come può esserlo oggi una grande popstar, ma dal punto di vista spirituale la sua parola ha avuto il peso di quella di una popstar, o poco più.

Massimo Fini

http://www.massimofini.it/2011/wojtyla

giovedì 24 aprile 2014

L'Inno Cherubico


L'inno cherubico si canta durante la Divina Liturgia di san Giovanni Crisostomo (la cosiddetta "messa bizantina") al momento dell'offertorio, ossia quando vengono presentati il pane e il vino. Questo momento comprende una piccola preparazione, una piccola processione nella chiesa (il cosiddetto "grande ingresso") e, finalmente, la riposizione di quelle che diverranno le specie eucaristiche sull'altare.
Il canto è un vibrante invito ai fedeli di "deporre ogni preoccupazione mondana". Non si deve più essere distratti da cose che non c'entrano nulla con la Liturgia, poiché il Re è invisibilmente presente, "scortato da angeliche schiere"!
Il coro che commenta con il canto il testo dell'inno esegue una melodia complessa, molto neumatica. Ad un certo punto, arricchisce il canto con i cosiddetti "terirem" ossia con ulteriori melismi per estendersi in ulteriore tempo. Questo succedeva soprattutto durante le liturgie della chiesa di Santa Sofia di Costantinopoli, nelle solennità in cui presenziava l'imperatore.
Oggi il canto non dura più di 10 minuti in tutto ma, ugualmente, è sempre melismatico e molto interiore: imprime una forte ascensione verticale poiché si crede che nella Liturgia, soprattutto da questo momento, vi sia la presenza divina.
Una prospettiva senz'altro differente da quella che constatiamo attorno a noi, nel mondo cristiano a noi circostante.




lunedì 14 aprile 2014

Il Poema di Cassiana

Il poema di Cassiana (IX sec.) fa parte dei mattutini bizantini del Mercoledì santo. È un pezzo tradizionalmente molto amato. Di seguito ne propongo il testo greco, la traduzione italiana e il canto.



domenica 13 aprile 2014

Le chiavi della conoscenza religiosa

Offro questo post accompagnato dai miei auguri pasquali.
Il titolo è molto esigente e solo apparentemente gnostico (poiché queste chiavi le da, in definitiva, solo Dio). Ho tuttavia cercato di fare dei brevi riassunti schematici per semplificare al massimo quanto mi sta a cuore dire. 
A volte mi capita di soffermarmi a leggere le discussioni di certi blog cattolici in cui diversi sono sentitamente preoccupati per la piega non tradizionale che sta assumendo la loro realtà religiosa. Mi capita di suggerir loro: attenti che il cancro non si cura con una aspirina! Nulla da fare, diversi paiono non intederlo o fanno giochi di parole per non volerlo ammettere...
Quando in una realtà religiosa esplode un'anomalia, questa la si deve ricercare sempre molto profondamente, altrimenti qualsiasi soluzione si creda di proporre, non è che un misero palliativo! E quanti miseri palliativi sono stati fatti fino ad oggi...
"Riportiamo gli orologi della storia al 1962!", alcuni paiono dire (1). In effetti, la liberalizzazione papale della messa del 1962 è stata letta da alcuni come un "ritorno" ad un'altra epoca. 
A parte il fatto che la storia non si ferma, ma questa frase è straordinariamente ingenua, come se dall'anno 0 al 1962 le cose fossero state, in qualche modo, perfette.
Questi ragionamenti veramente puerili misconoscono la fenomenologia religiosa.

Infatti come ogni realtà di questo mondo, anche la religione (qualsiasi essa sia e in quanto evento prettamente umano) conosce i soliti fenomeni di nascita, sviluppo, decadenza e morte. E come qualsiasi realtà di questo mondo, anche la religione mostra i sintomi che corrispondono a questi stati.
Esaminiamo, dunque, il primo schema (per ingrandirlo cliccarci su).


