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domenica 7 settembre 2014

Chiesa viva e Chiesa morta (ricevo e rispondo)



Con tutto rispetto per Pietro C. e il suo lavoro, l'esistenza dell'Ortodossia rimane per me un mistero insondabile. Io non sono un cattolico fanatico, anzi, sono un credente relativamente tiepido. Ma l'Ortodossia a me è sempre apparsa come una reliquia del passato sopravvissuta per qualche errore della Storia ai margini di una parte d'europa in cui è rimasta cristallizzata come un ramo secco (i famosi primi sette Concili Ecumenici). La Chiesa Ortodossa mi ha sempre dato l'idea di un museo, una istituzione mummificata e non vivificata dal soffio dello Spirito Santo, un vecchio libro polveroso, magari intarsiato ad arte, ma sostanzialmente morto, un po' come l'Antica Alleanza degli Ebrei. Mi scusi, Pietro, può essere che la mia sia la visione miope di un Occidentale e basta. Però per me i cristiani Ortodossi sono come gli Ebrei: questi ultimi non hanno riconosciuto il Messia venuto a visitarli in casa loro. I primi, dal canto loro, continuano a rimanere ciechi di fronte all'accettazione del primato di Pietro, la Roccia riconosciuta da tutti i cristiani dei primi secoli che Gesù ha scelto per pascere i suoi agnelli e confermare i fratelli nella Fede. Sempre di cecità si tratta: Ebrei e Ortodossi accecati allo stesso modo. Chiedo scusa, ma credo che la stragrande maggioranza degli Occidentali pensi proprio questo della chiesa greco-ortodossa, anche se non ha il coraggio di dirlo. Vorrei un consiglio, un parere da parte sua che possa farmi cambiare idea. Grazie. 
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Gentile signor Francesco, 

strutturo la mia risposta in alcune parti. Quello che lei dice in poche righe chiede, purtroppo, una risposta piuttosto articolata. Spero abbia la pazienza di leggerla fino in fondo. Intanto, grazie per la sua sincerità e il suo coraggio.


Premessa 

Non credo che certe sue convinzioni possano cambiare con delle semplici idee o parole. Una qualsiasi idea può scacciare una qualsiasi altra ma può anche indurire le persone nei loro pregiudizi. Si possono creare delle contrapposizioni che potrebbero sfociare in bisticci come fanno certe donne al mercato, cosa che sinceramente odio. Le questioni religiose, ahimé, spingono l’uomo ad odiare il proprio prossimo che lo contraddice fino al  punto da sopprimerlo fisicamente o socialmente. È storia dei nostri giorni ed è storia pure italiana, anche se in Italia ci si serve di un pesante muro di silenzio per isolare chi non serve ai poteri forti, Vaticano incluso.

Quello di cui si occupa o si dovrebbe occupare la Chiesa non sono semplici parole, idee (da cambiare o meno), discorsi o concetti teorici ... Solo nei periodi di decadenza la Chiesa pastroccia con le parole e diviene logomaniaca, riducendo il Verbum (= Cristo) a pura vanitosa verbosità. Ecco i nostri tempi! 

D’altronde qualsiasi filosofo o demagogo sa fare discorsi migliori. Con le parole, poi, si può anche dire che il ghiaccio è bollente o che un cerchio potrebbe essere quadrato e sono convinto che si riuscirebbe pure a convincere qualcuno ... 

Per questo chi ha lo spirito autentico della Chiesa non si occupa di parole e di semplici idee ma sta su tutto un altro piano: quello della vita, o meglio della vita di Dio. “In Lui era la vita”, dice san Giovanni nel prologo del suo Vangelo. Infatti l’evangelista non dice: “In Lui era l’idea” ma “in Lui era la vita”.

Quindi la prima cosa da fare è staccarsi dai fantasmi delle idee che ci legano alle apparenze con le quali si può affermare che un morto è vivo o che un vivo è morto o che chi dice la verità è peggio della peste. Mai assolutizzare l’idea per l’idea o vivere di slogans come dei lobotomizzati! 

Nel campo della religione il ragionare serve ma fino ad un certo punto. Da un certo punto in poi ci dovrebbe essere ben altro! Viceversa, oggi si stanno partorendo autentici mostri e si scambia per religioso quello che è unicamente psicologico (veda la mia piccola analisi tra religiosità spirituale e psicologica, in questo blog) perché esiste una radicale incapacità d’intuire questo “ben altro”! Tutto inizia e finisce nel puro umano, nella pura idea! 

Le ho fatto quest’ampia premessa semplicemente per dire che la religione o la fede non è una questione d’idee, di opinioni, ma di vita, di percezioni spirituali che non ci costruiamo noi ma che ci giungono, ci interpellano e ci chiamano. 

Non dico, infatti, di sentimenti perché siamo ancora in un campo autoreferenziale, antropocentrico, ma di percezioni spirituali. Chi ha fede, non crede in un Dio morto ma in un Dio vivente che, in qualche modo, comunica qualcosa e continua sempre a rivelarsi, anche se in modo nascosto. La Chiesa si appoggia su tutto questo, anche se oggi quest’aspetto mistico è quasi completamente oscurato con danni incalcolabili.


Chiesa morta – Chiesa viva 

Dom Prosper Guéranger (1805-1875)
Con tale premessa forse è più chiaro capire che il discorso da lei fatto sul Cristianesimo orientale è puramente ideologico (ci muoviamo nell’ambito delle pure e sole “logiche idee”). Per giunta non è neppure un discorso originale. È una cosa vecchia! 

Un ragionamento del genere lo trovai tempo fa’ nell’opera di un abate ottocentesco francese: dom Prosper Guéranger. 
Quest’abate, lodevole e lodato per molte altre cose, in Institutions Liturgiques ad un certo punto afferma pressapoco: “Le eresie liturgiche nascono perché la prima cosa fatta da un eretico per attaccare la Chiesa, è quella di cambiarne la liturgia”. 
Affermazione verissima, se si pensa alla storia del Cristianesimo e se si nota cosa succede oggi! 

In seguito, invece, l’abate fa’ un discorso completamente gratuito e ideologico: “Solo un corpo morto può non avere malattie, come le Chiese dissidenti (orientali) le quali non hanno devianze liturgiche, proprio perché in realtà, essendo staccate da Roma, sono morte”. 
Queste affermazioni, che cito a memoria, sono esattamente quelle che lei ha testé fatto. 

Qui non si fanno certe distinzioni cattoliche di un tempo tra chi, separandosi, commette un peccato mentre i discendenti di costui non possono essere accusati di tale peccato. Qui si fa’ un discorso radicale che sfocia nell’assurdo: tutto il contesto separato è morto a prescindere! Sono cose che pure dal punto di vista cattolico tradizionale non stanno in piedi e aprono insanabili contraddizioni. Infatti: 

1) Se queste Chiese sono “morte”, com’è possibile che da sempre il Cattolicesimo ha ritenuto validi i sacramenti e la successione apostolica delle Chiese orientali? Una Chiesa morta non ha sacramenti validi, ossia viventi ed efficaci! 

2) Com’è possibile che una Chiesa “morta” continui ad essere chiamata “Chiesa” e non semplice “comunità”, “aggregazione”, “assemblea”, come si fa’ talora con il mondo protestante? Ammettere il titolo di “Chiesa” ad una comunità cristiana non è cosa da poco! 

3) Se, viceversa, queste Chiese non sono “morte”, ne consegue che i sacramenti da loro amministrati trasmettono la vita, ossia offrono la grazia, aprono il Cielo, anche se il cattolico tradizionale ne contesta la legittimità (appoggiandosi sulla classica divisione tra “potere dordine e potere di giurisdizione”). 

