Qui [in questo blog] parliamo di "sacro", un termine e un concetto che vengono condannati e disprezzati come paganesimo da preti e da teologi. Sono ignorante e non saprei dove informarmi, quindi le chiedo: perchè questo odio verso il sacro? Perchè ritenuto un concetto non-cristiano? Che differenza tra sacro e santo, questo sì accettato? Grazie.
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Gentile signore,
le rispondo con questo post.
1) Sacro-profano e santo
Le “balle” che la
Chiesa ha introdotto concetti pagani, introducendo i concetti di
“sacro-profano”, le sentivo già alcuni decenni fa' e provengono, in
buona sostanza, da alcune menti balzane cattoliche degli anni '70. A loro volta, queste strane idee provengono da un certo mondo protestante liberale.
Ora, ad esaminare la
questione in modo un po' attento, si nota che i fautori di
queste “balle” contestano l'uso di "sacro-profano" definendolo una terminologia “non biblica”. Ci si dovrebbe dunque attenere a concetti
unicamente biblici, per essere autentici cristiani!
Strano modo di
argomentare, dal momento che il Cristianesimo, passando nella storia, ha assunto – spesso felicemente, raramente in modo meno felice – termini dalla cultura circostante ma non in modo acritico. Così, nel passato sono stati utilizzati dei termini pagani per la dogmatica cristiana (“persona”, “sostanza”, ecc.), termini rigorosamente non biblici. Questo fatto in qualche modo continua ancora oggi
ed è inevitabile! Vogliamo fossilizzare, dunque, il Cristianesimo ad una mitica età dell'oro credendo che la fase apostolica fosse perfetta e tutte le altre no? Ideologia di un ingenuo protestantesimo!
Ecco come i fautori del "progresso" si contraddicono palesemente: dove non vogliono invocano la purezza biblica per combattere termini divenuti tradizionali, dove vogliono invocano l'inculturazione per introdurre termini non biblici criticabili con un buon sensus fidei.
Tornando al nostro
argomento, nei primi secoli il Cristianesimo ha utilizzato il
vocabolario della filosofia pagana ma purificandolo dal paganesimo. Gli
stessi concetti di “sacro-profano”, per quanto
provenienti dal mondo pagano, in ambito cristiano non possono che avere un
significato differente.
Il termine biblico “santo” si riferisce a Dio, a quanto
egli compie; chi è toccato da Lui si definisce “uomo santo”; un Suo inviato si definisce “angelo santo”.
Il concetto non biblico di
“sacro-profano”, se letto correttamente, fa diretto riferimento all'azione
del male introdotto nel mondo da chi volta le spalle a Dio.
È
“sacro”, infatti, quanto l'uomo con il suo comportamento dedica a
Dio e pone sotto la sua luce. È “profano” quanto l'uomo protegge o scherma dalla luce di Dio. Infatti non è solo l'individuo a sottrarsi a Dio ma può sottrarre a Dio, in una certa misura, ogni realtà
che lo circonda, avizzendola. Notasi che il concetto di "profano" è anche da intendersi nel senso di qualcosa di indifferente al sacro, oggi lo definiremo "laico".
La dicotomia "sacro-profano" richiama pure l'espansione dell'odio con la sofferenza
che ne nasce per causa umana. Questo tocca tutto il cosmo, esattamente come l'espansione
della filantropia divina da un cuore umano santificato.
Questo esempio chiarifica il significato di "sacro" e "profano" in senso cristiano: chi
vive in una casa con le finestre ben tappate e la porta chiusa può
ben dire che il sole riguarda tutto e che la luce penetra in ogni dove. Lo può dire come semplice asserzione ma la realtà dei fatti è ben differente: egli
vive in una casa buia e tutte le sue cose sono al buio con lui! La volontà umana può molto, anche in negativo, e la storia è là a ricordarcelo costantemente.
Riassumendo:
il termine "santo" è senz'altro un termine biblico.
"Sacro-profano" non è una terminologia biblica ma è stata utilizzata dalla Chiesa per indicare che nel mondo l'uomo ha la capacità di porre alcune cose direttamente sotto l'influenza divina, con il suo comportamento (vedasi l'edificio ecclesiastico), e di porre altre cose più o meno distanti da Dio, sempre attraverso questo comportamento, proiettando su di esse gli effetti negativi del suo peccato (ecco il significato di "profano").