Come in ogni cosa che coinvolga l'uomo è necessario capire da dove provenga l'autentica religiosità da lui praticata e da dove provenga la sua alterazione.
Lo schema ci mostra che la persona umana ha tre livelli: due ci sono ben noti, un terzo  spesso ci è nascosto ma è comunque esistente. 
Molti filosofi greci disprezzavano l'uomo che rimaneva nel primo livello, quello sensoriale, poiché, essi dicevano, qui l'uomo è simile agli animali. I filosofi volevano portare l'uomo a valutare e vivere nel secondo livello, quello intellettuale, fino a giungere al confine con quello spirituale da essi intuito. Questo, per loro, era il vero uomo, il filosofo ossia l' "amante della sapienza".

La realtà religiosa implica il funzionamento di un terzo livello, più interiore, quello intuitivo-spirituale. È questo livello ad essere coinvolto nella Rivelazione nel caso del Cristianesimo ed è questo livello che forma i veri "uomini di Dio", ossia persone a confine con il mondo celeste. Il Nuovo Testamento e l'esperienza mistica dei santi è tutta qui al punto che non esiste vero santo che non abbia avuto questa conoscenza (chi non ce l'ha non può essere considerato santo anche se c'è chi lo ritenesse tale). 
Recentemente, un asceta atonita esprimeva in brevi ma significative parole questo livello:

«Coloro che hanno una grande sicurezza presso Dio, quando pregano per conoscere la Sua Volontà sentono in loro stessi la conferma sicura d’una informazione divina; divengono ancora più attenti al loro vivere e non fanno nulla senza ricevere tali “informazioni”» (2).

Lo stesso padre Paisios del Monte Athos definiva il monaco (ossia il cristiano impegnato) come colui che invia e riceve "al radiotelegrafo" messaggi da Dio.

Inutile aggiungere che la prima e unica missione della Chiesa consiste esattamente nell'accendere nell'uomo questo livello, questa comunicazione con il Trascendente, nel fargliene prendere coscienza. Tutto il resto è assolutamente secondario e di poco conto.

Ma ci sono periodi storici nei quali questo livello è misconosciuto e la Chiesa si occupa di tutt'altro. Successe pure nell'esperienza del popolo ebreo in cui, al tempo di Cristo, non esistevano da parecchio profeti e la religiosità aveva un prevalente profilo normativo. Quando questo livello sfugge o non lo si ritiene reale, la religione si organizza come una qualsiasi realtà mondana e inizia a decadere. Ci sono studiosi che ricordano come, a partire dall'epoca barocca in Occidente, avvenne un sistematico sospetto (quand'anche non una vera e propria lotta) al misticismo cristiano o ai tentativi di alcuni di addentrarsi nel misticismo. 
I cristiani "dovevano" rimanere a tutti i costi "ordinari" (3). In campo protestante questo fu ancor più palese: è nota l'antipatia di Lutero per i mistici (4). Il XVI secolo è dunque un periodo di decadenza del Cristianesimo, nonostante generose reazioni e la nascita di nuove congregazioni religiose. È decadenza perché certi processi, nonostante tutto, non si sono fermati ma hanno proseguito il loro corso. Questo problema inizia già precedentemente con la decadenza del monachesimo, verso la seconda parte del Medioevo. Tutto ciò ha preparato i fenomeni di alterazione che  oggi vediamo attorno a noi. Ecco perché nel mio blog indico la ripresa della spiritualità (in senso mistico) come l'unica vera soluzione alla decadenza religiosa attuale.

Passiamo al secondo schema.





Qui esaminiamo in modo più concreto cosa comporta passare da un livello a un altro. L'aspetto profondo e spirituale dell'uomo è il canale attraverso il quale si fonda la religione. Il Cristianesimo si è fondato con la rivelazione di Gesù Cristo, che è stata gustata nello spirito (non nella semplice ragione o nel sentimento) dei primi cristiani. La loro realtà interiore è stata illuminata. Perciò costoro hanno potuto realmente coinvolgere altri: l'evangelizzazione non è, come si crede oggi, la semplice comunicazione di un messaggio verbale (morale o sociale) ma un'illuminazione interiore!!! Non a caso i primi cristiani si chiamavano "illuminati".