4) Se questi sacramenti offrono la grazia è inevitabile che possano essere strumenti di santità, nonostante tutto! 

5) Se sono strumenti di santità (e abbiamo non pochi casi di santi orientali ben dopo il 1054, l’ultimo canonizzato sarà padre Paisios l’Atonita) possiamo ancora dire che è una “Chiesa morta”, nonostante i peccati di certi suoi membri? 

6) Lei fa’ un parallelo tra l’Ortodossia e il mondo ebraico, per trarre le sue conclusioni. Mi permetta di dirle che è totalmente fuorviante, dal momento che tra le due realtà non ci sono gli stessi presupposti e neppure la stessa storia. Per giunta, rifiutare Cristo e rifiutare la giurisdizione papale (intesa modernamente) non è assolutamente la stessa cosa, poiché Cristo è Dio, il papa, per quanto abbia una funzione particolare nella Chiesa, è un semplice uomo come tutti! Se poi dovessi citarle un teologo cattolico (Severino Dianich) aggiungerei che “nella Chiesa quello che è fondamentale sono i sacramenti e non risulta che il papato sia un sacramento...”.

Penso che il discorso della “Chiesa morta” fu fatto praticamente per un solo motivo: dimostrare che il legame con il papa è tale da condizionare tutto, perfino la vita e la morte di una Chiesa. Veda, ad es., la bolla Unam Sactam di Bonifacio VIII che ha questa esatta tendenza. D’altronde nella stessa epoca di Bonifacio VIII i canonisti si erano spinti fino ad affermare “logicamente” che “talmente alta è l’autorità del papa che da solo potrebbe abolire i vangeli e scriverne di nuovi” (cito a memoria). 

Ora, che nella visione cattolica si ammetta il particolare ruolo del papa nella Chiesa, è un fatto evidente sul quale non serve discutere. Perfino nella visione ortodossa si può ammettere il ruolo di un vescovo al di sopra di altri, per il servizio di tutta la Chiesa (anche se questo ruolo non coincide con quello cattolico e anticamente è sempre stato così, si veda, ad es., lautonomia della Chiesa di Cipro esistente già prima del concilio ecumenico del 325. Tale autonomia sarebbe stata impossibile se allora ci fosse stato il concetto centralistico romano di tipo moderno da noi ben conosciuto. Inoltre, tale autonomia fu alla fine ratificata dagli stessi apocrisari romani di allora, i vescovi Pascasino e Lucenzio e il sacerdote Bonifacio, presenti al concilio ecumenico di Efeso del 432 che ne prese atto nellottavo canone). 

Invece, che la sola assenza del ruolo papale sia tale da determinare la morte di tutta una Chiesa, è decisamente contro la logica più elementare su esposta e va pure contro la storia in modo smaccato. 
Pensi ad una cosa: storicamente intere Chiese (dellantichità cristiana e dellalto medioevo) non hanno mai avuto a che fare con il papa o con una direttiva papale, pur essendo in formale comunione con tutti i patriarcati di allora (quello romano compreso). Il ruolo papale in quelle Chiese è stato praticamente nullo, anche nei tempi della comunione ecclesiale con Roma. Lo stesso monachesimo nel deserto della Tebaide non aveva a che fare con il papa di Roma ma, al più e solo molto saltuariamente, con il papa di Alessandria dEgitto. Eppure è sempre stato vivissimo! (*) Questo le dimostra come certe valutazioni siano totalmente forzate, quand’anche non totalmente false.

Per giunta nel Cattolicesimo se da una parte qualcuno ammette ancora “la morte” di una Chiesa senza il papa (visione iperclericalista), dall’altra c’è sempre stato chi ha ammesso che tali Chiese hanno una “reale vita”, pur prive di papa (visione ecclesiologica oggettiva)! Insomma, in una stessa Chiesa c’è chi la dice bianca e chi la dice nera su un argomento di non lieve entità, ossia esiste una palese contraddizione e questo da secoli! 

Vede, si potrebbe ammettere la reale morte di una Chiesa senza papa solo nel caso in cui il papa e Gesù Cristo fossero la medesima e identica realtà, cosa che mi pare un controsenso e un monstrum theologicum che fa’ del papa un idolo, non un semplice servitore della verità, come dovrebbe essere. Più precisamente quest’idea fa’ del papa un anticristo in senso letterale, ossia qualcuno che sta totalmente al posto di Cristo (ἀντὶ Χριστὸς), come se questo fosse mai possibile, come se Cristo non esistesse affatto per la sua Chiesa! È il miglior servizio al papa ridurlo così? Credo proprio di no, anche se nella storia ci sono sempre state ricorrenti tentazioni clericaliste in tal direzione (La stessa idea basso medioevale che l’elezione di un papa significasse la rinascita di tutta la Chiesa tende all’idolatria papale e alla sua anticristicizzazione**). 


La morte della tradizione nel Cristianesimo: la sua sostituzione con lopinione umana 

Detto ciò c’è un altro elemento molto problematico che soggiace nel suo discorso, elemento da lei implicitamente suggerito: la morte della tradizione e la sua sostituzione con l’opinione umana.  (Sembra che sia  dallopinione umana aggiornata che trarrebbe, nella sua logica, la vita la stessa Chiesa).

Una Chiesa – ma pure una qualsiasi religione – compare e vive nella storia in questo modo: un’autorità fondativa (un profeta, un uomo spirituale) fonda una tradizione religiosa. Qualsiasi altra autorità che gli succede non è più fondativa ma unicamente a servizio della tradizione stabilita, una volta per tutte. Da questo momento in poi la tradizione, in ambito religioso, sta su un livello superiore a qualsiasi autorità umana che la serve e la trasmette. Qui l’opinione umana sulla religione non ha alcun senso ma occorre unicamente l’adeguamento della volontà umana alla tradizione fondativa. 

Osservi bene tutte le religioni storiche e noterà che funzionano effettivamente così. Lo stesso san Paolo dice che non si può creare un nuovo fondamento a quello posto (1 Cor 3, 11): Cristo non cambia ma è identico ieri, oggi e in eterno e come lui pure la Chiesa (Cfr. Ebr 13, 8)! Per questo le opinioni fanno solo confusione nella Chiesa, stessa confusione che si vedeva nelle prime comunità cristiane in chi si credeva di Paolo, di Pietro, di Apollo ecc, e non direttamente di Cristo, come ricorda l’apostolo (1 Cor 1, 12). 

In ambito cristiano, Cristo, uomo-Dio, ha posto un fondamento e una tradizione. I vescovi, autorità non fondative, espandono la tradizione ricevuta dagli apostoli e da Cristo, nel tempo e nello spazio. 

Questa tradizione viene rinvigorita e tradotta in disposizioni umane nella Chiesa (le cosiddette tradizioni ecclesiastiche). Una liturgia autentica è una disposizione umana che riflette in varie modalità la tradizione di Cristo, il suo spirito, la sua mentalità. Ecco perché in questo blog parlo di liturgie tradizionali (e non di disposizioni ecclesiastiche che alternano lo spirito della Tradizione). 

Purtroppo nell’ambito cattolico, in questi ultimi decenni, è avvenuta una profonda rivoluzione, i cui prodromi si notavano anche diverso tempo fa’: lautorità non fondativa si è silenziosamente eretta, di fatto, al di sopra della tradizione come se fosse fondativa. Questo è avvenuto in molte realtà del Cattolicesimo. Le tradizioni ecclesiastiche sono state modificate, a volte divelte, con l’idea di servire la tradizione fondativa ma di fatto allontanandosi sempre più da essa. 