Se si inizia a dire "questi non sono termini biblici quindi non usiamoli" facciamo come chi butta a mare l'esperienza positiva della Chiesa perché si ritiene più "furbo". Allora dovremo buttare a mare tutti i termini non biblici della dogmatica cristiana come "persona" e "sostanza"... E infatti ci sono teologi che stanno pensando pure a questo!! In questo hanno una certa inquietante coerenza, d'altronde! Mentre la Chiesa agisce con l' "et-et" (si conserva la rivelazione biblica e si cerca di spiegarla anche con termini non biblici) costoro, come gli eretici di tutti i tempi, agiscono con l' "aut-aut" (si usano certe cose e si buttano via tutte le altre tradizionali).
Non ci si avvede che il Dio santo può illuminare ovunque e sostenere il cosmo con la sua azione e provvidenza ma l'uomo con il suo comportamento può gettare un cono d'ombra attorno a sé.
La chiesa, come edificio ecclesiastico, iconizza questa divisione in modo evidente e netto perché la chiesa-edificio tradizionale insegna al fedele che ci sono ambiti della vita in cui l'uomo si allontana da Dio (entrando in un'area “profana”) e ambiti della vita in cui l'uomo vive vicino a Dio (entrando in un'area “sacra”).
La chiesa medioevale aveva chiare queste cose: infatti l'edificio era adibito alla preghiera e al culto, non ad attività che potessero portare lontano dall'attenzione a Dio, come il divertirsi mondanamente o il danzare, cose che, viceversa, oggi si fanno pure in chiesa. La chiesa medioevale aveva aree sacre non consentite all'accesso dei laici e che non era neppure possibile vedere (poiché protette da tende). Ora tutto questo è stato progressivamente abolito fino ai giorni nostri in cui la chiesa, in Occidente, diventa una sala di spettacolo.
Sta per essere definitivamente persa l'idea che, siccome la danza può essere occasione per godere della vita in senso mondano (profano), non ha senso farla nella chiesa, edificio-icona in cui lo sguardo interiore umano deve essere sempre fisso ad superna (sacro).
Perciò l'edificio ecclesiastico un tempo era consacrato ossia reso sacro, cioè adibito ad un uso unicamente per Dio. Perciò era detto “casa di Dio”, poiché l'uomo stesso era invitato a divenire come quell'edificio, casa di Dio (1).
2) E veniamo all'altra questione: perché un certo clero e certi teologi odiano i termini "sacro-profano"?
Conosco
oramai da qualche decennio il clero a cui lei fa riferimento e so cosa dico:
costoro, che tanto si sollazzano deridendo con superiorità
il termine "sacro", tendono a non essere più... clero!
Essi nell'anima si riducono a semplici laici che dicono la messa. Anzi, per un certo verso,
sono peggio dei laici poiché questi ultimi normalmente non danno lezioni strampalate se non altro per non parere ridicoli! Non parlano di "povertà" ad ogni piè sospinto e poi girano con un'alfa romeo sportiva rosso fiammante, come qualche teologo biblico da me conosciuto, fiero assertore del "santo" contro il "sacro", nonché propugnatore di vere eresie! Costui ha al suo attivo diverse pubblicazioni, segno che si può sapere molto senza conoscere quasi nulla...
Questo clero dice: "Dio
è santo e tutto quello che viene da Dio è santo. Non ci sono dunque
esclusioni nel mondo e non possiamo accettare la divisione dicotomica tra un
sacro (ambito decretato dagli uomini) e un profano (ambito decretato
pure dagli uomini). Tutto è santo perché esce dalle mani sante di
Dio".
Costoro
non capiscono o non accettano una cosa elementare: nel mondo è entrato il peccato,
ossia un cono d'ombra con cui Dio viene allontanato dagli uomini e
tale cono è sempre efficace anche se non avrà l'ultima parola.
Costoro non amano le "dicotomie", come dicono, ma dimenticano che negli stessi vangeli esiste un'altra "divisione dicotomica": mondo-Dio. In san Paolo ne esiste un'altra ancora: carne-spirito. Queste divisioni, a loro modo, ci ricordano quella di "sacro-profano".
Come la mettiamo? Facciamo finta che non esistono (come succede)?
Perché
questo tipo di clero tende a non accettare questo insegnamento tradizionale?