I primi secoli della Chiesa sono i secoli della sua organizzazione amministrativa ed ecclesiastica. Qui si ha ben presente "l'esperienza nello Spirito" neotestamentaria e ogni organizzazione è finalizzata a questa (5). Con la libertà di culto, quando i vescovi iniziano ad entrare nel palazzo dell'Imperatore, rischiando di obnubilare l'interiorità del Cristianesimo, nascono i monaci che rivendicano l'originale identità cristiana.

Nel corso dei secoli, decadendo il monachesimo in Occidente, si perde sempre più quest'antica identità. La Chiesa diviene realtà sempre più mondana ma, nonostante ciò, non altera molte cose ricevute dai secoli precedenti ed è ancora possibile vedere in essa personalità d'eccezione come Francesco d'Assisi. Parallelamente, la Chiesa finisce per stringere in un'obbedienza acritica e passiva le persone a sé diffidando pesantemente dell'esperienza mistica. D'ora in poi il cristiano deve solo fidarsi e obbedire (6): è l'epoca dell'obbedienza abbandonandosi senza reagire "come se si fosse un cadavere", predicata da Ignazio di Loyola.

Quest'obbedienza finisce diverse volte per essere fine se stessa e tutto ciò ha coerentemente creato la rivolta della nostra epoca in cui viene stracciato il senso della tradizione e il senso stesso di un'autorità spirituale in tal modo concepita. Siamo nella quarta fase in cui con Cristo si può dire: "Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?" (Lc 18, 8).



Passiamo al terzo schema che dimostra ulteriormente quanto sopra.






Qui è esaminato l'aspetto cultuale di una religione. Sia nella sua nascita che nella sua organizzazione, il culto adopera forme simboliche, dunque non forme comunicative identiche a quelle della vita di tutti i giorni. Lo stesso testo liturgico non obbedisce a criteri prettamente logici perché risente dell'influenza di animi mistici. Questo fa nascere una tradizione liturgica.

Tuttavia quando l'aspetto spirituale inizia a decadere, la tradizione rimasta assume un aspetto sempre più legale. Il popolo, allora, tende a interpretare il culto in modo molto superficiale quand'anche non  superstizioso.

Qui non si può dire che non esista culto a Dio ma questo è certamente confuso ed è osservato in modo piuttosto alterato. Si pensi alle fantasiose allegorie liturgiche nel XIV secolo o alla liturgia ridotta a spettacolo canoro-teatrale nel XVIII. 

La rivolta contro qualsiasi autorità dell'epoca moderna inizia a colpire la Chiesa che, attualmente, fa crollare le ultime resistenze imitando, in qualche modo, quanto successe già nel XVI secolo in ambito tedesco.

Il culto, oggi, si altera e diviene espressione ludica o ideologica. È la sua morte. Siamo infatti in una forma idolatrica in cui è chiusa la "porta del cielo".
Non è possibile tornare indietro in nome della legge (poiché la sua ferrea imposizione ha creato la crisi attuale) ma si può porre riparo solo con una solida formazione spirituale (7) attingendo dalle poche realtà viventi che ancora la veicolano. Se non si osserva questo, la morte è certa.

Giusto per notare cosa succede in una Chiesa nel momento in cui avvengono i vari passaggi da una fase ad un'altra, aggiungo un ultimo schema che è sufficiente leggere senza alcun commento, perché è chiaro di suo. Una sola spiegazione: l'uomo carismatico non è altro che l'uomo spirituale, ossia colui che ha attivato il senso interiore come indicato nel primo schema.