In Occidente il primo a farlo in modo radicale e moderno fu Martin Lutero: l’autorità del singolo che legge la Bibbia sta sopra a qualsiasi interpretazione della tradizione! Ed è così che Tizio e Caio, leggendo lo stesso passo biblico, possono dire cose opposte; hanno opinioni opposte e in guerra tra loro! 

Alla fine, più che servire alla Bibbia o adattarsi ad essa, costoro arrivano a cercare nella Bibbia qualcosa che dia loro ragione e aboliscono qualsiasi tipo di autorità umana. Non cercano un correttore o un pedagogo, correttore che può applicare la tradizione e le tradizioni con sfumature differenti a seconda della persona. Cercano un complice. Ed ecco evacuata la tradizione spirituale mantenendo intatte le apparenze della religione! Oggi gran parte del mondo cattolico – dopo 500 anni – ha di fatto seguito compiutamente questo cammino e ne tira tutte le conseguenze. Una di queste è il fatto che nessuno si sente più limitato e peccatore, bisognoso di sottomettersi ad un’autorità spirituale per progredire cristianamente. Sono tutti divenuti perfetti e non vogliono correzioni, tutti si sentono maestri anche se religiosamente ignoranti! E d’altronde dove sono le autorità realmente spirituali visto che queste “non sono nessuno per giudicare”? 

Le opinioni imperano, la babele si diffonde a macchia d’olio ma viene pateticamente scambiata per “vita religiosa”. È evidente che anche per lei è questa la vita della Chiesa! Questo spiega la sua opinione: chi segue la tradizione, ripetendo gesti, parole, testi liturgici e stili antichi, non può che appartenere ad una “Chiesa morta”! In questa sua prospettiva si confonde la vita della Chiesa (che non fa’ clamore e pubblicità e si attiene alle disposizioni fondative) con il vitalismo mondano, oggi ben radicato tra i cristiani postmoderni. E la cosa peggiore è che si ritiene tale vitalismo mondano dono ed effetto dello Spirito santo (il che è pura bestemmia e cieca illusione). 

Il fatto è che, affermando questo, senza saperlo si va direttamente contro la propria fede, poiché la fede cristiana in senso autentico si regge solo e unicamente nell’alveo della tradizione, non al di fuori di essa. Nella vita cristiana pratica ci potranno essere adattamenti, aggiustamenti non sostanziali alla tradizione, ma non si potrà non dimorare in essa. Soprattutto non si potrà odiare la propria tradizione, come invece avviene diffusamente in Occidente, al punto che un vescovo può disprezzare o perseguitare un suo prete solo perché si veste in modo tradizionale o le comunità religiose si dividono tra residui vecchi (con un vago ricordo della tradizione) e pochi giovani (sempre più scapestrati, disobbedienti e ironici) ... 

Odiare le tradizioni ecclesiastiche fondate sulla tradizione di Cristo e in suo supporto significa, alla fine, odiare la tradizione stessa di Cristo. È inutile illudersi con vuoti giri di parole! 

Nel momento in cui un singolo o una Chiesa intera iniziano a mettere da parte la tradizione (contrapponendosi artificiosamente ad essa in nome di un’autorità, di un concilio, di un papa o di se stessi), la Chiesa muore. 

Sì, esattamente qui la Chiesa muore, non nel caso da lei creduto. E qui parlano le tristi percentuali, le cifre, quand’anche non assurga alle cronache il bassissimo livello qualitativo di molto clero e dei cristiani! 


Conclusioni 

Se quanto esposto le risulta incomprensibile e inaccettabile, è perché non meno di molti subisce una mentalità che di fatto non è ecclesiale ma che segna in profondità lo stesso Cattolicesimo postmoderno. È una mentalità dissolvitrice, tant’è vero che il mondo Cattolico (con autorità papale) è immerso in profondi problemi liturgici, dogmatici e spirituali, inesistenti nel mondo Ortodosso (privo di papa ma, fino ad oggi, per nulla in rotta con la sua tradizione e coerente con essa). E noti che non parlo di problemi umani (simili ovunque e che sono il primo a denunciare) ma di problemi istituzionali di base, quelli che mettono a repentaglio l’essere della Chiesa stessa. 

Questo blog mostra come, valutando la tradizione antica presente laddove è vissuta, lungi dal mummificare una Chiesa, si finisce per fare il miglior servizio anche alla sua stessa autorità. 

Prenda pure tutto il tempo che vuole per riflettere sulle mie parole. Nel caso in cui non le accetta è libero di farlo. La fatica del mio scrivere servirà ad altri. 

Le porgo i miei più distinti saluti.

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Note

(*) Una decina d'anni fa’ feci la recensione di un libercolo pubblicato per la Cittanuova editrice, scritto da una pia signora la quale s’inventò che sant’Antonio il Grande (III-IV sec.), oltre a fare l’adorazione eucaristica (evidente proiezione di un esercizio di pietà latina che allora era ben lungi dall’esistere pure nella Chiesa romana e che inizia solo l11 settembre 1226 in Francia) invocava nelle sue preghiere il santo padre di Roma. Questi veri e propri cortocircuiti si spiegano solo pensando che, magari in buonissima fede, la gente cone questa pia signora pensa di mettersi in luce davanti al papa regnante stuprando, però, in modo impietoso la storia e i fatti (tanto di questi ultimi a loro che importa?). 
Sarà stato tanto se sant'Antonio il Grande avrà sentito parlare del papa di Alessandria e non è neppure detto che in tutta la sua vita lo abbia incontrato. Figuriamoci il papa di Roma!

(**) Diversi anni fa’ lessi un interessante articolo su un aspetto iconografico che sfugge ai più: sulle basi del baldacchino del Bernini, nella basilica di san Pietro, sono raffigurate le varie fasi del volto di una donna partoriente. 


Lo studioso di quell’articolo del quale mi sfugge il riferimento, affermava che tali raffigurazioni ritraevano una donna nellatto di partorire. Il medesimo studioso collegava il parto della donna con la tradizione basso medioevale di far sedere il papa neo-eletto su una sedia da partoriente in porfido appartenuta ad un’imperatrice. 
Sedia da partoriente
usata in un momento della lunga cerimonia
d'insediamento e 'incoronazione dei papi medioevali
La cultura barocca, anche attraverso questo particolare, si manifesta come l’estrema propaggine nella quale continuano a trasmettersi alcuni aspetti propri al basso medio evo della Chiesa romana. 
Lo studioso quindi concludeva che, dietro ad ogni elezione papale, ci fosse la raffigurazione simbolica della rinascita della Chiesa e che le basi sulle quali si appoggia il baldacchino berniniano lo volessero ricordare.

Vale la pena ricordare che chiunque ha un poco di basi patristiche si rende conto che se per alcuni Padri la Chiesa nasce dalla Pentecoste, in altre fonti cristiane antiche, nasce addirittura prima di tutte le cose (vedi il Pastore d'Erma, Visione II, 4, 1). Ora, prima di tutte le cose il papato non cera, quindi la Chiesa è esistita per lunghissimo tempo senza il papato! Ne consegue che la sua supposta rinascita non dipende dal papato e che la visione basso medioevale su tale particolare è del tutto fittizia.

venerdì 29 agosto 2014

Recensione ad un nuovo libro e annuncio di novità


Un blog come il mio non poteva ignorare una pubblicazione uscita da poco per le edizioni EDB: Libro del celebrante (Sluzhebnik).
Si tratta di un lavoro editoriale che riporta i testi della liturgia di san Giovanni Crisostomo e di san Basilio Magno con riferimento a quelli slavonici russi.

