Quello che sto per scrivere ha un'importanza fondamentale.
Lo vorrei senz'altro porre tra i post principali di questo blog.
Chiedo a voi, cortesi lettori, un attimo di pazienza; quanto vi sto per dire non è difficile ma v'impegnerà un poco. Senza di questo, anche questo blog non ha senso...
Se scorriamo la storia, ripassando i nostri studi, noteremo che tutte le antiche civiltà pongono il cosiddetto "ordine spirituale" in una posizione di privilegio. Pensiamo, ad esempio, all'antico Egitto: il faraone, capo indiscusso del regno, era circondato e consigliato da alcuni sacerdoti. Si riteneva che i sacerdoti avessero delle conoscenze tali da dare al regno potere ed eternità.
Pensiamo al regno d'Israele o allo stesso re Davide: il buon re è un uomo che segue gli orientamenti spirituali rivelati dal Dio dell'Alleanza. Quando se ne allontana cade nella disgrazia di Dio e in quella del popolo.
Tutte le antiche civiltà hanno questa caratteristica archetipa che dimostra una cosa inequivocabile: l'ordine spirituale precede quello materiale e temporale ed è il solo in grado di poterlo illuminare, anche se ha caratteristiche distinte e differenti dal secondo.
Ricorrono alla mente altri eventi, a noi più vicini: la famosa Ildergarda di Bingen, benedettina mistica, consigliera di principi e re, amatissima dal popolo.
L'impero bizantino, nonostante fosse percorso da crisi politiche e spirituali (l'iconoclasmo, l'eresia monotelita) poneva l'ordine spirituale e la sua conoscenza, al di sopra dell'ordine materiale e temporale. Nel suo contesto la figura del monaco era fondamentale: essendo l'uomo che, fuggendo dal mondo poteva illuminarlo dal suo interno, veniva cercato, interpellato, finiva per essere anche un eroe e un simbolo dell'Ortodossia della Chiesa, come nel caso di san Massimo il Confessore. Il monachesimo era talmente popolare che, tra la gente comune, parecchi, accasati i figli e morto il consorte, si ritiravano in monastero. Pure qualche imperatore divenne monaco, una prassi che con le dovute distinzioni troviamo anche in Occidente.
Qui, i monasteri per tutto l'alto medioevo furono come le stelle in una notte buia: conservarono il sapere spirituale e la coscienza di una civiltà che, al momento, subiva una profonda eclissi. Il XIII secolo latino, inizia a vedere la decadenza del monachesimo ma, nonostante ciò, proclama sempre la teologia come la regina del sapere ai piedi della quale, come ancelle, stavano tutti gli altri saperi. A suo modo, l'ordine spirituale continuava ad essere al di sopra dell'ordine materiale e temporale.
Un inizio di rottura di questo schema s'intravvede nella Costantinopoli del XIV secolo, nella famosa controversia esicasta in cui si fronteggiano san Gregorio Palamas, alfiere del monachesimo con il suo sapere sapienziale, e Barlaam, monaco calabro più tardi insegnante di greco del Petrarca, antesignano dell'umanesimo.
In Barlaam s'inizia a notare l'amore della filosofia per se stessa e fu proprio il suo tentativo d'immettere questa nuova mentalità nella visione religiosa a creare la sua rovina, dal momento che si scontrò con il monachesimo bizantino. Iniziare a vedere l'ordine spirituale sullo stesso piano o, addirittura, sottomesso all'ordine materiale e temporale è qualcosa che nasce in questo tempo, proprio a Costantinopoli. Tuttavia, all'inizio è una opzione, una timida opinione ventilata da alcuni intellettuali cultori dell'ellenismo.
In seguito, prende piede in Occidente, in strati elevati della società civile. Chi non ricorda la corte spiritualmente spensierata di Lorenzo il Magnifico nella Firenze rinascimentale? Verso il XVII secolo, in Francia, inizia ad apparire il primo scrittore agnostico, quasi come una logica conseguenza a queste spinte culturali.
Come può o come riesce l'Occidente cristiano cerca di ricordare che l'ordine spirituale ha sempre la preminenza rispetto a quello materiale e temporale.