Nel primo millennio cristiano era normale che in un concilio partecipassero anche i semplici monaci, oltre ai vescovi. Questo perché i monaci erano visti come l'ala più carismatica della Chiesa. Successe, quindi, che san Massimo il Confessore, monaco non prete, scrivesse dei testi per un sinodo romano contro il monotelitismo (VII sec.). Più tardi, in Occidente, questo non si vede più. Che sia il segnale di un passaggio dalla fase 2 alla fase 3? È lecito chiederselo! Lo stesso Oriente cristiano, il più conservativo del Cristianesimo, è soggetto oggi in alcuni suoi ambienti ad una lenta evoluzione che lo sta portando verso il clericalismo, come successe attorno al X-XII secolo nella Chiesa romana.
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1) Ricordo che lo stesso cardinal Giuseppe Siri, che ebbi modo di conoscere, a volte diceva: "Molti libri religiosi dopo il 1962 sono pericolosi". In realtà molti libri religiosi prima del 1962 erano semplicisti o addirittura puerili, se non altro perché erano fatti per una società prevalentemente contadina. Non tutto era oro, anzi!

2) DIONYSIOS TATSIS, Paroles des Anciens, Verein Heiliger Serafim von Sarov, Düsseldorf 1999, p. 26-27.

3) La definizione della santità cristiana, in epoca barocca è, in questo senso, significativa: il santo non è tanto colui che ha in qualche modo incontrato Dio o si è trasfigurato in Lui ma colui che ha esercitato in modo eroico le virtù. L'eroicità delle virtù, quindi il suo profilo morale, è quanto viene valutato per la canonizzazione di un santo.

4) Le scuole teologiche, nel periodo di Lutero, avevano già accantonato la mistica cristiana e gli autori ad essa relativi estrapolando da loro, al più, qualche tema da inserire in altri contesti. Per questo per Lutero fu estremamente difficile formarsi su questo versante ed ereditò, in buona sostanza, una diffidenza su buona parte di tale mondo al punto da soprannominare i mistici con qualche nomignolo dispregiativo tedesco.
In ogni caso l'ambito teologico e culturale cattolico di Lutero si era ben allontanato dalle fonti degli autori mistici:
"Si può allora dire in modo sommario che, nel contesto culturale in cui il futuro riformatore si trovò a vivere, si stessero verificando due fenomeni paralleli, ed in un certo grado anche complementari: da una parte vi era la tendenza - della quale una tipica espressione fu per esempio la Devotio moderna - a sviluppare la teologia in un senso affettivo; dall'altra invece si era instaurato un processo di 'democratizzazione della mistica', che comportava l'abbassamento di quella tradizione ad un livello molto più accessibile alle persone comuni, ma che al tempo stesso ne snaturava i temi originari".
Cfr. http://www.homolaicus.com/storia/moderna/riforma_protestante/LUTERO3cap.htm#terz1


5) Si veda, ad esempio, la Gerarchia ecclesiastica di Dionigi l'Areopagita.
Ovviamente per misticismo, esperienza mistica o "esperienza nello Spirito" non intendo assolutamente quanto le sette pentecostali e i carismatici cattolici ripetono. Mentre costoro hanno in testa sensazioni, psicologiche, affettive, sentimentali e hanno atteggiamenti fanatici e nevrotici, io mi riferisco alle sensazioni interiori degli antichi mistici e monaci cristiani. È tutto un altro piano, un piano veramente spirituale, non il suo taroccamento!

6) Paradossalmente gli stessi fautori dell'obbedienza per l'obbedienza (gli eredi religiosi e culturali dell'epoca barocca, i cattolici tradizionalisti) si accorgono dei limiti di questo principio e lo contestano. Infatti non esiste l'obbedienza per se stessa ma sempre in funzione di una crescita interiore o, come amo sottolineare, di una crescita spirituale.

7) Vale la pena insistere: per spiritualità non intendo la spiritualità moderna (o quella volontaristico-ignaziana) e tanto meno quella attuale, così pesantemente influenzata da romanticismi, psicologismi, intellettualismi, sensazionalismi di vario tipo e genere. Intendo la spiritualità antica, particolarmente quella che vediamo praticata nei Padri del deserto. Qui appoggiamo i piedi su un terreno molto più sicuro sul quale è possibile costruire qualcosa.
Ogni altro tipo di spiritualità può generare "misticismi" che assai probabilmente sono pure proiezioni psicologiche quand'anche non illusioni che portano in una direzione opposta a quella divina. Oggi a vivere la religiosità in certi contesti c'è la forte probabilità di ammalarsi psicologicamente!