Il testo è stato curato da un filologo che sa il fatto suo, Valerio Polidori. Nell’introduzione, infatti, espone i criteri filologici seguiti e mi trova sostanzialmente d’accordo. Finalmente qualcuno che sa un po’ lavorare, dopo decenni di vuoto o di opere liturgiche bizantine che avevano aspetti da commedia dell’assurdo!
Non è un caso, infatti, che Polidori sin dalla prima pagina dell’introduzione critichi un lavoro sulla quale avevo a suo tempo fatto delle osservazioni: il Compendio liturgico ortodosso del 1990. Per Polidori è un’opera amatoriale “prevedibilmente costellata di errori di ogni genere”.

Dal momento che il libro su cui compare la critica del Polidori è patrocinato dal Patriarcato di Mosca, immagino che gli autori e i tifosi di questo Compendio (tutt’oggi viventi) ingoieranno il boccone amaro e se ne staranno quatti quatti. Non altrettanto fece qualcuno di loro con il sottoscritto, abbastanza recentemente, come se mi muovessi per capriccio o antipatie personali e non per delle fondate e oggettive ragioni. C'è sempre qualche persona disposta a credere di essere quasi "infallibile" solo perché porta una stola o un epitrachili sulle spalle (*) e guai a fare una critica! In realtà tutti siamo in cammino e nessuno può dire d'essere perfetto o arrivato!

Affermo ciò giusto per far capire ai lettori che il lavoro assolutamente più pesante di una persona in questo campo, non è imparare il greco antico e mettersi a tradurre opere poderose, ma non essere affatto supportato da chi, alla fine, riceve un buon servizio. Oltre a questingratitudine,  il muro d’indifferenza e sospetto di costoro potrebbe spiegarsi solo in una maniera: presso certi ambienti ecclesiastici, ahimé, si mietono tutt’altro che complimenti poiché c’è sempre qualcuno che trema di paura all'idea che un filo d’erba possa fargli ombra.

L’opera curata dal Polidori, viceversa, presenta in Italia qualcosa che finalmente è degno d'essere chiamato “libro liturgico”, nonostante qualche piccolo particolare estetico che, sinceramente, avrei alleggerito. 
Detto ciò, si devono osservare alcune cose:

1) questo libro è indirizzato al clero, non a tutti.
2) Ne consegue che il curatore non si sofferma affatto a dare dettagliate spiegazioni sui vocaboli e sul significato di certi termini. In altre parole, non esiste un approccio didattico e pastorale e moltissime cose sono scontate;
3) Questo libro non è testo a fronte, ossia riporta i testi solo in lingua italiana. Chi lo legge non ha, dunque, la possibilità d’avere un riferimento con i testi-base (in questo caso slavonici).
4) Essendo un testo utilizzato dalla Chiesa russa, nonostante diversi elementi comuni con quella greca, ha pure alcuni elementi che lo diversificano. Di questo bisogna tenerne conto.

Fatte queste osservazioni, mi fa’ piacere segnalare la presenza di questo lavoro, come di qualsiasi altro lavoro fatto con un po’ d’intelligenza e competenza (cosa assai rara in questi giorni).   

Approfitto di questo post per annunciare che sto elaborando un libro che accorperà alcune pubblicazioni della mia collana liturgica bizantina ed è particolarmente rivolto ai laici.
Il libro, che avrà i testi ulteriormente controllati, spero sarà supportato da uno sponsor in modo da essere pubblicato in Italia e possa rinvenirsi nelle librerie. 
Ecco il suo contenuto:

1)  Rito della Proskomìdia (greco-italiano);
2)  Liturgia di san Giovanni Crisostomo (greco-italiano);
3)  Liturgia di san Basilio Magno (greco-italiano);
4) Piccolo Manuale liturgico (con ampie spiegazioni liturgiche e sugli oggetti e luoghi della liturgia), corredato di immagini.
5) Piccolo Eortologio, ossia una raccolta delle parti variabili e delle letture bibliche delle principali feste dell’anno liturgico bizantino (pressappoco venti) per la Divina Liturgia. In questo modo tale libro è una specie di “Messalino Bizantino”, cosa fino ad ora mai tentata in Italia, a parte il tentativo fatto da Damiano Como negli anni ’60.

Il libro sarà pubblicato in due colori (rosso e nero) e dovrebbe avere un prezzo accettabile.

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(*) Ricordo un fatterello divertente accaduto nel monte Athos davanti al sottoscritto. C'era un signore facinoroso che stava criticando, davanti ad altri greci, il papa. Ad un certo punto interviene un'altro fino allora in disparte per manifestare il suo dissenso. Il facinoroso gli chiede: "Perché dici questo, non sarai mica cattolico?". E l'altro: "No, sono ortodosso ma da noi ogni vescovo è papa, mentre nel cattolicesimo il papa è uno solo": Questo per dire che un certo clero si sente intoccabile e infallibile solo perché è clero, come se fosse esente da errori e da peccati. Guai a toccarli, uno se li fa' nemici!

mercoledì 27 agosto 2014

La chiesa capovolta

Ho sempre pensato che l'arte è un mezzo potente con il quale si esprime visivamente quanto vive lo spirito umano in un determinato tempo.
Le opere artistiche riflettono, così, quanto passa nel cuore umano, che sia positivo o meno.
I nostri, si sà, sono tempi di confusione, ma è una confusione voluta. Basterebe volerlo e non prevarrebbe tale confusione ma un minimo di ordine, nei singoli e nella società.
La cosa riguarda in primis la Chiesa.
Oggi la Chiesa - almeno in Occidente - ha inevitabilmente finito per assoggettarsi alla moda del secolo con la conseguenza di esserne strattonata più o meno a seconda dei suoi ambienti, nonostante la resistenza - sempre più eroica - di chi vi si oppone venendo sistematicamente isolato.
L'artista registra tutto questo filtrandolo con la sua sensibilità. Generalmente all'artista sfuggono le minoranze eroiche e si catalizza, a suo modo, sul pensiero generale.
Ho casualmente scoperto questo lavoro artistico di Dennis Oppenheim che si trova esposto in Canada, a Calgary e che fu inizialmente esposto alla biennale di Venezia nel 1997. È evidentemente una chiesa rovesciata. Nell'intenzione dell'artista la chiesa è orientata in tal modo per... sconfiggere il male, affermazione che, personalmente, mi pare più una semplice scusa contro qualche polemica che altro. 

Infatti non può non sfuggire una cosa: il campanile che indica più di ogni altro elemento architettonico l'ascensionalità dell'edificio, il suo slancio verso il cielo - a cui guarda il cristiano praticante - si proietta dentro la terra, si fa terra con la terra. La terra sostituisce il cielo, con tutto il significato simbolico che ciò inevitabilmente comporta. La chiesa, poi, è rappresentata come una struttura vuota. (Tralascio eventuali osservazioni psicoanalitiche sul manufatto poiché potrebbero parere inopportune e scandalizzare i pusillis...).
 
Perché meravigliarsi? L'artista - anche se non lo dice e forse non ne è totalmente cosciente - ha saputo rendere nel modo più chiaro e plastico quanto, di fatto, buona parte del Cristianesimo oramai vive... Nonostante ciò nel Cristianeismo ci sono ancora alcune braci ardenti che continuano a bruciare sotto tanta cenere, nell'indifferenza, se non nel disprezzo, di tanti cosiddetti cristiani. 

Domande provocatrici: chissà come reagirebbero i mussulmani se un artista mettesse nella piazza di un paese a maggioranza islamica la riproduzione in miniatura di una moschea con i minareti ficcati sotto terra?  L'indifferenza della maggioranza del nostro mondo non indica, per converso, che qui il Cristianesimo nella società è in avviato stato comatoso?