Temo che ci sia una sola semplice risposta: perché per costoro
“di fatto” non esiste il peccato inteso in senso tradizionale. La
prova ce la offre il fenomeno molto accentuato (rispetto ad un tempo)
di un clero che tende a godersi il mondo invece di starsene in
ginocchio, come poteva fare un curato d'Ars...
Dimenticando la distinzione pratica tra peccato e grazia, non si può che
deridere la distinzione sacro-profano. Allora ci si scusa, ci si autocanonizza e si canonizza chiunque, facendo di Dio un pagliaccio che tutto accetta e tutto
accoglie.
Si contrappone al "sacro-profano" la coppia "santo-peccato" (cosa che mai si avrebbe pensato di contrapporre, un tempo) e si da al termine "peccato" un contorno sempre meno definito fino a farlo divenire "la scelta di chi non ama" che vuol dire tutto e niente al contempo.
Di fatto, però, il termine peccato, in senso tradizionale, non è più accolto e questo pure da molto clero. Di qui l'avversione istintiva per chi lo ricorda anche indirettamente!
Mi
spiace di sembrare duro, ma queste sono autentiche eresie davanti alle quali i vescovi cattolici tacciono. Ne deduco che chi tace acconsente! Il peggio è che certe chiese (come le ortodosse) che hanno conservato intatto l'impianto tradizionale, fanno finta di nulla, come se questi dubbi velenosi non dovessero mai entrare nel loro campo. Invece è necessario chiamare l'eresia con il suo nome!
Infatti, qui non è
una questione di dettagli: dietro al rifiuto di una terminologia
(adducendo speciose motivazioni "bibliche") pare sottendersi, di fatto, il
rifiuto dell'impatto pratico del peccato finendo ad ammettere l'inesistenza
del peccato in senso tradizionale (se tutto è santo niente è male!). Ne consegue che l'uomo
com'è, qualsiasi cosa fa', va bene, basta che obbedisca alla sua coscienza (come diceva Bergoglio nel suo famoso colloquio con Scalfari). Ed ecco che tutto si spiega e il cerchio si chiude mostrando una logica prettamente secolaristica.
Poi
è sovranamente buffo che dei sacerdoti (la radice di
questo termine
viene da sacro) siano contro il sacro! È proprio come essere contro se stessi!
Solo dei
"sacerdoti-non-sacerdoti" possono fare questo, dal momento
che un sacerdote autentico
non lo farebbe mai! Di qui pure l'antipatia profonda di buona parte del clero verso i culti tradizionali, proprio perché ... "troppo sacri"!
D'altronde, nel mondo cattolico fino a 50 anni fa', si pensava al sacerdote
come all'uomo dell'altare, quindi del sacro, del "dedicato a
Dio", del "sottratto alle cose mondane".
Oggi, guarda
caso!, non è più così e infatti i "preti-non-preti"
deridono la distinzione "sacro-profano", deridendo in tal
modo tutto il passato plurisecolare della Chiesa che la utilizzava e
deridendo le stesse Chiese ortodosse di oggi che usano la medesima
terminologia, salvo poi far finta di nulla e scambiare con loro i soliti ipocriti "bacetti ecumenici" nella settimana di unità dei cristiani!
L'altare, segno di Cristo, del sacro al quale si riferisce il sacerdote, è sostituito da una tavola che spesso non ha neppure la pietra consacrata con le reliquie dei martiri, il sacerdote non si "attacca" più a questo simbolo ma si rivolge sempre più al "popolo" antistante. Non è più il sacerdos sull'altare simbolo di Cristo ma il presidente dell'assemblea!
Questa realtà tende sempre più ad essere una nuova religione e, in quanto tale, non può che coerentemente odiare il proprio padre e la propria madre che parlavano in termini di "sacro e profano".
Questo tipo di teologi e di clero fanno come coloro che pensano di arrivare al cuore della cipolla sfogliando tutti gli strati dell'ortaggio: non rimarrà loro nulla in mano!
Concludendo, mi permetto di darle un consiglio, se lo accetta: li
eviti e frequenti gente più seria!
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1) I nuovi riti di consacrazione della Chiesa nell'Occidente cattolico, non hanno più la chiarezza e la pregnanza che avevano un tempo. Infatti, tanto per fare un esempio, è totalmente opzionale inserire nell'altare la reliquia dei martiri. Poi, sinceramente, visto che la maggioranza del clero non ci crede praticamente più, o prima o poi saranno sostituiti con una specie di "benedizione", come può già avvenire in qualche caso.