L'Oriente, nonostante il dominio turco, continua ad avere figure di spicco, specie tra i monaci, che mostrano la medesima preminenza: san Kosmas d'Etolia ne è un esempio. Qui i monaci, a differenza di molti monasteri benedettini occidentali dell'epoca, sono di estrazione popolare, vicini al popolo, a sostegno della fede del popolo stesso.
Veniamo ai giorni nostri.
La società che ci circonda ha definitivamente archiviato l'ordine spirituale, dopo averlo relegato nel privato della vita individuale. C'è da dire che in non pochi casi questo "ordine spirituale" era oramai assai decaduto. Un forte segnale, in tal senso, era stato dato dalla Riforma protestante che cercò con i suoi limiti di opporsi ad una teologia cattolica allambiccata in intellettualismi astratti.
Quello che nell'Europa conta, oramai, è l'ordine materiale e temporale (funzionale all'economia) dove la conoscenza puramente umana ha il suo ruolo fondamentale. In questo contesto, opposto a quello antico, la Chiesa in Occidente ha cercato di mantenere, fintanto che poteva, una certa coscienza tradizionale: la conoscenza spirituale è superiore alla conoscenza materiale.
In Oriente, per la verità, ci è sempre riuscita, nonostante le miserie comuni dell'umanità, poiché è sempre il mistico ad essere interpellato e seguito. È colui che sostiene la Chiesa: si pensi al caso di padre Paisios l'atonita e alla sua stessa vita.
Ultimamente dalle nostre parti stanno succedendo cose molto gravi, osservando le quali non posso tacere.
Che senso ha l'esistenza, nel mondo ecclesiastico, di personalità di primo rilievo che sottolineano l'importanza della conoscenza puramente umana, del solo sentire umano, della totale secondarietà de facto dello spirituale dinnanzi al solo umano? L'unico luogo in cui si conservava la preminenza dello spirituale, la Chiesa, è stato evacuato! Qui abbiamo una "chiesa rovesciata"...
"Gli uomini sono superiori agli angeli" [1], si dice, oppure di recente: "I monaci sono lontani dagli uomini, bisogna essere con Cristo che stava tra la gente!"[2]. Questa seconda osservazione discende logicamente dalla prima (è la stessa persona a dirlo) ma è addirittura peggiore perché strappa da Cristo la sua valenza di maestro autenticamente spirituale (che digiuna, si isola nel deserto, prega, si apparta con i discepoli, sale con alcuni di loro sul Tabor...) e lo stende a livello di uno che si mescola e si appiattisce nel popolo, assumendo sentimenti talmente popolari che il popolo, seguendolo, in realtà segue se stesso.
"Cristo quale prototipo del monaco", come si sarebbe detto fino a non molto tempo fa', e com'è chiaro ancor oggi nel mondo cristiano orientale, è cosa assolutamente rigettata perché... "lontana" dal popolo! Chi dice questo è ignorante della storia medioevale e bizantina, ma non è neppure in grado di sentire le vere domande spirituali di nobili anime tra il popolo di oggi.
Questo tipo di "polpette avvelenate", propinate con sovrana gentilezza e mangiate acriticamente dalla massa, portano ad un'unica conseguenza: in nome di Cristo si toglie dalla vita degli uomini Dio (che s'incontra nel segreto del proprio cuore, non nelle chiassose piazze popolane) e gli si lascia solo il proprio "io"; si ammazza, senza comprenderlo, la conoscenza realmente spirituale e si lascia al popolo la sola conoscenza materiale e temporale con un vacuo sentimentalismo religioso.
Ora, che questo sia fatto da persone lontane dalla Chiesa non mi pone alcuna meraviglia. Ma che venga fatto da gente che, teoricamente, è al suo interno e sta in posizioni "chiave" m'infonde la convinzione che tutto ciò abbia un sapore assolutamente anticristico, ossia avverso agli orientamenti essenziali impressi dalla rivelazione cristiana.
Sì, un dono anticristico, servito con estrema gentilezza su un vassoio d'argento al nostro ingenuo popolo italiano, tra gli osanna della stampa e della tv ...
Una breve analisi semplificata
Lo schema che ho introdotto ci mostra in modo semplificato la nostra storia e, nello stesso tempo, riassume quanto ho sopra esposto.