Qualcosa di simile all'opera canadese c'è stata anche in Italia alcuni anni fa' con una criticata opera di Maurizio Cattelan rappresentante Giovanni Paolo II travolto da una meteorite. 

Non darei tanto la "colpa" all'artista, nonostante sia palese la sua voglia di emergere costi quel che costi perché, come dicevo, l'artista è quasi un catalizzatore dello spirito del tempo che ne sia cosciente o meno. Questo lo si osserva chiaramente aprendo un qualsiasi libro di storia dell'arte: anche gli epigoni e gli artisti minori riflettono la temperie del loro saeculum!
L'opera, osservata in questo senso, pare rappresentare la debolezza e la sopprimibilità della figura papale, evidentemente sentita non da pochi come qualcosa di totalmente inutile, nonostante la sua proprorzionalmente inversa e crescente pubblicità (ai nostri giorni in taluni momenti  quasi insopportabile). La cosa fa' impressione particolare se si considera che il papa "soppresso" ha usato in modo intensissimo ogni mezzo mediatico per emergere. Con questo risultato finale, poi?

domenica 10 agosto 2014

Consigli spirituali



Nel post precedente abbiamo visto che la religiosità non può essere di tipo psichico, poiché è frutto di puro egoismo personale: la persona non esce dal cerchio di se stessa, non può raggiungere Dio e, conseguentemente, non può esercitare un vero e altruistico amore verso il prossimo, anche se teoricamente impegnata in organizzazioni filantropiche.

Ne consegue che una Chiesa non può in alcun modo promuovere una religiosità di tipo psichico (la ricerca di emozioni e sensazioni, il culto piuttosto idolatrico a questo o quel personaggio vivente, il sensazionalismo e lo spettacolarismo religioso) perché decade a livello di setta e il suo culto diventa puro teatro. Nonostate ciò, la religiosità psichica è molto diffusa!

Se la vera religiosità della Chiesa è di tipo spirituale allora seguono tutto un altro genere di conseguenze di tipo molto pratico.

Tempo fa' alcuni posero delle domande ad un monaco vissuto santamente e ora passato a miglior vita: il monaco Paisios l'atonita. Questo uomo di gran spessore spirituale attraverso dei consigli spirituali illustrò quale dev'essere l'impostazione del cristiano: l'amore altruistico che nasce dal puro amore verso Dio. 

È questo, in buona sostanza, il segno di una religiosità di tipo spirituale. Solo questo, per Paisios, sarà in grado di portare frutto per l'eternità.
Ecco una parte dell'intervista.


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- Gheron, come viene purificata l’anima?

- Quando l’uomo s’impegna a seguire i comandamenti di Dio, e lavora su se stesso per purificarsi dalle passioni, allora la sua mente s'illumina, raggiunge i livelli della visione [l'intuizione spirituale della presenza divina], quindi l’anima s’illumina e torna allo stato in cui era prima della caduta di Adamo ed Eva. Dopo la risurrezione dei morti si troverà in una tale situazione. È pure possibile che l’uomo veda la risurrezione della propria anima prima della risurrezione comune, se viene completamente purificato dalle passioni. Allora il suo corpo sarà simile a quello degli angeli, intangibile, e non si curerà del nutrimento materiale.

- Gheron, come avverrà il Giudizio Futuro?

- Nel Giudizio futuro la condizione di ogni uomo sarà rivelata in un instante ed ognuno prenderà da solo la strada per andare dove deve. Ognuno potrà vedere, come davanti ad una televisione, le proprie disgrazie [operate in vita] e la condizione spirituale altrui. Sarà in grado di rispecchiare se stesso sugli altri e poi, con la testa abbassata, andrà ad occupare il proprio posto [che merita]. 

Ad esempio, la nuora seduta comodamente con le gambe accavallate davanti a sua suocera che, con la gamba rotta, si curava del nipotino, non potrà dire: «Cristo, perché metti in Paradiso mia suocera e non me?", proprio perché le si presenterà davanti l’immagine di quella scena. Si ricorderà di sua suocera che stava in piedi con una gamba rotta prendendosi cura del nipotino e non avrà il coraggio di pretendere di entrare in Paradiso. Lì non ci sarà neanche posto per lei (*).
Poi i monaci vedranno le difficoltà, le pene che attraversarono i laici e il modo in cui le affrontarono e se loro, in quanto monaci, non avranno vissuto correttamente, piegheranno la testa e andranno dove devono.

Anche le monache che non avranno soddisfatto Dio vedranno come alcune eroine – senza voti né benedizioni e opportunità monastiche – hanno lottato e in che condizione spirituale sono giunte. Quelle monache vedranno come si erano occupate e preoccupate di tante cose meschine e s’imbarazzeranno! Il mio pensiero [logismòs] mi dice che il Giudizio sarà fatto così. Non sarà Cristo a dire: “Vieni qui tu, che hai fatto?” oppure “Tu andrai all’inferno, tu in Paradiso”, ma ognuno farà il paragone di se stesso con l’altro e prenderà la strada per il posto che gli compete.

- Γέροντα, πως εξαγνίζεται η ψυχή;

- Όταν ο άνθρωπος εργασθή τις εντολές του Θεού, κάνη δουλειά στον εαυτό του και καθαρισθή από τα πάθη, τότε ο νους φωτίζεται, φθάνει σε ύψος θεωρίας, και η ψυχή λαμπρύνεται και γίνεται όπως ήταν πρίν από την πτώση των Πρωτοπλάστων. Σε τέτοια κατάσταση θα βρίσκεται μετά την ανάσταση των νεκρών. Μπορεί όμως ο άνθρωπος να δη την ανάσταση της ψυχής του πριν από την κοινή ανάσταση, αν καθαρισθή τελείως από τα πάθη. Το σώμα του τότε θα είναι αγγελικό, άυλο, και δεν θα νοιάζεται για τροφή υλική.

- Γέροντα, πως θα γίνη η μέλλουσα Κρίση;

- Στην μέλλουσα Κρίση θα αποκαλυφθή σε μια στιγμή η κατάσταση του κάθε ανθρώπου και μόνος του καθένας θα τραβήξη για 'κει που είναι. Καθένας θα βλέπη σαν σε τηλεόραση τα δικά του χάλια και την πνευματική κατάσταση του άλλου. Θα καθρεφτίζη τον εαυτό του στον άλλον και θα σκύβη το κεφάλι και θα πηγαίνη στην θέση του. Δεν θα μπορή λ.χ. να πη μια νύφη που καθόταν μπροστά στην πεθερά της σταυροπόδι και η πεθερά της με σπασμένο πόδι φρόντιζε το εγγονάκι: «γιατί, Χριστέ μου, βάζεις την πεθερά μου στον Παράδεισο κι εμένα δεν με βάζεις;», επειδή θα έρχεται μπροστά της εκείνη η σκηνή. Θα θυμάται την πεθερά της που στεκόταν όρθια με σπασμένο πόδι και φρόντιζε το εγγονάκι της και δεν θα έχη μούτρα να πάη στον Παράδεισο, αλλά ούτε και θα χωράη στον Παράδεισο. Ή οι μοναχοί θα βλέπουν τι δυσκολίες, τι δοκιμασίες είχαν οι κοσμικοί και πως τις αντιμετώπισαν και, αν δεν έχουν ζήσει σωστά, θα σκύψουν το κεφάλι και θα τραβήξουν μόνοι τους για εκεί που θα είναι.

Θα δουν εκεί οι μοναχές, που δεν ευαρέστησαν στον Θεό, ηρωίδες μάνες, που ούτε υποσχέσεις έδωσαν, ούτε τις ευλογίες και τις ευκαιρίες τις δικές τους είχαν, πως αγωνίσθηκαν και σε τι κατάσταση πνευματική έφθασαν, και εκείνες, καλόγριες, με τι μικροπρέπειες ασχολούνταν και βασανίζονταν, και θα ντρέπονται! Έτσι μου λέει ο λογισμός ότι θα γίνη η Κρίση. Δεν θα πη δηλαδή ο Χριστός: «έλα εδώ εσύ, τι έκανες;» η «εσύ θα πας στην κόλαση, εσύ στον Παράδεισο», αλλά ο καθένας θα συγκρίνη τον εαυτό του με τον άλλον και θα τραβήξη για εκεί που θα είναι.

Πηγή: Από το βιβλίο «Οικογενειακή ζωή» Λόγοι Δ'

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(*) Giudizio veramente attuale: quanti nel nostro mondo, soprattutto giovanile, sono solo disposti a prendere, a razziare e rovinare e quanti pochi danno e costruiscono spontaneamente? L'impotenza e atonìa dell'anima che rende passive ed egoiste le persone si è talmente diffusa che ne facciamo dolorosa esperienza ogni giorno! Ma una nazione senza persone in grado di saper offrire e di sacrificarsi è condannata o prima o poi a sciogliersi e a essere sopraffatta e una Chiesa con gente similare è destinata a morire! Non serve essere profeti per prevederlo ...

venerdì 8 agosto 2014

Religiosità psicologica - religiosità spirituale

Folklore locale: se la religiosità è solo espressione di questo non è vera religiosità

Una delle cose più importanti, in chi vive la fede, è avere una visione molto pratica della realtà e della vita stessa. Chi vive la fede sa benissimo che la cosiddetta “conversione”, ossia ladeguare la propria vita alle esigenze evangeliche, è uno sforzo continuo dal momento che spontaneamente chiunque si autogiustifica adagiandosi sulle comodità: “Non ho mai ucciso nessuno, va bene quello che faccio, faccio fin troppo....”.

Al contrario, Clemente dAlessandria, nel terzo secolo, diceva: “Se un uomo non è incoronato dal martirio, che si preoccupi di non essere lontano da chi lo è”.

Oggi siamo in una situazione cristiana assai penosa. Per questo ho voluto fare questo post in cui parlo di  “religiosità psicologica” e di “religiosità spirituale” lasciando ad intendere che sono cose completamente diverse.

La conversione religiosa sta su un piano opposto rispetto a chi sinteressa di cose religiose per esigenze unicamente psicologiche. La conversione riguarda la spiritualità, la prassi spirituale. La psicologia, nel senso da me osservato, non ha a che fare con la spiritualità. Cercherò di spiegarlo dettagliatamente di seguito.

La religiosità psicologica

Ho visto persone in molti ambienti che si accostavano a svariati mondi religiosi ma che, a mio avviso, non entravano mai in una vera intelligenza spirituale. Si avvicinavano alle forme religiose per un gusto personale, come chi cambia abito seguendo la moda del momento, giusto per sentirsi à la page. Qualcuno pure per una convenienza materiale. Era il loro modo per sentirsi “meglio” e “distinti” dalla massa. Rispondeva, quindi, a criteri unicamente psicologici e quindi superficiali. Faccio degli esempi pratici.

A Venezia cè una distinta signora che gestisce un negozio molto ben tenuto di articoli esotici (anelli, stoffe, oggettistica varia). In questo negozio ha un tempietto con un idolo davanti al quale arde sempre un lumino. Credo sia buddista. Ebbene: si vede distante mille chilometri che la signora è una “convertita” poiché veste sempre molto etnicamente, in arancione, con molti bracciali e campanellini alle caviglie al punto che quando cammina sembra quasi un carillon. Ritengo che un buddista autentico, in Occidente ma anche nel proprio paese, è assai meno folklorico e molto più naturale, non ha bisogno di tutta questa ostentazione, quasi a convincere se stesso perché, in fondo in fondo, pare non essere certo di essere quel che vuole essere (1).

Anni fa conobbi una coppia di “tradizionalisti cattolici”. Costoro, a differenza della signora buddista, non avevano degli abiti folklorici particolari ma, in compenso, ostentavano uno stile molto “antico”, desueto. Capisco e approvo il modo modesto di vestire ma qui si andava ben oltre: la signora aveva un taglio di capelli anni ’40 e tutto il suo vestire era adeguato a quellepoca al punto che sembrava saltata fuori da una vecchia foto. Sembra che fare una scelta religiosa comporti, in alcuni, essere completamente avulsi dal tempo attuale. Questo, secondo me, risponde più a criteri psicologici che a criteri spirituali in senso stretto. La signora tradizionalista, poi, parlava in un salotto davanti ad altri per magnificare se stessa sciorinando discorsi infiniti su come lei avesse capito la verità religiosa. Evidentemente le sfuggiva pure che il non mettersi al centro degli sguardi è una prerogativa essenziale e importante, in chi vive la fede cristiana!
Altri tradizionalisti del medesimo ambiente avevano la consuetudine di canticchiare canti gregoriani anche fuori dalla Messa, in casa, a passeggio, perfino in toilette! Anche questo offre lidea che qui qualcosa non quadra.


Abito maschile settecentesco
A Parigi, in una manifestazione tradizionalista cattolica verso il 1990, vidi una famiglia che mai avrei immaginato esistesse. Gli astanti la additavano come un esempio: i maschi di tale famiglia non avevano mai vestito i calzoni attuali disprezzandoli perché rivoluzionari e vestivano, piuttosto, con abiti simili a quelli contadini del 1700/1800. I loro calzoni erano dunque in tutto simili a quelli della figura qui accanto. Le donne avevano gonne lunghe fino alle caviglie. Era un abbigliamento precedente a quello della rivoluzione dei costumi moderni. La cosa, oltre che piuttosto risibile, si giudica da sola e indica cosa sia essenziale per certa gente ...

In unaltra situazione conobbi un signore che, da cattolico, divenne musulmano. Costui osannava lIslam quale luogo in cui si vive eticamente, contrariamente alla decadenza del mondo occidentale. Una volta mi spedì per e-mail il discorso di uno sceicco che magnificava i benefici moralizzanti dellIslam nella società. Luomo si sposò una tunisina ed ebbe dei figli ma il matrimonio non durò e lui con una banale scusa la ripudiò. Mi dissero che la moglie ritornò al suo paese natale non capendo il modo religioso intransigente e rigorista del marito. Lei, nativa musulmana, non capiva lo stile religioso del marito, segno che questultimo, in realtà, aveva confezionato unidea totalmente personale di islam!


In Friuli esiste una signora perennemente a caccia di emozioni religiose. Costei un tempo era nota per assillare il clero cattolico affinché si mobilitasse per questa o quelliniziativa di carattere morale. Fu una sostenitrice del famoso vescovo Milingo e unattivista nel noto movimento carismatico. Spesso si faceva chiudere in una chiesa (allora gestita da capuccini) per delle preghiere di ringraziamento”,  come diceva di fare. Ovviamente non era sola ma con qualche altra attempata compagna di emozioni religiose e di un ragazzotto, ingenuo e abbastanza plagiato. Alla fine delle loro pie pratiche uscivano  da una porta laterale. 
Un giorno, in modo casuale, ero presente in quella chiesa. Era terminata la messa e la signora, con il suo gruppetto, pensava non ci fosse più nessuno tranne loro. Allinizio fecero delle preghiere che parevano normali. Dopo cinque o sei minuti il ragazzo, sollecitato dal piccolo gruppo di beghine, iniziò a fare una specie di gargarismi ad alta voce: erano le preghiere in lingue, come dicono i cosiddetti carismatici”, fenomeno che mandava in visibilio le beghine presenti. Ognuno può vedere che il cosiddetto buon senso è, qui, completamente evaporato e con esso ogni sano atteggiamento religioso. Si noti che, dal punto di vista strettamente umano, questa persona non è per nulla sopportata dal consorte al punto che vivono come estranei sotto lo stesso tetto. È evidente che quando la base umana è deficitaria tutto il resto traballa, compreso il modo di vivere la religiosità.