L'esempio 1 mostra la società di tipo tradizionale (antica e medioevale). In essa lo stesso ordine legislativo societario trae ispirazione da concetti di tipo spirituale (in senso ampio o specifico). Chi guida la società (il re o il capo del popolo) ha un compito anche spirituale e viene ispirato-consigliato da monaci o sacerdoti. Quello che voglio mostrare, in questo genere di società, non è la forma monarchica sacrale (non mi interessa parteggiare politicamente), ma il fatto di condividere da parte di tutti la superiorità dell'orientamento spirituale su quello semplicemente umano.
L'esempio 2 ci mostra una società di transizione, come poteva esserlo anche da noi fino a pochi decenni fa'. Il campo civile è nettamente separato da quello spirituale ma quest'ultimo non è evacuato dalla società stessa standone, come dire, al suo fianco. Le leggi civili non sono ispirate (almeno direttamente) da quelle spirituali e hanno una loro autonomia ma non estromettono la realtà spirituale che rimane a livello della coscienza del singolo come fatto personale. C'è da dire che il passaggio dal primo esempio al secondo è avvenuto, in Europa, anche a causa di una evidente decadenza religiosa.
L'esempio 3 è quanto inizia a riguardarci direttamente: perfino nella realtà religiosa è entrata la medesima mentalità secolare. Qui il fatto spirituale è stato evacuato e trasformato in puro fatto umano: Cristo è l'uomo del popolo e sta col popolo. La spiritualità diventa sociologia: fare del bene materiale al popolo. In questo ultimo caso la Chiesa è divenuta funzionale ad un sistema puramente secolare e non si distingue più da esso. La Chiesa ha cessato di fatto di esistere.
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[1] Quest'affermazione che rovescia la superiorità dello spirituale a vantaggio del solo umano è risuonata nella bocca di papa Bergoglio qualche mese fa', in una delle sue omelie a santa Marta. Ne ho parlato in uno dei miei precedenti post.
[2] Questo è quanto, in sintesi, si può riassumere dal recente discorso di papa Bergoglio in una sua omelia a santa Marta (25/06/2014) e si trova qui. Se le cose sono esattamente così e ho ben capito (come temo) il discorso, tali espressioni indicano chiaramente un orientamento anti-monastico quindi anti-spirituale in nome di... Cristo! D'altronde, i mezzi di comunicazione le diffondono senza smentita alcuna da parte degli organi competenti. "Il popolo non seguiva i monaci, che sentiva lontani", così afferma Bergoglio. I contemplativi sono persone buone, sì, ma non sono in grado di far battere il cuore al popolo! Stupisce che il papa non sappia che gli esseni, i monaci del tempo di Cristo, non erano esattamente un'élite religiosa, lontana dal popolo, poiché erano composti da intere famiglie, con mogli e figli e la spiritualità essena non era affatto antipopolare al punto da attrarre non pochi. Secondo qualche studioso pure san Giovanni Battista sarebbe stato influenzato dagli esseni. E tutti correvano a ricevere il battesimo di penitenza del Battista!
Cristo in questo discorso papale viene dipinto come uno che "sta col popolo" e sente il "cuore" del popolo. Ma come si fa a sentire veramente il cuore del popolo, in senso religioso, se prima non si ha avuto una formazione spirituale? In senso proprio, Cristo non ha bisogno di formazione spirituale (poiché la Chiesa lo confessa quale Dio, cosa che il papa non sottolinea propriamente) ma, ciononostante, digiuna e prega isolandosi nel deserto per indicare il bisogno di una formazione spirituale nell'uomo. Purtroppo, siccome questo non fa comodo alla logica bergogliana, non viene neppure citato (non è la prima volta che tale papa distorce il significato della stessa Scrittura per farle dire quello che vuole).
Alcuni padri atoniti, da me recentemente sentiti, hanno ragione: questo papa è assolutamente mediocre. Io direi: a tratti pure ignorante poiché non si può fare "taglia-incolla" della Scrittura, omettendo quanto non fa comodo. Mi dispiace di ferire chi vi pone affidamento ma temo che Bergoglio, sicuramente senza saperlo, abbia un orientamento piuttosto anticristico.