Queste mie osservazioni sono ulteriormente confortate da analoghe osservazioni di un prete ortodosso su alcuni convertiti inglesi allOrtodossia. Anche qui si nota che le persone descritte sono su un piano puramente psicologico.

“Quando sento qualcuno dire che è un convertito, gli chiedo subito: Convertito a cosa? Al folklore greco? Al cibo russo? Al fariseismo? Alla nostalgia per lAnglicanesimo o al Cattolicesimo vecchio stile? A una mania intellettuale di sincretismo? […] 
Ci sono le persone che sono state attratte dallOrtodossia per mezzo di una scoperta fatta in una vacanza. Io chiamo queste persone 'ortodossi da vacanza'. La loro attrazione spesso non è davvero per Cristo, ma per una cultura straniera ed esotica – quanto più esotica, tanto meglio. Dato che vivono vite molto prosaiche, la Chiesa Ortodossa dà loro qualcosa da poter sognare, di solito la loro prossima vacanza a Creta od ovunque sia. Lattaccamento alle cose esterne può estendersi allabbigliamento, alla lingua, al cibo e al folklore. Ricordo una chiesa russa in Belgio, in cui sapevi immediatamente chi erano i convertiti; gli uomini avevano barbe da contadini del diciannovesimo secolo, e le donne portavano gonne lunghe trasandate e sembravano avere tovaglie sulla testa. Sapevi chi erano i russi, perché erano vestiti normalmente. In una chiesa greca di qui, cerano due preti, un greco e un convertito. Sapevi immediatamente chi era il convertito, perché portava manti dalle maniche ampie, e un enorme copricapo a comignolo sulla testa. Il greco portava una semplice sottana.
In unaltra chiesa russa i russi parlavano sempre di canti, di Natale e di Pasqua, ma i 'convertiti' (ed erano proprio tali) parlavano di 'innografia' e della 'Natività' e della 'Paskha'. Un vero russo, nato in Unione Sovietica, mi ha detto piuttosto crudelmente quanto amava il convertito nella sua parrocchia, perché 'mi fa ridere con tutto il suo folklore'. Lo zelo mal diretto è sempre ridicolo. Lo zelo deve essere incanalato in modo giusto per portare a risultati positivi” (2).

Un gruppo di protestanti "Amish". Presso questa
denominazione sono vietate parecchie consuetudini
attuali tra cui quella di usare le automobili.
Gli Amish si muovono solo a cavallo o
in carrozza.
Io stesso conobbi un prete convertito ortodosso il quale forzò la moglie a divenire ortodossa. In certe occasioni anche costui, come nellesempio posto in alto, ama andare in giro vestito in modo molto vistoso e, in una certa regione della Grecia, era lunico a farlo. Lilluso credeva di ricevere complimenti per questo, come se bastasse il solo vestito a fare il monaco santo. Così si meravigliò assai quando la gente, evidentemente più sensata di lui e sospettosa davanti le apparenze, lo ricambiò con una perfetta indifferenza. La moglie mal sopportò il modo artificiale con cui il marito pensava di vivere la fede e pian piano si allontanò dalla chiesa fino a disprezzare la sua scelta religiosa obbligata. Mi capitava di vedermela davanti, piangente, dicendo: Ho paura daver sbagliato tutto!. Alla fine divorziò per le pesanti e insormontabili difficoltà che il marito le creava. Oggi costui, incredibile dictu!, accusa la moglie d “aver fatto del male alla Chiesa”. lEglise cest moi! La frase, oltre a tentar di far leva sul senso di colpa nellillusione di sottomettere lex moglie, indica linfimo livello della persona che la pronuncia. È la prima volta che sento definire Chiesa qualcosa che, invece, è un intoccabile, granitico e idolatrico egoismo...

Gli esempi riportati sono funzionali solo a una cosa: mostrare dei generi di religiosità che non arrivano mai al cuore della realtà religiosa ma obbediscono a criteri puramente esteriori, psicologici, spesso puramente egoistici.

L' "aperi-messa" di Palermo, una messa
a cui seguono aperitivo e balli
Ecco perché rimango assai perplesso quando vedo nel mondo cattolico intere chiese che fanno leva sugli aspetti psicologici per attrarre le persone, perché non è questo il modo vero con cui la Chiesa fa dei cristiani. Porre laccento sullesteriorità (fare delle messe sempre più secolarizzate e adattate alle mode, magari seguite da aperitivi e balli) o sul sentimentalismo (far di tutto per emozionare le persone) significa non andare mai a fondo, significa fornire ragioni unicamente psicologiche e, dunque, non essere mai spirituali (ossia realmente evangelici). Forse questo servirà a rimpinguare le casse della chiesa (e le rimpingua senzaltro!) (3) o a dar lillusione davere ancora un impatto sociale. Queste cose non durano, perché sono prive di radici...

Vale la pena, perciò, riportare unulteriore osservazione del sacerdote ortodosso già citato: “Se non avete contatto con la realtà, allora non imparerete mai cose reali. La vita della Chiesa non è fatta di cose senza senso [spirituale]” (4).

La religiosità spirituale

La religiosità spirituale ha, invece, tutto un altro orientamento. Prima di tutto tiene conto delle cose reali, della situazione reale della persona e di quanto la circonda. Questo significa entrare nella vita della Chiesa e, come dice il sacerdote da me citato:
“La vita della Chiesa ha a che fare con queste cose: Chi preparerà il caffè? Chi laverà i piatti? Chi penserà ai fiori? Chi taglierà lerba? Chi cucinerà le prosfore? [= il pane per l'eucarestia] Chi pulirà i gabinetti? San Nettario faceva questultimo lavoro quando insegnava ad Atene, anche se portava il grande titolo di 'Metropolita della Pentapoli'. E perciò perché dovremmo obiettare? Dopo tutto, è una delle prime obbedienze date ai novizi nei monasteri […] La vita della Chiesa ha a che fare con queste cose: Chi imparerà a cantare? Chi parteciperà a tutte le ufficiature in chiesa? Chi terrà tutti i digiuni? Chi leggerà tutti i giorni le preghiere del mattino e della sera? Chi si preparerà in modo adeguato per la confessione e la comunione? Chi leggerà quotidianamente le letture del Vangelo e dellEpistola del giorno?” (5).

La vita della Chiesa è un progresso nello spirito ancorato alla realtà, non alla fantasia o alle chiacchiere mondane su cosa fa questo o quel prete, questo o quel fedele, tanto meno alla nostalgia di unepoca oramai morta e sepolta!

Solo qui abbiamo una religiosità di tipo spirituale, non più psicologica, perché prima di tutto simpara lumiltà. Un uomo entra in Chiesa non per imporre il suo modo secolare di vedere ma per imparare a fare un cammino di elevazione personale. Chierici o laici che disprezzano le tradizioni della Chiesa, spinti in ciò dalle fatali mode del nostro tempo, dimostrano chiaramente di non avere lumiltà necessaria per iniziare a fare un cammino spirituale, obbedendo al vangelo. Essi non possono insegnare il Cristianesimo a nessuno anche se fossero vescovi o consiglieri spirituali semplicemente perché sono i primi a dimostrare di non averlo capito.
Altri pongono addirittura dei criteri razionali come conditio sine qua non: “Io entrerò in Chiesa se questa finalmente imparerà a svecchiarsi”.

Purtroppo una delle cose più penose è aver visto che questo genere di ragionamento psicologico è entrato massivamente nel Cristianesimo occidentale. Buona parte del mondo cattolico vive odiando cordialmente le proprie radici e le proprie tradizioni liturgiche e religiose, succube di un lancinante e inguaribile complesso dinferiorità davanti al mondo. Qui è venuta meno quellumiltà essenziale per iniziare a fare un vero cammino spirituale e, di fatto, ci si adagia su fantasie, astrusi idealismi, progetti sociali e sentimentalismi, quandanche non si occhieggi pericolosamente a idee anticristiane, come succede ultimamente nei più alti livelli religiosi cattolici.

Viceversa, la religiosità spirituale tiene strettamente conto di come la fede è stata vissuta nel tempo da tutte le generazioni. Non si fissa su un particolare o su una moda transeunte ma sullessenziale poiché il fine della Chiesa non è un progetto sociale o umano, non è fare “comunità” (6), come sentivo nella parrocchia cattolica della mia adolescenza, ma è unicamente la salvezza in Dio dellindividuo (7). Ed è qui che, abbandonando le questioni psicologiche che chiudono luomo in se stesso, ci si apre ad una prospettiva spirituale, allo stato delluomo maturo in Cristo di paolina memoria (1 Cor 13,11). In fondo tutto questo non fa altro che riecheggiare il famoso logion evangelico per cui “Chi ama la sua vita [psicologica e secolare], la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà [spiritualizzata] per la vita eterna” (Gv 12, 25).

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Note

1) Faccio un esempio un po forte di questatteggiamento psicologico che sottende una insicurezza personale. Spero di non scandalizzare nessuno. Un giorno fui ospitato per un breve periodo in casa di una normalissima famiglia, a Napoli. Mi sistemarono in una stanza in cui, ogni mattina, sentivo dallappartamento soprastante, una signora che riassettava la camera da letto muovendosi con scarpe dal tacco alto. Costei ogni mattina mi dava la sveglia con i suoi insistenti rumori ed iniziò a incuriosirmi talmente che chiesi: Come mai quella signora usa scarpe alte quando sistema la sua camera da letto?. Mi fu risposto in modo molto evasivo: Sai, è una persona molto femminile. La risposta acuì la mia curiosità perché non mi convinse affatto. Fu così che scoprii che quella signora era, in realtà, un travestito grande e grosso. Perché usare i tacchi alti di prima mattina, come se si fosse in una sfilata di moda, se non per cercare di confermare, in modo quasi disperato, di essere qualcosa che, forse in fondo in fondo, si sa di poter non essere? Infatti quale vera donna ha bisogno di fare così per sentirsi molto femminile

2) Cfr. http://orthodoxengland.org.uk/brorthoi.htm

3) Pare che lo stile populistico dellattuale papa abbia creato un consenso particolare e, di conseguenza, un aumento degli introiti vaticani. Cfr. Bilanci vaticani in ottima salute e l'obolo s'impenna in Adista. Ma in questo si nasconde qualcosa di tremendo: essere perennemente schiavi al volere del popolo, qualsiasi cosa esso desideri, buona o meno buona. Infatti se il criterio è lisciare il pelo al prossimo, costi quel che costi pur di ricevere notorietà e soldi, alla fine il conto da pagare sarà salatissimo e consisterà nella definitiva alterazione di una religione.

4) Cfr. http://orthodoxengland.org.uk/brorthoi.htm 

5) Ibid.

6) Si noti che questinsistenza sul fare comunità non è tipica solo delle chiese moderniste o progressiste del Cattolicesimo. Lho constata pure in movimenti ecclesiali che, in realtà, sono forme religiose a carattere più o meno spiccatamente settario. 
Un amico ciellino mi diceva: Quello che ti manca è stare in una comunità, la comunità è importante. La frase, se non è assolutizzata, ha un suo senso: imparare ad amare il proprio prossimo, anche se fastidioso, è un esercizio ascetico. Purtroppo, oltre che a portare acqua al mulino ciellino, in tale espressione pare dimenticato che pure gli eremiti, privi di comunità, sono nella Chiesa, perché, staccati da una loro visione religiosa individualista, vivono innestati in Dio. Viceversa si può essere ben integrati in una comunità ed avere una visione individualistica o ereticheggiante di cristianesimo come in tanti casi a noi circostanti.
Stesso mantra sulla comunità lo ritroviamo pure nei neocatecumenali con la loro enfasi sul  “treppiede: la Chiesa è come un treppiede, uno sgabello a tre gambe. Una di queste gambe è la comunità. 
Non è un caso che queste forme religiose insistano tanto sulla comunità e poi siano staccate dalla Chiesa, intesa in senso storico, spirituale e profondo, predicando un Cristianesimo modernizzato e contrapposto in diversi punti a quello tradizionale.

7) “La Chiesa non è un hobby, un gioco, un interesse privato, una pretesa, e neppure una comunità. È la salvezza della nostra anima. E noi la raggiungiamo dapprima aprendoci, e quindi dando il meglio di noi stessi. Se c'è qualcos'altro, è tutto secondario. Non dobbiamo mai perdere questa prospettiva. Se lo facciamo, siamo fuori rotta e diretti al di fuori della Chiesa
http://orthodoxengland.org.uk/brorthoi.htm

sabato 2 agosto 2014

Il Typikòn della Grande Chiesa

Presento in questo post un testo storico che risale al X secolo: il Typikòn della Grande Chiesa, ossia l'ordinario liturgico della Chiesa costantinopolitana. Si tratta di un testo non più in uso e che esprime le consuetudini della Chiesa imperiale. Ho voluto farne un estratto con l'ordinario per l'11 maggio, data in cui si commemorava la fondazione della città di Costantinopoli. 
In quell'occasione era prevista una liturgia patriarcale nella chiesa di santa Sofia. Tale liturgia era preceduta da una processione al Foro imperiale che doveva essere particolarmente solenne, perché prevedeva il canto dell'Apostolo e del Vangelo, di salmi e di alcuni tropari che ho voluto porre in traduzione con greco a fronte. 
Mi è soprattutto parso interessante il testo di questi ultimi perché indicano la coscienza di cosa fosse la Città per i suoi abitanti. Innanzitutto questa città era fortemente legata alla Theotòkos, alla Madre di Dio, di cui si chiedeva l'intercessione e la protezione. Ci troviamo, infatti, in una società completamente e istituzionalmente cristiana, nonostante ospitasse al suo interno altre comunità religiose e, negli ultimi suoi tempi, pure una moschea. 
Inoltre la Città era significativamente definita come l' "occhio del mondo", un'espressione che da sola indica tutto. Poteva infatti indicare la delicatezza della Città ma soprattutto il fatto che attraverso di essa il mondo veniva illuminato, esattamente come il corpo si sente orientato e illuminato dall'occhio umano.
E c'è che da dire che tutto l'ecumene (la terra allora abitata) la pensava alla stessa maniera prima che, appunto, prevalesse la "fierezza franco-germanica", i nuovi dominatori, che edificarono una nuova europa sull'oblìo politico e religioso di quella precedente. Tale oblìo perdura ancora oggi, tant'è che si può paragonare a chi, in un prossimo futuro, descrivesse in tono assai secondario e minore la funzione dell' "impero" statunitense nel contesto della nostra realtà. Così va il mondo! La storia scritta dai vincitori non è scontato che sia, infatti, quella che realmente fu. Osservare le testimonianze storiche a nostra disposizione con occhio attento, ci fa rivelare valori e assetti politici a volte differenti da quelli che ci sono da sempre stati narrati!

Il Typikòn della Grande Chiesa - estratto